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La Regione prima concede e poi revoca la proroga per il bando di privatizzazione


LA REGIONE PRIMA CONCEDE E POI REVOCA LA PROROGA PER IL BANDO DI PRIVATIZZAZIONE DELLE TERME DI SCIACCA. TOCCHERA’ LA STESSA SORTE AD ACIREALE?

Abbiamo scritto qualche settimana fa che si respirava un’aria diversa, quanto meno di dialogo e di reciproca comprensione fra i principali attori istituzionali, in merito alla vicenda delle Terme di Acireale. Lo abbiamo scritto con cognizione di causa riferendoci ad un incontro organizzato dal Rotary Club cui avevano partecipato il neo commissario liquidatore Luigi Bosco, il sindaco di Acireale Nino Garozzo e i rappresentanti del Forum animato dal Lions. In effetti, l’ing.Bosco è stato molto attento a valutare le istanze e le preoccupazioni espresse dalla classe politica e dalla società civile acese. Ma lo stesso liquidatore aveva preannunciato che la soluzione della vicenda sarebbe dipesa da due circostanze: il reale interesse della Regione Siciliana ad imprimere una svolta al termalismo; la possibilità di attirare le migliori offerte con un adeguato bando di privatizzazione. Parole molto prudenti e credibili, considerati anche i buoni personali rapporti intercorrenti fra l’ing.Bosco, l’on.Rosario Crocetta e lo staff tecnico del Presidente della Regione dove c’è l’acese Giuseppe Cicala.
Da un altro fronte che per primo ha beneficiato del bando per l’affidamento della gestione delle Terme ai privati, cioè da Sciacca, arrivano però notizie poco confortanti. Infatti, accogliendo un suggerimento dell’advisor Sviluppo Italia Sicilia, il Dipartimento Tesoro prima ha autorizzato una proroga alla scadenza del bando pari a 90 giorni, poi con decreto l’ha revocata parzialmente in autotutela, sulla base di alcune formalità oggettivamente superabili. La situazione dunque torna in alto mare, pur considerando che Sciacca si trova rispetto ad Acireale in una situazione migliore, dato che l’intero patrimonio (alberghi e stabilimenti) è stato offerto ai privati per la gestione. La società civile saccense, attraverso il Forum, l’associazione L’Altra Sciacca e il quotidiano telematico Corriere di Sciacca, è letteralmente inferocita rispetto a questo provvedimento regionale.
Ad Acireale, come è noto, c’è il rischio che non tutti gli asset aziendali si potranno proporre per la privatizzazione, se non si definirà prima la complessa questione del centro polifunzionale e dell’albergo Excelsior Palace oggetto di un pignoramento da parte della banca creditrice, ovvero l’ex Banco di Sicilia oggi Unicredit. Su questa specifica vicenda, il liquidatore Bosco si sta adoperando con la Regione per ottenere almeno le risorse finanziarie necessarie ad evitare che i due cespiti, o quanto meno l’Albergo, possano finire definitivamente in mano alla banca.
Le notizie provenienti da Palermo e riguardanti Sciacca non sono affatto di buon auspicio. Il direttore del Corriere di Sciacca Filippo Cardinale, in un infuocato editoriale apparso domenica 7 aprile sul sito del giornale telematico, ha invitato il Presidente Crocetta ad occuparsi direttamente e in prima persona della questione. Ci sono molte responsabilità e leggerezze da parte dei dirigenti regionali, secondo Filippo Cardinale. E aggiungiamo noi ce ne sono state in passato all’epoca in cui governavano il ragioniere Enzo Emanuele, il dirigente Maria Filippa Palagonia e l’assessore Gaetano Armao; ve ne sono tuttora in cui sono cambiati gli attori (assessore Luca Bianchi, ragioniere generale Mariano Pisciotta, dirigente Sara Pellegrino) ma purtroppo si continuano ad anteporre gli aspetti formali, tutti superabili, a quelli sostanziali riguardanti la necessità di assicurare celerità ed efficacia al processo di liquidazione e di privatizzazione.
A questo punto sarebbe il caso che, sia ad Acireale che a Sciacca, la società civile iniziasse a pensare seriamente di avviare una “class action” contro la Regione Siciliana per gli ingenti danni economici e patrimoniali che le due comunità locali stanno subendo per via dei fortissimi ritardi con i quali tutta la vicenda del termalismo è gestita dalla burocrazia regionale. A mali estremi, come suol dirsi, estremi rimedi.
Saro Faraci

08/04/2013

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