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Le Terme di Acireale. Il sito, la società di gestione e le procedure di privatizzazione. Una storia infinita


Dal settimanale I Vespri, n.44, da sabato in edicola, il lungo articolo di Saro Faraci (pag.12-14) che riportiamo integralmente

Le Terme di Acireale. Il sito, la società di gestione e le procedure di privatizzazione

Ripercorriamo una storia infinita, con la speranza che il nuovo governo regionale di Rosario Crocetta possa accelerare la soluzione di tante vicende aperte e mai finalizzate dal predecessore Lombardo

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Terme Regionali. Cronaca di una storia infinita. A Sciacca come ad Acireale. Ci fermiamo a parlare di quest’ultima, adesso che è cambiato il governo alla Regione Siciliana e il nuovo presidente Rosario Crocetta sembra intenzionato ad andare dritto sulla strada della privatizzazione degli stabilimenti termali. Così almeno ha dichiarato in campagna elettorale proprio ad Acireale, nel corso di una convention elettorale del PD. A Crocetta e al nuovo assessore all’Economia spetterà il compito di riprendere il controllo di una situazione che ai predecessori è sfuggita completamente di mano. Per riepilogare, a beneficio di quanti volessero accostarsi adesso a questa vicenda, gli ingredienti principali di questa strana storia sono tre: il sito termale, la società di gestione, le procedure di affidamento ai privati. I personaggi che vi ruotano intorno sono tanti e tutti gravitanti nell’orbita della politica regionale.

Iniziamo dal sito, ovvero le Terme, il luogo ove insistono gli stabilimenti di Santa Venera (dal 1873) e di Santa Caterina (dal 14 novembre 1987). Attualmente è in stato di forte decadimento per buona parte delle strutture ed è, limitatamente ad alcuni plessi e a pochi servizi termali, poco funzionante per le funzioni che gli sono riconosciute, ovvero le cure termali. Come si sia arrivata ad una tale situazione, non è facile spiegarlo. Ci sono almeno vent’anni di “mala gestio”, di approssimazione nel governo aziendale, con diversi commissariamenti da parte della Regione, molte interferenze della politica e dei politici, progressivamente anche uno svuotamento dei ranghi del personale.

Si potrebbe scrivere un libro, forse prima o poi qualcuno lo farà, perché per tutto questo tempo, a partire dagli anni ’50 quando le Terme vennero vendute alla Regione dai privati Pennisi di Floristella, la responsabilità è stata unica, cioè della proprietà pubblica regionale; tale proprietà non è stata mai identificabile con nome e cognome (come per i titolari di molte aziende nel nostro Paese), ma con diverse soggettività tutte gravitanti nel mondo della politica. L’elenco è lungo. Le colpe (culpa in eligendo e culpa in vigilando) sono tantissime.

Andiamo adesso alla società di gestione. E’ quella che dal 2006 ha rimpiazzato la vecchia azienda autonoma (nel frattempo posta in liquidazione), sostituendola con una società per azioni, privata nella logica di funzionamento, ma pubblica nella proprietà. Ebbene, questa società di gestione ha lavorato per alcuni anni continuando ad accumulare debiti; è stata successivamente svuotata di buona parte del personale che aveva in carico (in virtù di una legge regionale del 2004); ha provato ad abbozzare un nuovo piano industriale, interloquendo con una proprietà pubblica molto disinteressata e alla fine è stata messa in liquidazione, con una legge del 2010; tuttora opera all’interno delle procedure di legge previste per la liquidazione.

In questo periodo in cui ha operato la società di gestione (2006-2009) al governo c’era la destra (quindi Cuffaro); poi dal 2009, subentrando il MPA ed iniziando l’era Lombardo, la società Terme di Acireale SpA ha visto in campo i fedeli e diretti collaboratori del Presidente, tra i quali Margherita Ferro, prima come amministratore unico (2009-2010) e poi come liquidatore (2010-2012) insieme al commercialista palermitano Michele Battaglia. E’ normale, dunque, che la controparte politica, in particolare il PD, si senta di attribuire prima alla destra (governo Cuffaro) e poi alla coalizione governativa di Lombardo (MPA ed alterni alleati) le principali responsabilità di tale situazione di disastro. Tra i più convinti sostenitori di questa linea di pensiero Salvatore La Rosa, dirigente locale del PD di Acireale, che alla fine del 2009 ha dato vita, insieme ad altri compagni di partito, ad un comitato civico Terme di Acireale che non ha mancato di fare puntuali denunce sullo stato di abbandono delle Terme. Alcune di queste denunce sono finite anche in Procura della Repubblica, come in altra parte del giornale si riporta. Per il PD, senza mezzi termini, c’è un disegno ben preciso che la politica di destra e una parte della società civile hanno perpetrato ai danni delle Terme. Però La Rosa e compagni non fanno nomi e cognomi e chiedono alle autorità competenti di accertare fino in fondo.

Al di là della dialettica politica fra parti contrapposte che poi, per l’inevitabile gioco delle alleanze, finiscono per mettersi d’accordo (vedi il PD e l’MPA nel governo Lombardo), c’è stata oggettivamente una situazione molto difficile per la gestione aziendale delle Terme. Sia quando ad amministrare erano gli esponenti nominati dalla destra (e tra questi, il presidente Claudio Angiolucci, un imprenditore vicino all’on.Basilio Catanoso), sia quando tale compito è stato demandato a Margherita Ferro (un’insegnante di teologia, da sempre in politica, e negli ultimi anni vicina all’on.Lombardo, candidata per ben due volte senza successo alle elezioni regionali), la situazione amministrativa delle Terme, cioè della società di gestione, si è complicata maledettamente.

