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Se le Terme sono un problema, chiudetele!


Su Controvoce

Terme. Provocazione de L’AltraSciacca: “Se sono un problema, chiudetele!”

Durissimo intervento “anti-politica”, contro una mentalità popolare del compromesso e della sopportazione, quello che arriva oggi dalla nota associazione L’AltraSciacca.

Un’intervento che sa tanto di provocazione, ovviamente, ma che spinge a riflettere su cosa sia diventata la gestione della Cosa Pubblica in questa terra di Sicilia e soprattutto, come i cittadini assistano passivamente alle decisioni che chi sta nelle stanze dei bottoni, prende per loro conto.

“Una delle cose che più ci fa arrabbiare – dicono – è l’atteggiamento da <<cappello in mano>> che spesso, troppo spesso, è adottato nei confronti della politica e delle sue scelte.

Consideriamo ad esempio le Terme di Acireale e Sciacca: le prime sono ferme e chiuse da tempo, quelle di Sciacca invece ormai da anni sono nel limbo de <<lo stiamo facendo>>, <<ormai ci siamo>>, <<il bando sarà pronto>> e così via dicendo.

Intanto sono già trascorsi 2 anni in questa tragica situazione che rischia concretamente di far soffrire le famiglie dei lavoratori che in quello stabilimento operano.

Lo scenario del teatrino della politica è sempre lo stesso, purtroppo a tenerlo in piedi è come sempre il nostro supino atteggiamento di accondiscendenza o, per meglio dire, la nostra indomabile ingenuità e credulità. I nostri politici continuano a fare i viaggi della speranza con tanto di letterine alla babbo natale senza mai riuscire ad individuare le responsabilità e, di conseguenza, senza punire i responsabili.

Nella realtà troppo spesso accade che si costituiscono dei gruppi separati e non dialoganti: i politici, i sindacati, i lavoratori, gli amministratori regionali, le singole associazioni. Ognuno di questi soggetti lavora, o dice di lavorare, per la soluzione del problema ma senza condividerla con altri o senza riuscire a farlo.

I politici si stracciano le vesti e raccontano di essere impegnati nella soluzione del problema; i sindacati cercano di fare il loro lavoro ricevendo picche dalla politica; le associazioni intervengono singolarmente; i dipendenti, che giustamente lottano per il loro posto di lavoro, non riescono a coinvolgere o non vogliono coinvolgere altri soggetti.

Il risultato? E’ quello che vedete oggi sotto i vostri occhi.

Le Terme di Sciacca sono in stato comatoso, vivono un’incertezza costante sul futuro col rischio della perdita dei posti di lavoro, e il governo regionale di Crocetta che continua ad essere incapace a trovare soluzioni per risollevare la situazione ed effettuare un cambio di marcia.

Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un andirivieni di assessori, governatori e funzionari che ci hanno rassicurato sul destino delle nostre Terme, salvo poi, appena aver lasciato Sciacca, dimenticarsene totalmente.

La giostra delle belle parole, delle promesse mai mantenute, dei provvedimenti di rilancio del patrimonio termale sempre funzionante ed efficace e noi sempre pronti a digerire tutto, senza fiatare, pur sapendo che si trattava di presa in giro.

Sappiamo che la speranza è l’ultima a morire, ma adesso s’è oltrepassato il limite di ogni ragionevole sopportazione.

I cittadini di Sciacca sono disposti ad essere presi ancora in giro ritenendo che le Terme siano in mano ad un oscuro fato o, finalmente, si uniranno per far sentire forte la propria rabbia e la propria indignazione?

Cari concittadini la vera sfida la dobbiamo vincere contro noi stessi. Non c’è più tempo per aspettare il forestiero di turno che, come un angelo salvatore, arrivi nella nostra città per risollevare le Terme. E’ arrivato il momento di unirci e, tutti insieme, gridare con forza ai sordi che ci governano che le nostre Terme sono una risorsa fondamentale per Sciacca e non un problema.

Diversamente, se tutti noi riteniamo che siano solo un problema, le Terme chiudiamole!

In Sicilia carrozzoni da record: 312 milioni solo per gli stipendi


Dal sito Il Giornale.it

Tenetevi forte: 312 milioni di euro in stipendi. Una cifra che ha dell’incredibile se non fossimo nella Sicilia dei carrozzoni pubblici, dove la realtà supera la fantasia.

Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Quel numero è il costo complessivo, in un solo anno (il 2012), di costi del personale, costi di consulenze e costi degli organi societari (Cda, collegio dei sindaci, revisori) delle 33 (altro record) società partecipate della Regione Sicilia. Il numero lo evidenzia la Corte dei conti, che di continuo chiede al governo regionale di mettere mano alla spesa abnorme per le partecipate, senza ottenere nulla in cambio (malgrado gli annunci del governatore Rosario Crocetta, che nel novembre 2012 appena eletto disse: «Se fra tre mesi si continuerà a parlare sempre degli stessi sprechi mi dimetterò»), tanto che a ottobre la sezione di controllo della Corte dei conti ha deferito la Regione per non aver né risolto né risposto sul caso delle troppe (e troppo costose) partecipate regionali. Trentatre società, che impiegano un esercito di quasi 7.300 persone. Senza contare le consulenze e i contratti a tempo determinato. Parliamo di una spesa che in quattro anni ammonta a oltre un miliardo di euro (tra il 2009 e il 2012). Ventuno milioni al mese, 700mila euro al giorno per tenere in piedi le trentatre società regionali.

La maggior parte delle quali in rosso. L’Ast-Azienda Siciliana Trasporti, al 100% proprietà della Regione Sicilia, è sull’orlo del fallimento da tempo, ogni anno pesa sui bilanci per 23,5 milioni di euro e spende per il suo consiglio di amministrazione 150mila euro. Il bilancio 2010 ha registrato una perdita di 1,4 milioni, quello 2011 di 8,9 milioni, quello 2012 un utile di appena 83 mila euro. E Riscossione Sicilia, la Equitalia della Regione siciliana (che ne possiede il 99%)? «È l’unico gabelliere in Italia che fa segnare perdite» lamenta il governatore. Perdite spaventose: 5 milioni di euro nel 2011, debiti per 60 milioni e un’esposizione con le banche di 160 milioni. «Emerge – si legge nella relazione sulle partecipate – un atteggiamento complessivo della società mirante ad ottenere da parte degli organi tutori della Regione Sicilia continue autorizzazioni ad assumere nuovo personale. Ciò ha trovato un deciso cambio di rotta da parte del nuovo Consiglio di gestione». In rosso è finita Sviluppo Italia Sicilia: 640 mila euro nel 2010, 487 mila nel 2011, 2,6 milioni nel 2012 (100 mila euro in consulenze), mentre il direttore generale Vincenzo Paradiso ha guadagnato tra il 2010 e il 2013 cifre tra i 180 e i 190 mila euro annui. In perdita costante anche le Terme di Acireale e Sciacca, in liquidazione. In Sicilia e-Ricerca – racconta il giornale on line LiveSicilia – lavorano due dipendenti a tempo indeterminato oltre al direttore generale Antonino Giuffrè: compenso da 194.450 euro annui lordi. E poi ovviamente non mancano le società fantasma, quelle senza dipendenti. Come la partecipata Sicilia Turismo e Cinema, nessun dipendente, e un conto corrente pignorato da un ex consulente che ha fatto causa dopo che gli hanno chiuso la collaborazione.

Ma nell’Isola dei paradossi si arriva al top dell’assurdo: società in liquidazione che non possono essere liquidate perché vantano crediti dalla Regione, e finché il contenzioso è aperto la stessa Regione paga per tenerle in vita; società che da ben 30 anni, mica un giorno, attendono la liquidazione. Altro che «giungla», una babele. Il record trentennale per la liquidazione, ancora non completata, spetta alla Siace spa, Società per l’industria agricola cartaria editoriale. Era il 1985 quando l’Espi, l’Ente di sviluppo industriale, iniziò la procedura di liquidazione. La pratica è ancora aperta. E la Regione in un solo anno ha sborsato 8mila euro per il liquidatore. Stesso discorso per altri due carrozzoni, Biosphera e Multiservizi, il cui personale è confluito nella nuova Sas, Servizi ausiliari Sicilia: la prima ha un debito per il Tfr pari circa 1,5 milioni, ma attende dalla Regione circa sei milioni; peggio per la Multiservizi, debiti per il Tfr da circa 7 milioni ma crediti da 18 milioni. Una babele. Crocetta recentemente ha annunciato che le partecipate scenderanno a 11, via le quote da banche, terme e aeroporti. E tra le salve, naturalmente, c’è la Sicilia e-Servizi guidata dall’amico ex pm Antonio Ingroia

