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Terme di Acireale: non trovare la colpa, trova il rimedio!


“Non trovare la colpa, trova il rimedio” sembra aver detto Henry Ford, industriale, ingegnere e progettista statunitense, fondatore nel secolo scorso dell’omonima casa automobilistica ed azienda di famiglia. Non c’è forse frase migliore di questa per spronare tutti – politici, governanti e burocrati, amministratori, consiglieri locali e società civile – ad andare avanti e provare a salvare le Terme di Acireale da un fallimento morale, prima ancora che giuridico-formale della società di gestione degli stabilimenti. In fondo, è stato proprio questo il senso dell’audizione di giorno 3 febbraio, dinanzi alla II Commissione Bilancio all’ARS, convocata d’urgenza dal suo Presidente on. Vincenzo Vinciullo con tutte le parti interessate, a cominciare dal Forum che ha lanciato per primo il grido d’allarme raccolto poi dalla stessa Commissione Bilancio. C’erano tutti, dal Presidente Vinciullo che ha presieduto l’incontro per tutta la durata, ai deputati componenti la Commissione all’on. Angela Foti, dal Sindaco di Acireale Roberto Barbagallo al presidente del civico consesso Rosario Raneri al consigliere capogruppo di Cambiamo Acireale Giuseppe Ferlito, dal Liquidatore delle Terme Gianfranco Todaro al co-coordinatore del Forum permanente Mario Scandura. Tutti, ad eccezione dell’Assessore all’Economia Alessandro Baccei, assente per impegni istituzionali.  C’erano proprio tutti, come l’ultima volta – nella scorsa primavera del 2015 – quando nell’ufficio della Dirigente dell’Ufficio Speciale per le Liquidazioni Grazia Terranova, anche lei presente in audizione giorno 3 febbraio, si provò a trovare una soluzione all’impasse venutasi a creare con la ritardata pubblicazione del bando di privatizzazione. E’ passato quasi un anno e le cose non sono cambiate, anzi le criticità sono aumentate. Anche allora più o meno con le stesse persone (non c’era il Presidente Raneri, ma c’erano Luigi Bosco, liquidatore “pro tempore” e l’on. Nicola D’Agostino presente agli incontri) come dinanzi alla II Commissione parlamentare all’ARS l’altro giorno, la dott.ssa Terranova, laurea in Giurisprudenza con 110/110 all’Università di Catania (clicca qui per il curriculum), componente dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione, è stata irreprensibile. Prima di trovare il rimedio, che pure c’era e c’è ancora, bisogna accertare la colpa fino in fondo e far espiare quella colpa a chi il delitto l’ha commesso. Per la Terranova, c’è sempre spazio per un’azione di responsabilità verso gli amministratori e se le Terme non fossero in grado di pagare le spese legali, ci sarebbe la via del patrocinio gratuito. Insomma, carte su carte, perché dal 2011 – da quando è stata avviata la liquidazione – le Terme di Acireale SpA e quelle di Sciacca SpA sono soltanto un faldone che si riempie di carte, lettere e ricorsi. “Se le Terme di Acireale fallissero – ha detto l’altro giorno in Commissione la dottoressa Terranova – non sarebbe un dramma”. Tecnicamente parlando, la Dirigente potrebbe aver ragione. Si parla infatti del fallimento come procedura concorsuale societaria che ha per oggetto non gli stabilimenti, ma la società di gestione da tempo sovraccarica di debiti e gravata da rilevanti perdite di esercizio. E al liquidatore si sostituirebbe il curatore fallimentare nell’esercizio di tutte le sue prerogative di gestore della fase terminale di un’azienda, col pagamento dei debiti, la riscossione dei crediti e la restituzione dell’attivo al Socio unico, cioè la Regione. Tecnicamente, non fa una grinza la dichiarazione della dottoressa Terranova. Peccato però che poi ci si dimentica che a questa soluzione, che trasferirebbe al Tribunale poteri che fino ad ora la Regione non è stata in grado di esercitare fino in fondo, ci si arriva dopo aver inanellato uno dietro l’altro ritardi, mancati atti e inadempimenti che il socio di una SpA, per quanto pubblica, dovrebbe evitare di compiere, facilitando e non limitando come è avvenuto di fatto la gestione dell’organo liquidatorio e avviandola lentamente e inesorabilmente verso il fallimento. Fallimento la cui istanza non è stata proposta dai creditori, ma avanzata d’ufficio dal Tribunale di Catania a seguito degli accertamenti giudiziari degli ultimi mesi. A proposito di colpe del Socio Regione si potrebbero menzionare: la balbettante interlocuzione con Sviluppo Italia Sicilia per la redazione del bando di privatizzazione, sempre rinviato; la mancata corresponsione di 400,000 euro già previste nel bilancio regionale ma mai liquidate dall’Ufficio Speciale per le liquidazioni, per non incorrere nelle “bacchettate” della Corte dei Conti per causato danno erariale; il tentennamento nella interlocuzione con Unicredit, creditrice delle somme dovute per la mancata riscossione delle rate di mutuo, fino al pignoramento completo di due immobili delle Terme; l’assenza alle Assemblee dei Soci convocate dal liquidatore, compresa quella decisiva per l’approvazione del bilancio 2014; e così via. Insomma, un vero e proprio litigio societario, all’interno di una società per azioni pubblica. La Città di Acireale, attraverso il Sindaco e il Consiglio Comunale, avrebbe tutto il diritto di costituirsi parte civile nei confronti della Regione per queste “in-azioni” che alla lunga hanno causato più danni (e non solo erariali!) di quanti non ne abbia determinato finora una gestione incerta e travagliata dei rapporti tra Socio Regione e liquidatori pro-tempore. Ma non è tempo di inseguire colpe. Non ora, comunque. Bisogna porre rimedio subito e i margini ci sono ancora tutti. “A bocce ferme”, cioè senza al momento determinare ulteriore esborso finanziario per la Regione che, alla vigilia della approvazione della finanziaria,  non può permettersi di stanziare un solo quattrino per una società in perdita come le Terme di Acireale società per azioni. A “bocce ferme”, per salvare ed accelerare la liquidazione innanzitutto e poi pensare alla privatizzazione, evitando di confondere i due piani di intervento, come ad arte è stato fatto fino ad ora. Una liquidazione, lo abbiamo sempre detto, non equivale ad una liquefazione.

terranova

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