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Archivi categoria: Rassegna stampa

Presidente Crocetta, la differenza fra un sogno e un progetto è una data. A quando tutte queste cose?


Un brano dell’intervista rilasciata dal Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta al giornalista Tony Zermo, pubblicata su La Sicilia del 12 agosto 2016. E’ apprezzabile la grande tensione emotiva del Presidente verso le questioni del termalismo siciliano, ma fino ad ora sono mancati chiari progetti governativi e soprattutto non sono mai state fornite indicazioni temporali ben precise. Frattanto, però, l’ARS ha autorizzato la Regione alla stipula di un mutuo da 19,800 migliaia di euro per 29 anni per “l’acquisto di beni immobili e di diritti reali su beni immobili di proprietà delle società Terme di Acireale S.p.A. e Terme di Sciacca S.p.A., entrambe in stato di liquidazione”

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Venti milioni di euro per Acireale e Sciacca e ancora nessun progetto per il termalismo, così la Regione si indebita di nuovo con se stessa.


da Sicilia Journal

 

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CATANIA – Ci vuole una buona dose di onestà intellettuale, da parte del Governo regionale e dei deputati che l’hanno votato, per sostenere apertamente che il provvedimento legislativo approvato ieri sera dall’Assemblea Regionale Siciliana sia una misura d’emergenza per salvare il salvabile, nella complessa vicenda che porterà le Terme di Sciacca e di Acireale verso i privati. Affermare il contrario, ovvero che la norma è un modo per rilanciareil termalismo, sarebbe una grave offesa all’intelligenza dei Siciliani, almeno di quelli che seguono con interesse l’evoluzione del modo di gestire la “res publica” nella nostra terra. Che, nel caso delle Terme, stava diventando pure “res nullius” se è vero, come è vero, che negli ultimi tempi è successo tutto e il contrario di tutto nella gestione degli stabilimenti, chiusi al pubblico, ma senza aver mai individuato un responsabile ben preciso dei fatti accaduti (come la devastazione di molti immobili delle Terme di Acireale) o della prolungata inerzia amministrativa (dell’Ufficio Speciale per le liquidazioni, allestito ad hoc all’Assessorato Bilancio). Adesso arriveranno 19,800 migliaia di euro – come previsto dal comma II dell’art.2 del disegno di legge “Disposizioni per favorire l’economia” – e con queste somme, che la Regione otterrà stipulando un mutuo di 29 anni, si potranno pagare alcuni debiti pregressi ed evitare così ulteriori azioni di pignoramento, simile a quella che Unicredit ha esercitato sull’ex albergo Excelsior Palace e sul centro polifunzionale di Acireale. In pratica, la Regione ha contratto un debito per far fronte a debiti precedentemente contratti e solo in parte onorati. Intervenuto in un’aula semideserta, l’Assessore all’Economia Baccei ha provato ieri ad illustrare la “ratio” della norma ai pochi deputati che chiedevano spiegazioni – e tra questi in modo solerte Angela Foti e Nello Musumeci – (il testo dell’intervento è disponibile sul sito della Regione Siciliana http://www.ars.sicilia.it/DocumentiEsterni/ResSteno/16/16_2016_08_10_359_P.pdf). In pratica, con l’approvazione del disegno di legge, il Ragioniere Generale della Regione sarà autorizzato a stipulare un mutuo bancario di quasi venti milioni di euro che serviranno alla Regione per riacquistare la proprietà di beni (che sono già di sua proprietà) e per riportare così ad unità la proprietà e l’usufrutto sia di beni immobili che dei diritti reali sui beni immobili, in modo da presentarsi in maniera più appetibile ai potenziali investitori privati. Frattanto, pagati anche i debiti pregressi (o buona parte di essi) e ristorati i creditori, la Regione potrà dare in concessione ai Comuni di Sciacca e di Acireale per 25 anni la coltivazione dei giacimenti termali e, a loro volta, i Comuni potranno sfruttarla direttamente (cosa che appare assia improbabile) oppure darla in subconcessione ai privati. In quest’ultimo caso, peròi Comuni – finalmente tirati in ballo nella vicenda che li ha visti finora sempre ai margini delle scelte politiche operate a Palermo -dovranno pure occuparsi del bando di privatizzazione ad evidenza pubblica.

Finisce così al gioco dello scaricabarile la questione del bando. Ai tempi del governo Lombardo, su proposta dell’allora assessore Armao, al bando avrebbe dovuto provvedere un primario advisor internazionale. Poi quella proposta venne cassata e il Presidente Lombardo decise di affidare la redazione del bando “in house” a Sviluppo Italia Sicilia che, completate dopo lungo tempo le farraginose operazioni di valutazione dei complessi termali di Sciacca e di Acireale, scrisse il bando per Sciacca (poi andato deserto) e non riuscì a fare analoga cosa per Acireale, impantanandosi in un mare di questioni legali mai risolte. In sede di approvazione della legge di stabilità di regionale 2016, la facoltà di redigere il bando, nelle more dei provvedimenti regionali, è stata pure concessa ai liquidatori pro-tempore. Adesso, con l’approvazione del nuovo disegno di legge, del bando potrebbero benissimo farsi carico persino i Comuni, con quali competenze, con quali margini di negoziazioni, e con quali risorse non è dato sapere né immaginare.

Ciò che desta perplessità nell’approvazione di questa misura salvataggio delle Terme è l’assenza di un disegno organico sullo sviluppo del termalismo in Sicilia. Sembrerebbe una questione di “lana caprina”, ma non lo è. L’Assessore Baccei in aula si è affrettato a dire che è allo studio un articolato disegno di legge che coinvolge più Assessorati, e quello del Turismo in particolare, per rilanciare il termalismo in Sicilia. Ma quel disegno di legge avrebbe dovuto esser portato in aula prima dell’approvazione di questa norma di salvataggio delle Terme, quanto meno per consentire a tutti i deputati di avere una idea chiara sulla strategia governativa per il termalismo regionale. Invece, all’aula è stato portato un “conto salato” da saldare, pena il depauperamento per sempre del patrimonio termalistico siciliano: quasi venti milioni di euro di risorse pubbliche per rifinanziare i debiti pregressi e cancellare così, con un solo colpo di spugna, tutte le responsabilità che, fra inerzie, procrastinazioni, incertezze ed omissioni, il Dipartimento Bilancio ha avuto nell’ultimo decennio, cioè da quando le Terme di Sciacca e di Acireale nel 2006 sono diventate società per azioni partecipate dal socio Regione. Non va trascurato il fatto, non irrilevante, che dal 2010, cioè da quando è stato decretato per legge lo stato di liquidazione delle Terme, l’Assessorato al Bilancio non si è mai espresso se la liquidazione dovesse essere gestita nell’ottica della continuità aziendale o dello scioglimento delle società. Non bisogna dimenticare nemmeno che non soltanto un euro non è stato concesso per l’ordinaria gestione degli stabilimenti (che nel frattempo proprio la Regione aveva chiesto ai liquidatori di chiudere) ma pure che le Terme di Acireale, proprio per l’inerzia degli uffici regionali, sono state ad un passo dal fallimento. Fallimento che solo un onesto comportamento professionale dei giudici del Tribunale di Catania ha evitato lo scorso anno. E non bisogna nemmeno dimenticare che l’ultimo bilancio della società Terme di Acireale non è stato ancora approvato per via di alcuni “cavilli” che sono ben poca cosa rispetto ai 20 milioni che adesso si chiedono alle casse regionali. Il liquidatore che in quell’occasione avrebbe fatto bene a dimettersi, perché oggettivamente sfiduciato dal suo socio, invece è rimasto al suo posto e adesso si preoccupa soltanto di restituire pulito il Parco delle Terme alla città di Acireale. A non approvare il bilancio è stato lo stesso Assessorato al Bilancio che adesso ha presentato all’aula il disegno di legge in cui, all’art.2 primo comma, si dice testualmente “Al fine di portare progressivamente ad unità i complessi termali di Sciacca e Acireale, la Regione siciliana, per consentire la programmazione e l’attuazione di interventi speciali di sviluppo del turismo termale finalizzati alla promozione economica ed alla coesione sociale e territoriale, è autorizzata all’acquisto di beni immobili e di diritti reali su beni immobili di proprietà delle società Terme di Acireale SpA e Terme di Sciacca SpA, entrambe in stato di liquidazione”. Amen!

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Perchè l’assessore Baccei ha paura di venire ad Acireale?

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Intensa puntata della trasmissione Città Città ieri sera ad Etna Espresso Channel. Ospiti in studio il Sindaco di Acireale Roberto Barbagallo, il deputato regionale Angela Foti, il liquidatore delle Terme di Acireale SpA Gianfranco Todaro e il presidente del Lions e coordinatore del Forum per le Terme Rosario Faraci. Unanime l’interrogativo degli ospiti: ma perchè l’assessore regionale all’Economia Alessandro Baccei, luogotenente del sottosegretario Davide Faraone in Sicilia, non viene ad Acireale per costatare di presenza la situazione delle Terme e discutere con le forze politiche e sociali della città sulle modalità di soluzione dei problemi propedeutici alla redazione del bando di privatizzazione. Perchè Baccei ha paura di venire ad Acireale?

Terme di Acireale, ancora caos. La burocrazia regionale rema contro


dal settimanale I Vespri, pagg.18-19 del numero 4 anno XI

E’ diventata grottesca la vicenda delle Terme di Acireale. Sembra che vi sia la mano invisibile della burocrazia regionale che a tutti i costi vuole sbrandellare gli stabilimenti e i relativi compendi immobiliari, spossessando Acireale di un pezzo della sua storia, di una parte della sua vocazione turistica e persino della sua volontà di risorgere economicamente. Una burocrazia talmente forte e determinata nei suoi intendimenti da andare anche contro la politica, a meno che vi sia un pericoloso gioco delle parti che, ove dimostrato, sarebbe ancora più grave. In pratica, succede quanto segue…..

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Terme Acireale, Todaro: “Regione boccia bilancio ’14? assurdo””


di Serena Di Stefano, dal sito Sudpress

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Dopo il rigetto dell’istanza di fallimento presentata dalla Procura di Catania a danno della società di gestione Terme di Acireale SpA – sentenza emanata dal giudice della Quarta Sezione Civile e Fallimentare del Tribunale di Catania Antonio Caruso – interviene il commissario liquidatore sul futuro del comparto termale

“Alla buona notizia del rigetto, appresa venerdì mattina, è seguita l’immediata doccia fredda. Nella stessa giornata di venerdì è stata convocata l’assemblea dei soci ed essendo una società partecipata al 100%, il socio Regione ha sottoposto a procedure tutti gli ordini del giorno, tra i più importanti, ha rigettato il bilancio relativo all’anno 2014 (quindi a un periodo in cui non ero ancora commissario liquidatore)”, ha dichiarato Gianfranco Todaro insediato a ottobre 2015.

“Il precedente liquidatore aveva omesso di presentare il bilancio relativo a questo periodo, quindi mi sono dovuto occupare del bilancio 2014 che in linea di massima non si discosta da quelli degli anni precedenti approvati dal Collegio sindacale e dalla Regione. Inspiegabilmente la Regione non ha approvato il bilancio con motivazioni assurde facendo dei rilievi che non sono stati effettuati nei 10 anni precedenti”.

La situazione attuale è quindi ancora di stasi. “Rivedremo il bilancio e lo ripresentermo, siamo nella fase di studio ma stiamo cercando di capire le motivazioni del rigetto”.

Il dialogo con la Regione continuerà ma “è chiaro che stiamo cercando anche interlocutori diversi”, ha continuato Todaro spiegando un altro punto all’ordine del giorno discusso dall’Assemblea dei soci: il cammino verso l’affidamento degli stabilimenti ai privati.

“Avevo chiesto l’autorizzazione per emanare un bando per la gestione dello stabilimento che la Regione prevedeva di fare già nel 2010, secondo la legge 11 del 2010, ma in 5 anni non ha fatto quasi nulla dato che solo dopo questi anni si è accorta di non avere i presupposti per emanarlo in quanto il patrimonio in larga parte appartiene alla società Terme di Acireale SpA. A questo punto, è stato detto solo verbalmente che il bando sarebbe stato fatto dal commissario liquidatore, condizione ritrattata nell’ultima riunione perché la Regione ha limitato l’attività del commissario solo alle manovre liquidatorie, quindi attualmente non posso emanare nesssun bando.”

La Regione dunque non può farlo, il liquidatore nemmeno perché deve occuparsi soltanto della soddisfazione dei creditori. “E’ per questo che ho proposto di modificare con un emendamento la legge 11 del 2010 prevedendo che sia il commissario liquidatore a proporre il bando per la gestione ai privati. La proposta è stata subito accolta dall’onorevole Angela Foti (M5S) e l’emendamento che dovrebbe andare in esame dell’Assemblea in questi giorni.”

Sulla questione era intervenuta anche la deputata pentastellata in questi termini: “È certo che non è più possibile che la gestione liquidatoria delle Terme di Acireale continui così come si è protratta fino ad oggi, la Regione deve svolgere un ruolo attivo e propositivo nella soluzione di un problema che rischia di alienare al patrimonio regionale un assetto che ha rivestito e può ancora rivestire un’importanza cruciale per l’economia turistica etnea”.

 

La Città di Acireale e il liquidatore delle Terme convocati il 3 febbraio all’ARS


L’articolo su La Sicilia di Salvo Cutuli

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Nulla di fatto al Consiglio Comunale sulle Terme. Eccessivo il protagonismo di molti consiglieri distratti da altro


L’articolo su La Sicilia del 24/12

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Terme di Acireale. Il Sindaco Barbagallo assicura che non saranno modificate le destinazioni d’uso


L’articolo su La Sicilia del 13 dicembre 2015

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Terme di Acireale, le dichiarazioni del Presidente Raneri dopo il Consiglio


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Terme di Sciacca, vince il burocratese. Stessa sorte per Acireale?


dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA 
TERME, LA REGIONE SCRIVE ALLA ROCCO FORTE: “LA GESTIONE DELLE STRUTTURE SOLO CON BANDO DI EVIDENZA PUBBLICA”
La Regione liquida negativamente la disponibilità del gruppo di sir Rocco Forte con una lettera asettica e striminzita

18/11/2015 13:40

La risposta della Regione, Assessorato all’Economia, alla lettera della Rocco Forte Hotels è datata17 novembre 2015, praticamente ieri. La società aveva scritto alla Regione lo scorso 23 ottobre manifestando l’intenzione alla gestione del complesso termale e degli alberghi chiusi.

Una procedura che, in verità, appariva estranea al contesto che si è sempre diffuso e cioè che la gestione delle strutture deve passare attraverso un bando di evidenza pubblica di caratura internazionale.

Questa la risposta dell’assessore Baccei alla Rocco Forte Hotels. In riferimento alla nota dello scorso 23 ottobre, si fa presente che nproposta, riguardante la gestione del complesso termale di Sciacca e degli alberghi, potrà essere presentata dal Gruppo imprenditoriale nell’ambito della procedura di evidenza pubblica che verrà definita dall’Amministrazione regionale non appena se ne realizzeranno le condizioni tecniche. Infatti,come già evidenziato nell’incontro del 22 ottobre scorso, i beni facenti parte del complesso turistico-termale sono attualmente nella esclusiva dipsonibilità  della società Terme di Sciacca Spa in liquidazione, il cui liquidatore dott. Carlo Turriciano potrà fornire tutte le informazioni tecniche necessarie. Pertanto, nel ringraziare per la disponibilità manifestata, si rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Intanto, stamattina si è svolta l’audizione in Commissione Bilancio dell’Ars. Nulla di nuovo, ovviamente, visto la chiarezza della lettera di risposta della Regione. La dottoressa Terranova ha accennato alla possibilità din una gestione di durata limitata. Ma la cosa, ovviamente, non interessa a nessuno. Almeno da parte di imprenditori di elevata caratura.  

Il sindaco Di Paola sta tentando di evitare che si possa replicare nel 2016 ciò che è accaduto nel 2015, cioè la chiusura delle strutture termaliIl 2015 è ormai prossimo al termine. I tempi stringono, si fanno corti. Di riunione in riunione si rischia di allungare i tempi in maniera irreparabile. Si sa, la burocrazia viaggia con la velocità della tartaruga e sovente è alla ricerca di cavilli che creano ostacoli su ostacoli.

La lettera di risposta alla Rocco Forte ha fatto imbufalire il sindaco. Una lettera asettica che non tiene nel dovuto conto un gruppo imprenditoriale di caratura internazionale,leader del turismo di lusso. Poche parole, ma che dimostrano quanto deleteria sia la presenza della Regione in società il cui business richiede professionalità, esperienza, lungimiranza.

Ventotto anni fa si inauguravano le Terme di Santa Caterina. Oggi è tutto chiuso


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Il 14 novembre 1987 venivano inaugurate le Terme di Santa Caterina dal Presidente della Regione Rino Nicolosi.

Il Lions sollecita la riapertura del Parco delle Terme


L’articolo di Antonio Carreca sul quotidiano La Sicilia del 14/11/2015

Sul sito TuttoLionsSicilia, spiegato più dettagliatamente il senso dell’iniziativa

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Terme di Acireale, una trasmissione televisiva a Canale 9


La puntata di “Città Città”, la trasmissione televisiva di approfondimento dell’emittente acese Canale 9, è stata dedicata ieri 13 novembre alla vicenda delle Terme. Con il giornalista Antonio Garozzo che conduceva, ospiti in studio l’opinionista Enzo Di Mauro, il presidente del collegio dei revisori delle Terme di Acireale SpA Salvatore Barbagallo, il liquidatore delle Terme Gianfranco Todaro e il presidente del Lions Club Acireale Rosario Faraci

Sul sito TuttolionsSicilia un resoconto della serata

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Il Parco delle Terme distrutto dal maltempo


dal sito di Urlo

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Parco delle Terme di Acireale distrutto dal maltempo

Sembrano proprio non volersi fermare i danni ed i disagi che in questi giorni il forte maltempo sta causando ad Acireale. La città acese, infatti, si trova ancora una volta in difficoltà davanti alle avverse condizioni atmosferiche; restando in tema di parchi cittadini distrutti dal maltempo, dopo la villa Belvedere, questa volta tocca allo storico parco delle terme regionali di Acireale subire la medesima sorte.

Come documentato dalle fotografie il parco, già da molti mesi chiuso al pubblico e lasciato al più totale abbandono tanto da trasformarsi in una sorta di piccola giungla, ha subito degli ingenti danni visti i numerosi alberi caduti al suolo a causa del forte vento e della copiosa pioggia. Oltre alle già lunghe vicende sui debiti non saldati alle banche, sul futuro e sul bando pubblico di affidamento ai privati, nonchè la vendita all’asta di una parte del patrimonio immobiliare, le terme di Acireale con il nuovo commissario Gianfranco Todaro, si ritrovano ad affrontare un’altra situazione di non facile gestione.

Il parco delle terme, un tempo fiore all’occhiello di Acireale, ma chiuso al pubblico da mesi e lasciato al più totale abbandono ed alla più completa incuria, subisce così un altro brutto colpo, sempre in attesa di chiari progetti di rilancio per l’intera struttura.

Fonte foto: Fancity Acireale.

