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Un tempo non molto lontano, le Terme erano motivo di orgoglio, di lavoro, di avvenire. Sono diventate tutto il contrario. Un colabrodo


Riproponiamo l’articolo di Giuseppe Contarino pubblicato da La Sicilia il 29 novembre 2011

Un tempo non molto lontano, le Terme erano motivo di orgoglio, di lavoro, di avvenire. Sono diventate tutto il contrario. Un colabrodo. Svanite le illusioni delle pepite d’oro, ci sono rimasti in mano fango e delusioni. Lo sguardo insegue il rimpianto, che dorme nei periodi prosperi, ma grida nelle avversità. Si continua a sperare nella resipiscenza della Regione, finora temerariamente. Da circa sei mesi, è sorto un comitato cittadino che, sotto le direttive dinamiche del prof. Rosario Faraci e del dott. Mario Scandura, ha aggregato una ventina di associazioni e di circoli. L’iniziativa di coinvolgere l’opinione pubblica e di risvegliarne l’antico orgoglio appare comunque apprezzabile, ma, la frana non si è fermata. Sembriamo una propaggine dei paesi alluvionati di Messina, con la sola differenza che la nostra è acqua sulfurea.

Da più parti si parla di privatizzazione. Il punto da chiarire è proprio questo: interverranno gli investitori privati a scommettere i loro capitali senza che prima siano state poste le premesse per rendere appetibile l’azienda e redditizi i soldi impiegati? La lunga, ingiustificata attesa della Regione sta distruggendo il patrimonio professionale, di clientela e d’immagine delle Terme. Abbiamo toccato il fondo, senza alcuna speranza di risalire. Hanno tagliato la luce elettrica.

Cui prodest? Chi la sa lunga, ritiene che si stia attendendo che il valore dell’azienda termale si deprezzi ulteriormente, per poterla acquisire pagando il minimo. In questa ipotesi, l’attesa irrazionale, risulterebbe, invece, logica, programmata, e remunerativa. Pirandelliana. Attendiamo il coup de theatre.

Un triste capitolo, per restare in tema, riguarda il futuro prossimo dell’Excelsior Palace Terme. Tra meno di due settimane, la procedura di sfratto dell’attuale gestore – la Palace Terme srl – arriverà a compimento. L’albergo chiuderà i battenti. Ne risentiranno il livello occupazionale, quello produttivo e l’immagine della città, che non potrà contare su un Centro convegni e su 229 stanze. I termini della vertenza sono noti: da una parte viene eccepito un credito per fitti non onorati di 1.500 milioni; dall’altra, si controbatte con un credito di 500.000 euro, portato da una sentenza (contro la quale è stato proposto appello) e da un avviamento calcolato in 700.000 euro. Non siamo giudici, quindi non emetteremo sentenze. Dal nostro punto di vista la vertenza è un frutto avvelenato di una cattiva gestione: si è tardato ad intervenire. Adesso si dovranno pagare le conseguenze. Da parte di chi? Della città. Come al solito.

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