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Terme di Acireale, acque sulfuree per guarire i mal di pancia della politica acese


dal sito Sicilia Journal

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ACIREALE – Terme di Acireale. La potentissima burocrazia regionale del Dipartimento Bilancio a Palermo ancora una volta è riuscita a portare a segno un colpo importante. Distrarre l’interesse dei media e della politica locali su questioni di pura lana caprina per non attirarsi addosso l’attenzione sulle proprie presunte responsabilità in merito alla gestione della complessa e tecnicissima vicenda della liquidazione e della prospettata privatizzazione degli stabilimenti termali di Santa Venera e di Santa Caterina. Continua così il braccio di ferro fra Palermo e Acireale, tra le segrete stanze della burocrazia regionale e le mille piazze (anche virtuali) della politica locale, senza che effettivamente si compia un solo passo, anche piccolo e decisivo, per far intravedere all’orizzonte uno spiraglio di rilancio e risanamento delle Terme di Acireale. Le quali furono gloriose e floride ai tempi dei Pennisi di Floristella che le fondarono e poi le vendettero alla Regione; attiravano in città curisti, curandi e turisti da ogni parte d’Italia, a cominciare da Goethe che vi trascorse giorni meravigliosi durante il suo lungo viaggio in Sicilia; diventarono pure un feudo politico di alcuni potentati locali democristiani e dunque una palestra di sottogoverno e un bacino di posti di lavoro e di voti; poi si avviarono verso una lenta ed inesorabile decadenza causata anche dalla crisi del mercato delle cure; però sono state sempre le Terme di Acireale solo nel nome, maetero-dirette, governate cioè dalle decisioni prese altrove in luoghi diversi e nascosti rispetto alle meravigliose stanze che si affacciano sulla Timpa, ammirando il mare di Verga, voltando lo sguardo a Taormina e strizzando l’occhio alle coste della Calabria. C’era una volta, verrebbe da dire. Once upon a time, direbbero gli anglosassoni. In modo che la nostalgia dei tempi andati e la vivificazione delle memorie del cuore prendano il sopravvento sui mal di pancia del presente che, essendo dolori addominali, non rappresentano la malattia ma sono soltanto sintomatici di uno stato di salute più precario che riguarda l’intero organismo. A Palermo conoscono bene pregi e difetti della gente di Acireale, soprattutto dei politici. Sanno come infiammarli e come sedarli; come provocarli e come accontentarli; come circuirli e fingere di coinvolgerli nella soluzione di problemi che, in verità, non si vogliono affrontare, perché comunque solo tentare di risolverli comporterebbe più responsabilità che il semplice rinviarli e postergarli sine die. Negli ultimi giorni, tutti i riflettori si sono accesi sulle nomine dei tre liquidatori che hanno sostituito nei delicati compiti previsti dalla legge il liquidatore uscente, l’avvocato Gianfranco Todaro.Defenestrato, demotivato, dimissionato o dimissionario, non si capirà mai perché le cose si sono affrettate così precipitosamente senza che fossero accertate in fondo presunte o reali responsabilità sul suo operato. La burocrazia palermitana in queste cose è imbattibile. Per sbarazzarsi di qualcuno non più gradito, legge ed interpreta accuratamente i mal di pancia locali e poi ad arte li riconduce, con la scusa che è la politica a chiederlo, ai propri desiderata. Ad Acireale, la pancia faceva male da tempo a molti e Palermo lo sapeva bene. A Nicola D’Agostino, ad esempio, che non è mai riuscito dai tempi di Raffaele Lombardo Governatore ad esprimere concretamente il suo punto di vista sulle Terme attraverso una persona di sua di fiducia. Ha dovuto accettare nel tempo le nomine di Margherita Ferro (fedelissima di Lombardo e dunque a lui contraria) e poi di Luigi Bosco e di Gianfranco Todaro (vicinissimi all’attuale Governatore Crocetta) senza