 

Benvenuti alla fiera delle nefandezze delle Regioni


L’articolo del sito Le formiche.net del 19 ottobre 2014

È di ieri la notizia che la Corte dei conti ha iniziato a scoperchiare il buco nero delle 34 società partecipate della Regione Sicilia, carrozzoni mangiasoldi che, in solo quattro anni (2009 – 2012) sono costati più di un miliardo di denaro pubblico per coprire le perdite di bilancio. Nell’occasione, il presidente delle sezioni riunite del Corte, Maurizio Graffeo, ha duramente bacchettato il governo regionale, guidato da Rosario Crocetta, per l’enorme ritardo con cui sono stati forniti i dati dei bilanci societari, peraltro incompleti, sui quali dovrà fondarsi un sacrosanto repulisti. Dunque, una buona notizia.

Purtroppo, a poche ore di distanza, ne è arrivata un’altra pessima. Proprio per sottrarsi ai controlli della Corte dei conti, che negli ultimi anni hanno messo a nudo un’infinita gamma di sprechi e di spese folli dei consiglieri regionali, i vertici delle Regioni si sono riuniti a Roma per varare di comune accordo una contromossa.

Eccola: i segretari generali dei Consigli regionali, di comune accordo, hanno pensato che l’unico rimedio per mettere fuori gioco la Corte dei conti sia quello di predisporre una modifica alla legge sulle spese regionali, aggiungendovi una parolina magica: «politiche». In questo modo, le «spese legittime» di ogni consigliere non sarebbero più limitate a quelle riconducibili «all’attività istituzionale», come è stato finora, bensì «alle funzioni istituzionali e politiche». Ed è chiaro che dietro le «spese politiche» ci può stare di tutto, dalle cene con decine di invitati agli acquisti di qualsiasi strumento di propaganda politica, fino ai gadget e alle spese personali. In pratica, un salvacondotto per chi in futuro vorrà imitare, usando denaro pubblico, acquisti finora vietati, come il Suv di Franco Fiorito (Lazio), le mutande verdi di Roberto Cota (Piemonte) e i sex toys di Ulli Mair (Bolzano).

Il coordinatore dei presidenti regionali, l’umbro Eros Brega, scrive la Repubblica, sembra tra i più convinti sostenitori di una simile modifica della legge, tanto da sollecitare il premier Matteo Renzi a «prendere in seria considerazione una riorganizzazione del mondo della Corte dei conti». Noi, al contrario, facciamo il tifo perché la richiesta sia respinta al mittente, e nell’occasione Renzi confermi il progetto che gli ha attribuito pochi giorni fa il suo amico Matteo Richetti, deputato Pd: ridurre da 20 a 10 le Regioni, abolendo fin da subito quelle a statuto speciale.

La Sicilia dovrebbe essere la prima, perché solo la sua cancellazione può consentire di estirpare un malgoverno che, con la scusa dell’autonomia, dura da decenni e si rispecchia nei disastrosi bilanci delle società partecipate, di cui 22 su 34 sono in perdita. Per coprire i buchi di bilancio, come ha appurato la Corte dei conti, la Regione ha dovuto spendere 21 milioni di euro l’anno, per un totale di oltre un miliardo dal 2009 in poi. Il 40% di queste società ha chiuso in perdita per almeno tre anni consecutivi. Per molte, è stata decisa da tempo la chiusura e la liquidazione. Ma per alcune si sta verificando un incredibile paradosso: poiché hanno ancora in bilancio dei crediti verso la stessa Regione, e poiché la Regione non paga questi debiti, il risultato è che la liquidazione viene continuamente rinviata.

Risultato: la Regione deve continuare a spendere ogni anno dei soldi per mantenere aperte le liquidazioni, così che i carrozzoni da chiudere restano in vita. È il caso delle società Biosphera e Multiservizi: la prima ha un debito per il Tfr di 1,5 milioni, ma un credito di 6 milioni verso la Regione; la seconda ha debiti per il Tfr di 7 milioni, ma crediti per 18 milioni verso la Regione. Con premesse simili, nessuno è in grado di dire quando le liquidazioni potranno avere luogo. E’ già accaduto con un’altra società regionale, la Siace (società per l’industria agricola, cartaria editoriale), in liquidazione da 30 anni, ma tuttora viva e vegeta. Era il 1985 quando l’Espi, l’Ente per lo sviluppo industriale della Regione, avviò la procedura di liquidazione. Ma il liquidatore non ha ancora finito il lavoro, e il suo onorario è a carico della Regione.