Intervista a Todaro il nuovo liquidatore delle Terme di Acireale


L’intervista

Terme di Acireale, il commissario Todaro: “Non tutto chiaro nelle gestioni precedenti”

Domenica 25 Ottobre 2015 – 08:12 di Fernando Massimo Adonia

Appena insediato Todaro deve fare i conti con l’esposto della deputata pentastellata Angela Foti per danno erariale. Intanto, il primo atto che il nuovo commissario ha messo in agenda è il bando per la gestione privata.

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ACIREALE – Gianfranco Todaro, da poco è subentrato alla guida delle Terme di Acireale e c’è già da affrontare l’iniziativa del deputo Ars a cinque stelle Angela Foti che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale provocato, a suo dire, dalla condotta del socio unico, la Regione, e quindi dal presidente Rosario Crocetta. Come la mettiamo?

Appunto, mi sono insediato da poco e ancora non ho preso in visione gli atti contabili della società. Ma rispetto alle situazioni di cui finora sono venuto a conoscenza, credo che ci siano dei passaggi poco chiari.

A cosa si riferisce?

Sicuramente al periodo dei due precedenti amministratori, Claudio Angiolucci e Margherita Ferro. Il mandato di Bosco, invece, non dovrebbe essere in discussione, avendo revocato tutti gli incarichi di consulenza che precedentemente erano stati conferiti e avendo gestito le Terme con il polso del buon padre di famiglia.

Crede che un’eventuale inchiesta della Corte dei conti possa produrre contraccolpi alla sua agenda commissariale?

Non sono assolutamente preoccupato. Noi, intanto, abbiamo dato incarico a un noto studio legale catanese di valutare, assieme a un consulente contabile, se vi sono gli estremi per intraprendere un’azione di responsabilità nei confronti della Ferro.

Quali sono i suoi obiettivi, invece?

Fare ripartire le Terme, in primo luogo. Nei prossimi giorni ci riuniremo a Palermo con la dottoressa Terranova. Vede, abbiamo l’obbligo di conoscere quali sono le direttive della Regione Sicilia, che, come detto, è socio unico della spa Terme di Acireale.

Intanto si è incontrato con il sindaco Roberto Barbagallo, a che scopo?

Sì, per noi è necessario capire anche quali sono le esigenze del territorio per una valutazione complessiva sul da farsi.

Crede davvero che le Terme possano ripartire?

Finora ho visto segnali tangibili di entusiasmo in vista di una ripresa. In fondo, si tratta pur sempre di un patrimonio fin troppo importante non solo per l’Acese, ma per tutta la Nazione. Le Terme non possono andare disperse, anche se le problematiche da affrontare sono tante e le vecchie gestioni ci hanno portato quasi sull’orlo del fallimento.

Il primo atto?

Entro sei mesi conto di completate il bando per la gestione privata. A breve ci sarà un avviso pubblico per capire se ci sono manifestazioni d’interesse.

Nella percezione comune il commissario liquidatore è spesso chiamato a fare gli interessi dei creditori. Lei, invece?

Guardi, io ho già preso contatti con i maggiori creditori per capire se c’è la possibilità di avviare una moratoria dei debiti.

Perché Luigi Bosco, il suo predecessore, ha voluto concludere anzitempo l’esperienza alla guida delle Terme?

Tra la sua gestione e la mia c’è sicuramente continuità. E spero che in futuro ci continui ad affiancare con la sua esperienza. Chiaramente, lui era oberato di lavoro. L’incarico di assessore a Catania non è dei più leggeri. C’è poi che la questione della liquidazione ha degli aspetti tecnici dove lui non era preparato ad affrontarli.

Così sembra smentire il suo operato, non trova?

Non è così, anzi. Lui è un uomo assai preparato e onesto. Ma come lui stesso ha chiarito nelle lettera di dimissioni, è più opportuno che in questa fase liquidatoria subentri chi ha maggiori conoscenze nel campo del diritto. Lui è un ingegnere e siccome non era possibile avvalersi di una consulenza giuridica, ha trovato delle difficoltà. La scelta su di me è caduta, infatti, perché ho esperienza in campo societario.

Bosco è uomo del Megafono e lei?

Sì, da alcuni anni sono vicino al presidente Crocetta e in particolare al consigliere comunale di Catania Daniele Bottino.

La sua è dunque una nomina politica?

Chi afferma questo, è chiaro, smentisce le mie capacità professionali.

Terme di Acireale, esposto alla Corte dei Conti dell’on.Foti


L’articolo su La Sicilia del 18/10/2015

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Todaro nuovo liquidatore delle Terme acesi. Soddisfatto il Megafono di Crocetta


l’articolo di LiveSicilia

Terme di Acireale, Todaro è il nuovo commissario

Giovedì 08 Ottobre 2015 – 13:17

 L’avvocato prende il posto di Luigi Bosco. Soddisfazione da parte del coordinatore provinciale del Megafono, Caudo, e del capogruppo in Consiglio, Bottino.
CATANIA – C’è un nuovo commissario alla Terme di Acireale. Luigi Bosco, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Catania, ha infatti rimesso l’incarico. Al suo posto, cè stato nominato Gianfranco Todaro. Proprio Gianfranco Todaro, 52 anni,avvocato catanese, che già in passato ha ricoperto diversi incarichi, fedelissimo del Capogruppo al Comune di Catania, Daniele Bottino, è stato qualche tempo fa,ad un passo dalla Presidenza della partecipata Catania Multiservizi, che proprio all’ultimo momento,il Sindaco Bianco ha deciso di destinare ad altri”.

“Quello di commissario delle Terme è un importante e delicato incarico-dice Todaro- che in continuità col lavoro svolto dal precedente commissario, ha come obiettivo primario il rilancio di questo meraviglioso sito punto d’orgoglio della nostra Sicilia ed io darò tutto me stesso-continua Todaro -ringraziando chi ha creduto fin dall’inizio nelle mie capacità”. Parole piene di carica sono invece quelle dichiarate dal Capogruppo Bottino nei confronti di Todaro- “Uomo di grande saggezza e professionalità, ha scelto qualche anno fa di seguire insieme a me,un percorso di coerenza e di riscatto,avendo come priorità l’amore per il nostro territorio e l’interesse per la nostra popolazione, chiudendo le porte -continua Bottino -ad un sistema ormai obsoleto e ad una visione distorta di servizio alla comunità.Quindi ritengo che possa essere in questo momento la persona giusta al posto giusto. Auguro buon lavoro all’amico Gianfranco,sicuro che questo processo di rilancio delle terme,porterà grandi soddisfazioni”.

“In tempi rapidissimi il Presidente Crocetta provvede alla sostituzione del commissario liquidatore delle Terme di Acireale”. Lo dichiara Giuseppe Caudo, dell’Ufficio Gabinetto del presidente. “Questo segnale è un ulteriore prova dell’ attenzione del governo al territorio e alla delicata questione della società. Ringraziamo Luigi Bosco per quanto ha fatto in questi anni, rimettendo al centro la questione del patrimonio dell’ ente mortificato dalle precedenti gestioni e indicando con fermezza una via per il rilancio della società. Bosco si è dimesso, dimostrando qualora fosse necessario, lo spirito con cui si deve pensare a questa nostra amata terra” .

“Nell’attuale fase – dichiara infatti Bosco- le Terme necessitano di una gestione con un profilo giuridico e con maggiore disponibilità di quanto il mio impegno nella giunta di Catania mi consenta. Siamo certi che il nuovo Commissario l’ Avv Gianfranco Todaro, – sottolinea Caudo- a cui vanno in nostri auguri di buon lavoro, saprà dare un ulteriore spinta nella direzione della rinascita del Termalismo di Acireale, le questioni da affrontare sono tante, ma siamo certi che il profilo professionale e lo spirito con cui ha accettato questa sfida nel segno della continuità della gestione Bosco, daranno presto le prime importanti risposte alla città e al territorio”.

Terme di Acireale: si è dimesso il liquidatore Luigi Bosco


su La Sicilia dell’8/10

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Terme di Acireale. Albergo in vendita, comincia lo spezzatino


Il richiamo in prima pagina e gli articoli di Tony Zermo e Salvo Cutuli su La Sicilia di oggi 6/10/2015

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Annettere le Terme al Comune di Acireale. Bene Comune chiede una nuova legge


L’articolo su La Sicilia del 29/9/2015

 

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Niente più acqua e luce. Terme di Sciacca in agonia.


TERME: ENEL E GIRGENTI ACQUE PRONTI A STACCARE LUCE E ACQUA. IMU, ICI E TARSU DA PAGARE PER 727 MILA EURO

Ecco la scottante situazione debitoria. Inutili gli 800 mila euro (che non sono arrivati) da dividere con Acireale. A giorni clamorose novità, difficile continuare le attività.

25/02/2015

Al lupo, al lupo, gridava il pastorello facendo accorrere inutilmente i pastori in suo aiuto. L’allarme, però, era uno scherzo; fino a quando il lupo arrivò davvero e i pastori, convinti del solito scherzo, non accorsero. Esopo docet. La favola lascia intendere la fine del pastorello. Con le terme, la storia non muta. E’ come rivivere la favola di Esopo.

Da anni si urla che le terme saccensi rischiano la chiusura. Sono accorsi politici, tutti gli assessore regionali al Turismo, ad iniziare da Fabio Granata, ma la situazione non è cambiata, non è migliorata, neanche con un ventaglio di promesse da manuale del buonista. Anzi, di volta in volta, la patologia delle Terme è peggiorata, si è acuita. Clinicamente non si può neanche dire che le terme vengano alimentate. La gravità della situazione si coglie anche con gli occhi bendati. Siamo stati sempre puntuali a scrivere sulle Terme, pubblicando con coraggio la verità. A iniziare dell’irreparabile errore imputabile all’ex assessore Fabio Granata. Quello di aver accelerato la nascita della Terme di Sciacca Spa sulla quale furono gravati tutti i debiti dell’Azienda Autonoma delle Terme.

La nuova società nacque senza soldi e con una montagna di debiti, nei confronti dei quali la Regione non poteva e non può intervenire, pena l’infrazione comunitaria sugli aiuti di stato. Non ci esaltò la notizia che l’Assemblea regionale approvò un articolo della finanziaria con cui si destinarono (sulla carta) 800 mila euro alle terme di Sciacca e di Acireale. Fummo critici, scettici. Elementi negativi che, però, si basano su riscontri oggettivi. E il tempo, come al solito, ci dà ragione. Criticammo quanti, con penna facile, sfornarono comunicati di “soddisfazione”. E tra questi, abbondano i politici. Ora tuffiamoci nella sostanza.

Quegli 800mila euro, da spartire con le terme di Acireale, non sono arrivati, né arriveranno. E se anche arrivassero, per assurdo, non servirebbero a nulla. Proprio a nulla. Siamo convinti che il liquidatore della Terme di Sciacca Spa non possa più continuare il suo cammino e che a breve potrebbe emergere qualche clamorosa novità. Carlo Turriciano ha una doppia veste, quella di Liquidatore (delibera Assemblea Soci Terme di Sciacca Spa del 26 agosto 2011), e quella di “gestore” provvisorio delle attività societarie (delibera Assemblea Soci Terme di Sciacca Spa del 5 agosto 2011).

La prima sta per essere ultimata essendo stati espletati quasi tutti gli adempimenti; la seconda rischia di terminare traumaticamente per impossibilità di proseguire le attività della società termale. Oggi, la situazione si è talmente aggravata, e non poteva essere diversamente, che non è possibile andare avanti nella gestione. Sono mancate tutte quelle condizioni necessarie. E’ mancata la benzina e la macchina si è fermata. Quei soldi che entrano bastano solo a coprire una minima parte dei costi.

Al 31 dicembre 2013, il bilancio è stato chiuso con una passività di 8.652.479 euro. Le attività societarie fanno incassare in un anno 2.100.000 euro quasi equamente distribuiti tra attività degli stabilimenti e del Grand Hotel delle Terme. Il personale comandato (21 unità) costa 857.205 euro; a questa cifra va aggiunta quella relativa ai cinquanta stagionali che vengono assunti da aprile a ottobre. Con queste cifre, immaginare di proseguire con le attività societarie è da folli. Ecco che la novità dei prossimi giorni potrebbe essere partorita proprio da questo tessuto assai debole. In tale quadro, Carlo Turriciano non sarebbe nelle condizioni di garantire la continuazione delle attività societarie. In parole povere significa: chiudo.

Già obiettivamente ed oggettivamente, la situazione contemplata dal contesto delle norme civilistiche imporrebbe alla figura del liquidatore la vendita dei beni immobili per far fronte alla situazione debitoria e anche la consegna dei libri contabili. E’ assai evidente che non c’è più tempo. L’emergenza e la gravità della situazione non consente il diluire dei tempi. Né è di conforto la prospettiva del famigerato bando di manifestazione per l’affidamento a terzi della gestione delle strutture termali. Ancora il bando deve essere pubblicato. Quando sarà pubblicato trascorreranno almeno 120 giorni per capire se vi sono proposte. In caso positivo (lo speriamo) fino a che il processo venga concluso passeranno non meno di due anni.

Un tempo troppo lungo per fronteggiare l’agonia della Terme di Sciacca Spa. Tra pochissimi giorni, l’Enel taglierà nuovamente la corrente elettrica, la Telecom i telefoni, la società idrica l’acqua. Riscossione Sicilia ha già messo in atto i provvedimenti di recupero percorrendo le vie giudiziarie per il recupero di Imu, Ici e Tarsu.

Questa la situazione debitoria più “scottante”: Tributi locali: € 727.167; Enel: € 408.000; Ici, Imu, Tarsu: € 727.166; Girgenti Acque: € 101.667; Ritenute d’acconto per il 2013 € 36.800; Rate Serit ed Agenzie Entrate € 270.758; Azienda Autonoma delle Terme € 1.074.744; Regione Sicilia € 4.813.000 Nessuno si illuda che i debiti vantati dalla Regione possano essere “cancellati” o “compensati”. Chi afferma ciò vive su Marte. Oggi, in buona sostanza, per aprire i battenti servono € 1.780.000 euro, subito.

Vi renderete conto che quella cifra di 800.000 mila euro (che difficilmente sarà erogata) da dividere con Acireale serve davvero a poco.

Al lupo, al lupo. La favola di Esopo è diventata una realtà. A poco servono le raccolte di firme, convegni, lettere al Presidente della Regione, passerelle di assessori.

Fonte: corrieredisciacca.it

Sciacca aderisce alla rete delle città termali


dal sito mybelice.it

Il Sindaco Di Paola: “A breve nuove azioni per ottenere da Regione mantenimento impegni

“Entriamo anche noi nella rete delle città termali della Sicilia per cogliere l’eventuale opportunità dei finanziamenti, riservandoci di promuovere a breve nuove, forti, azioni per ottenere dal Governo Regionale il mantenimento degli impegni per la ripresa delle attività delle Terme di Sciacca”. È quanto dichiara il sindaco Fabrizio Di Paola nel dare notizia della delibera con cui la Giunta Comunale ha aderito al protocollo d’intesa per la costituzione della Rete delle Città Termali della Sicilia con la partecipazione dell’Ancot e di Federterme.

La costituzione dell’organismo è stata decisa a Termini Imerese, lo scorso 23 giugno, durante un incontro tra i sindaci e i rappresentanti dei comuni di Acireale, Alì Terme, Caltagirone, Calatafimi-Segesta, Castellammare del Golfo, Geraci Siculo, Lipari, Montevago, Sclafani Bagni, Sciacca, Terme Vigliatore e Termini Imerese. In quel contesto, è stato deciso di “attivare una collaborazione con l’assessorato al Turismo della Regione Siciliana, verificando l’opportunità di affidare alla Rete delle Città Termali in Sicilia la realizzazione di un programma di attività (workshop, seminari di formazione, eventi promozionali) sostenuto dalle risorse del Fondo di cofinanziamento dell’offerta turistica di cui all’articolo 1 della legge 135 del 2001”. Uno strumento per cogliere anche le opportunità offerte dal quadro di programmazione dei Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020.

Il sindaco Fabrizio Di Paola evidenzia, nella premessa della deliberazione della Giunta Comunale, che il Comune di Sciacca ha “ritenuto di dover aderire alla costituzione della Rete, pur nella criticità dell’attuale situazione delle Terme di Sciacca, inattive dallo scorso mese di marzo, e nella prospettiva di perseguire la ripresa effettiva più volte rappresentata agli Organi regionali e per la quale si manifesta la ferma intenzione di questa Amministrazione comunale di avviare a breve iniziative, anche eclatanti, atte a ottenere dal Governo Regionale il mantenimento dell’impegno ad avviare le procedure per la ripresa delle attività termali”.

In una successiva riunione, il 12 agosto, sempre a Termini Imerese, il comitato dei sindaci ha deciso di formalizzare con apposite deliberazioni di Giunta Municipale la delega al Comune di Montevago e, dunque, al sindaco Calogero Impastato, nominato coordinatore pro-tempore, a sottoscrivere la convenzione con l’assessorato regionale al Turismo per la realizzazione del programma di attività.

In ginocchio Acireale, pure le Terme


su La Sicilia dell’11/9/2015

cincotti

La proposta di assegnare alla città la proprietà delle Terme acesi


su La Sicilia del 4/9/2015

benecomune

Furto di rame nel complesso termale


su La Sicilia del 12 agosto 2015 articolo di Salvo Cutuli

furtodirame

Un bagno nei debiti


l’articolo del Quotidiano di Sicilia

Terme in Sicilia, un bagno nei debiti

di Chiara Borzì

Acireale e Sciacca indebitate per 20 mln €, stabilimenti chiusi da un anno e 3 mln di turisti regalati alla Toscana. In Sicilia 9 strutture attive per 441 mila presenze contro 1,7 mln di Montecatini.
PALERMO – La stagione del termalismo siciliano sembra sulla via del tramonto. Giganti come Sciacca e Acireale hanno ceduto il passo dopo anni di agonia che hanno portato, infine, alla dissipazione di un patrimonio turistico-economico dal giro milionario. Quel che rimane oggi nei rispettivi complessi termali è l’avanzare di un degrado che gradualmente si sta impossessando delle strutture, oltre che una marea di debiti. A Sciacca il Comune non ci sta a perdere uno degli elementi più preziosi del proprio territorio.
Il sindaco della città, Fabrizio Di Paola, ha chiesto un intervento regionale che, seppur promesso, non è mai arrivato. Al contrario di Sciacca, ad Acireale tutto tace. Le terme sono chiuse e nessuna forza politica si è interessata alla questione.

Inserito il

dal sito di TeleradioSciacca

MOZIONE SUL TERMALISMO DELL’ON. MOSCATT (di Calogero La Rocca)

 

La crisi delle Terme di Sciacca è una delle vicende più rilevanti degli ultimi anni, dalla quale dipende il futuro non solo dei lavoratori e delle loro famiglie ma anche di tutta l’economia saccense. Sciacca infatti è stata fondata proprio come stazione termale fin dall’antichità, dai tempi dei Greci e dei Romani e perdere un patrimonio di inestimabile valore come questo sarebbe il colpo di grazia quasi defintivo per l’economia di questa città. Sciacca e le Terme sono un binomio imprescindibile. Proprio a questo proposito il parlamentare nazionale del Partito Democratico Antonino Moscatt, ha presentato una mozione, insieme ad altri due colleghi, Edoardo Fanucci e Vanessa Camani, insieme nella foto, associando le Terme di Sciacca, che sono di proprietà della Regione, alle Terme di “Acqua Pia” di Montevago che appartengono a privati.

