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Chi ha tentato di distruggere le Terme non si arrende


L’articolo apparso a pag.10 del numero 33 del settimanale I Vespri del 21 settembre 2013, da oggi in edicola

salvatorelarosa

Il dibattito sul futuro delle Terme è rimasto circoscritto dentro le mura di Acireale. Stessa sorte è toccata a Sciacca. Basta una notizia, positiva o negativa, per evocare immediatamente prospettive di grande rilancio o viceversa scenari apocalittici. Intanto, mentre si discute e si chiacchiera nelle due cittadine una volta a vocazione termalistica, a Palermo si continuano a prendere decisioni, o a rinviarle sine die, con forti e preoccupanti ricadute sul futuro degli stabilimenti. Le dichiarazioni di Giuseppe Cicala, ex consigliere comunale acese, oggi collaboratore tecnico del governo Crocetta, non sono sufficienti a rasserenare gli animi: “Stiamo lavorando – dice Cicala – insieme agli assessorati regionali di competenza, a superare il prima possibile la fase di liquidazione e ad avviare l’iter burocratico per il rilancio delle attività alberghiere e termali”

Non è sfuggita a tanti osservatori della politica locale acese la dichiarazione rilasciata da Salvatore La Rosa, portavoce del comitato civico, all’indomani della notizia, rilanciata poi da un’intervista al direttore Florinda D’Anna, con la quale si comunicava il (presunto) boom di prenotazioni fino a novembre a seguito della riapertura di alcuni reparti. Il dott. La Rosa, già in passato candidato sindaco di Acireale e dirigente della locale sezione del PD, aveva dichiarato: “Tutto ciò dimostra che le Terme di Acireale possono e devono rinascere e anzi essere rilanciate in un progetto di sviluppo integrato con le risorse del territorio. Ma attenzione: chi per fini speculativi aveva tentato di distruggerle non si arrende. Lo si nota dal silenzio imbarazzato della gran parte della politica acese e dal commento stizzito di altri”.

A quali speculatori si riferisce il portavoce del comitato civico? A quale parte della politica sarebbe imputabile il silenzio imbarazzato? E di chi sarebbe il commento stizzito? La Rosa sembra ermetico in queste dichiarazioni, ma il suo pensiero – come quello di tanti altri esponenti del comitato civico, del PD e recentemente del Movimento Cinque Stelle – è chiarissimo. Di tutto si può parlare, ma la privatizzazione non è e non sarà mai una priorità.

Si può parlare di legge quadro regionale che, recependo la 323 nazionale del 2000, potrebbe dare impulso a tutto il settore del termalismo in Sicilia. In effetti, il disegno di legge regionale presentato nella scorsa legislatura da Concetta Raia e Giovanni Barbagallo del PD, ripresentato dalla deputata calatina all’inizio della nuova legislatura, è scaturito dal grande lavoro di analisi, documentazione e proposta del PD di Acireale che vi ha dedicato diversi convegni.

Si può parlare di turismo termale, nell’ambito di un “progetto di sviluppo integrato con le risorse del territorio”, ma purchè la parte sanitaria, possibilmente sotto l’egida di una scuola di specializzazione universitaria, risulti dominante rispetto a progetti alternativi che magari col termalismo c’entrano molto poco. Di benessere, poi, nemmeno a parlarne.

Si può parlare di tutto, ma guai ad affrontare il tema della privatizzazione. Qui entra in gioco lo spettro del passato e delle scelte compiute dalla politica. Scelte che, secondo La Rosa e altri, risponderebbero ad un chiaro e pianificato disegno di distruzione delle Terme di Acireale, a partire da un non ben precisato momento in cui il progetto della città termale pubblica sarebbe stato accantonato per sempre. Così, riparte la caccia ad un colpevole di cui non si conosce l’identità e che non è facile acchiappare; si alimenta il sospetto che tutto ciò che non sia in linea con il pensiero del PD risulti contiguo, se non addirittura connivente, a quel disegno di distruzione delle Terme; si cercano nuovi alleati politici in questa battaglia, avvincente e appassionante, che fin qui ha trascurato però un particolare.

Non è solo ad Acireale e a Sciacca che le Terme sono in crisi da tempo; i modelli di business tradizionali non sono più sostenibili e vanno profondamente rinnovati; i privati non saranno sicuramente la panacea di tutti i mali, ma di contro il pubblico non ha mai brillato per gestione oculata del termalismo e adesso che gli si chiede di fare il “mea culpa” e ritornare sui propri passi, non ha più un quattrino da spendere.

Se non si vuol rimanere nel limbo per sempre, una scelta, in pratica, la si dovrà pur fare. Non è chiaro, però, se l’on. Crocetta e il suo staff la pensino allo stesso modo.

Saro Faraci

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