poter esprimere anche un benchè minimo gradimento sulle persone.Ad onor del vero, però, D’Agostinonon si è mai sottratto comunque alla gestione di tutte le rogne quando c’erano da risolvere alcuni problemi seri per la città, come ad esempio la chiusura dell’ex albergo Excelsior Palace. La pancia faceva male pure da tempo a quelli del PD, i quali a loro volta rivendicano, fin dai tempi della costituzione nel 2009 del comitato civico, una sorte di primogenitura culturale su tutte le questioni che riguardano futuro prossimo, trapassato, remoto ed anteriore delle antiche e gloriose Terme di Acireale. E naturalmente, a cominciare dal segretario regionale Fausto Raciti che è di Acireale, e poi di Seby Leonardi, che è segretario locale, mal digeriscono che di tali questioni se ne debba occupare soltanto Nicola D’Agostino. La pancia faceva male da tempo anche agli altri avversari politici di D’Agostino nel territorio acese, per esempio al vicino di casa Raffaele Nicotra, già sindaco di Acicatena, che è stato sempre tenuto fuori da tutte le questioni riguardanti la gestione liquidatoria di quegli stabilimenti che, ironia della sorte, originano proprio a Santa Venera al Pozzo, in territorio catenoto, dove insistono le sorgenti termali che, attraverso lunghe e ormai vetuste condutture, portano l’acqua fino ad Acireale. Tutti coi mal di pancia nell’Acese, anche se nella vita reale sono tutti buoni amici ed alcuni di lorosi conoscono e si frequentano fin da ragazzi. Ma la politica si sa favorisce le tensioni addominali e a Palermo i mal di pancia li interpretano bene e li codificano con maestria. E così, con una sapiente regia politica del Presidente Rosario Crocetta e dell’assessore all’Economia Alessandro Baccei, hanno applicato alla riversa la scontisticadi cui normalmente la gente beneficia ai supermercati. Prendi uno e paghi tre. Ed in un colpo solo hanno nominato tre liquidatori: uno vicinissimo a D’Agostino e anche al sindaco Barbagallo; uno vicino a Nicotra e comunque gradito all’Assessorato dato che è organico a quegli uffici regionali; un terzo vicino al Presidente Crocetta e al suo staff, di cui il PD è il più fedele alleato regionale. Tre in uno, un capolavoro! Ed ovviamente, i riflettori si sono tutti accesi sul territorio, distogliendo l’attenzione da Palermo. Con il compiacimento dei vari Nicotra, D’Agostino, Barbagallo, Raciti e Leonardi i quali si sono affrettati subitoad esprimere soddisfazione perla nomina di tre validi professionisti che traghetteranno in tempi rapidi le Terme verso la privatizzazione (ma i tempi non sono mai stati annunciati né si conoscono e comunque a dettarli è il socio pubblico, cioè la Regione). Con il voltastomaco delle opposizioni che hanno gridato alla lottizzazione e alla spartizione degne del miglior manuale Cencelli: così si sono espressi, pur non coordinandosi fra loro, l’on.Marco Falcone di Forza Italia nonché, per bocca di Giuseppe Franchina, la locale formazione politica di Officina Acireale. Con l’imbarazzo, presumiamo della deputata regionale Angela Foti, che sta seguendo con attenzione la vicenda delle Terme. Con altrettanto imbarazzo di un buon pezzo della società civile acese la quale, recentemente svegliatasi dal letargo, era scesa in campo con piglio e determinazione per riprendersi il Parco di Santa Venera e renderlo fruibile a tutti ed invece adesso si vede mortificata dalle decisioni della burocrazia palermitana che, leggendo come inopportuni gli atti compiuti in tal senso dall’ex liquidatore Todaro, nel frattempo andato via, ha sigillato nuovamente tutto il patrimonio delle Terme in attesa di future determinazioni. Il patrimonio, però, giorno dopo giorno viene depauperato, danneggiato, vilipeso emortificato, dati i continui furti ed atti di vandalismo,senza che la Regione si assuma ufficialmente alcuna responsabilità.

Saro Faraci

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