La messa in liquidazione è già stata decisa per altri carrozzoni: Sicilia Turismo-Cinema Spa, su cui pendono vari contenziosi giudiziari avviati dai creditori; Lavoro Spa, gravata da “una situazione finanziaria disastrosa”, per cui non pagava l’affitto ed è stata pignorata; le Terme di Sciacca e quelle di Acireale, nelle quali la Regione ha continuato versare milioni di euro anche dopo la messa in liquidazione, con il risultato che a Sciacca il costo del personale è rimasto invariato, nonostante la riduzione del personale da 108 a 23 unità.

Non è dunque un caso se anche lo scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco, nelle prime righe del suo ultimo libro (Buttanissima Sicilia; Bompiani), invochi il premier con tono disperato: «Adesso basta. Qualcuno – Matteo Renzi? – dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque, ma in Sicilia no, è un flagello, e trascina nel baratro l’Italia. È fonte di sprechi e burocrazia, è la fogna in cui nuota la mafia. Basta, dunque»

Terme di Acireale in vendita? Si, No, Ni.


dal sito Leggimi

Terme di Acireale, sono in vendita oppure no? Crocetta dice sì, Bosco ni…

Le Terme di Acireale

Nei giorni scorsi si è sopita la polemica tra il segretario regionale del Pd e deputato nazionale acese, Fausto Raciti, e il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta sull’intenzione di vendere ai privati le Terme di Acireale. Il motivo è senza dubbio il ritrovato accordo sulla nuova giunta regionale, avvallato dal segretario nazionale del Pd e premier Matteo Renzi.
Ma la questione delle Terme rimane aperta e mostra una contrapposizione netta fra Crocetta e il commissario Luigi Bosco. Anche perché le regole sono chiare: liquidare l’attuale società di gestione, interamente di proprietà della regione, e quindi preparare il bando per l’affidamento ai privati. Le regole per questo sono da stabilire e se ne parla ormai da anni.

In ogni caso, dopo l’opera di demolizione condotta con perizia sotto i governi Cuffaro e Lombardo, l’ingegnere Luigi Bosco ha tentato di mettere in azione alcune cose. Durante questi ultimi mesi sono stati riaperti i reparti “inalazioni” ed “insufflazioni” e sono di nuovo fruibili i trattamenti a base di fanghi termali. Non è molto ma si tratta pur sempre di un passo avanti. Poi c’è il chiaro segnale da parte del nuovo sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, e del Consiglio comunale che (essendo il Palazzo di Città non fruibile a causa dei lavori di ristrutturazione) hanno scelto di riunirsi nel Salone delle Terme. Ovviamente dopo avere stipulato una regolare convenzione. Un problema rappresenta il debito con Unicredit, con cui pare sia indispensabile cercare un punto d’incontro con la banca già nominata, creditrice di diversi milioni per il mancato pagamento delle rate del mutuo. Pare siano circa 8 milioni di euro. Altri 4 sono da dare a diversi fornitori. Un totale di quasi 13 milioni di euro di debiti. Una somma che chi vorrà la gestione del complesso si dovrà inevitabilmente sobbarcare. Oltre, ovviamente, a tutti i costi di ristrutturazione, rilancio e gestione. Quanto costerà tutto questo si potrà sapere solo nel momento in cui qualcuno si presenterà con un piano industriale credibile.

Ma c’è qualcuno in Italia, in Europa e nel mondo, interessato alla gestione delle Terme? La risposta è sì. Pare sia già stata avanzata una sorta di proposta e non è lo stesso sceicco della Perla Jonica. Solo che fino a ora le risposte sono state poco chiare, confuse e timide o addirittura sfuggenti, come se parlare delle Terme con serenità e serietà fosse impossibile. Forse con l’arrivo della Città Metropolitana, il prossimo anno, le condizioni politiche potrebbero anche cambiare e un’offerta seria, competitiva, correttamente imprenditoriale, trasparente, si potrebbe realmente fare avanti. Nella speranza, nel contempo, che la demolizione delle Terme non sia del tutto compiuta.

