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Acireale: acque termali molto agitate fra Raciti e D’Agostino


ACIREALE: ACQUE TERMALI MOLTO AGITATE FRA RACITI E D’AGOSTINO 

(l’articolo pubblicato oggi sul settimanale I Vespri, pag.8 del n.42 del 23 novembre 2013)

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L’ultimo litigio fra il PD di Acireale, per bocca del deputato nazionale Fausto Raciti, e Nicola D’Agostino, leader dell’UDC e deputato regionale, ha radici antiche. Non è solo in ballo una diversa visione di fare politica nel territorio da parte di due giovani emergenti del panorama politico extracittadino, ma dietro ci sono fatti e vicende riconducibili in parte anche alle Terme di Acireale. Andiamo con ordine.
Ad Acireale ci saranno le elezioni comunali nella primavera del 2014 e già alcuni si sono mossi con anticipo; altri invece guardano attendisti la partita, in attesa di stabilire alleanze elettorali. Oltre all’imprenditore Marcello Monaco per il centrodestra, fra i primi a muoversi è stato il movimento CambiAmo Acireale ricollegabile in qualche misura a Nicola D’Agostino, che ha già scelto la data per celebrare le primarie: il 1 dicembre. Quel giorno si conoscerà chi fra i quattro pretendenti (Francesco Fichera, Adele D’Anna, Venerando Ardita e Roberto Barbagallo) sarà ufficializzato come candidato sindaco del movimento alle elezioni. L’establishment del PD è rimasto alla porta, nonostante il primo invito di Nicola D’Agostino a collaborare insieme ad un progetto di rilancio della città, dopo dieci anni di amministrazione Garozzo. Dopo i primi tentennamenti, il seguito è stato un balletto di comunicati, appelli (tra cui quello di un gruppo di intellettuali e professionisti del centro-sinistra), prese di distanza e dichiarazioni al vetriolo.
Protagonisti due giovani: da un lato Nicola D’Agostino, deputato all’ARS e leader dell’UDC regionale, che fu candidato sindaco nelle ultime elezioni vinte poi al fotofinish da Nino Garozzo; dall’altro lato Fausto Raciti, parlamentare a Roma, segretario nazionale dei giovani democratici, figlio di Antonio, il segretario del locale circolo del PD che da sempre è in rotta con D’Agostino. I dissapori nascono da lontano e in tempi non sospetti.
Uno dei motivi del contendere è stata da sempre la diversa visione sul futuro delle Terme di Acireale. D’Agostino, consapevole delle forti perdite cui sono andate incontro le Terme pubbliche in Sicilia negli anni, è favorevole alla privatizzazione, anzi è stato fra i promotori di quell’articolo di legge (art.21 della legge regionale 12/5/2010 n.11) con cui la Regione ha decretato la liquidazione delle società di gestione delle Terme di Acireale e di Sciacca e l’affidamento ai privati della gestione degli stabilimenti, a seguito di un bando ad evidenza pubblica (che per Sciacca è stato approvato, mentre Acireale ancora lo aspetta, n.d.r.).
Antonio Raciti, e con lui il figlio Fausto e un gruppo di dirigenti del PD, tra cui Antonio Nicosia, il figlio Salvo segretario regionale dei giovani democratici e Salvatore La Rosa (già candidato a sindaco di Acireale), hanno invece una visione diversa. Contrari nettamente alla privatizzazione, perché in essa vedrebbero l’atto finale di un sistematico disegno politico del centrodestra di distruzione della città termale pubblica, hanno animato negli anni una serie di interessanti iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di interlocuzione politica nel tentativo di ricondurre il tema delle Terme ad un progetto più ampio di valorizzazione del territorio in chiave natura e cultura.
Antonio Raciti, Salvo La Rosa ed altri (tra cui un altro ex candidato sindaco Gaetano Cundari, in passato democristiano) hanno così cercato sponda di volta in volta all’ARS in Concetta Raia, Giovanni Barbagallo (nella scorsa legislatura) e adesso in Anthony Barbagallo e nella “grillina” Angela Foti (nell’attuale legislatura), passando attraverso il segretario regionale del PD Giuseppe Lupo, per far approvare il disegno di legge proposto dalla Raia e da Barbagallo sul riordino del termalismo in Sicilia. In realtà né l’attuale Presidente Rosario Crocetta né, a maggior ragione, il suo predecessore Raffaele Lombardo hanno mai assunto iniziative politiche concrete per escludere le Terme di Acireale e di Sciacca dal riordino delle partecipate regionali che, sollecitato fortemente dalla burocrazia palermitana per rimpinguare le casse regionali, dovrebbe portare presto alla dismissione di diverse società di cui la Regione Siciliana è stata azionista di riferimento, e fra queste appunto le Terme di Acireale SpA e quelle di Sciacca SpA, ormai in liquidazione e miseramente ridotte ad una “pratica da evadere” negli uffici regionali.
Tra La Rosa e D’Agostino ci sono stati diversi screzi, anche in pubblico (in occasione di due incontri del Lions Club), e perfino in commissione parlamentare Bilancio quando, nell’aprile del 2011, le Terme di Acireale furono oggetto di discussione alla presenza dell’allora Presidente di commissione Riccardo Savona e si favorì l’audizione di La Rosa in quanto portavoce del comitato civico Terme di Acireale appena costituito.
Altro motivo del contendere fra D’Agostino, allora deputato del MPA di Lombardo, e l’establishment acese del PD è stata la valutazione dell’operato dell’ex liquidatore Margherita Ferro, esponente del movimento autonomista come lo fu D’Agostino, ma fedelissima e protetta di Raffaele Lombardo, con cui il deputato acese non ha mancato di esprimere qualche disappunto proprio riguardo alla vicenda delle Terme. All’inizio (nel periodo dicembre 2010-aprile 2011) fu idillio fra il PD e la Ferro, perché nella professoressa di fede autonomista i democratici di sinistra avevano trovato un’alleata nella comune battaglia contro i fantasmi del recente passato di centrodestra. La Ferro aveva infatti inaugurato la sua gestione con un esposto alla Corte dei Conti, unitamente ad una dettagliata relazione che contestava, a dir suo, la scarsa trasparenza del consiglio di amministrazione delle Terme di Acireale SpA presieduto fra il 2006 e il 2009 da Claudio Angiolucci. La Ferro, insomma, divenne suo malgrado lo strumento con cui La Rosa, Antonio Raciti e l’establishment del PD potevano spiattellare al deputato nazionale Basilio Catanoso e a tutto il centrodestra i risultati negativi di una fallimentare gestione del termalismo, includendovi anche il periodo di commissariamento che per un periodo vide Nino Garozzo, attuale sindaco di Acireale, alla guida dell’azienda termale. L’idillio fu breve però.
Nell’estate del 2011, iniziarono alcuni screzi fra la Ferro e i dirigenti del PD, e dall’una e dall’altra parte non si risparmiarono in dichiarazioni al vetriolo anche a mezzo stampa. Nicola D’Agostino, da sempre con vedute politiche diverse dalla Ferro, poteva finalmente diventare il nuovo alleato del PD nella comune battaglia cittadina sul termalismo, ma non fu così perché La Rosa e Antonio Raciti gli rimproverano una eccessiva prudenza nel comportamento rispettoso verso l’ex presidente Lombardo, per poi affibbiargli l’etichetta di amico di Basilio Catanoso e dunque, anche lui, prosecutore di quell’oscuro disegno di distruzione del termalismo pubblico acese, di cui ancora si cerca l’altrettanto oscuro mandante.
Il resto è storia recente.

Saro Faraci

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