“Alla presenza dei rappresentanti del settore e diversi sindaci dei comuni d’Italia – afferma Moscatt – abbiamo illustrato la nostra mozione sul termalismo, che mira a rilanciare un settore in difficoltà che non possiamo abbandonare perché opportunità d’economia diffusa anche per realtà siciliane come le ‘Terme di Sciacca’ e ‘Acqua Pia’ di Montevago. Sono un’opportunità e non un limite, investire, e non solo economicamente, sugli stabilimenti termali dando spazio al benessere e se possibile alla sanità, significa – se si considera anche un certo indotto – crescere sotto diversi aspetti. La nostra mozione tenta – conclude Moscatt- di farlo”.

In tutta Italia il settore termale è in pieno sviluppo, solo in Sicilia le due aziende termali di proprietà della Regione più importanti, quelle di Sciacca e Acireale, hanno accumulato debiti per oltre 10 milioni di euro, nonostante sia stato avviato un percorso verso la privatizzazione che non è mai stato portato a termine. Speriamo che questa mozione riesca a sensibilizzare il Governo nazionale per risolvere la questione, anche se facciamo fatica a comprendere come si possano associare un’azienda pubblica, come le Terme di Sciacca, e una privata, come le Terme di Montevago.

Perla Jonica: arriva lo sceicco jr


 

L’articolo di Tony Zermo su La Sicilia del 29 luglio 2015

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Abbandonata la Piscina delle Terme di Acireale


Su La Sicilia del 24 giugno 2015

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Niente più acque e prestazioni alle Terme, soltanto un “mare” di debiti


Sul numero 24 del settimanale I Vespri (da oggi 13 giugno in edicola)

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E’ un connubio bizzarro quello tra Terme ed Aziende Sanitarie Provinciali


su La Sicilia del 12 giugno

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Terme di Sciacca, tutto fermo: gestione appesa ad un filo

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dal sito del Giornale di Sicilia

IL CASO

Terme di Sciacca, tutto fermo: gestione appesa a un filo

di Giuseppe Pantano— 09 Giugno 2015

Il liquidatore, Carlo Turriciano, è bloccato anche nella convocazione dell’assemblea dei soci, chiamata a decidere sull’affidamento degli stabilimenti

Sciacca, terme, Agrigento, Economia

SCIACCA. L’Azienda sanitaria provinciale è ancora impegnata nelle verifiche per decidere se prendere in carico le strutture termali, ma si fa sempre più complicata l’apertura dello stabilimento e delle stufe di San Calogero nella stagione 2015. L’Asp, che, la settimana scorsa, ha effettuato un sopralluogo, con propri tecnici, nello stabilimento e alle stufe di San Calogero, non ha ancora dato il via libera alla Regione e il liquidatore, Carlo Turriciano, è bloccato anche nella convocazione dell’assemblea dei soci, chiamata a decidere sull’affidamento degli stabilimenti.

La situazione negli ultimi giorni si è fatta più critica per quanto riguarda gli impianti. E’ di nuovo guasta, infatti, e adesso bisogna sostituirla, la caldaia dello stabilimento. Il costo è di circa 20 mila euro. “Io sono in attesa che l’Asp dia una risposta – afferma il liquidatore delle Terme, Carlo Turriciano – e poi convocherò l’assemblea”. L’Asp, a quanto pare, sarebbe disponibile, ma durante il sopralluogo è stato verificato, ad esempio, che sono necessari lavori di manutenzione oltre alla sostituzione della caldaia.

Terme di Acireale incatenate e dimenticate. Sospese le prestazioni, si attende il bando di privatizzazione

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La prima pagina del settimanale I Vespri (n.23 anno X, del 13 giugno 2015, da sabato 6 in edicola) e il servizio alle pag.12 e 13.

Terme di Acireale incatenate e dimenticate. Sospese le prestazioni, si attende il bando di privatizzazione

 Le foto riportate sul sito del Forum permanente sulle Terme di Acireale sono più chiare di qualunque promessa e discorso fatti nelle ultime settimane. Le Terme sono chiuse, addirittura incatenate. Ci sono catene e lucchetti ovunque. All’ingresso del Parco delle Terme; nel cancello di accesso alle Terme di Santa Venera e agli stabilimenti di Santa Caterina. Dinanzi a questi ultimi, addirittura, si comunica che “le prestazioni termali sono sospese per lavori di manutenzione”. La verità è che le Terme di Acireale sono ormai ridotte da tempo ad un ammasso di carte. Carte di ogni tipo: lettere al socio unico Regione Sicilia che non vuol sentire ragioni di ricapitalizzare o rifinanziare la società; documenti interlocutori con Unicredit per scongiurare il peggio, cioè che l’ex albergo Excelsior Palace e il centro polifunzionale, attualmente pignorati, diventino di proprietà della banca; rateazioni di pagamento con i fornitori e lettere di sollecito ai creditori. Non è facile il compito del liquidatore di una società pubblica e lo sa bene l’ing.Luigi Bosco, che tra l’altro assolve al delicato ruolo di assessore nella giunta di Enzo Bianco a Catania. Fedelissimo del Presidente Crocetta, il liquidatore delle Terme è tra l’incudine e il martello. Da un lato, prova ad assecondare i desiderata del Presidente della Regione Siciliana che un giorno rilancia sul termalismo e un altro proclama invettive contro le società partecipate in stato di decozione. Dall’altro lato, l’ing.Bosco sa perfettamente che la poltrona su cui siede è calda, perché vi sono parecchie responsabilità cui va incontro come amministratore, a partire dalla più importante di tutte: chiedere al socio unico, cioè alla Regione Siciliana, di portare i libri al Tribunale e avviare una procedura di concordato, quanto meno per salvaguardare i valori di realizzo degli asset aziendali. Sembra che l’ingegnere Bosco abbia avanzato informalmente una richiesta del genere, ma i solerti burocrati dell’Assessorato all’Economia a Palermo inspiegabilmente hanno rispedito al mittente la proposta. In realtà, la burocrazia regionale vuole solo prendere tempo. Ha di fatto neutralizzato la decisione della politica che, nel bilancio regionale, aveva stanziato 400.000 euro ciascuno per le Terme di Acireale e di Sciacca; i soldi non verranno mai concessi, perché la burocrazia non si assume il rischio di contravvenire al monito della Corte dei Conti che intima i dirigenti a non usare più risorse finanziarie pubbliche per ricapitalizzare e rifinanziare società regionali partecipate afflitte, come le Terme, da perduranti e gravi perdite economiche. Si attende solo che Sviluppo Italia Sicilia esiti al più presto il bando per l’affidamento ai privati della gestione delle Terme, come auspicano da tempo un po’ tutti: il liquidatore, l’ing.Roberto Barbagallo sindaco di Acireale e una parte della società civile, di cui il Forum del Lions Club è una espressione. Tuttavia, come richiamato pure sulle pagine di questo settimanale, non è facile scrivere il bando, fintanto che non saranno risolte alcune pregiudiziali rilevanti, tra cui quella relativa al debito da saldare ad Unicredit (entro settembre di quest’anno) per evitare che si perdano due importanti cespiti, l’albergo e il centro polifunzionale, la cui inclusione nel pacchetto degli asset in affidamento renderebbe le Terme più appetibili ai privati. Insomma, è un po’ come il cane che si morde la coda. Mentre la città rimane impassibile e aspetta le determinazioni palermitane, senza però che nessuno le solleciti con vigore, ogni aspetto della intricata vicenda è demandato alla burocrazia regionale, oramai assolutamente impermeabile pure alle proposte provenienti dalla politica. L’ultima, in ordine tempo, è suggestiva e romantica, addirittura fa tenerezza. A Sciacca, che ha problemi analoghi a quelli di Acireale e dove gli stabilimenti sono chiusi, qualcuno ha avanzato la proposta di affidare all’ASP la gestione degli stabilimenti, in attesa che si chiudano le procedure per l’affidamento ai privati degli stabilimenti. Immediatamente, la proposta è rimbalzata ad Acireale e il Presidente Crocetta, in una intervista rilasciata ad un quotidiano locale, ha dichiarato di voler operare in questa direzione. Sembra però che la soluzione sia impraticabile. Per mille motivi, due dei quali sono i più rilevanti. Primo, a parte i medici, l’ASP non ha le professionalità necessarie per gestire prestazioni specialistiche come quelle termali. Secondo motivo, l’ASP non dispone, come invece le Terme di Acireale e di Sciacca, delle concessioni minerarie dell’Assessorato all’Industria per esercitare attività termale in Sicilia. Dunque, il discorso sembra chiuso in partenza, ancor prima che si vada avanti con la proposta. E’ tempo invece di esaminare le carte, perché il 23 febbraio scorso l’Assemblea dei soci delle Terme di Acireale ha approvato il bilancio al 31 dicembre 2013. I numeri ancora una volta sono sconfortanti. Nonostante una significativa ripresa del fatturato (che dai 9.657 euro dell’anno precedente è passato a 211.076 euro, grazie all’impegno dell’ing.Bosco di riaprire alcuni reparti), la società di gestione delle Terme di Acireale è andata incontro ad una perdita di esercizio pari a 1.169.072 euro (contro 1.786.698 dell’anno precedente). La perdita corrente cumulata con quelle pregresse ammonta a circa il 25% delle poste attive di bilancio, fa rilevare il Collegio Sindacale nella sua relazione a firma di Salvatore Barbagallo, Maria Luisa Damico e Marcello Murabito. Il totale passivo è di 40.321.205 euro e i debiti ammontano a 14.198.500 euro (rispetto a 13.921.576 dell’anno precedente). Il patrimonio netto è ulteriormente diminuito, eroso dalle perdite accumulate negli anni: adesso è di 22.870.059 euro (rispetto ai 24.039.130 rilevato a fine 2012). In queste condizioni, la gestione delle Terme è solo “cartacea” e – è ancora il Collegio Sindacale a rilevarlo nella sua relazione – in assenza di chiare indicazioni da parte del socio Regione Siciliana, il rischio di depauperamento degli asset patrimoniali è elevatissimo

Saro Faraci

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Inapplicabile demandare all’ASP la gestione delle Terme

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Su La Sicilia del 2 giugno 2015 l’articolo di Salvo Cutuli

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Terme “incatenate”. Il Forum celebra oggi quattro anni di attività sociale, ma gli stabilimenti sono chiusi ovunque

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Foto di Rosario Faraci, Coordinatore del Forum permanente delle Terme di Acireale che si è costituito per iniziativa del Lions Club il 1 giugno 2011. Nonostante l’intensa attività del Forum, per sensibilizzare opinione pubblica e classe politica, la vicenda che interessa prevalentemente la Regione Siciliana, socio unico delle Terme di Acireale SpA, è sempre più complessa. Le foto di oggi evidenziano amaramente che tutto è chiuso e che le catene sono ovunque, dinanzi ai cancelli delle Terme di Santa Venerina, delle Terme di Santa Caterina e del Parco delle Terme. DSCN8805 DSCN8806 DSCN8807 DSCN8808 DSCN8809 DSCN8810 DSCN8811 DSCN8812 DSCN8814 DSCN8815 DSCN8816 DSCN8817 DSCN8818 DSCN8819 DSCN8820 DSCN8822 DSCN8823 DSCN8825 DSCN8827 DSCN8828 DSCN8829 DSCN8830 DSCN8832 DSCN8833 DSCN8836 DSCN8837 DSCN8838 DSCN8839 DSCN8840 DSCN8842 DSCN8843 DSCN8844 DSCN8845 DSCN8846 DSCN8847 DSCN8849 DSCN8850 DSCN8851 DSCN8852 DSCN8853 DSCN8854 DSCN8856 DSCN8857 DSCN8858 DSCN8859

Terme simbolo di una Sicilia in affanno

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su La Sicilia del 1/6/2015

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Riunione tecnica a Palermo per le Terme di Sciacca


dal sito del Corriere di Sciacca

PALERMO – CRONACA
TERME, RIUNIONE “TECNICA” A PALERMO. C’E’ LA VOLONTA’, MA BISOGNA APPROFONDIRE DIVERSI ASPETTI AMMINISTRATIVI

27/05/2015 16.08

Riunione operativa a Palermo, nella tarda mattinata, per capire come dare seguito alla gestione dello stabilimento termale da parete dell’Asp di Agrigento. La riunione è servita per scambiarsi le buone intenzioni, ma nella sostanza, sia l’Asp che la Terme di Sciacca Spa devono meglio approfondire diversi aspetti tecnici,amministrativi e burocratici.

Tra i diversi nodi da sciogliere quella del personale. I lavoratori del ruolo unico regionale, i cosiddetti “comandati”, dovranno essere pagati dall’Asp di Agrigento. Come del resto ha fatto la Terme di Sciacca Spa. Il personale che presta servizio allo stabilimento termale, nel profilo di comandati,non è a carico della Regione. L’Asp deve stabilire quanto personale utilizzare e per quianto tempo.

Vi sonpo, inoltre, diversi altri aspetti da chiarire. Nei giorni prossimi sia l’Asp che la Terme di Sciacca Spa dovranno sciogliere tali nodi.

Terme di Sciacca, il sindaco Di Paola alla Regione Siciliana: “È finito il tempo del rinvio”

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dal sito lnx.comunedisciacca

Terme, il sindaco Di Paola alla Regione Siciliana: “È finito il tempo del rinvio”

terme di sciacca stabilimento

“Non è più tempo di corrispondenze epistolari o note dilatorie”. La Regione segua l’unico percorso individuato affinché si avviino “senza indugio” le attività per la riapertura delle Terme e non perda più tempo a ritornare e a insistere su soluzioni già ritenute nelle scorse settimane giuridicamente impraticabili. O cambi le norme. È quanto scrive il sindaco Fabrizio Di Paola riscontrando lo stesso giorno, il 30 aprile, la lettera del liquidatore delle Terme mirata ad accertare la “disponibilità del Comune di Sciacca ad assumere la temporanea gestione dell’intero complesso”. Il sindaco indirizza la lettera al liquidatore, al presidente della Regione, all’assessore regionale all’Economia, all’Ufficio Speciale per la Chiusura delle Liquidazioni annunciando la missione di lunedì a Palermo, nella sede della Presidenza della Regione, con una delegazione del Consiglio comunale: “Non vogliamo deflettere dal perseguire l’obiettivo del complesso termale”.

Il sindaco Fabrizio DI Paola ricorda che sulla proposta di gestione temporanea da parte dell’Ente Locale, lo stesso Comune di Sciacca si era già espresso un mese fa, nella nota del 2 aprile, in cui venivano espressamente evidenziate le perplessità manifestate nel corso della riunione del 27 marzo. “L’indicazione non è stata frutto di una presa di posizione o di una volontà negativa di questo Ente, ma il risultato di un approfondimento giuridico-ordinamentale dei nostri Uffici da cui è emerso: mancanza di titolo per la gestione dei beni; mancanza di una norma di azione che possa attribuirne la competenza all’Ente Locale; refluenze di carattere finanziario sia sulla corretta gestione del bilancio, sia in temi di limiti e divieti imposti dalle norme di stabilità; impossibilità di assunzione di personale e/o rinnovo di contratti con lavoratori in regime speciale in capo alla Regione; assenza di requisiti imprenditoriali per la gestione diretta di attività commerciali e/o sanitarie”.

“E’ appena il caso di rilevare – aggiunge il sindaco – che tutte le questioni sopra evidenziate cesserebbero nel momento in cui la Regione intendesse restituire la proprietà di tutto il complesso termale al Comune di Sciacca attraverso l’abrogazione delle norme relative alla regionalizzazione del patrimonio termale e alla successiva legge sulla privatizzazione”.

Ritornando alla questione gestionale, il sindaco Fabrizio Di Paola ricorda che già il 2 aprile “era stato individuato un percorso per la salvaguardia della stagione in corso finalizzato a evitare le negative conseguenze di ordine sociale, occupazionale ed economico, e in precedenza era stata pure fornita una relazione tecnico-economica”. Pertanto, “la richiesta a cui si fa riscontro non risulta supportata da nuovi elementi e/o indicazioni tecnico-giuridiche che possano indirizzare il Comune di Sciacca a dare la disponibilità ad assumere la temporanea gestione dell’intero complesso”.

“A distanza di 28 giorni dalla nostra nota, nel corso dei quali sia gli Organi Amministrativi di questo Ente che numerosi Parlamentari Regionali hanno richiesto pressantemente iniziative utili alla risoluzione della problematica, ed il sottoscritto ha ricevuto telefonicamente parole rassicuranti da parte del Presidente della Regione sull’avvio del percorso individuato (autorizzazione al Liquidatore a pubblicare l’avviso per l’affidamento a privati dell’Hotel e interlocuzione con il Direttore Generale dell’ASP di Agrigento per la gestione dello stabilimento), – dice ancora il sindaco Fabrizio Di Paola – non può non evidenziarsi il segnare il passo da parte degli Organi Regionali, che con il passare dei giorni stanno pregiudicando l’avvio di una stagione turistica che potesse garantire la riapertura dell’Hotel e dello Stabilimento, con le evidenti positive refluenze sia di carattere economico che occupazionale. Non si comprende come l’Amministrazione Regionale intenda subordinare ad una impraticabile soluzione (la gestione diretta del Comune) in presenza di un proprio soggetto, appositamente nominato, che ai sensi degli articoli 2487 e seguenti del Codice Civile è legittimato a svolgere ogni utile attività in merito. In ogni caso, ove si dovesse ritenere, con il relativo supporto normativo, che questo Ente sia legittimato a poter affidare a terzi, in luogo del Commissario Liquidatore, la gestione di tutto il complesso termale, attraverso appositi separati bandi ad evidenza pubblica, si manifesta la disponibilità di questo Ente, previa espressa autorizzazione in tal senso da parte dei competenti Organi Regionali”.

“Riaprite le Terme”, delegazione istituzionale di Sciacca in missione lunedì a Palermo

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dal sito lnx.comunedisciacca

“Riaprite le Terme”, delegazione istituzionale in missione lunedì a Palermo

terme di sciacca

Missione a Palermo, lunedì prossimo, 4 maggio 2015 dell’Amministrazione e del Consiglio comunale per dare soluzione alla questione Terme. Una delegazione andrà nella sede della Presidenza della Regione, a Palazzo d’Orleans. Ne danno comunicazione il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono che invitano chiunque a partecipare, cittadini, associazioni e organizzazioni varie. L’appuntamento è in Piazza Indipendenza alle ore 11.

