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Si vada a Palermo con le idee chiare, le Terme si possono ancora salvare


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La politica seria si fa nelle Commissioni e in Aula. Così, grazie anche al Forum permanente che il 17 gennaio scorso aveva chiesto al Presidente della Commissione Bilancio all’ARS on. Vincenzo Vinciullo di occuparsi della vicenda in Commissione, il delicatissimo tema del futuro delle Terme è prima approdato in Commissione (il 3 febbraio scorso) e poi ieri (25 febbraio) in Aula dove l’emendamento presentato dall’on.Angela Foti, approvato in quella commissione, è stato approvato nell’originaria formulazione. Poi c’è tutto il resto: il dibattito, la propaganda politica, i tatticisimi parlamentari, persino qualche inopportuna dichiarazione e qualche mal di pancia. Ma sono aula e commissioni i luoghi deputati ad affrontare le questioni più importanti per l’economia, la società e il turismo di Sicilia. E così stato.

Al termine della votazione che ha scongiurato nuovi emendamenti o emendamenti soppressivi, sinceramente poco giustificabili di fronte all’opinione pubblica e alle due città di Acireale e di Sciacca (che meriterebbero più rispetto a livello regionale), il Presidente della Regione on. Rosario Crocetta ha dichiarato di voler convocare per la prossima settimana una Conferenza di servizi cui invitare tutti i principali stakeholders della vicenda: liquidatore, Sindaco, creditori delle Terme di Acireale SpA e quanti hanno titolo per intervenire nella vicenda. Fin qui la politica, grazie alla tenacia di qualche parlamentare che non si è arreso di fronte al rischio di depauperare l’immenso patrimonio termale, ha fatto la propria parte. Adesso, la palla passa all’amministrazione regionale.

Qui, Governo e burocrazia regionali hanno il dovere di trovare la quadratura del cerchio che non è facile, ma nemmeno impossibile. Aver delegato, con legge, la possibilità ai liquidatori di redigere il bando è stata, fra tutte le possibili soluzioni, quella più ragionevole. Non è ottimale, ma è la più ragionevole. La legge n.11 del 2010 è nata sotto una cattiva stella e andava cambiata. Risultato di un compromesso politico fra due parti politicamente opposte per visione e modo di fare politica, quella legge decretava subito la liquidazione delle società Terme di Acireale e Spa, costituite appena quattro anni prima, e ne stabiliva la privatizzazione della gestione. Due procedure che si sono elise a vicenda, finendo per lasciare alla burocrazia regionale un potere immenso, ingiustificato, spesso ostativo anzichè facilitativo. E difatti la burocrazia si è sempre opposta a tutto, rendendo difficile la vita dei liquidatori, limitandone i compiti e le funzioni, esautorandoli spesso nell’esercizio dei loro compiti, nella perenne incertezza se la liquidazione dovesse essere esercitata nell’ottica della continuità o dello scioglimento. Adesso, il quadro è più chiaro.

I liquidatori resteranno al loro posto, accompagnando le società di gestione (ovvero i contenitori) fino alla loro chiusura, ma le attività termali (cioè i contenuti) saranno affidate in breve tempo ai privati, attraverso bando ad evidenza pubblica che spetterà a loro, con l’assistenza della Regione, redigere. Dunque, nessun ruolo sarà esercitato da Sviluppo Italia Sicilia cui la Regione Siciliana, ai tempi del governo Lombardo, aveva affidato “in house” la redazione del bando. Scrivere il bando non sarà facile, perchè ci sono diverse pregiudiziali in ballo. Ma ancora una volta la missione non è impossibile.

Basterà andare a Palermo con le idee chiare. Il Comune di Acireale è tra i creditori delle Terme: ci sarà spazio per una transazione istituzionale che veda la città di Acireale compensare il proprio credito con una frazione dell’attivo immobiliare che le sarà ceduto dalla società di gestione? Idem per l’Unicredit, che vanta il credito più consistente: ci sarà spazio per inserire nel bando il debito e, a fronte di ulteriori benefici (vedi l’estensione della durata della concessione o dell’usfrutto), lasciare al potenziale investitore privato che se ne faccia carico? E così via. Ci sono vari cavilli giuridici, ma se l’atteggiamento di fondo sarà facilitativo e non ostativo da parte della burocrazia regionale, il percorso della privatizzazione potrà essere iniziato.

Facciamo un passo indietro. Se l’istanza di fallimento fosse stata accettata dal Tribunale nelle scorse settimane, probabilmente di tutte queste incombenze si sarebbe dovuto occupare, da solo e con grande discrezionalità di poteri, il curatore fallimentare. Scongiurata la deriva fallimentare, adesso può tornare ad occuparsene il liquidatore, ovvio il rappresentante del Socio unico, cioè della Regione.La stessa Regione che, da un lato, nomina i liquidatori come loro rappresentanti della proprietà e, dall’altro lato, li ha sempre ostacolati. Un controsenso difficile a spiegare all’opinione pubblica, anche se in realtà si tratta di poteri diversi: di nomina, il primo; di controllo, il secondo.

La Conferenza dei Servizi, convocata per la prossima settimana a Palermo è il tavolo tecnico ideale per ricomporre, in via conciliatoria e in una sede istituzionale, tutte queste questioni. Lo dicevamo da tempo come Forum, lo auspicavamo da anni: sedersi ad un tavolo istituzionale tutti insieme e far quadrare il cerchio.

Non è mai troppo tardi, anche quando ci si arriva “last minute”. Le Terme si possono ancora salvare!

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Una risposta »

  1. In conferenza di servizi si deve andare con un piano di fattibilità presentato dal promotore privato di progetto con un PARTENARIATO pubblico privato di tipo negoziale e con l’impiego del sistema integrato dei fondi immobiliari .che risolve anche il problema del debito verso unicredit . La regione non deve fare alcun bando di gara in presenza di un promotore privato se mai una semplice evidenza pubblica. Lo IUS IMPERII della regione deve cedere il passo ad uno IUS PRIVATORUM con una società di gestione del risparmio. Nessun intervento finanziario della regione, solo un piano di fattibilità presentato da un privato che non è una impresa ma un sistema bancario. È ora di finirla con i bandi gara!!!!!!!!

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