Si sono moltiplicati i debiti, si è fatta fatica a recuperare i crediti esistenti, si sono chiusi reparti e strutture, non si sono più generati ricavi perché le prestazioni sono cessate; dunque la società di gestione, adesso in liquidazione, si trova aggredita da tutti i lati, con decine e decine di contenziosi, ricorsi, decreti ingiuntivi e provvedimenti di pignoramento. Uno di questi riguarda l’immobile che ospitava l’albergo Excelsior Palace che nel frattempo (dicembre 2011) è stato chiuso perché i vecchi gestori (Zappalà e Fesco) erano morosi e non pagavano l’affitto alla proprietà, cioè alla società di gestione delle Terme e dunque alla Regione. Margherita Ferro è andata via a fine settembre, per candidarsi ancora una volta alle regionali, a fianco di Lombardo. Ha lasciato una situazione molto ingarbugliata, senza nemmeno approvare il bilancio al 31 dicembre 2011, un adempimento di legge dovuto per tutte le società commerciali come le Terme di Acireale SpA. Dunque la palla adesso passerà al nuovo liquidatore, nel frattempo nominato in sostituzione della professoressa.

Ultimo punto della storia, le procedure di privatizzazione, la parte più spinosa e difficile, che si interseca inevitabilmente con la liquidazione in atto. Per mille motivi, anche ideologici e non solo pratici, ci saranno sempre detrattori e sostenitori della privatizzazione delle Terme; sta di fatto che il percorso per l’affidamento ai privati è segnato da una serie di provvedimenti di legge e per cambiare rotta bisognerà modificare le leggi vigenti. Dunque se nel 1999 fu deciso che le Terme andavano gestite da una società di gestione e non più dall’azienda autonoma (e ciò è avvenuto a partire dal 2006), è con una legge del 2010 che si è deciso di affidare la gestione degli stabilimenti termali ai privati mediante una gara ad evidenza pubblica. Allo stato attuale, le procedure per avviare la selezione dei potenziali privati non sono state ancora esperite. Il precedente governo Lombardo ha gestito in modo molto approssimativo e in maniera molto politicizzata l’intera faccenda e non sarà facile nemmeno per l’energico Crocetta dipanare il bandolo della matassa.

Come I Vespri hanno raccontato nell’ultimo numero, se infinita è la storia delle Terme, altrettanto lunga e indefinita è la faccenda del bando pubblico con cui si dovrebbe procedere a selezionare i privati interessati alla gestione delle Terme, sperando nel frattempo che i privati non se ne vadano via per sempre, infastiditi da tali incertezze. Il bando, come abbiamo detto, avrebbe dovuto essere pubblicato già a partire dalla Gazzetta ufficiale regionale del 26 ottobre e a tutt’oggi non si sa nulla. Evidentemente l’assessore uscente all’Economia Gaetano Armao ha perso completamente il controllo della situazione.

Vi abbiamo raccontato una storia, triste a nostro avviso, di come mala gestio, cattiva politica, approssimazione ed incompetenza si intrecciano buttando al vento una grossa opportunità di valorizzazione di una risorsa, le Terme, che poche Regioni possono vantarsi di avere, come la Sicilia. In tutta questa storia riguardante il sito (gli stabilimenti termali), la società di gestione (Terme di Acireale SpA in liquidazione) e le procedure di privatizzazione (ancora non avviate), si intersecano le storie e i protagonismi di tante figure tutte gravitanti intorno alla politica. Vi risparmiamo di raccontarveli per evitare di scadere nel gossip. Acireale in ciò è profondamente diversa da Sciacca che la questione delle Terme l’ha presa a cuore seriamente e ha un sindaco, il giovane Fabrizio Di Paola, che fin dall’inizio del suo mandato si è intestata la vicenda, dialogando talora a muso duro con la Regione.

La storia delle Terme noi la conosciamo bene perché – mentre facevamo informazione sulla vicenda della liquidazione e della privatizzazione – nella società civile di Acireale abbiamo iniziato, per impulso del Lions Club che sta coordinando l’iniziativa, un percorso di raccordo fra associazioni, movimenti e gruppi di impegno (tra cui il comitato civico Terme di Acireale) che è riconosciuto con il nome di Forum permanente. Un’esperienza civica unica nel suo genere, menzionata anche nelle assisi regionali del Distretto 108Y del Liosn, che è diventata una sorta di buona prassi adottata persino a Sciacca.

E’ alla società civile, a questo punto, che spetterà il compito di farsi carico di pressare il governo Crocetta perché le tre questioni prima menzionate – il sito, la società di gestione e le procedure di privatizzazione – possano essere riportate ad armonia, avviando senza indugio e prima che sia troppo tardi un serio programma di rilancio del termalismo in Sicilia. Sul quale non c’è bisogno che alcuno ci metta il cappello sopra, perché ormai non è più tempo di cappelli, ma è necessario solo olio di gomito per risolvere i problemi.

Saro Faraci

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Una risposta »

  1. La cosa più grave è quella che se non riapriamo almeno le inalazioni,cosa fattibile dato che le apparecchiature sono nuove,rischiamo di svendere al privato una struttura senza convenzioni sanitarie.In questo momento stiamo tenendo duro elargendo quei pochi sevizi che ci consentono di dire che non siamo chiusi ma se perdessimo le convenzioni termali nessuno mai,in questo periodo di tagli a livello nazionale(le terme dipendono dal SNC nazionale)le restituirà questo si che sarebbe un vero fracasso.Apriamo i servizi possibili facciamo questo benedetto bando tutelando chi ,non potendo usufruire della legge cuffaro datp che per puro clientelismo sono stati estromessi (medici per esempio)vengano tutelati nel pasaggio in modo da non perdere professionalità acquisite da trentenni di esperienza ed andiamo avanti

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