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Terme di Acireale, Faraci: “Ecco cosa ha impedito il bando”


dal sito di Live Sicilia

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Il 23 gennaio l’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici ospiterà un convegno sul termalismo organizzato dal Lions club. Il presidente Rosario Faraci è stato ascoltato a dicembre dal consiglio comunale di Acireale. L’economista scatta una fotografia della complicata vicenda.

ACIREALE – Termalismo in Sicilia. L’argomento è tornato nuovamente alla ribalta con la notizia del “corteggiamento” di una cordata svizzera per le Terme di Acireale. Ma non è la prima volta che si susseguono indiscrezioni su possibili investitori nel tesoro del benessere acese: un “uccellino” aveva sussurato tempo fa anche l’interesse dello sceicco che ha rilevato la Perla Jonica. Annunci a parte, il futuro delle Terme sarà al centro di un convegno che si terrà il prossimo 23 gennaio all’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici. La “mente” dell’iniziativa è il Lions Club Acireale: club service che dal 2011 promuove il Forum permanente per le Terme di Acireale: un organismo di cui fanno parte 25 associazioni che osserva e pungola le istituzioni pubbliche. La vicenda delle terme è stata anche affrontata in una delle ultime sedute del consiglio comunale di Acireale di dicembre: in quella sede è intervenuto il presidente del club service Rosario Faraci, nonchè co-coordinatore del Forum permanente per le Terme di Acireale, che ha ripercorso la complessa situazione economico-finanziaria, ma anche politica, legata alla partecipata regionale.

L’economista ha portato davanti all’Assise cittadina una fotografia dai tratti chiaro scuri. Faraci in merito all’ipotesi del rilevamento di una società straniera pone dei paletti ben precisi, e si tratta di confini delineati dalla legge. “Ad oggi una sola strada è praticabile, – afferma – quella della gara ad evidenza pubblica. Così stabilisce l’art.21 della legge regionale 12/5/2010 n.11, quella che ha sancito normativamente che le Terme di Acireale SpA e le Terme di Sciacca SpA, ovvero le due società di gestione pubbliche divenute società per azioni dal 2006, siano poste in liquidazione e che la gestione e la valorizzazione dei complessi cremotermali ed idrominerali di Acireale e Sciacca siano affidate ai privati, appunto mediante gara ad evidenza pubblica”. Lo scoglio da superare sarebbe dunque il bando, perchè una volta indetta la gara teoricamente potrebbero presentarsi anche i privati. “Il problema sta invece proprio nel bando” – chiarisce Faraci che spegne facili entusiasmi.

Il commissario liquidatore Todaro, in un’intervista rilasciata a LiveSicilia, ha garantito che la gara è sicuramente una delle priorità del suo lavoro. La cosa che lascia stupiti (e sgomenti) è che si parla di stesura del bando di gara dal 2011 e dopo 5 anni ancora non c’è ne traccia. Faraci passa in rassegna i vari step politici e normativi: “La Regione, sotto la presidenza di Raffaele Lombardo, ne ha affidato la stesura a Sviluppo Italia Sicilia dal 2011, mentre inizialmente (ai tempi dell’assessore all’Economia Gaetano Armao) si era prospettata l’ipotesi di individuare un advisor di chiara fama ed esperienza internazionale sul termalismo al quale poi affidare la stesura di tale bando di gara per la privatizzazione delle Terme. Ma la Regione preferì optare per una soluzione in-house rivolgendosi ad una sua partecipata, appunto Sviluppo Italia Sicilia che, tuttavia, non ha competenze specifiche per redigere un bando di privatizzazione per le Terme, pur avendo altro genere di competenze in materia di finanziamenti pubblici”.

A impedire la stesura del bando – a detta dell’economista e co-coordinatore del Forum – ci sarebbero stati degli ostacoli legati al patrimonio immobiliare delle Terme. “Il bando non è stato mai redatto, perché – spiega – ci sono state fino adesso alcune pregiudiziali tecniche che ne hanno impedito la stesura. Una di queste era la spada di Damocle pendente sull’ex albergo Excelsior Palace e sul centro polifunzionale, pignorati da Unicredit per via di rate di mutuo scadute e non pagate, e che adesso sarà la banca a mettere all’asta, perché così è andata a finire la procedura giudiziale. Tra l’altro la stesura di un bando non è una mera formalità. A seconda di ciò che si scrive nel bando, cioè le condizioni per l’affidamento, gli investimenti richiesti ai privati, i margini di libertà economica concessi ai nuovi gestori, il bando può essere più o meno appetibile. Ecco perché a Sciacca, l’operazione è fallita. E anche se si facesse presto pure per Acireale, il rischio che vada deserto è sempre all’orizzonte. Anche perché fra gli asset da dare in gestione non ci sarebbero più né l’ex albergo Excelsior Palace né il centro polifunzionale, mai aperto al pubblico. Va detto che le Terme sono chiuse e ogni giorno che passa il valore del patrimonio si depaupera”.

