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Terme di Acireale: tornano i fanghi, si vedono i turisti. Ma il Pd locale sogna ancora un futuro diverso

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L’articolo pubblicato sul n.29 del settimanale I Vespri del 10 agosto 2013, da oggi in edicola

racitifausto

Terme di Acireale. C’è un fatto nuovo, del quale vi riferiremo subito. C’è un senso, una possibile spiegazione, dietro a questo e altri più recenti fatti. C’è l’uso che dei fatti si è fatto e quello che è possibile fare. Infine, c’è la soluzione al problema che, evidentemente, non è facile quando si affronta la questione termalismo in Sicilia.

Andiamo al “fatto nuovo”. Come promesso dal liquidatore ing.Luigi Bosco, il reparto di fango balneoterapia  è stato riaperto nei giorni scorsi unitamente al centro benessere. Se si considera la precedente riapertura del reparto di insufflazioni ed inalazioni, e l’imminente approvazione di un regolamento per la concessione ai privati del parco delle Terme di Santa Venere nonché il ripristino della bambinopoli, i fatti nuovi sono promettenti, specie dopo la stasi degli ultimi anni nel periodo del doppio commissariamento Margherita Ferro-Michele Battaglia. Molte prestazioni sanitarie sono convenzionate col servizio sanitario regionale; altre sono a pagamento. Ne hanno fin qui usufruito e ne stanno usufruendo sia i locali che qualche turista venuto appositamente ad Acireale per beneficiare delle cure termali.

La possibile autentica “spiegazione del fatto” nuovo va chiesta direttamente al liquidatore il quale, raggiunto telefonicamente ci ha riferito di aver attivato, non senza qualche responsabilità che si è direttamente assunto, tutti i servizi in grado di portare qualche ricavo al deficitario bilancio della società Terme di Acireale SpA, “in modo da valorizzare pienamente la macchina”, pur con gli inevitabili difetti che il riavvio comporta. Ai ricavi da servizi corrispondono anche i relativi costi, tuttavia il saldo parziale sarebbe positivo. E’ chiaro che, essendo le Terme un bene pubblico, ciascuno è libero di individuare altre possibili spiegazioni di questi fatti, ma il rischio – aggiungiamo noi – è l’esercizio di una mera retorica. Di sicuro, c’è però che il bilancio al 31 dicembre 2012 non è stato ancora approvato (l’ing.Bosco ci ha assicurato che ciò avverrà entro l’estate) e pertanto non è dato sapere con certezza qual era la situazione di partenza economico, finanziaria e patrimoniale quando il liquidatore ha deciso, nel corso di questo anno, di riattivare alcuni importanti servizi termali specialistici. Dallo stesso bilancio si dovrebbe poi evincere quale sarà l’orientamento della proprietà, cioè della Regione, in merito alla gestione aziendale, ovvero se indirizzarla verso il definitivo scioglimento della società oppure verso la sua continuità. Un nodo che finora non è stato mai affrontato, lasciando ai liquidatori di turno la grossa responsabilità sulle azioni da intraprendere (in tal senso, Bosco si è dimostrato sicuramente più attivo ed intraprendente dei suoi predecessori Ferro e Battaglia, perché sicuramente più competente).

L’”uso dei fatti” è lasciato all’impiego in modo strumentale che si fa degli eventi. Su questo terreno, acesi e non acesi, politici e politicanti, sono abilissimi nel riportare, a favore della propria tesi, ogni fatto nuovo che riguardi le gloriose Terme di Santa Venera e Santa Caterina. A titolo esemplificativo, con grandissimo tempismo, all’indomani della notizia della riapertura del reparto dei fanghi, il Partito Democratico di Acireale ha affidato alle dichiarazioni del suo deputato nazionale, Fausto Raciti figlio di Antonio segretario della locale sezione del partito,  ogni considerazione riguardo il passato, il presente e il futuro delle Terme di Acireale. Ha detto Raciti: “E’ un ulteriore, sensibile passo in avanti verso il definitivo rilancio dello stabilimento. Ora però va accelerato il processo di riordino del comparto. La strategia del Pd di Acireale non cambia: attraverso la mediazione della deputazione regionale (in particolare degli onorevoli Concetta Raia ed Anthony Barbagallo), abbiamo chiesto al Governo Regionale ed al commissario Luigi Bosco di evitare la svendita dei beni immobili collegati alle Terme (e dunque di risolvere nel miglior modo possibile la grana del contenzioso), di discutere ed approvare una legge organica sul termalismo siciliano, di considerare il termalismo sanitario come un asset nodale per il turismo nell’Isola, e di avviare infine le procedure per riportare le Terme al centro di un processo di sviluppo che interessi il territorio acese”.

In pratica, il giovane Raciti si è spinto sul terreno della discussione sulle possibili “soluzioni al problema”, l’ultimo degli argomenti cui abbiamo fin qui accennato. Soluzione al problema che rimane incerta, difficile e farraginosa, tenuto conto che la Regione non ha sciolto del tutto alcune riserve riguardo la configurazione che dovrà dare al bando per l’affidamento della gestione ai privati. Tra l’altro, il famoso tavolo tecnico costituito con Unicredit Management non si è ancora riunito (è saltata la riunione del 17 luglio) e non ha discusso alcune idee che anche lo stesso liquidatore ha in mente rispetto alla valorizzazione degli asset termalistici, incluso lo stabilimento di Pozzillo di cui le Terme di Acireale hanno la titolarità sulla nuda proprietà, ma non sull’usufrutto.

Chi fino ad ora ha parlato ha ancora una volta omesso di far riferimento all’unico punto certo di questa vicenda: la privatizzazione sancita con la legge regionale del 2010, entro cui ogni possibile azione di rilancio delle Terme (di proprietà pubblica) fino al momento va ricondotta. O forse si ritiene di avere grande forza di persuasione sul governo regionale Crocetta per indurlo a rivedere il disegno di privatizzazione e mantenere le Terme di Acireale nell’alveo delle società partecipate dalla Regione? Il bello della politica è anche questo. Mai dire mai.

Saro Faraci

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