“Le istituzioni comunali, la città – dichiarano il sindaco Di Paola e il presidente Bono – si sentono presi in giro. Si pensava a metà del mese di aprile, a uno sbocco finalmente positivo. Ma così non è stato. Con amarezza ne prendiamo atto e protestiamo con questo inspiegabile atteggiamento. L’iniziativa di andare a Palermo è stata assunta nel corso della conferenza dei capigruppo lo scorso giovedì, quando abbiamo formalmente verificato la nota del commissario liquidatore delle Terme. Una nota nella quale si dice che il Comune di Sciacca deve, in via preliminare e provvisoria, prendere in gestione diretta l’intero complesso termale, soluzione questa giuridicamente impercorribile e già formalmente comunicata a suo tempo al Presidente della Regione Siciliana. Preso atto del comportamento dilatorio del governo della Regione, a cui si erano prospettate delle soluzioni a breve per rendere operativi albergo e stabilimento per avviare la stagione 2015 in attesa dell’emanazione del bando di gestione pluriennale, si è pervenuti a questa decisa determinazione. Nella mattinata di lunedì porteremo al governo regionale, direttamente nella sua sede, la risposta con una delegazione istituzionale composta da Amministrazione e Consiglio comunale. Diamo così seguito a quanto l’organo consiliare aveva deliberato nella seduta straordinaria dello scorso 14 aprile e a cui non si è dato poi seguito, responsabilmente, per le confortanti rassicurazioni giunte da Palermo e che finora sono state disattese”.

Trasferire la proprietà delle Terme dalla Regione al Comune di Acireale. Presto un disegno di legge


da Gazzettino on line

Acireale, a fine mese il primo Bilancio partecipativo del Comune

Acireale, a fine mese il primo Bilancio partecipativo del Comune
Due pomeriggi dedicati all’ascolto e al confronto diretto con giovani, professionisti e associazioni, un momento fortemente voluto dal sindaco Roberto Barbagallo, che ha voluto coinvolgere direttamente i cittadini nella programmazione finanziaria del Comune di Acireale. Alla fine del mese sarà presentato il primo Bilancio dell’amministrazione Barbagallo e, come annunciato, sarà il primo Bilancio Partecipato del Comune di Acireale. Le proposte presentate dagli aderenti sono state analizzate e approfondite giovedì e venerdì pomeriggio nel corso di singole conferenze di servizi. Intorno al tavolo in sala giunta si sono riuniti i promotori di progetti e iniziative, il sindaco, il consulente economico, gli assessori e i dirigenti dei settori di riferimento. Le proposte saranno quindi valutate da un’apposita commissione e quelle ritenute idonee saranno inserite nell’imminente documento di programmazione finanziaria.

Tantissime le tematiche affrontate durante il confronto con i cittadini che hanno voluto suggerire idee e percorsi per migliorare la vivibilità cittadina. Fra queste: la realizzazione del Pedibus, una forma di trasporto scolastico per i piccoli alunni che saranno accompagnati a piedi da adulti volontari, incentivi al compostaggio domestico dei rifiuti, la biblioteca e la ludoteca dei bambini, la riqualificazione di via Balestrate, il FabLab, la realizzazione dei murales dedicati agli eroi antimafia, l’adozione di piazze e villette da parte dei ragazzi diversamente abili, la creazione di un tempio crematorio e di un’area adibita a sgambatoio per i cani. Una delle conferenze di servizi è stata dedicata alle Terme di Acireale, il Comune si farà promotore di un disegno di legge sostenuto dai cittadini, che sarà affidato ai deputati regionali acesi Nicola D’Agostino e Angela Foti, per il trasferimento delle Terme in proprietà all’ente.

“L’assemblea che costituisce il Bilancio partecipato, non esaurirà i suoi compiti con l’esame delle proposte, ma sarà tenuta in considerazione e dovrà esprimersi nelle fase successive di realizzazione dei progetti. Per noi amministrazione è stato un momento di grande soddisfazione, un esperimento che abbiamo voluto avviare per il nostro primo bilancio e che continueremo a  proporre ogni anno. Ringrazio i cittadini per la partecipazione attiva e gli Uffici del Settore Finanziario che si sono dedicati con interesse alla nuova attività di programmazione”, dice il sindaco Roberto Barbagallo.

Terme: lotta contro il tempo non depauperare il patrimonio

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dal settimanale I Vespri (anno X, n.14, pag.7)

Terme di Acireale sono in agonia. Lenta ed inesorabile verso la chiusura e la cessazione delle prestazioni specialistiche. Non c’è liquidità per pagare le spese correnti. Il bilancio al 31.12.2013, appena approvato ma ancora non pubblicizzato sul Registro delle Imprese della Camera di Commercio, registra ricavi per poco più di qualche centinaio di migliaia di euro, una somma irrilevante per far fronte alle spese correnti e ai debiti pregressi. Pare che il liquidatore Luigi Bosco abbia chiesto al socio unico, cioè alla Regione Siciliana, la convocazione di un’assemblea straordinaria per discutere dell’approvazione di una possibile richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Catania, in pratica la prima tappa di una procedura concorsuale applicabile alle crisi d’impresa. La Regione per il momento prende tempo, anche perché è compito del liquidatore esperire prima tutti gli atti necessari per ristorare i creditori e restituire l’attivo residuo al socio. Ma il tempo incalza e il rischio di insolvenza si fa imminente. I debiti, lo abbiamo scritto anche nel numero scorso, rischiano di affossare definitivamente le Terme di Acireale. La Regione non intende più sborsare un euro, anche perché i solerti dirigenti regionali dell’Assessorato all’Economia non vogliono assumersi alcuna responsabilità contravvenendo alle indicazioni della Corte dei Conti che, nell’ultima relazione, è stata chiara: nessun trasferimento, nessun intervento di capitalizzazione è possibile dalla Regione verso le sue società partecipate quando sono decotte come le Terme di Acireale. Quindi è al liquidatore, l’ing. Luigi Bosco, che tocca trovare una possibile soluzione per conciliare due esigenze che, al momento, appaiono contrapposte: da un lato, preservare il patrimonio immobiliare delle Terme; dall’altro lato, creare le condizioni per una ripresa delle attività termalistiche. I quattrini per riavviare queste ultime non ci sono, anche perché il funzionamento degli impianti comporta costi ed uscite monetarie, quelle delle utilities innanzitutto, che non possono essere coperte con la monetizzazione dei ricavi correnti. Il patrimonio immobiliare, d’altro canto, risente della complessa vicenda con Unicredit. La banca ha assicurato la propria disponibilità a far includere, nell’imminente bando di privatizzazione, la cessione del debito al potenziale investitore interessato alla gestione; tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, perché entro settembre di quest’anno è necessario corrispondere oltre due milioni e mezzo di euro ad Unicredit per il pagamento delle pregresse rate di mutuo non onorate; se il debito non verrà saldato, anche ove fosse disponibile a farsene carico in futuro il nuovo gestore delle Terme, i due immobili – l’albergo Excelsior Palace e il centro polifunzionale – verranno messi all’asta. La faccenda del contenzioso con Unicredit e l’esercizio di alcuni diritti spettanti ai privati su terreni a Pozzillo e sull’ex stabilimento dell’acqua minerale ancora di proprietà delle Terme costituiscono tecnicamente le pregiudizievoli che stanno rallentando la stesura del bando, di cui si sta occupando l’advisor regionale Sviluppo Italia Sicilia. Se non si risolvono, anche in via transattiva, questi nodi, procedere alla stesura del bando, sulla falsariga di quanto avvenuto per Sciacca, sarà difficile. Occorre, insomma, un’azione di coordinamento straordinaria che può essere assicurata solo dalla politica, o dal liquidatore, o da un tavolo tecnico fra più attori istituzionali, compreso il Tribunale. La politica però tentenna ed esprime posizioni variegate e spesso contrastanti, come dimostrano i più recenti discorsi diametralmente opposti del Presidente Rosario Crocetta, dell’assessore all’Economia Alessandro Baccei e dell’assessore al Turismo Cleo Li Calzi. Il liquidatore Luigi Bosco è sempre più solo e cerca sostegno politico per legittimare la propria azione a tutela del patrimonio. Il tavolo tecnico potrebbe essere a questo punto una soluzione intelligente per far dialogare da vicino Enti ed istituzioni che fino ad ora si sono confrontati soltanto con carte e missive. Un tavolo tecnico si terrà la prossima settimana. E’ stato deciso a Palermo nel corso di un incontro ristretto all’Assessorato all’Economia avvenuto martedì scorso. Vi parteciperanno l’ing. Luigi Bosco, il dott. Giuseppe Glorioso di Sviluppo Italia Sicilia, la dott.ssa Grazia Terranova dirigente dell’Ufficio Speciale per le Partecipate Regionali, il sindaco di Acireale ing. Roberto Barbagallo e l’on. Nicola D’Agostino che sta seguendo da vicino la vicenda. Sarà presente pure il Forum permanente delle Terme di Acireale, promosso dal Lions nel 2011, che dopo quattro anni dalla sua costituzione viene ufficialmente invitato dal primo cittadino di Acireale ad accompagnare la città nel confronto con l’istituzione regionale. Sono passati quasi tre anni da quando, nell’estate del 2012, Sviluppo Italia Sicilia esitò alla Regione Siciliana lo studio preliminare sulle Terme di Acireale e di Sciacca. Da lì si sarebbe dovuto procedere immediatamente alla pubblicazione del bando per l’affidamento ai privati della gestione degli stabilimenti idrotermali. Così non è stato per Acireale, mentre per Sciacca si è fatto, seppur con esiti negativi dato che nessuna manifestazione di interesse è pervenuta. I ritardi nell’emanazione del bando per Acireale sono principalmente legati alle pregiudizievoli già menzionate (a partire dal contenzioso con Unicredit) e dall’andamento sofferto della liquidazione che, nonostante la ripresa dell’attività, non ha prodotto i risultati sperati. Ai debiti verso la banca si assommano anche i debiti verso l’Erario (la Serit) e quelli nei confronti del Comune di Acireale. Si può provare ad immaginare una rateazione di questo monte debitorio così mostruoso, ma in che modo concretamente si potranno onorare le rate correnti del debito? E’ tutta qui la questione ed onestamente non è facile, seppur non impossibile, trovare una via d’uscita immediata. Bisogna lottare contro il tempo per scongiurare il rischio di non trovare più l’ex albergo Excelsior Palace nel patrimonio disponibile delle Terme. Senza quell’immobile, infatti, la gestione di tutto il resto risulterebbe meno appetibile ad eventuali investitori interessati.

 Saro Faraci

Sciacca, il sindaco Di Paola invia una relazione alla Regione

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dal Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME: RELAZIONE DI DI PAOLA ALLA REGIONE

02/04/2015 12.59

Il sindaco Fabrizio Di Paola ha inviato oggi una relazione al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, in cui illustra tutto il lavoro svolto dall’Amministrazione comunale e i percorsi individuati dopo l’incontro dello scorso venerdì a Palermo alla Presidenza della Regione.

“In questi giorni – scrive il sindaco Fabrizio Di Paola – unitamente all’Amministrazione attiva e al presidente del Consiglio comunale, è stato svolto un grande lavoro di approfondimento tecnico, giuridico ed economico per addivenire a una soluzione concreta e realistica che evitasse la chiusura, per la stagione 2015, delle attività alberghiere e termali delle Terme di Sciacca”.

Il sindaco Di Paola illustra nel dettaglio le soluzioni da attuare subito, “nelle more della emanazione della manifestazione di interesse di carattere generale che porti alla gestione privatistica dell’intero patrimonio”. Soluzioni-ponte, provvisorie, come dichiarato giorni fa in una nota stampa, che tengono conto delle caratteristiche terapeutico-sanitarie dello stabilimento e degli aspetti più economico-imprenditoriali del Grand Hotel. Il sindaco Fabrizio Di Paola accenna alle iniziative promosse e agli incontri avuti in questi giorni, prendendo oggi atto delle dichiarazioni rese alla stampa dal liquidatore delle Terme Carlo Turriciano che reputa positivo l’interesse manifestato dagli imprenditori, rimanendo in attesa dell’ok da parte della Regione.

“Sono convinto – scrive il sindaco Fabrizio Di Paola nella relazione al presidente Crocetta – che questa occasione non vada dispersa e che abbia tutte le condizioni tecnico giuridiche per essere attuata in tempi brevissimi e salvare la stagione in corso”.

Il sindaco Fabrizio Di Paola aggiunge oggi questa considerazione: “Per quanto ci riguarda, come Istituzione comunale abbiamo fatto il possibile per trovare soluzioni percorribili e di urgente attuazione, assumendoci l’onere di un ruolo attivo. Adesso attendiamo a stretto giro di posta notizie dalla Regione Siciliana a cui è affidata ogni decisione, essendo la proprietaria delle Terme”.

Terme, bando per cedere attività a privati

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L’articolo su La Sicilia del 2/4/2015

terme2aprile2015

Terme di Sciacca, tavolo alla Regione sui possibili percorsi per riattivarle

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dal sito del Giornale di Sicilia

Terme di Sciacca, tavolo alla Regione sui possibili percorsi per riattivarle

28 Marzo 2015

La prossima settimana la Regione convocherà Sviluppo Sicilia per comprendere i tempi di emanazione del bando che affiderà ai soggetti privati la gestione delle terme

regione, Sciacca, terme, Agrigento, Politica

SCIACCA. Riunione sulle terme di Sciacca, convocata dalla presidenza della Regione. Alla riunione hanno preso parte, Mariella Lo Bello, vicepresidente della Regione, Nelli Scilabra, segretaria particolare del presidente, Salvatore Sammartano, Ragioniere generale, Grazia Terranova, dirigente del servizio partecipate, Marcello Giacone, capo della segreteria tecnica dell’assessore al Turismo. Presenti inoltre Fabrizio Di Paola, sindaco di Sciacca, Carlo Turriciano, commissario delle terme di Sciacca e Calogero Bono, presidente del consiglio comunale di Sciacca.

Nel tavolo avviato oggi sono stati discussi alcuni possibili percorsi da intraprendere per riattivare le terme. In virtù di questo, la prossima settimana la Regione convocherà Sviluppo Sicilia per comprendere i tempi di emanazione del bando che affiderà ai soggetti privati la gestione delle terme. Inoltre per il periodo di espletamento di tale bando, si stanno ipotizzando forme di gestione provvisoria e temporanea, che vedrebbero coinvolti attivamente oltre le terme e la Regione, anche il Comune stesso.

Terme di Acireale, il racconto dell’ultima puntata

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dal sito Fancity

Terme di Acireale, il racconto dell’ultima puntata

terme-acirealeLa chiusura delle Terme di Acireale è dovuta al “taglio” dell’energia elettrica per riscontrata morosità. Da qualche anno le bollette venivano, comunque, pagate grazie ad un piano di rientro che il liquidatore aveva concordato corrispondendo la cifra di 9 mila euro al mese. Poi finiscono i pagamenti perché non sono state incassate le somme che l’ASP doveva, circa 150 mila euro, per i servizi prestati ed ancora sono stati “stoppati” ben 400 mila euro previsti nella legge regionale n°3 del 2015 specifica per il finanziamento delle utenze. Iniziano, invece di ricevere i soldi previsti per legge, le stranezze.

La legge regionale 3 del 2015 all’art. 12 comma 3 dispone che siano dati i contributi (800 mila euro da suddividere tra Sciacca e Acireale) proprio per il pagamento delle utenze (acqua, luce, gas, etc.) ma l’Ufficio per le liquidazioni invia una nota in cui si afferma che i fondi non saranno assegnati in quanto non si intende finanziare una struttura partecipata che è in perdita di esercizio. Ora è vero che le Terme di Acireale sono in perdita di esercizio ma è anche vero che dal 2013 le perdite sono diminuite significativamente. Così sono “spariti” oltre 500 mila euro (ASP e Legge Regionale N°3 del 2015 comma 3).

La cosa da sottolineare che per il mese di aprile 2015 già vi erano numerose prenotazioni, circa 40 fanghi al giorno e il reparto inalatorio per il mese di aprile era completamente sommerso dalle prenotazioni, ovviamente il servizio è stato disdetto e tutte le prenotazioni sono andate perse.

Il commissario liquidatore Luigi Bosco sta attuando, in queste ore, contatti con il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta per chiarire la questione delle 400 mila euro della legge regionale che sarebbero dovute essere girati alle Terme di Acireale. Il danno del mancato incasso si riflette anche e soprattutto su tutte le transazioni avviate che ora rischiano di essere annullate, come quella con l’Unicredit e altre situazioni che si potevano chiudere positivamente.

Altro colpo alle Terme di Acireale arriva dal Comune di Acireale che chiede, attraverso la SOGIP, 80 mila per il gas (richiesta attraverso decreto ingiuntivo) più altre 200 mila per il consumo dell’acqua.

L’ultima possibilità per salvare le Terme, rimane nella possibilità che il presidente Crocetta risolva la questione dei 400 mila della legge n° 3/2015 oppure sarà fallimento. Fallimento significa che i beni delle Terme andranno all’asta e possibilmente acquistati ad un prezzo stracciato.

Così si avvia alla fine la storia delle Terme di Acireale. La malapolitica le ha portate al degrado, al fallimento, alla svendita.

Sono i debiti che stanno affossando le Terme in liquidazione

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dal settimanale I Vespri, anno X, n.13, pag.9

vesprin13

 

Terme di Sciacca, le promesse mancate di Crocetta

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME, L’ENNESIMO IMPEGNO DI CROCETTA IN UN INCONTRO CON ESPONENTI PD

23/03/2015 18.37

Il segretario cittadino del Partito Democratico, Gianfranco Vecchio, ha diffuso poco fa su Facebook un post con cui annuncia che i parlamentari del suo partito, quelli che ieri erano presenti ad un’assemblea cittadina convocata per affrontare alcune problematiche del territorio, prima fra tutte le Terme, hanno incontrato il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta.

Vecchio riferisce che il governatore ha assunto l’impegno di salvare la stagione in corso e pubblicare al piu presto il bando per le manifestazioni d’interesse. Non è la prima volta che Crocetta parla delle Terme e distribuisce ottimismo, c’è solo da augurarsi che le sue non siano frasi di circostanza e che ci sia un concreto intervento. Ovviamente nel più breve tempo possibile, sperando che il presidente sappia che la stagione deve cominciare e che non si può perdere ulteriore terreno.

 

Le liquidazioni che piacciono a tutti In Sicilia i “pozzi neri” dello spreco

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da Live Sicilia

Le liquidazioni che piacciono a tutti In Sicilia i “pozzi neri” dello spreco

Le storie degli enti che non sono mai stati liquidati. Ai tempi di Maradona e di “Ritorno al futuro” iniziò lo scioglimento di uno di questi enti inutili. E non si è ancora concluso. Da allora, le aziende da chiudere sono ancora tutte lì. E continuano a costare milioni di euro ai siciliani.

PALERMO – Maradona in quei giorni sbarcava in Italia. Sarebbe diventato il re di Napoli e il pibe de oro. Ma il campionato lo vincerà a sorpresa l’Hellas Verona. Era un anno di sogni e speranze, il 1985 scandito dalle note We are the world e dall’arrivo sui grandi schermi di “Ritorno al futuro”. In quell’anno, trent’anni fa, iniziò la liquidazione dell’ente regionale Siace. Non si è ancora conclusa.