Il maltempo provoca danni alle Terme


dal sito di Fancity

terme-acireale

La tromba d’aria provoca gravi danni alle Terme di Acireale. Chiuso il parco per gravi danni alle piante e alberi divelti e per risocntrare eventuali pericoli per i fruitori, nella struttura sono andati in frantumi parecchi vetri e sono state divelte porte. I locali tecnici che servono la struttura sono tuttora allagati. Questo cinque novembre duemilaquattordici, gli acesi lo ricorderanno a lungo.

Approvato il Piano Triennale delle Opere Pubbliche di Acireale


pianotriennale

Il Consiglio comunale di Acireale ha approvato ieri sera il Piano Triennale delle Opere Pubbliche. Ventiquattro i presenti, di questi 23 si sono espressi con voto favorevole, uno si è astenuto dal voto. Sono 114 le opere inserite dall’Amministrazione nel programma per il triennio 2014-2016, cinque sono comprese  nell’elenco annuale dei lavori del 2014. Il Piano Triennale è approdato in aula nella scorsa seduta del 23 ottobre. Alla delibera di Giunta del 9 settembre sono stati aggiunti 11 interventi inseriti in un emendamento tecnico approvato dal Consiglio comunale.

<<E stata un’approvazione-flash, che ha registrato il voto unanime del Consiglio comunale. Si tratta ovviamente di una programmazione molto ampia e ci sono progetti già inseriti nel vecchio Piano triennale che porteremo avanti,- commenta il sindaco, Roberto Barbagallo-. A parte gli interventi previsti per la prima annualità, tra cui la messa in sicurezza del Torrente Lavinaio- Platani  e del viale Cristoforo Colombo, che avranno priorità, l’Amministrazione punterà a far diventare realtà due nuovi progetti: la bretella che collegherà l’autostrada alla statale 114 all’altezza di Capo Mulini e a realizzare tutti gli interventi di adeguamento e sistemazione per le frazione a mare con i Fondi GAC>>.

<<Sono molto soddisfatto del lavoro svolto dalla IV Commissione Consiliare, presieduta da Riccardo Castro, che ha rapidamente operato sia sul Piano triennale sia sull’emendamento tecnico proposto in Consiglio, -commenta l’assessore ai Lavori Pubblici, Nando Ardita-. Ci sono progetti ereditati dal vecchio Piano triennale, ma anche assolute novità, segnali precisi, che questa Amministrazione vuole dare alla città. Tra queste voglio evidenziare l’inserimento nel Piano triennale dell’Isola ecologica, che finalmente ci consentirà di innalzare l’asticella della percentuale di raccolta differenziata, di avviare un nuovo corso che consentire anche un enorme sgravio economico per le casse comunali e le tasche dei cittadini>>.

Naufragano le Terme siciliane


L’articolo pubblicato dal Quotidiano di Sicilia

Il naufragio delle terme siciliane

di Chiara Borzì

11 centri del benessere portano all’Isola 440.000 pernottamenti contro i 3 mln delle Terme Euganee e 1,7 mln di Montecatini. Acireale (debiti per 9 mln €) e Sciacca (8 mln) da 15 anni in attesa di privatizzazione

CATANIA – Sciliar e Vipiteno (Alto Adige), Abano Terme (Veneto), Livigno e Sirmione (Lombardia), Tabiano Terme e Rimini (Emilia-Romagna), Montecatini, Chianciano e San Gimignano (Toscana), Fiuggi (Lazio), Capri, Ischia e Sorrento (Campania), Costa Viola (Calabria), Gollura e Costa Smeralda (Sardegna). In tutta Italia sono 326 i centri Termali censiti dal Rapporto Thermalia 2014 di Federterme, ma tra i migliori – come si legge – mancano strutture siciliane.

Le Terme di Acireale e quelle di Sciacca sono giganti addormentati che aspettano da tempo d’essere risvegliati per ritrovare una funzione a “pieno regime”, che garantirebbe a loro e a tutta la Sicilia (secondo quanto stimato in una nostra precedente inchiesta del marzo scorso) un introito di circa 266 mln di euro.

 

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