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Le Terme di Acireale in brutte acque


dal Quotidiano di Sicilia

Catania – Terme di Acireale in brutte acque per la forte esposizione debitoria

di Daniela Gieri

Il commissario ha attivato convenzioni per l’uso delle strutture. Il tentativo fallito dei Cinque Stelle. Conti in rosso per 14 mln €, il patrimonio a rischio, la liquidazione e il rilancio

 

ACIREALE (CT) – Luci e ombre sulle Terme: da una parte la riapertura, curata dal commissario liquidatore Luigi Bosco, dall’altra la forte esposizione debitoria della società. Un bilancio sullo stato di “salute” delle Terme è stato ufficializzato dallo stesso commissario che proprio in considerazione del rilevante rischio di depauperare il patrimonio mobiliare e immobiliare, ha chiesto alla Regione la riapertura degli stabilimenti termali e la riattivazione di alcune prestazioni termali convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Solo dopo due mesi dal suo insediamento, Bosco ha riattivato il reparto inalatorio, ha sistemato il parco e la palazzina storica recuperando l’estrazione dell’acqua e l’ impiantistica. Nello scorso luglio sono stati riaperti i reparti di fangoterapia e benessere.
“Grazie alla firma del capitolato con l’Inps per l’assistenza termale – ha evidenziato Bosco – da marzo a dicembre abbiamo registrato un flusso di 15.000 cure (7.500 presenze alberghiere). Siamo anche in grado, dopo l’accordo con il ministero della Difesa, di erogare le cure termali al personale dell’Esercito Italiano ed abbiamo attivato nuove collaborazioni con l’Università di Catania, Policlinico Vittorio Emanuele e Centro Europeo di Andrologia per la ricerca sugli effetti delle cure termali; abbiamo inoltre attivato con il Comune di Acireale – assessorato alla Pubblica Istruzione per il Progetto Scuola – uno screening con i medici termali, sulla popolazione scolastica e l’Accensione di contratti di comodato con rimborso delle spese per l’utilizzo dei locali del Polifunzionale (Avis, Fipav – Federazione italiana pallavolo, Associazione Eruzione d’Arte, Associazione Marinai d’Italia)”.
Tuttavia, “i debiti restano”, evidenziano i portavoce all’Ars del Movimento 5 stelle che durante la lunga sessione di approvazione della legge di stabilità regionale e di bilancio, hanno presentato due emendamenti che miravano rispettivamente a revocare la liquidazione della Società delle Terme (Terme di Acireale Spa in liquidazione) e ad inserire il termalismo tra le aree strategiche riconosciute dalla Regione.
“Purtroppo – si legge in una nota dei deputati M5S – nonostante l’appoggio di alcuni deputati e la disponibilità a parole del presidente della Regione Crocetta che dell’assessore all’Economia, Luca Bianchi (che intanto si è dimesso, ndr), i nostri emendamenti non sono neanche stati discussi; ciò perché una parte della maggioranza che appoggia questo pessimo Governo regionale, ha promesso ferro e fuoco nel caso in cui queste due proposte del M5S fossero arrivate in Assemblea. Noi riteniamo, e non siamo i soli in città, che le Terme rappresentino un asset strategico per una città che deve aspirare concretamente, e non solo a parole, ad avere un reale appeal turistico e che quindi non può permettersi di veder svenduto il patrimonio (immobiliare e non) delle Terme di Acireale”.
La Terme di Acireale Spa è infatti indebitata per circa 14 mln €, dei quali circa la metà nei confronti di banche per dei mutui accesi negli anni passati, dei quali la Regione era garante, e per i quali inspiegabilmente ad un certo punto vengono sospesi i pagamenti delle rate di ammortamento, esponendo così la società alle ovvie azioni di rivalsa degli istituti di credito. Con questa pesantissima esposizione debitoria, a cui necessariamente bisogna far fronte, al commissario liquidatore senza un intervento deciso da parte del Socio unico della Società, cioè la Regione Siciliana, per la ricontrattazione del debito e lo stanziamento successivo delle necessarie risorse economiche, non resta che vendere (svendere!) il patrimonio immobiliare (hotel in primis), per onorare i debiti. Con la società è in deficit d’esercizio perenne, ecco poi che arriva puntuale, a conclusione della parabola discendente, la norma regionale, l’art. 21 della Legge Regionale 11/2010, che stabilisce contemporaneamente la liquidazione e l’affidamento “a soggetti privati della gestione e la valorizzazione dei complessi cremotermali ed idrominerali esistenti nel bacino idrotermale di Acireale e di Sciacca, compreso lo sfruttamento delle acque termali ed idrominerali”.
“Le Terme di Acireale sono state fatte morire – si legge nella nota dei Cinque Stelle – lentamente ma inesorabilmente, fino a farle indebitare in maniera spaventosa senza che contemporaneamente ci fosse un serio piano di investimento. Sarebbero bastate azioni come l’inclusione del termalismo tra le aree strategiche, attraendo così fondi comunitari per la messa in sicurezza e per permettere l’ammodernamento delle strutture”.

Articolo pubblicato il 10 aprile 2014 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

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