Perché la Sicilia è terra di “pozzi neri”, che in silenzio sembrano inghiottire persino il tempo. E insieme a quello, quantità enormi di soldi e futuro. La liquidazione della società Siace spa, nata per la fabbricazione di carta e cartone, somiglia proprio alla costante erosione delle termiti nel legno. Secondo dopo secondo, anno dopo anno, le casse pubbliche “sganciano” indennità per accompagnare verso la fine un ente già finito. Ma che rimane pervicacemente “vivo”. Nel caso dell’ente dalla liquidazione più lunga del pianeta, per fortuna, l’indennità corrisposta al liquidatore, stando al sito ufficiale della Regione siciliana dal quale sono ricavabili molti dei dati che proporremo, è poco più che simbolica: ottomila euro per Gaetano Chiaro. Il dirigente che nel frattempo ha sostituito, all’assessorato alla Salute, l’attuale ragioniere generale Salvatore Sammartano. Che di liquidazioni sembra intendersi, visto che ha contribuito a inserire, nell’ultima Finanziaria approvata dalla giunta due giorni fa e tra pochi giorni all’Ars, una norma che prevede l’istituzione di un ufficio che si occuperà delle liquidazioni degli enti pubblici legati alla Regione.

La Siace, però, è una società partecipata. Come lo sono Biosphera e Multiservizi, spa, queste ultime sono state sciolte per creare la nuova mega-società Servizi ausiliari sicilia. Ma anche in questo caso lo “scioglimento” si traduce in un continuo consumo di risorse: quelle necessarie per garantire ad Anna Rosa Corsello due compensi lordi rispettivamente da 25 mila e 40 mila euro. Che si aggiungono, ovviamente, alla indennità “omnicomprensiva” di dirigente generale, già superiore ai 160 mila euro lordi annui. Somme, quelle per la liquidazione, che dovrebbero, norme alla mano, essere per metà restituite all’Economia. Ma sull’effettiva restituzione di queste indennità, erogate a diversi dirigenti della Regione, le notizie sono contraddittorie e poco chiare.

Il Ciem invece aveva il compito di occuparsi della gestione di eventi e fiere. La società, nata nel 1999 è in liquidazione dall’agosto del 2009. Al liquidatore Baldassare Quartararo vanno diecimila euro. Ma fino a pochi mesi fa, lo stipendio del direttore generale Antonino Giuffrè sfiorava i 195 mila euro lordi. Succede poi che la Regione decida di mettere su una società con un leggero ritardo. È il caso dell’Info Rac Map spa nata nel 2007 per l’esecuzione della convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento. Un accordo datato… 1976. Dopo trent’anni d’attesa, però, la società ha sofferto di “liquidazione precoce”, giunta ad appena due anni dalla nascita. Anche il liquidatore di questa società è Baldassare Quartararo: ecco altri 25 mila euro lordi annui.

In una terra senza lavoro come la Sicilia non poteva mancare la società col compito di “promuovere l’occupazione”. Così nasce Lavoro Sicilia. Un ossimoro già nella denominazione di una azienda nata nel 2001 e in liquidazione recentemente, che assicura al liquidatore dimissionario Giovanni Ravi altri 25 mila euro lordi. E anche le Terme di Sciacca e Acireale (per le prime il governo, tra le polemiche, sembra pronto a interrompere qualsiasi attività) hanno assicurato compensi ai liquidatori: 32 mila euro lordi a Carlo Turricciano nominato già da Raffaele Lombardo e la metà per Luigi Bosco.

Ma insieme alle partecipate, per le quali il governo ha da tempo creato un ufficio ad hoc per le liquidazioni dai risultati finora quantomeno modesti (se si esclude la rotazione dei dirigenti apicali), ecco anche alcuni “enti pubblici vigilati”. Sono questi l’oggetto della nuova norma prevista in finanziaria che dovrebbe creare un ufficio dedicato a questi soggetti in liquidazione. A dire il vero, un ente avrà una sua specifica norma nelle legge di stabilità. L’Arsea è un ente che dovrebbe occuparsi dei contributi agli agricoltori. Un ente inutile, visto che dal 2006 è servito solo per stanziare indennità ai direttori generali, pagare affitti in edifici vuoti. Per l’ultimo amministratore, Claudio Raciti, in passato assai vicino a Lombardo, un compenso lordo di quasi cento mila euro annui. L’Ufficio per le liquidazioni, invece, sembra intenzionato finalmente a chiudere l’Ente di sviluppo agricolo. Al momento, però, a guidarlo c’è un commissario. Francesco Calanna al quale il governatore rinnova di mese in mese il contratto. Un amministratore fidato, evidentemente. E del resto era stato in passato anche un militante del Megafono, il movimento fondato da Rosario Crocetta. In quell’ente, poi, ecco un direttore generale dal cognome noto: Maurizio Cimino è cugino del deputato Michele, passato dai fasti berlusconiani alla rivoluzione crocettiana. Per il manager, che ha dichiarato a Livesicilia di guadagnare non più di 6.500 euro netti, ecco uno stipendio base da 110 mila euro annui, ai quali si aggiungerebbero anche ulteriori indennità.

Basta spostare una lettera dell’acronimo, e dai campi coltivati dell’Esa si arriva all’enorme buco nell’acqua dell’Eas. L’ente acquedotti siciliano è in liquidazione dal 2004. Al liquidatore Dario Bonanno è assicurato un compenso annuo lordo da 40 mila euro, mentre gli amministratori costano altri 37 mila euro annui. Di alcune settimane fa, la denuncia del liquidatore: l’assessore Calleri, con un decreto, ha sostanzialmente regalato 100 milioni a Siciliacque. La società privata che deve all’ente pubblico un canone. Sull’Eas, insomma, piove sul bagnato.

Ma gli enti pubblici sono davvero una “miniera d’oro” per amministratori vari. Per restare in tema, l’ente minerario Ems e l’ente per la promozione industriale Espi, insieme all’Azasi (l’azienda asfalti siciliani) hanno rappresentato, nella metà del secolo scorso, il tentativo della Regione di farsi “imprenditrice”. Tentativo miseramente fallito: gran parte degli stanziamenti pubblici venivano infatti utilizzati per colmare i debiti contratti dagli enti. Così, nel 1997 la Regione si arrende e avvia il processo di dismissione. La liquidazione viene avviata nel 1999. E viene nominato un commissario: Rosalba Alessi. Dopo sedici anni, le società sono ancora lì. Insieme al liquidatore. E al suo compenso lordo da oltre trentamila euro l’anno. Solo la liquidazione di questi tre enti è costata finora almeno mezzo milione di euro.

Al di là dei compensi agli eterni liquidatori, ovviamente, queste società-zavorra, drenano parecchi milioni di euro anche e soprattutto per altri motivi. Quelle aziende sono state per lungo tempo (e lo sono ancora in molti casi) il paradiso dei consulenti. Solo per fare un esempio, tra il 2009 e il 2012, stando ai dati raccolti dalla Corte dei conti, società già in liquidazione come Lavoro Sicilia spa hanno pagato oltre 3,3 milioni di euro in incarichi a esperti. Ma ancora più allarmanti sono le perdite denunciate da queste aziende. Sempre nel periodo 2009-2012, ad esempio, alcune società hanno fatto registrare “rosso fisso” in ogni esercizio finanziario. È il caso, ad esempio, ancora di Lavoro Sicilia, del Ciem, di Multiservizi e delle Terme di Sciacca e Acireale. Capaci in molti di casi di perdere più di un milione di euro in un solo anno. Sempre in quel periodo, i costi “di produzione” delle società partecipate in liquidazione hanno sforato il dato complessivo dei due milioni di euro. Circa mezzo milione l’anno solo per tenere in vita, come detto, società che avevano, come unico obiettivo, quello di “sciogliersi”. E che continuano a sfornare consulenti, al ritmo di quasi due milioni di euro l’anno. Perché le liquidazioni, in fondo, fanno comodo a tutti. E con grande comodità in effetti procedono questi scioglimenti. La Siace, infatti, dopo trent’anni, è ancora lì. Diego Maradona, invece, quest’anno festeggerà i suoi primi 55 anni.

 

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

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dal sito Agrigento Notizie

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

Il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono esamineranno con il liquidatore la situazione gestionale e di bilancio delle Terme, e chiederanno l’urgente predisposizione di un piano industriale per rimettere in attività gli stabilimenti.

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

Dopo l’incontro di ieri pomeriggio all’Assessorato Economia della Regione siciliana, il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono avranno un incontro oggi con il commissario liquidatore delle Terme Spa di Sciacca Carlo Turriciano. Discuteranno su quanto emerso ieri nella riunione con il dirigente della Ragioneria Generale Salvatore Sammartano e con la responsabile del Settore “Società Partecipate” della Regione Siciliana Grazia Terranova.

Il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono esamineranno con il liquidatore la situazione gestionale e di bilancio delle Terme, e chiederanno l’urgente predisposizione di un piano industriale per rimettere in attività gli stabilimenti.

L’incontro di ieri in assessorato regionale all’Economia è stato fissato dopo la riunione con i parlamentari agrigentini dello scorso 16 marzo nella Sala Giunta del Comune di Sciacca. Hanno fatto parte della delegazione il sindaco Fabrizio Di Paola, il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono, il consigliere comunale Filippo Bellanca, i deputati regionali Margherita La Rocca Ruvolo, Michele Cimino e Vincenzo Fontana.

“Due i temi principali di cui si è discusso – dice oggi il sindaco Fabrizio Di Paola –. Il primo è la situazione gestionale delle terme e oggi avremo un incontro, proprio su questo punto, con il liquidatore Carlo Turriciano. Il secondo, riguarda, lo sblocco degli 800mila euro votati qualche mese fa dall’Assemblea Regionale Siciliana. Gli 800mila euro erano inizialmente previsti solo per Sciacca, poi per un formalismo tecnico la norma è stata estesa al termalismo siciliano in generale. E abbiamo appreso che c’è una richiesta di Acireale che si è fatta avanti per ottenere parte del finanziamento. Vedremo. Per sbloccare intanto questi fondi, trasferirli alla società termale e avviare la nuova stagione, si è tracciato un percorso. Occorre che la società presenti un piano industriale e il Comune di Sciacca continui a evidenziare, come sta facendo da tempo, quanto sia vitale l’operatività delle terme e dannosa, al contrario, la chiusura di ogni attività. Gli uffici regionali valuteranno quindi il piano industriale e decideranno sull’accredito della somma. In tutto ciò – conclude il sindaco Fabrizio Di Paola – è fondamentale la volontà politica del governo regionale che deve decidersi a revocare, così come richiesto, la delibera di chiusura delle Terme dell’Assemblea dei Soci. Purtroppo, debbo con amarezza constatare, la mancanza di una manifestazione del governo che sembra assente e silente oltre che in grande difficoltà. Mi auguro che ci sia una svolta di prospettiva, che le terme di Sciacca siano considerate una risorsa per l’economia dell’isola. Ringrazio, intanto, i parlamentari che ieri pomeriggio sono stati assieme alle istituzioni locali, Margherita La Rocca Ruvolo, Vincenzo Fontana e Michele Cimino, per sostenere la causa delle Terme di Sciacca che riguarda non la città, ma l’intera Sicilia”. 

Terme di Acireale a rischio di chiusura definitiva. Il liquidatore Bosco sollecita la Regione Siciliana

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L’articolo pubblicato sul n.12 anno X del settimanale I Vespri

Terme di Acireale a rischio di chiusura definitiva. Il liquidatore Bosco sollecita la Regione Siciliana

A Sciacca le Terme hanno chiuso, per decisione del socio unico (la Regione) che ha imposto al liquidatore la sospensione dell’attività. Ad Acireale ciò non è ancora avvenuto formalmente, ma nella sostanza è la stessa cosa. Non c’è liquidità necessaria per far fronte ai pagamenti correnti, a cominciare dalle bollette. I soldi non arrivano né dal socio unico (la Regione) né dalla monetizzazione delle prestazioni erogate. Se è vero, infatti, che l’ASP deve alle Terme di Acireale qualcosa come 200.000 euro a fronte dei servizi prestati in regime di convenzione, è anche vero che alla liquidazione delle somme non si può provvedere perché ci sono debiti pregressi nei confronti dell’Erario non onorati per circa 1.600.000 euro, somma sulla quale l’ASP fino a concorso dell’ammontare può rivalersi, come prevede la legge. Siamo arrivati, insomma, al capolinea. A fine gennaio, il liquidatore ha scritto sia al Presidente Crocetta che all’Assessore regionale all’Economia, sollecitando l’immediata attivazione delle procedure per la privatizzazione, cioè per la pubblicazione del bando per l’affidamento ai privati della gestione del complesso idrominerale delle Terme di Acireale. Una lettera dai toni anche duri, poiché l’ing. Luigi Bosco ha segnalato la presenza di azioni ostative ad un rilancio delle Terme. Ha parlato di inerzia degli apparati regionali, di lettere anonime inviate ad Enti con i quali le Terme hanno rapporti, ha fatto cenno ad una particolare aggressività nelle routinarie attività dell’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, n.d.r.) competente per le attività di monitoraggio e controllo degli stabilimenti termali. Il liquidatore ha rappresentato più volte all’Assessorato all’Economia l’entità del fabbisogno finanziario necessario per portare a compimento la liquidazione, ma finora non ha avuto risposte anche perché, nel balletto delle dichiarazioni ora rassicuranti ora sconfortanti sul futuro del termalismo pubblico in Sicilia, è sicuro che la Regione non scucirà più un euro. Non resta dunque che portare a termine la liquidazione, finora svoltasi in regime di continuità e non di scioglimento; ma l’ing.Bosco ha pure puntualizzato che potrebbe chiedere alla Regione l’autorizzazione a dismettere i cespiti sociali, anche al fine di evitare ulteriori aggressioni da parte dei creditori della società.  Del resto, è utile ricordarlo, per ogni giorno che passa infruttuosamente il liquidatore si assume forti responsabilità, anche sul piano giuridico. Non sta scritto da nessuna parte infatti che la società Terme di Acireale, per quanto pubblica, non possa essere fallibile. In altri termini, nessuno impedisce al liquidatore di portare i libri al Tribunale e chiedere l’avvio di una procedura concorsuale, anche perché ormai i debiti sovrastano la gestione e, anche per effetto di scelte non oculate compiute in passato, c’è seriamente il rischio che vengano intaccati i beni aziendali, a cominciare dagli immobili. Tra l’altro, ad aprile è fissata l’udienza giudiziaria per il contenzioso con Unicredit per il mancato pagamento delle rate di mutui accesi per la costruzione dell’edificio polifunzionale e dell’Excelsior Palace Hotel. Non si sa come andrà a fine, nonostante la fitta interlocuzione che lo stesso liquidatore ha intrattenuto fin dall’inizio del suo mandato con la banca che, da parte sua, si è resa disponibile ad una transazione e alla possibilità di inserimento nel bando di un piano di ammortamento agevolato per la chiusura del debito. Detto in termini meno tecnici, Unicredit è pure disponibile che del pagamento del debito residuo si faccia carico il gestore privato individuato con il bando, anche con un piano di ammortamento che addolcisca la pillola avvelenata. Insomma, la vicenda è veramente complessa e il serafico atteggiamento dell’ing.Bosco, pronto a discutere con tutti e attento a non gettare benzina sul fuoco, potrebbe non bastare più anche perché il liquidatore ha perso la pazienza diverse volte nell’interlocuzione con i burocrati della Regione Siciliana. I quali, è doveroso dirlo, fanno il loro lavoro, ovvero far camminare le carte, come si dice in gergo politichese, ed evitare che loro stessi si assumano pesanti responsabilità nell’omissione del compimento di determinati atti. Così, ad esempio, mentre la politica dichiara gongolante che presto si approverà il bando, la burocrazia regionale ha bisogno di attendere gli esiti del contenzioso con Unicredit prima di stabile cosa scrivere nel bando. Dunque, ragionevolmente, non se ne parlerà prima della fine del mese prossimo.

Di questi e di altri problemi si è discusso ad Acireale domenica scorsa alla conferenza programmatica di Cambiamo Acireale, una sorta di mini Leopolda con tanti tavoli tematici voluta dall’on.Nicola D’Agostino che, oramai traghettato al PD, ne ha adottato i modelli partecipativi nella analisi e discussione dei vari temi politici che interessano la gestione del territorio e della comunità. Uno dei tavoli tematici domenica scorsa era proprio su Terme e Smart City, coordinato dal consigliere comunale e capogruppo di Cambiamo Acireale Giuseppe Ferlito, che ha ascoltato attentamente le proposte, i suggerimenti e le riflessioni di una ventina di professionisti e cittadini, impegnandosi poi a fare un documento di sintesi che proporrà al Consiglio Comunale. Era presente pure il Forum permanente sulle Terme di Acireale che, promosso dal Lions Club, si occupa da giugno del 2011 di seguire le sorti degli stabilimenti termali cittadini. Si è discusso di tutto, anche perché le Terme solleticano sempre quel desiderio degli acesi di riscattarsi dalle angherie subite per tanti anni dalla burocrazia regionale e da una politica, compresa quella locale, che si è distratta, si è lasciata condizionare dalle carte, e non ha capito realmente fino in fondo la natura del problema. Qualcuno ha ricordato che, nella vicenda del pozzo concesso in comodato d’uso gratuito alla SOGIP, le Terme hanno fatto un regalo alla municipalizzata che si occupa di acqua e gas nel territorio. Qualche altro ancora ha ricordato che molte aree interne agli immobili di proprietà delle Terme sono state concesse gratuitamente, o a prezzi irrisori, a privati e associazioni. Per il Forum, il problema è triplice. Di contenitore, di contenuto e di contesto. Mentre il contenitore va in liquidazione, sul contenuto è rilevante capire cosa la Regione scriverà nel bando e cosa vorrà fare il privato. Il contesto invece è il territorio e sulla sua programmazione e gestione, anche in ottica di smart city, è fondamentale capire cosa vorrà fare l’amministrazione Barbagallo e con essa l’intero consiglio comunale

Saro Faraci

A Sciacca si muove il Sindaco per provare a salvare le Terme

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – POLITICA
QUESTIONE TERME, IL SINDACO CONVOCA GIUNTA PER INTRAPRENDERE INIZIATIVE
Fabrizio Di Paola coinvolge Prefetto, deputati regionali e nazionali. “Non mi arrendo alla decisione della Regione di sospendere le attività”

12/03/2015 13.18Terme, sindaco Di Paola convoca Giunta e delibera impegni e iniziative mirate a salvare le Terme. La delibera di Giunta è una delle tre iniziative varate oggi dal sindaco che ha anche avviato delle interlocuzioni con la Prefettura di Agrigento e convocato per lunedì prossimo, al Comune di Sciacca, tutti i parlamentari agrigentini, nazionali e regionali. Queste iniziative seguono la richiesta di venerdì scorso di incontro urgentissimo avanzato dal sindaco Di Paola al Governo regionale “al fine di scongiurare la chiusura e di evitare il fallimento totale delle Terme di Sciacca”.