Il Commissario sembra stia cercando di arginare gli ostacoli. “L’attuale liquidatore delle Terme di Acireale Gianfranco Todaro – annuncia Faraci – alla prossima assemblea dei soci delle Terme di Acireale SpA chiederà al socio unico, ovvero alla Regione, l’autorizzazione che sia lui stesso, in qualità di organo liquidatorio, ad occuparsi del bando. Bisogna vedere se una tale autorizzazione gli verrà data, perché la legge è chiara e i provvedimenti pregressi sono abbastanza vincolanti: del bando deve occuparsi Sviluppo Italia Sicilia, a meno che la Regione decida di rivolgersi ad un primario advisor che, però, ha costi professionali elevati. E’ il cane che si morde la coda”.

Per Faraci l’unica possibilità di accelerare il processo e che la Regione legiferi di nuovo, “cassando la disposizione dell’articolo 21 della legge 12/5/2010 n.11, ed individuando una modalità diversa, come la trattativa diretta con un gruppo ristretto e pre-selezionato di investitori. A condizione però che questi ultimi presentino un piano industriale credibile e affidabile, perché è facile fare speculazioni quando la Regione proprietaria non definisce paletti chiari che, senza vincolarla eccessivamente, circoscriva l’azione imprenditoriale dei privati. Sembra un paradosso kafkiano”.

E nel frattempo dalla Regione, socio unico delle Terme, non sembrano arrivare input concreti a risolvere la vicenda. “Onestamente, – dice il presidente del Lions club – credo che i dirigenti dell’Assessorato all’Economia abbiano ben altro di cui occuparsi, dato che il titolare del Dicastero l’assessore Alessandro Baccei è impegnato nella riforma delle partecipate e nella conseguente manovra di spending review. E’ pur vero che le Terme di Acireale e di Sciacca sono partecipate, ma ormai sono in liquidazione, e dunque costituiscono l’ultimo pensiero di chi dovrebbe occuparsene. Non so se questo atteggiamento sia il migliore. In sette anni dal 2006 al 2013, in base ai dati pubblici disponibili, la società Terme di Acireale, da quando è socia la Regione, ha accumlato perdite per oltre 12 milioni di euro e il suo patrimonio è diminuito di sedici milioni di euro, passando da oltre 56 milioni a poco più di 40 milioni. Di fronte a questi numeri, credo che anche la Regione debba passarsi una mano sulla coscienza, evitando di scaricare tutte le responsabilità a valle, cioè sui gestori pro-tempore, e dunque sui liquidatori delle Terme che, però, ironia della sorte è la stessa politica che li nomina”.

La situazione che lascia l’amaro in bocca a Faraci è l’indifferenza che percepisce da parte del Consiglio comunale. Mentre il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo pungola la Regione. “Ciò che è desolante, mi creda, – commenta l’economista – è il comportamento dei Consigli Comunali, assenti e distratti, spesso ignari di ciò che succede e comunque sempre pronti a sentenziare sulle vicende, senza avere un briciolo di conoscenza su un tema così tecnico, ma anche così politico. Recentemente sono stato in audizione al Consiglio Comunale di Acireale e tutto c’è stato fuorché ascolto”.

Nonostante questo però Faraci chiarisce che “il Forum vuole essere uno strumento di supporto e di contrapposizione”. Per questo incita alla collaborazione il presidente del Lions Club anche in vista del convegno distrettuale: “Operare in sinergia per elevare la qualità dell’azione nei confronti della Regione. Per dimostrare tutti insieme che un territorio, ove insistono le Terme, ci tiene a queste strutture, ha un suo piano di sviluppo turistico e non vuole subire passivamente le decisioni della Regione Siciliana”.

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