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Sicilia: l’occasione perduta del turismo termale


L’articolo di Antonio Longo sul quotidiano on line Il Vostro. Clicca qui per visualizzare l’articolo sul sito del quotidiano.

Ad Acireale e Sciacca, un tempo mete privilegiate di benessere, ormai da anni si assiste ad una crisi strutturale legata a giochi politici e di potere. Due Forum sorti grazie alla spinta della società civile cercano di stimolare il dibattito e interventi risolutivi

CATANIA – Un tempo il turismo termale aveva soprattutto scopi terapeutico – sanitari e sociali. I benefici effetti delle acque sulfuree attiravano coloro che, afflitti da malanni di diverso genere e natura, trascorrevano alcuni giorni di relax negli stabilimenti sparsi lungo tutta la penisola. Ma c’era anche chi non potendosi permettere viaggi più costosi si “accontentava” di recarsi nello stabilimento vicino casa per godersi qualche giorno di meritato riposo. Tale quadro è mutato in maniera significativa negli ultimi decenni, il turismo termale è entrato sempre più, a pieno diritto, nell’alveo del turismo del benessere, legato maggiormente a fattori estetici, di status symbol, di cura particolare del corpo e della psiche. Le statistiche sfornate con cadenza periodica hanno manifestato, in maniera evidente, una vitalità del comparto, seppur a fronte di una crisi economica senza precedenti che ha colpito, tra gli altri segmenti di mercato, anche quello dell’industria delle vacanze. E mentre tale trend positivo si registrava in buona parte del Belpaese, la Sicilia, isola in cui sussistono diversi stabilimenti termali, anche in questo campo mostrava (e mostra) preoccupanti segnali di recessione. Due esempi su tutti: le Terme di Acireale, in provincia di Catania, e quelle di Sciacca, in provincia di Agrigento. Due fiori all’occhiello, in passato; oggi più simili a carrozzoni legati a giochi di potere che accumulano debiti su debiti senza riuscire a produrre ricadute positive sul territorio.

IN ATTESA DI RISPOSTE… – Più dubbi che certezze. Ecco lo scenario che si prospetta per l’immediato futuro delle terme di Acireale e Sciacca. Mentre l’attività procede a rilento, se non si blocca completamente come accaduto nei mesi scorsi, ormai da (troppo) tempo si intersecano aspetti sostanziali con profili formali. Le aziende autonome che guidavano i due complessi termali sono state per legge poste in liquidazione, pur rimanendo azioniste delle società formalmente a regime privatistico (ad Acireale di maggioranza a Sciacca di minoranza, n.d.r.). che sono subentrate e che hanno avuto la stessa sorte. L’obiettivo della Regione Sicilia, a fronte di sperperi e di discutibili gestioni succedutisi negli anni, è quello di portare a termine le attività di liquidazione e, soprattutto, definire l’intrapreso processo di privatizzazione anche sostanziale con l’affidamento dell’incarico di advisor a Sviluppo Italia Sicilia che dovrà fare da prologo al bando pubblico necessario per l’affidamento della gestione a privati. Una bella gatta da pelare che, sino ad oggi, non ha fornito responsi ufficiali, generando soltanto flebili voci di corridoio su tempi e modalità per la conclusione dell’iter: in più occasioni è stato indicato l’arco temporale tra giugno e luglio per la consegna del report delle analisi effettuate dall’advisor. Ma con il governo Lombardo dimissionario per la fine di luglio e le recenti dimissioni presentate dal presidente di Sviluppo Italia Sicilia Umberto Vattani, che certezze sui tempi si possono avere? Nel frattempo latita la governance, i dipendenti sono preoccupati per il loro futuro, le attività registrano più bassi che alti.

L’IMPEGNO PROFUSO DAI FORUM – Al cospetto dei tempi non certo rapidi della politica e della burocrazia, davanti al possibile rischio di vedere morire il termalismo in Sicilia, sia ad Acireale che a Sciacca la società civile non è rimasta a guardare, si è fatta sentire, assume quotidianamente ferme posizioni per sollecitare una celere ripresa delle attività, improntata a criteri di efficacia ed efficienza e in grado di generare percorsi virtuosi per i rispettivi contesti territoriali. Sono così sorti due forum permanenti. «Nel 2006 alle vecchie aziende autonome furono affiancate due società per azioni pubbliche, Terme di Acireale SpA e Terme di Sciacca SpA, nella speranza, o forse nell’illusione, di iniziare il processo di privatizzazione, inizialmente solo limitato al cambiamento della forma giuridica – sottolinea il Prof. Rosario Faraci, cofondatore e coordinatore del Forum sulle Terme di Acireale, nato poco più di un anno fa e che ha già stimolato e sollecitato in maniera vigorosa enti, istituzioni e politica locale – l’obiettivo non è stato raggiunto, le due società continuavano ad accumulare perdite, con l’aggravante questa volta che alle perdite dovevano rimediare da sole tenuto conto della nuova configurazione giuridica, se ne è decretata quindi la liquidazione. Contemporaneamente si è previsto l’avvio del processo di affidamento della gestione ai privati. E’ inimmaginabile che però si possa privatizzare anche la proprietà». Un importante strumento, quello del forum, per fungere da raccordo tra tessuto sociale e istituzioni. Nella speranza che il termalismo siciliano possa ritrovare i fasti di un tempo. Prima che si giunga ad un punto di non ritorno, prima che sia troppo tardi.

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