“Appresa la decisione choc dell’Assemblea dei Soci delle Terme Spa – dice il sindaco Fabrizio Di Paola – ho attivato subito ogni canale possibile per evitare che sia una sentenza senza appello. Sono in attesa ancora di essere convocato dal governo regionale, ma ho avviato intanto una stretta interlocuzione con il Prefetto di Agrigento Nicola Diomede che sta tenendo i rapporti tra l’Amministrazione comunale di Sciacca e il Governo regionale. Ed è tramite il Prefetto che ho saputo di una riunione della Giunta regionale con all’ordine del giorno anche la questione Terme. Spero di avere notizie a breve e di essere convocato per come richiesto la scorsa settimana. Intanto oggi la Giunta comunale ha espresso una posizione politica importante, per percorrere ogni strada che rimetta in piedi la situazione e si riprenda il cammino non solo di salvataggio ma di rilancio delle terme, così come auspicato da tempo. Le Terme di Sciacca sono l’identità e la storia di Sciacca, oltre a rappresentare occasione di sviluppo di un intero territorio. Il Comune di Sciacca non si tira indietro, vuole fare la sua parte. Le terme non possono chiudere. Sarebbe una sciagura”.

Nel considerare “grave” la decisione dell’Assemblea dei Soci ed evidenziando “il gravissimo disagio sociale” e il danno al patrimonio, la Giunta comunale ha deliberato questa mattina di assumere l’impegno di svolgere ogni opportuna attività finalizzata a scongiurare la chiusura delle Terme. L’esecutivo cittadino chiede anche al governo regionale di ricevere la Giunta comunale per manifestare le ragioni del territorio, di convocare l’assemblea dei soci delle Terme Spa, di riavviare le attività delle Terme per salvaguardare anche la stagione estiva e il patrimonio termale; di approvare con urgenza il bando per l’affidamento ai privati; di assumere ogni opportuna decisione per valorizzare le risorse e il patrimonio termale di Sciacca.

La Giunta comunale, inoltre, impegna tutti i gruppi parlamentari dell’Ars e i parlamentari del territorio a svolgere ogni utile azione. La Giunta, infine, chiede al Prefetto di svolgere ogni opportuna attività istituzionale per salvaguardare una risorsa del territorio che costituisce un valore fondamentale sia sotto il profilo naturale-storico-culturale che sotto il profilo economico e occupazionale.

La Sicilia che cola a picco: chiudono le Terme di Sciacca

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da La Voce di New York

La Sicilia che cola a picco: chiudono le Terme di Sciacca


[11 Mar 2015 | 0 Comments | 2568 views]
Questa volta la responsabilità degli attuali governi nazionale e regionale sono minime. I protagonisti dell’attuale sfascio vanno cercati tra gli assessori al Turismo dei governi di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. Ripercorriamo la storia di un’Azienda gloriosa dagli anni ’50 ad oggi

E’ di qualche giorno fa la notizia che le Terme di Sciacca non funzioneranno più. L’unico azionista, ossia la Regione siciliana, ha deciso così. Tra qualche giorno la stessa cosa si ripeterà per le Terme Acireale. Per la Sicilia è un fallimento, culturale prima che economico e politico. Perché questi due stabilimenti termali (soprattutto quello di Sciacca, in provincia di Agrigento) rappresentano un pezzo importante della storia della Sicilia. Ed è emblematico che la crisi sia arrivata proprio in questo momento, quasi a suggellare la fine di un’epoca.

La chiusura delle Terme di Sciacca per problemi finanziari era nell’aria da tempo. In una Regione ormai in bancarotta non dichiarata (ma non per questo meno bancarotta!) il finale non può che essere la chiusura di realtà storiche. Anche se in questa storia, oltre alla crisi di una Regione voluta in buona parte dal governo nazionale di Matteo Renzi, ci sono anche responsabilità politiche che hanno inizio nei primi anni del 2000. Proviamo a ricostruire la storia della crisi delle Terme di Sciacca. Una vicenda che sembra giunta al capolinea, anche se il Comune di Sciacca starebbe tentando di scongiurare la chiusura dello stabilimento termale. Ma è una mossa tardiva e disperata, perché la crisi finanziaria che oggi sta travolgendo la Sicilia non risparmia certo i Comuni. Anzi.

Per onestà di cronaca va detto che l’attuale governo regionale di Rosario Crocetta di responsabilità ne ha ben poche rispetto ai governi regionali che l’hanno preceduto. La crisi dello stabilimento termale di questi giorni, come già accennato, è l’ultimo atto di una delle tante scellerate scelte andate in scena a partire dai primi anni del 2000.

Per comprendere come si sia arrivati a questo punto è necessario fare un po’ di storia. Cominciando dagli ultimi mesi del 1999. Allora a capo del governo dell’Isola era Angelo Capodicasa, oggi parlamentare nazionale del Pd. Capodicasa è stato il primo presidente della Regione siciliana di centrosinistra. Ed è proprio il suo governo che presenta una legge importante che il Parlamento siciliano approva. E’ una legge con norme, come si direbbe oggi, “programmatiche”, che, tra le altre cose, prevede l’uscita della Regione dalla gestione di vari enti mediante la loro privatizzazione. Tra questi soggetti regionali da privatizzare ci sono anche le Aziende termali di Scacca e Acireale.

Questa volontà non arriva spontaneamente, non nasce, cioè, da un’analisi condotta dalla Regione siciliana (che, lo ricordiamo spesso ai lettori americani, è una delle cinque Regioni italiane a Statuto autonomo, quasi uno Stato simile agli Stati americani se lo Statuto fosse stato applicato: ma così non è stato). La privatizzazione delle Terme siciliane e di altre realtà siciliane è quasi imposta. Da chi? Da una grande banca internazionale: la Merryl Linch, alla quale la Regione si rivolge (l’assessore al Bilancio del tempo era Franco Piro, figura storia della sinistra siciliana). Obiettivo: consentire alla Regione siciliana di contrarre un mutuo di quasi duemila miliardi di vecchie lire per pareggiare il bilancio della Regione. Merryl Linch dice in sostanza alla Sicilia: “Noi i soldi ve li diamo, ma voi dovete dimostrare che intendete intervenire seriamente sui vostri costi”. Quest’imposizione determina il primo grande tentativo di mettere ordine nel variegato (ed antieconomico) panorama aziendale e societario della Regione imprenditrice.

Poi il Governo Capodicasa viene defenestrato con una ‘congiura di palazzo’ e arrivano un altro Presidente della Regione ed un altro assessore al Bilancio. E qui cominciano i guai che ora proveremo a descrivere. Ma prima  dobbiamo raccontare come sono nate le Terme di Sciacca e di Acireale. Passaggio necessario per rendere chiaro ai nostri lettori cosa è successo dal 2000 in poi.

Le due Aziende termali regionali sono state costituite nel 1954, quando la classe politica dell’epoca (gigantesca rispetto a quella attuale) comprende che la gestione del patrimonio termale è una cosa troppo rilevante e complessa per poter essere lasciata ai Comuni. La politica di quegli anni comprende che sono necessari investimenti in strutture sanitarie, ludiche e ricettive propedeutiche allo sviluppo turistico dei territori. E che, soprattutto, è necessario iniziare una serie azione di tutela dei bacini idrotermali. Quindi la Regione espropria ai Comuni beni ed impianti (che rimborserà alcuni anni più tardi).

La legge che istituisce le Aziende termali di Sciacca e Acireale prevede che se i fatturati che ogni anno saranno realizzati non riusciranno a pareggiare i rispettivi bilanci, a questo pareggio provvederà la stessa Regione. In verità, per molti anni, non ci saranno problemi, per le due Aziende termali, a raggiungere i rispettivi pareggi di bilancio. Bene o male, nel corso dei successivi quarant’anni, le due Aziende termali sono andate avanti. Qualche volta a fatica, con interventi della Regione (allora i soldi non mancavano) e in altri anni con le proprie forze. Ma, per l’appunto, sono andate avanti. Migliorando, nel corso degli anni, strutture e prestazioni. A partire dal 2000 le cose cominciano a cambiare.

La Regione siciliana esercita la vigilanza e il controllo sulle due Aziende termali attraverso l’assessorato al Turismo. A partire dal 2002 – ne fanno fede le relazioni del Servizio Bilancio del Parlamento siciliano – inizia la crisi finanziaria della Regione che viene tenuta un po’ nascosta fino al 2010. La parola ‘nascosta’ non significa che non era conosciuta, tant’è vero che abbiamo detto che, già a partire dal 2002, il Servizio Bilancio del parlamento dell’Isola la metteva in luce. ‘Nascosta’ significa che di tale crisi finanziaria, a parte qualche eccezione, non si parlava nei mezzi d’informazione.

Insomma, a partire dai primi anni del 2000 la Regione non sembra più in grado di garantire il pareggio di bilancio alle due Aziende termali. Mentre la legge voluta dal governo Capodicasa sulla riorganizzazione delle Aziende e degli enti regionali, di fatto, non viene applicata. Si determina così, nelle due Aziende termali, un disavanzo che cresce di anno in anno.

Nel 2004 l’allora Presidente della Regione, Totò Cuffaro, e l’assessore al Turismo dell’epoca, Fabio Granata, decidono di intervenire. Come? Trasformando le due Aziende termali in società per azioni. Una decisione improvvisa, legata soltanto alla voglia di dimostrare efficientismo e modernità. Un’opzione dettata soprattutto – come si legge dalle variegate dichiarazioni che vengono dalla quasi totalità del mondo politico e sindacale dell’epoca – dall’esigenza di “rilanciare” il turismo termale siciliano, del quale le Terme di Sciacca ed Acireale nonostante tutto fino a quel momento rappresentavano l’unica realtà. Sarà così? Non esattamente. Vediamo cosa è successo.

La Regione chiede pareri, emana direttive, progetta statuti, paga consulenti, ma soprattutto mette in moto un circo mediatico dove parlamentari nazionali e regionali, amministratori comunali, sindacalisti ed altra mediocre fauna diversificata del sottobosco politico siciliano in cerca di notorietà si spellano le mani nel plaudire alla scelta della Regione. Chi assiste a questa specie di ‘circo mediatico’ rimane sconcertato: ognuno propone qualcosa e sembra che si tratti di una gara a chi riesce a stupire di più. I pochi dirigenti regionali preparati si arrendono disorientati alla pervicace scelta politica.

Intanto i bilanci continuano a non essere “pareggiati” ed i disavanzi crescono. Le due Aziende termali fanno quello che possono: riducono le spese, tagliano gli straordinari, riducono gli orari di apertura di strutture ed impianti, riducono le manutenzioni, non partecipano più ai workshop ed alle fiere nazionali ed internazionali del turismo perdendo i contatti con gli operatori (non senza aver prima spiegato a politici e burocrati regionali quali danni questo avrebbe provocato nel breve-medio periodo). Ma la politica siciliana, in quegli anni dominata dal centrodestra, da quell’orecchio non vuol proprio sentire. Anzi sembra quasi che questa diventi una strategia per poter dire quale inefficienza le due Aziende rappresentino e quanto urgente sia passare alle gestioni societarie private. A conti fatti, una sorta di ‘renzismo’ ante litteram.

Sono gli anni del “crucifigge”, delle ispezioni regionali presso le due Aziende termali, dei tentativi di delegittimare tutto il passato per esaltare il nuovo che avanza. Addirittura si minaccia il licenziamento di uno dei due direttori delle Aziende. Alla fine del 2005 nascono le due società per azioni. E da qui in poi la situazione precipita in un baratro.

Infatti le due società per azioni vengono costituite con un capitale sociale rappresentato soltanto dai beni dei quali le due Aziende regionali hanno la proprietà (cioè quelli acquisiti o realizzati con fondi dei propri bilanci) o l’uso (beni della Regione assegnati per la gestione). Di questi ultimi viene fatta, con un procedimento complesso, una valutazione economica dell’usufrutto trentennale che viene concesso alle due spa. Neanche un euro viene messo a capitale sociale: solo immobilizzazioni. Gli ‘scienziati’ che hanno pensato questa soluzione probabilmente hanno fatto carriera.

Intanto come in ogni trasformazione che si rispetti si realizza quella che i tecnici chiamano “una successione a titolo universale”: il che significa che alle due società vengono trasferiti crediti e debiti; i crediti sono quelli vantati nei confronti dell’Asl (oggi Asp, sigla che sta per Aziende sanitarie provinciali) per le prestazioni termali erogate per conto del Servizio sanitario, e quelli relativi ad un contenzioso milionario per cure fisioterapiche che l’Asp non vuole corrispondere e quanto dovuto da agenzie di turismo per la gestione alberghiera. I debiti sono invece quelli accumulati negli dai mancati pareggi dei bilanci, dai contenziosi lavoristici perduti, dai trattamenti di fine rapporto, ecc..

Una gestione economica più disinvolta e spregiudicata delle Aziende termali, in realtà, avrebbe potuto indicare come crediti le somme relative ai mancati pareggi, trattandosi di una previsione di legge (lo fanno molti oggi, specialmente nelle partecipate regionali). Questa scelta avrebbe violato la legge che impone di indicare come certi i crediti (e alla Regione in termini finanziari di certo non c’è più niente), ma avrebbe ridotto, se non annullato, il disavanzo finanziario. Di più: sarebbe bastato indicare tutti i contenziosi come ipoteticamente vittoriosi per ridurre anche qui i disavanzi ed arrivare addirittura a risultati finanziari positivi, generando poi al momento delle sentenze, nei casi di soccombenza, quelle che si definiscono sopravvenienze passive. Invece le Aziende di Sciacca e di Acireale, nel 2005, nel processo di trasformazione in spa, si sono comportate in modo impeccabile rispettando la legge.

Trascorso il momento trionfalistico, i convegni, le passerelle, incassati i crediti delle Asp del 2005 e bruciati questi ultimi soldi insieme ai fatturati del 2006, comincia il pianto greco. Ci si accorge (udite udite!), che le risorse finanziarie non ci sono. I problemi non si pongono già nel 2006 solo perché per quell’anno, per legge, insieme agli incassi 2005-2006, la Regione mantiene eccezionalmente un trasferimento di risorse come ultimo atto (peraltro illegittimo, perché aiuto di Stato ad una società per azioni, ma trattandosi di una tantum ci si passa sopra).

Già dal 2007 cominciano le giugulatorie di richieste di soldi alla Regione. Un consiglio di amministrazione prima, un amministratore unico poi (con fior di indennità…) mendicano soldi, minacciano licenziamenti di lavoratori, assunti senza selezione alcuna e, spesso, in violazione di anzianità pregresse (molti di questi si candideranno alcuni anni più tardi nelle elezioni comunali di Sciacca in determinate liste). Gli amministratori si fanno accompagnare negli assessorati dai loro padroni (o ‘padrini’) politici per chiedere soldi di qua e di là. Insomma cominciano a capire che la situazione è forse un po’ diversa da quella che avevano immaginato. Chi lo capisce subito si dimette, ma è una mosca bianca.

Intanto i debiti si accumulano: non si pagano i consumi di energia elettrica, quelli telefonici ed idrici, non si pagano le tasse comunali e regionali, non si pagano perfino i contributi dei lavoratori per i quali si chiederanno infinite rateizzazioni. I distacchi di luce e telefoni sono continui e le gestioni alberghiere accumulano giudizi negativi sulla rete. Un disastro totale.

Nel 2009 una legge regionale stabilisce che le due società per azioni devono essere liquidate: una palese dichiarazione di fallimento del proprio progetto di privatizzazione e di incapacità nella conduzione delle due spa, dato che la Regione nel tempo ha nominato gli amministratori. Arriva il liquidatore che, però, è lo stesso che fino al giorno prima era stato amministratore unico. Il Comune di Sciacca sospende le azioni esecutive sui crediti per le imposte comunali (chissà a quanti altri indigenti avrà riservato quest’onore!), l’Agenzia delle Entrate sospende quelle per i crediti di Stato e Regione. Enel, Telecom, Girgenti Acque tagliano le utenze a tutti, ma non alle Terme di Sciacca (potenza delle appartenenze!). Perfino i grillini, che nel frattempo sono entrati con 15 deputati alle elezioni regionali del 2012 fanno finta di non vedere di chi sia la responsabilità dello sfacelo ed invece di invocare azioni di tutela del pubblico Erario si spingono anch’essi ad invitare la Regione a continuare nello sperpero (eh, già, la politica!).

Intanto il liquidatore, pensando di mettersi al riparo, si fa autorizzare con legge regionale la prosecuzione della gestione che continua a macinare debiti su debiti. Anche perché utilizza personale di un ruolo speciale della Regione e lo fa pagare a quest’ultima. Casini amministrativi su casini amministrativi. La Regione autorizza la prosecuzione della gestione, ma non certo la prosecuzione in perdita, per cui il liquidatore avrebbe già da tempo dovuto portare i registri in Tribunale per attivare i processi fallimentari; invece quest’ultimo continua ad assumersi una responsabilità che ha risvolti anche di natura contabile.

Gli amministratori comunali di Sciacca invocano, si indignano, minacciano, gridano, annunciano, promettono e bla bla bla. Già, il bla bla bla. Si parla di ricapitalizzare le Terme di Sciacca. Dimenticando un paio di cose. In primo luogo il fatto che le società è in liquidazione dal 2009. Si dovrebbe revocare la liquidazione. Ma questo si potrebbe fare in presenza di risorse finanziarie per abbattere, in prima battuta, i 9 milioni di euro di debiti accumulati dalle Terme di Sciacca spa. Trovando altre risorse finanziarie per proseguire le attività. Sulla base di un piano industriale che non c’è. Insomma chiacchiere.

Intanto continua il siparietto degli incontri ‘affettuosi’ con gli assessori regionali al Turismo che vengono a Sciacca a dire che tutto va bene, che non c’è nessun problema per i lavoratori e che dichiarano l’imminenza del bando per la gestione ai privati delle Terme. Altre chiacchiere.

E i bandi? Se ne contanoi due in quattro anni: tutt’e due sbagliati! Negli uffici dell’assessorato regionale al Turismo non sono stati nemmeno in grado di copiare quelli fatti per le altre stazioni termali italiane (forse avrebbero dovuto rivolgersi agli uffici dell’assessorato al territorio e Ambiente, che invece a copiare sono bravissimi, se è vero che hanno copiato il Piano per la qualità dell’aria dalla Regione Veneto: ma questa è un’altra storia).

Domanda finale: conclusa la fiera ci sarà un giudice a Berlino? Qualcuno cercherà di capire quanti e quali sono i responsabili di questo sfacelo? La magistratura che fa e, soprattutto, che farà? Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di esaminare quello che hanno combinato gli assessori al Turismo dei governi regionali di Totò Cuffaro e di Raffaele Lombardo? E le associazioni locali che faranno? E i cittadini di Sciacca che stanno perdendo le Terme cosa ne penseranno?

 

Terme di Acireale, durissima l’on. Angela Foti: “L’Asp deve 200 mila euro alle Terme, l’amministrazione Barbagallo tace

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da Fancity

 

La questione Terme di Acireale ritorna nel dibattito politico dopo la rpevista chiusura delle Terme di Sciacca. Le terme di Acireale sono stati per anni chiusi senza una precisa motivazione, sono stati azione politica da parte del PD ma da quando è al governo regionale sembra essersene dimenticata. Le Terme acesi sono stati poi riaperte e con alcuni reparti funzionanti erano ripartite le prenotazioni ma la strada della liquidazione è sempre sembrata essere l’unica via da percorrere. Al riguardo ecco una significativa dichiarazione dell’onorevole regionale del M5S Angela Foti.

