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Quella frattura tra politica e società civile


Il corsivo di Saro Faraci sul numero 2 del settimanale I Vespri

La vicenda delle Terme segna una inevitabile frattura fra politica e società civile, l’una e l’altra deboli e poco coese. E’ il profondo male di Acireale, acuitosi negli anni un po’ per l’assenza della società civile dalle grandi questioni cittadine, e molto per via di una politica autoreferenziale, incapace di programmare e di volare alto, assente dalle principali interlocuzioni extraurbane che, invece, altri territori hanno sperimentato con successo. Aspettando tempi migliori, è il momento di avviare una seria riflessione sul futuro delle Terme. Iniziare a pensare alle Terme 2.0, per usare una moderna espressione, poiché il modello precedente, del termalismo pubblico, sociale e sanitario, monolitico, dipendente dalle sole decisioni assunte da Palermo, ormai non può più funzionare. E’ la città che deve indicare verso dove andare, assumendosi la responsabilità delle scelte che vorrà fare. Sembra una iattura.  Ogni volta che si è arrivati vicini ad una soluzione, è venuto fuori un problema, puntualmente previsto prima. Nel 2010, si è scelto di liquidare la società di gestione avviata nel 2006 e la procedura si è arenata, anche per la qualità degli attori coinvolti. Si è scelto di liquidare la vecchia azienda autonoma e favorirne l’inglobamento nella società di gestione, ma sul piano della formalità giuridica la procedura non è stata ineccepibile. Nel 2012, si è arrivati ad un passo dalla pubblicazione del bando ed è spuntato il problema, a tutti noto, della spada di Damocle che pende sull’ex albergo Excelsior Palace, le cui sorti sono segnate dalla pesante esposizione debitoria verso l’ex Banco di Sicilia. Forse, e usiamo la formula dubitativa proprio per riaprire il dibattito, va rivista l’idea – cui si è affezionato negli anni il Sindaco Garozzo – di mantenere l’unità del complesso immobiliare. Nel 2001, lo studio di Saturnia Service aveva previsto il cosiddetto “spezzatino” delle Terme di Acireale, una articolazione in distinte aree di business, ognuna rispondente a vocazioni diverse, e dunque affidabile a soggetti diversi scelti fra il pubblico e i privati.  Quando si insediò Garozzo come commissario, quel progetto, senza uno studio alternativo, venne accantonato e il dibattito fu incanalato nella disputa fra fautori ed oppositori della privatizzazione. L’unità a tutti i costi ha un suo costo sociale.

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