On. Angela Foti (M5S): “Anche le terme di Acireale sono chiuse. Ufficialmente per manutenzione, ma la verità è che non ci sono i soldi per pagare l’assicurazione sui pazienti. La beffa sta nel fatto che l’Asp deve duecentomila euro alle terme e si attarda a saldare il conto e la Regione inspiegabilmente tergiversa nell’erogare parte degli ottocentomila euro stanziati nelle finanziaria (4 dodicesimi dell’esercizio provvisorio). La cosa sconvolgente è che l’amministrazione comunale non dice una parola. Sembra non voler tener conto di tutte le persone che per via delle cure termali si recano nella nostra città soggiornandovi. L’Alta stagione si avvicina e la chiusura sarebbe un’enorme perdita. Per quanto mi riguarda ieri mi sono sentita col commissario Bosco che nonostante i grandi sforzi è isolato, inascoltato, e con il ragioniere generale che la prossima settimana mi ha assicurato che verificherà perchè dall’ufficio liquidazioni non sono ancora pervenute le relazioni indispensabili per procedere al decreto di pagamento. Ho anche sollecitato l’ingegnere Torrisi della protezione civile di Acireale a provvedere , coordinandosi con la forestale, al taglio degli alberi pericolanti che impediscono l’apertura del Parco delle Terme, chiuso dal 5 novembre. Ma sulle terme di Acireale purtroppo c’è un “incantesimo” voluto da qualcuno che si vuole impossessare del patrimonio immobiliare e accaparrare la straordinaria e unica risorsa delle acque termali per un piatto di lenticchie”.

 

Terme di Sciacca. Una superconsulenza che non ha prodotto nessun risultato concreto

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME: SU RAI TRE SPUNTA LA SUPER CONSULENZA
Il commissario Turriciano ha detto che questa vicenda, come altre, sono state riferite all’autorità giudiziaria.

08/03/2015 23.18

La trasmissione di Rai Tre “Presa diretta” ha dedicato stasera alcuni minuti di spazio al caso Terme di Sciacca. Uno spazio che sarebbe dovuto durare molto di più, con interviste e contributi registrati alcune settimane fa in occasione dei primi momenti della protesta dei lavoratori stagionali, ma che è stato radicalmente ridimensionato nel momento in cui alla Rai è giunta la notizia che la Regione aveva scelto la strada della liquidazione e della chiusura.

Presa diretta tra le altre cose questa settimana ha parlato di aziende partecipate, di società di cui ha la proprietà lo Stato, nel caso delle Terme la Regione Siciliana.

Le Terme di Sciacca sono state prese ad esempio di spreco di soldi pubblici, di una politica che negli anni ha approfittato di strutture produttive che avrebberon dovuto dare sviluppo alle comunità, trasformate senza colpo ferire in strumento di consenso elettorale e di distribuzione di poltrone ad amici e parenti.

I pochi minuti di spazio sono bastati per fare emergere ancora una volta le gestioni allegre delle Terme. Il commissario liquidatore, Carlo Turriciano, ha rivelato un particolare che all’opinione pubblica non era noto, quello di una consulenza esterna pagata 150 mila euro per sei mesi di lavoro, un esperto che avrebbe dovuto aiutare le Terme a risolvere i problemi ed aumentare le presenze, ma che stando ai numeri, come ha detto il commissario, non ha prodotto nessun risultato concreto.

Turriciano ha detto che questa vicenda, come altre, sono state riferite all’autorità giudiziaria. Ed ha ribadito, cosa che ha fatto più volte, di aver trovato, all’atto del suo insediamento, una situazione sul piano finanziario molto complessa, con un bel gruzzolo di debiti e con parte dei contributi previdenziali non pagati.

La trasmissione Rai ha fatto emergere, se ce ne fosse ancora bisogno, che le Terme di Sciacca gestite dalla Regione sono da considerare esperienza fallimentare da tutti i punti di vista, un carrozzone che non può più proseguire il suo cammino. La chiusura ha conseguenze sull’occupazione e sull’immagine della città, ma forse tutto ciò appare inevitabile dopo i danni fatti dalla politica.

La chiusura delle Terme di Sciacca finisce in tv, se n’è occupata RAI 3

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dal sito di TeleRadioSciacca

LA VICENDA TERME DI SCIACCA È STATA AL CENTRO IERI SERA DELLA TRASMISSIONE DI RAI 3, “PRESA DIRETTA”

 

Quello della mancata promozione ad ampio raggio è stato fin’ora un aspetto mai curato, eppure la pubblicità rappresenta un fattore determinante per il rilancio di un’azienda che per sopravvivere e crescere necessariamente deve puntare sul ritorno d’immagine. Ma ci volevano le brutte notizie per parlare delle Terme di Sciacca. L’avvio delle operazioni di liquidazione di un bene pubblico che poteva essere solo una preziosa risorsa da sfruttare a beneficio del territorio siciliano, nelle scorse ore ha fatto il giro della nazione, in lungo e in largo.

Se ne è occupato anche Presa Diretta, su Rai 3, il programma condotto da Riccardo Iacona che con i suoi inviati analizza le politiche economiche del Paese, mostrando anche le molteplici potenzialità inespresse del territorio. E tra queste si è guadagnata un posto la Terme di Sciacca spa. Uno stabilimento termale, che invece di essere sinonimo di cure, benessere e sviluppo turistico-economico sembra ormai destinata al fallimento. Sospesa ogni attività per lo stabilimento termale, il Grand Hotel, la piscina e il parco.

Una mazzata per i 54 lavoratori stagionali, costretti ad incrociare le braccia e dire che di lavoro ce ne sarebbe e come. Eppure la struttura è rimasta aperta soltanto d’estate e non tutto l’anno e gli ultimi clienti risalgono allo scorso Capodanno. Dalla Regione che fanno? Si attendeva un aiuto finanziario di 800 mila euro, forse da dividere anche con Acireale, invece viene assunta la decisione di avviare la liquidazione. Il commissario straordinario Carlo Turriciano dovrà quindi avviare la vendita del patrimonio immobiliare per pagare i creditori. E la vicenda rischia di passare al Tribunale civile.

Terme di Sciacca, lo stabilimento è stato occupato

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME: STABILIMENTO OCCUPATO, MARTEDI’ DI PAOLA A PALERMO
Il primo cittadino è convinto che la Regione è ancora nelle condizioni di risolvere la situazione di crisi con una ricapitalizzazione

08/03/2015 11.23

Riprende la mobilitazione, in città, dopo la clamorosa decisione della Regione di chiudere l’attività produttiva delle Terme di Sciacca Spa e dare seguito solo alle procedure di liquidazione.

Già ieri i quaranta lavoratori stagionali che erano in attesa di riprendere l’attività in albergo, ristorante e piscine (dal 28 agosto in poi ci sono diverse prenotazioni di banchetti di nozze ed eventi vari) hanno ricominciato la loro protesta occupando sia i locali dell’hotel che quelli dello stabilimento delle cure.

Con loro anche i dieci lavoratori di ruolo, fanghini, sanitari e massaggiatori che con la chiusura del reparto curativo verrebbero trasferiti in altre amministrazioni regionali.

Il comitato “Salviamo le Terme”, costituito tre mesi fa nel momento in cui c’erano le prime incertezze, intende adesso promuovere numerose altre azioni di lotta coinvolgendo l’intera comunità locale ed anche le attività produttive che avrebbero ricadute negative con la chiusura delle Terme.

Il sindaco Fabrizio Di Paola, che venerdi sera aveva richiesto un incontro urgente ai vertici regionali, ha riferito che sarà a Palermio martedi mattina a rappresentare la delusione dell’intera città per una scelta che penalizza i lavoratori ma anche l’immagine intera di un territorio conosciuto in tutto il mondo proprio per le Terme.

Il primo cittadino è convinto che la Regione è ancora nelle condizioni di risolvere la situazione di crisi con una ricapitalizzazione, in attesa di pubblicare il bando per la manifestazione di interesse rivolto ai privati.

 

Terme, turismo e mal di pancia della maggioranza. Si naviga a vista ad Acireale

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L’articolo pubblicato sul settimanale I Vespri anno X n.10 del 14 marzo 2015

termeturismo

Chiudono le Terme di Sciacca per decisione regionale. Stessa sorte toccherà ad Acireale?

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TERME, LA REGIONE SOSPENDE L’ATTIVITA’ GESTIONALE. LA DECISIONE PRESA NEL CORSO DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI
A Carlo Turriciano rimane solo il compito di espletare le ultime incombenze della liquidazione. Tra questi anche il compito ingrato di vendere alcuni beni per pagare i debitori

06/03/2015 16.54

Quello che non doveva accadere, è accaduto. La Regione, nel corso dell’Assemblea dei Soci svoltasi stamattina a Palermo, ha deciso di sospendere l’attività gestionale della Terme di Sciacca Spa. Come è noto, Carlo Turriciano, ha una doppia veste, quella di Liquidatore (delibera Assemblea Soci Terme di Sciacca Spa del 26 agosto 2011), e quella di “gestore” provvisorio delle attività societarie (delibera Assemblea Soci Terme di Sciacca Spa del 5 agosto 2011).

Stamane la decisione che giunge come una montagna e che ha ripercussioni sull’economia della città, e anche sul destino di lavoratori, tra cui quelli stagionali. L’Assemblea dei Soci è stata preceduta da una relazione del liquidatore Carlo Turriciano. Una relazione nella quale si spiegava tutta la realtà delle terme, la pesantezza dei debiti, la difficoltà di andare avanti nella gestione per le perdite accumulate. Del resto, ancher le relazioni del collegio sindacale non dipingono una situazione diversa da quella evidenziata dal Liquidatore.

Un ultimo atto, dunque, quello di oggi da parte di Carlo Turriciano, al quale non rimane che espletare gli ultimi adempimenti della liquidazione. E tra questi, purtroppo, rientra anche quello della vendita di immobili per pagare i debiti. Ed è questa una vicenda che passa dal Tribunale civile.

“Ho fatto di tutto- dice Turriciano- perché ciò non avvenisse, per il bene della città e degli stessi lavoratori, ma l’aiuto finanziario sperato non è mai pervenuto”.

La relazione di Turriciano, consegnata nell’Assemblea del 19 febbraio scorso, non ha sortito soluzioni. Né la Regione ha spiegato la tempistica del bando di manifestazione di interesse per l’affidamento a terzi delle strutture termali. Né si è sbilanciata nel programmare i tempi di un eventuale intervento finanziario resosi urgente e indispensabile per continuare le attività societarie.

E adesso? Difficile capire il prosieguo. La Regione non intende, a quanto pare, continuare l’attività gestionale che produce solo passività. Le risposte devono giungere dalla classe politica. Ma stavolta senza giochi di parole.

Al 31 dicembre 2013, il bilancio è stato chiuso con una passività di 8.652.479 euro. Le attività societarie fanno incassare in un anno 2.100.000 euro quasi equamente distribuiti tra attività degli stabilimenti e del Grand Hotel delle Terme. Il personale comandato (21 unità) costa 857.205 euro; a questa cifra va aggiunta quella relativa ai cinquanta stagionali che vengono assunti da aprile a ottobre. Con queste cifre, immaginare di proseguire con le attività societarie è da folli.

Già obiettivamente ed oggettivamente, la situazione contemplata dal contesto delle norme civilistiche imporrebbe alla figura del liquidatore la vendita dei beni immobili per far fronte alla situazione debitoria e anche la consegna dei libri contabili.

Tra pochissimi giorni, l’Enel taglierà nuovamente la corrente elettrica, la Telecom i telefoni, la società idrica l’acqua. Riscossione Sicilia ha già messo in atto i provvedimenti di recupero percorrendo le vie giudiziarie per il recupero di Imu, Ici e Tarsu.

Questa la situazione debitoria più “scottante”: Tributi locali: € 727.167; Enel: € 408.000; Ici, Imu, Tarsu: € 727.166; Girgenti Acque: € 101.667; Ritenute d’acconto per il 2013 € 36.800; Rate Serit ed Agenzie Entrate € 270.758; Azienda Autonoma delle Terme € 1.074.744; Regione Sicilia € 4.813.000 Nessuno si illuda che i debiti vantati dalla Regione possano essere “cancellati” o “compensati”.

Terme Acireale e Sciacca: entro marzo bando di privatizzazione?

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Terme Acireale e Sciacca: entro marzo bando di privatizzazione?

terme acireale

“Entro marzo potrebbe essere pronto il bando per la privatizzazione delle due Terme pubbliche siciliane, Acireale e Sciacca, ed entro la metà dello stesso mese si terrà un incontro propedeutico tra gli assessorati regionali all’Economia e al Turismo e le rappresentanze delle Terme di Acireale e di Sciacca, tra le altre per discutere del Disegno di Legge, già depositato, sul Riordino del settore turistico-termale e della possibilità di inserire tale settore nella nuova programmazione dei Fondi europei”.

Tanto è emerso ieri, dalla “Leopolda siciliana” che si è svolta a Palermo nella Fabbrica Sandron.

Flora Bonaccorso

 

Società partecipate della Regione, si cambia: nella finanziaria i tagli di Crocetta. A rischio le Terme


dal Giornale di Sicilia

PALERMO. Le partecipate della Regione potranno essere anche meno di 11 e al personale di quelle che verranno chiuse non verrà garantito un altro posto. Eccola la riforma delle società pubbliche: l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, l’ha inserita all’articolo 11 della bozza di Finanziaria, da ieri ufficialmente consegnata ai partiti. Che a loro volta non hanno risparmiato critiche all’assessore.

Come in altri settori, anche per le partecipate Baccei si è limitato a recepire le ultime leggi nazionali in materia: la 190 del 2014 che regola le liquidazioni e la 147 del 2013 che detta le procedure per il personale. Ma applicare queste norme in Sicilia è una rivoluzione rispetto ai piani più volte annunciati dal governo. Viene cancellata la legge regionale che impone di tenere in vita 11 delle 33 attuali partecipate: Irfis, Parco scientifico e tecnologico, Mercati agroalimentari, Terme di Sciacca e Acireale, Seus 118, Sicilia e Servizi, Sas, Ast, Riscossione Sicilia e Siciliacque.

Se la Finanziaria verrà approvata, non ci sarà alcuna società «blindata» ma il principio guida è che verranno chiuse quelle che non sono in equilibrio di bilancio, quelle che hanno più amministratori che dipendenti e quelle che hanno doppioni nell’amministrazione. Inoltre le nuove norme imporranno di individuare gli esuberi di personale da gestire attraverso mobilità verso altre partecipate, contratti di solidarietà o ammortizzatori sociali. Nelle partecipate oggi ci sono oltre 7 mila dipendenti, troppi anche secondo la Corte dei Conti. La norma sulle partecipate è una delle poche novità della bozza che l’assessore e il presidente Crocetta hanno consegnato ieri ai partiti convocati a Palazzo d’Orleans.

 

Nello Musumeci preoccupato di possibili speculazioni sulle Terme di Acireale e Sciacca


Dal sito NuovoSud

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Il presidente della Commissione regionale Antimafia denuncia il malaffare del passato

“Sulla gravissima crisi delle Terme di Acireale e di Sciacca vanno individuate responsabilità amministrative e coperture politiche del passato, ma occorre anche neutralizzare possibili tentativi di speculazione messi in atto per favorire interessi privati”. Lo dice in una nota il presidente della Commissione regionale Antimafia, Nello Musumeci. “Almeno negli ultimi quindici anni la gestione delle due strutture termali non appare finalizzata a obiettivi di efficienza e di efficacia, ed è stata contrassegnata da irregolarità contabili, sprechi ed atti clientelari. Una gestione irresponsabile, resa possibile dall’assenza pressoché costante di controllo da parte della Regione, preoccupata più ad effettuare nomine improntate a criteri di fiducia invece che di competenza”.

Terme di Acireale: 300.000 euro dalla Regione per pagare i debiti e non aver tagliata la luce


Le dichiarazioni dell’Ing.Luigi Bosco, Commissario delle Terme di Acireale, alla redazione di Fancity

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Salve le Terme di Acireale e Sciacca. Pronto un fondo da 800mila euro


da Catania Blog Sicilia

Le Terme di Acireale non chiuderanno perché con l’intervento economico previsto nell’esercizio provvisorio del Bilancio dell’Ars si consentirà “di arrivare in attività all’espletamento del bando per la gestione privata del complesso idrotermale”. E’ stato il commissario liquidatore delle Terme Spa, Luigi Bosco a renderlo noto nel corso di una conferenza stampa che si è svolta stamani ad Acireale.

Nell’esercizio provvisorio votato ieri dall’Assemblea è stato istituito un articolo (12 comma 2) che prevede lo stanziamento di 800 mila euro per “evitare il depauperamento del patrimonio immobiliare regionale” nelle fattispecie delle Terme di Acireale e Sciacca. L’articolo in questione era originariamente un emendamento della Commissione Bilancio.

La somma stanziata servirà a fronteggiare i debiti di gestione e a velocizzare le procedure per l’affidamento ai privati della gestione dei complessi idrotermali e cremo termali.

Per Acireale il rischio maggiore era proprio quello di una sospensione delle attività che avrebbe creato una sorta blocco dei macchinari che sarebbero potuti ripartire non senza un dispendio di fondi.

Esercizio provvisorio della Regione, ok a finanziamento alle Terme di Sciacca e Acireale


Esercizio provvisorio della Regione, ok a finanziamento alle Terme di Sciacca e Acireale

“L’approvazione della norma che finanzia il fondo per le Terme di Sciacca ed Acireale, consentira’ alle due strutture di poter programmare la nuova stagione”. I parlamentari Pd all’Ars, Giovanni Panepinto e Concetta Raia, esprimono la soddisfazione per il voto favorevole dell’Aula di palazzo dei Normanni alla proposta. “Nonostante le polemiche – sottolinea Panepinto – abbiamo approvato una norma di buon senso”.

da NuovoSud

Ottocentomila euro alle Terme di Sciacca. Acireale resta al palo


Ars, finalmente oggi la sessione finanziaria

di Raffaella Pessina

Nella seduta del 3 gennaio stralciate dall’esercizio provvisorio alcune norme. Ardizzone, pres. Ars: “Le relazioni tecniche sono necessarie”

PALERMO – Entra nel vivo domani la sessione finanziaria all’Assemblea regionale siciliana con la seduta in cui è previsto l’esame del ddl sull’esercizio provvisorio. Nella tesa seduta dello scorso 3 gennaio il presidente dell’’Ars Giovanni Ardizzone ha parlato nel suo intervento di una situazione di emergenza dei conti pubblici e ha proposto di stralciare le norme senza relazioni tecniche, una decina, in un disegno di legge a parte che sarà messo ai voti insieme alle variazioni del bilancio subito prima dell’esercizio provvisorio. Restano comunque ancora dubbi sulla certezza della copertura finanziaria delle norme su cui Governo e Parlamento si danno battaglia.
I primi scontri infatti si sono avuti già in una seduta fiume in commissione bilancio negli ultimi giorni del 2014. Le commissioni di merito e la bilancio avevano infatti ritenuto inammissibili alcuni articoli mancanti delle relazioni tecniche che ne attestano la copertura finanziaria Si trattava degli art. 2 ( riserva di 3 milioni sulle assegnazioni agli enti locali destinati al comune di Acireale); art. 4  (contributo per l’Esa di 1 milione e mezzo di euro); art. 12 (2 milioni di euro in favore di Sviluppo Italia Sicilia spa e al comma 3 dello stesso articolo la parte che assegna 800.000 euro alle Terme di Sciacca); art. 13 (autorizzazione per la Regione a finanziare iniziative culturali per il 2015, reintroducendo molte voci della ex tabella H); art. 14 (9 milioni di euro per pagare gli ex Pip fino ad aprile).
Ardizzone nella seduta del 3 ha detto che il Parlamento “ha supplito ai ritardi con cui è arrivato il bilancio. “Lo attendavamo a ottobre”. Ed ha insistito sulla necessità delle relazioni tecniche. “Dobbiamo lavorare all’unisono, Governo e Parlamento – ha concluso Ardizzone  – nell’interesse generale. Non ci si può rifiutare di presentare le relazioni tecniche”.
Le opposizioni annunciano battaglia su questo punto. Secondo il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone “la maggioranza pensava di utilizzare l’esercizio provvisorio come vettore di tutta una serie di prebende di memoria certamente clientelare”. Il capogruppo azzurro ha ribadito la necessità prima verificare le relazioni tecniche e le relative coperture prima che l’Aula possa esprimersi.

Il capogruppo di Ncd Nino D’Asero
ha detto che “Senza Commissario dello Stato, inizia una fase nuova della politica siciliana, di maggior impegno, sia del governo che dell’Assemblea. “Occorre predisporre gli atti con accortezza e accorgimenti tecnici superiori, per renderli inattaccabili, visto che ora dovremo affrontare gli eventuali rilievi degli uffici della presidenza del Consiglio dei ministri”. Secondo l’esponente del centrodestra “il confronto fra Regione e Stato dovrà esser sempre più determinato, per tener alta la nostra autorevolezza che ci permetta di richiedere a Roma quelle che sono le giuste spettanze all’Isola dovute”.
Ma l’opposizione attacca Crocetta anche sul fronte della spesa comunitaria. Bernardette Grasso (FI), esprime dubbi sui “numeri sfoderati” nei recenti giorni “fuorvianti e frutto di una scientifica disinformazione”. “Si tratta  – ha detto – di una “rendicontazione a carico della quota FESR per progetti già finanziati e rendicontati su altre fonti di finanziamento. Si comunica quindi che il finanziamento è avvenuto per il tramite di fondi strutturali, si rendicontano le spese, si incrementa la percentuale di spesa ma di fatto nulla è stato speso”.

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2015 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Piano Baccei: rimangono in vita le Terme di Sciacca e di Acireale


L’articolo di Repubblica.it

Tagli alle pensioni e agli stipendi di regionali e forestali. Scure su permessi sindacali e congedi. Blocco dei doppi incarichi per i dirigenti generali, stop agli aumenti contrattuali per tutti i 15 mila dipendenti di Palazzo d’Orleans. Sul fronte dei costi della politica, riduzione del numero dei consiglieri comunali per equiparare la Sicilia al resto d’Italia, con Palermo, ad esempio, che scenderebbe da 50 a 40 eletti. Ancora, tagli alle società partecipate e ai contratti per i servizi di trasporto marittimo e su gomma. E, per incrementare le entrate, non solo la cessione a Comuni e privati di pezzi di demanio regionale, ma anche la possibilità per il Corpo forestale di fare multe all’interno di parchi e riserve naturali.

Dal personale all’ambiente, sono decine i settori toccati dal gran- piano di riforme presentato dall’assessore all’Economia Alessandro Baccei al governatore Rosario Crocetta. Trenta pagine fitte di norme che vuole Palazzo Chigi per avviare, dopo il varo di questi provvedimenti, il tavolo di trattativa sul buco da tre miliardi di euro nei conti di Palazzo d’Orleans. La bozza, definita «riservata», è trapelata. Ecco quali sono i punti principali.

LA SCURE SUL PERSONALE
Un comparto nel mirino è certamente quello del personale diretto e indiretto dell’amministrazione. Previsto lo stop al turnover dei forestali e la riduzione del 20 per cento del comparto antincendio: in soldoni, questo significa che 1.500 addetti diventeranno forestali semplici e si vedranno ridurre la retribuzione di almeno il 10 per cento. Risparmio previsto, 30 mide lioni di euro. Per gli altri 20 mila forestali nessun obbligo di raggiungimento delle giornate minime. Riguardo al Corpo forestale, prevista l’eliminazione dell’indennità di polizia, che rimarrà solo per gli addetti effettivamente impegnati in indagini giudiziarie. La scure cadrà poi sui 1.800 dirigenti regionali: previsto il taglio del 30 per cento delle poltrone, salteranno quindi 600 incarichi. Sarà abolita la clausola di salvaguardia che consente ai dirigenti che vengono “demansionati” di ricevere per tre anni lo stipendio precedente. Per i contratti dei dirigenti, non rinnovati dal 2007, e per quelli del comparto, non rinnovati dal 2009, non ci sarà alcun aumento di stipendio.

Le pensioni, dal 1° gennaio 2015, saranno calcolate «secondo la disciplina statale». Per i permessi sindacali e retribuiti, il calcolo non verrà più fatto a giornate ma solo a ore. Inoltre «i permessi particolari per motivi familiari o personale » non potranno essere più di tre all’anno e il congedo parentale «avrà lo stesso trattamento economico degli statali del comparto dei ministeri». Quanto ai gabinetti degli assessori, previsto il taglio del 20 per cento dei componenti, ma solo «dalla prossima giunta». Anche questa è una norma che farà di- scutere, visto che salva tutti gli attuali “gabinettisti”.

ENTI, SOCIETÀ ED ENTRATE
In vita rimarranno solo undici società: Irfis, Parco scientifico e tecnologico, Mercati agroalimentari, Terme di Sciacca e di Acireale, Seus 118, Sicilia e-Servizi, Sas, Ast, Siciliacque e Riscossione Sicilia, se quest’ultima non sarà nel frattempo affidata a Equitalia. I compensi degli amministratori scenderanno da 50 a 40 mila euro all’anno per i presidenti dei cda e da 25 a 20 mila per gli altri componenti. L’unica eccezione allo stop alle assunzioni riguarda il Parco scientifico e tecnologico che, con risorse non regionali ma proprie, potrà fare nuovi contratti: a guidare la spa, fanno notare dal fronte governativo, è il renziano Roberto D’Agostino.

Gli Istituti autonomi di case popolari saranno soppressi. Per incrementare le entrate, prevista la possibilità per i concessionari di demanio pubblico morosi di sanare la propria posizione senza interessi aggiuntivi. I parchi e le riserve naturali potranno istituire un ticket ma, soprattutto, il Corpo forestale potrà «irrogare sanzioni amministrative» con conseguente incasso alla Regione.

BUROCRAZIA ED ENTI LOCALI
Sul fronte della burocrazia prevista la semplificazione delle autorizzazioni ambientali, con la nascita di una commissione tecnica di «alta specializzazione» e lo stop della certificazione per una serie di pareri: ad esempio, la Vas non sarà necessaria «per modifiche di destinazione di aree inferiori a 10 ettari », purché non ricadano in aree protette. Sul fronte dei costi della politica, prevista l’equiparazione al resto d’Italia per il numero dei consiglieri comunali: Palermo dovrà scendere da 50 a 40 consiglieri, le città con più di 250 mila abitanti, cioè Catania, da 45 a 36. E, ancora i Comuni superiori a 100 mila, come Messina, dovranno avere 32 consiglieri, quelli superiori a 30 mila abitanti solo 24. Previsti 16 consiglieri per gli enti locali superiori a 10 mila abitanti, 12 consiglieri per quelli con una popolazione superiore ai 3 mila, 10 per i centri sotto questa soglia.

Insomma, una rivoluzione voluta fortemente da Palazzo Chigi e che, c’è da giurarci, incontrerà più di una resistenza all’Ars e non solo. La tensione su questa bozza è già alle stelle.

Giudizio negativo della Corte dei Conti sulle Terme e sulle altre partecipate regionali


Corte dei Conti, giudizio negativo sulle partecipate regionali (l’articolo del Quotidiano di Sicilia)

di Giovanna Naccari
La deliberazione n. 211/2014 della Sezione di Controllo adottata a seguito dell’adunanza del 9 ottobre è stata trasmessa all’Ars. I magistrati contabili accusano la Regione: “La Lr 5/2014 ha cristallizzato una situazione già esistente”

Palermo – La Regione siciliana è sorda e lenta sul riordino delle società partecipate. “Numerosi profili di criticità e di cattiva gestione” li osserva la Corte dei Conti per la Regione siciliana, che ha trasmesso il 17 dicembre all’Ars la deliberazione adottata nell’adunanza del 9 ottobre, riguardo all’indagine sulle misure correttive messe in campo dalla Regione dopo un precedente lavoro della magistratura contabile che ricostruiva l’universo delle società partecipate regionali negli anni 2009-2012.
A giugno la Corte dei Conti era stata ascoltata sulle partecipate dalla commissione Bilancio dell’Ars.
L’indagine della Sezione di controllo, presieduta da Maurizio Graffeo, relatore Gioacchino Alessandro, fotografa le partecipazioni societarie totalitarie e maggioritarie della Regione, le singole gestioni, le relazioni finanziarie che intercorrono con il socio, l’adeguatezza del sistema di governance regionale.
In particolare, oggetto d’esame sono stati l’adeguamento del sistema informativo contabile della Regione, gli interventi di ripiano delle perdite e le variazioni  del patrimonio netto, i flussi finanziari di spesa della Regione a favore delle partecipate, l’armonizzazione dei crediti e dei debiti tra Regione e partecipate, i costi della struttura e del personale.
Sotto la lente di ingrandimento, riguardo alla opportunità “della partecipazione regionale, alla necessità di valutare la capacità di continuità aziendale e gli opportuni interventi conseguenti alle criticità economico-gestionali e allo stato di insolvenza” finiscono le società Sicilia e Servizi, Seus 118, Terme di Sciacca e Terme di Acireale in liquidazione, Azienda siciliana Trasporti e Airgest. La magistratura contabile, prendendo atto che dalla Regione “è stato compiuto uno specifico approfondimento” per queste società, rileva che “la correttezza delle scelte in ordine al mantenimento delle società viene data come assunto, ma in effetti – si legge nella relazione – non sembrano evidenziarsi le ragioni sottese a tale decisione, nonostante lo stato di diffusa aredditività e i risultati gestionali negativi conseguiti negli anni, come anche gli elevati costi di struttura”.
Osserva la Corte: “L’approfondimento analitico intrapreso dalla Regione avrebbe dovuto precedere il momento delle scelte strategiche, affinché queste ultime potessero porsi in linea con i principi di buon andamento e di ragionevolezza cui l’azione amministrativa deve conformarsi”.
I magistrati contabili osservano, inoltre, che “la legge regionale 5/2014 cristallizza una situazione di fatto già preesistente, poiché le 11 società individuate – scrive la Corte – corrispondono a quelle già rilevate nel precedente piano di riordino, meno le tre Sicilia e Servizi, Sicilia Turismo e Cinema, Lavoro Sicilia, già poste in liquidazione dagli organi sociali”.
Un capitolo è dedicato ai trasferimenti erogati dalla Regione alle partecipate negli anni 2009-2012. Su questo punto, scrivono i magistrati “si deve rilevare, in senso critico, che non è stato effettuato l’approfondimento richiesto”.
Tra i tanti rilievi, la Corte aveva segnalato la necessità di effettuare verifiche di regolarità sui pagamenti nei confronti di: Muliservizi (3.387.687 euro, sostegno finanziario); Biosphera in liquidazione (350 mila euro, richiesta del liquidatore per evitare lo stato di insolvenza); Sicilia e-Ricerca (300 mila euro, aumento di capitale); Lavoro Sicilia, in liquidazione nel 2012 (285 mila euro a titolo di coperture perdite), Ciem (mandati di pagamento per 2.486.387 euro nel 2012).
In merito alle criticità riscontrate sulle assunzioni di personale, la Corte riporta, segnalata dall’amministrazione regionale, che ha denunciato il danno, “l’illegittima prosecuzione di rapporti a tempo determinato presso la Società Patrimonio Immobiliare”.
La Corte, inoltre, puntualizza l’esigenza della “piena trasparenza e accessibilità delle informazioni” perché serve anche a ”garantire l’integrità dei comportamenti degli amministratori e la prevenzione di fenomeni corruttivi o di cattiva amministrazione”.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2014 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

Visita dei ladri all’ex Hotel Terme di Acireale


dal sito CataniaToday

Furti e rapine nella provincia etnea, 6 arresti in poche ore
ACIREALE – Stanotte, due ladri, dopo aver forzato una porta d’ingresso secondaria, hanno pensato bene di fare una visitina all’interno dell’ex Hotel delle Terme di Acireale, già chiuso da qualche anno, per razziare diverso materiale idraulico (rubinetterie e lavabi) e degli infissi in alluminio anodizzato.  La sorte avversa ha voluto che un vigilantes si accorgesse della porta violata e che avvertisse in tempo reale il 112 che immediatamente ha inviato  sul posto una gazzella del  Nucleo Radiomobile della locale Compagnia. I due Carabinieri, appena giunti, sono entrati nell’albergo ed hanno sorpreso i due mentre erano ancora intenti a smontare gli infissi. I militari, dopo averli ammanettati, hanno rinvenuto, in una stradina adiacente alla struttura, una Lancia Y,  già carica di parte della refurtiva, sottoposta a sequestro poiché priva di assicurazione obbligatoria.

 

Se le Terme sono un problema, chiudetele!


Su Controvoce

Terme. Provocazione de L’AltraSciacca: “Se sono un problema, chiudetele!”

Durissimo intervento “anti-politica”, contro una mentalità popolare del compromesso e della sopportazione, quello che arriva oggi dalla nota associazione L’AltraSciacca.

Un’intervento che sa tanto di provocazione, ovviamente, ma che spinge a riflettere su cosa sia diventata la gestione della Cosa Pubblica in questa terra di Sicilia e soprattutto, come i cittadini assistano passivamente alle decisioni che chi sta nelle stanze dei bottoni, prende per loro conto.

“Una delle cose che più ci fa arrabbiare – dicono – è l’atteggiamento da <<cappello in mano>> che spesso, troppo spesso, è adottato nei confronti della politica e delle sue scelte.

Consideriamo ad esempio le Terme di Acireale e Sciacca: le prime sono ferme e chiuse da tempo, quelle di Sciacca invece ormai da anni sono nel limbo de <<lo stiamo facendo>>, <<ormai ci siamo>>, <<il bando sarà pronto>> e così via dicendo.

Intanto sono già trascorsi 2 anni in questa tragica situazione che rischia concretamente di far soffrire le famiglie dei lavoratori che in quello stabilimento operano.

Lo scenario del teatrino della politica è sempre lo stesso, purtroppo a tenerlo in piedi è come sempre il nostro supino atteggiamento di accondiscendenza o, per meglio dire, la nostra indomabile ingenuità e credulità. I nostri politici continuano a fare i viaggi della speranza con tanto di letterine alla babbo natale senza mai riuscire ad individuare le responsabilità e, di conseguenza, senza punire i responsabili.

Nella realtà troppo spesso accade che si costituiscono dei gruppi separati e non dialoganti: i politici, i sindacati, i lavoratori, gli amministratori regionali, le singole associazioni. Ognuno di questi soggetti lavora, o dice di lavorare, per la soluzione del problema ma senza condividerla con altri o senza riuscire a farlo.

I politici si stracciano le vesti e raccontano di essere impegnati nella soluzione del problema; i sindacati cercano di fare il loro lavoro ricevendo picche dalla politica; le associazioni intervengono singolarmente; i dipendenti, che giustamente lottano per il loro posto di lavoro, non riescono a coinvolgere o non vogliono coinvolgere altri soggetti.

Il risultato? E’ quello che vedete oggi sotto i vostri occhi.

Le Terme di Sciacca sono in stato comatoso, vivono un’incertezza costante sul futuro col rischio della perdita dei posti di lavoro, e il governo regionale di Crocetta che continua ad essere incapace a trovare soluzioni per risollevare la situazione ed effettuare un cambio di marcia.

Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un andirivieni di assessori, governatori e funzionari che ci hanno rassicurato sul destino delle nostre Terme, salvo poi, appena aver lasciato Sciacca, dimenticarsene totalmente.

La giostra delle belle parole, delle promesse mai mantenute, dei provvedimenti di rilancio del patrimonio termale sempre funzionante ed efficace e noi sempre pronti a digerire tutto, senza fiatare, pur sapendo che si trattava di presa in giro.

Sappiamo che la speranza è l’ultima a morire, ma adesso s’è oltrepassato il limite di ogni ragionevole sopportazione.

I cittadini di Sciacca sono disposti ad essere presi ancora in giro ritenendo che le Terme siano in mano ad un oscuro fato o, finalmente, si uniranno per far sentire forte la propria rabbia e la propria indignazione?

Cari concittadini la vera sfida la dobbiamo vincere contro noi stessi. Non c’è più tempo per aspettare il forestiero di turno che, come un angelo salvatore, arrivi nella nostra città per risollevare le Terme. E’ arrivato il momento di unirci e, tutti insieme, gridare con forza ai sordi che ci governano che le nostre Terme sono una risorsa fondamentale per Sciacca e non un problema.

Diversamente, se tutti noi riteniamo che siano solo un problema, le Terme chiudiamole!

In Sicilia carrozzoni da record: 312 milioni solo per gli stipendi


Dal sito Il Giornale.it

Tenetevi forte: 312 milioni di euro in stipendi. Una cifra che ha dell’incredibile se non fossimo nella Sicilia dei carrozzoni pubblici, dove la realtà supera la fantasia.

Il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Quel numero è il costo complessivo, in un solo anno (il 2012), di costi del personale, costi di consulenze e costi degli organi societari (Cda, collegio dei sindaci, revisori) delle 33 (altro record) società partecipate della Regione Sicilia. Il numero lo evidenzia la Corte dei conti, che di continuo chiede al governo regionale di mettere mano alla spesa abnorme per le partecipate, senza ottenere nulla in cambio (malgrado gli annunci del governatore Rosario Crocetta, che nel novembre 2012 appena eletto disse: «Se fra tre mesi si continuerà a parlare sempre degli stessi sprechi mi dimetterò»), tanto che a ottobre la sezione di controllo della Corte dei conti ha deferito la Regione per non aver né risolto né risposto sul caso delle troppe (e troppo costose) partecipate regionali. Trentatre società, che impiegano un esercito di quasi 7.300 persone. Senza contare le consulenze e i contratti a tempo determinato. Parliamo di una spesa che in quattro anni ammonta a oltre un miliardo di euro (tra il 2009 e il 2012). Ventuno milioni al mese, 700mila euro al giorno per tenere in piedi le trentatre società regionali.

La maggior parte delle quali in rosso. L’Ast-Azienda Siciliana Trasporti, al 100% proprietà della Regione Sicilia, è sull’orlo del fallimento da tempo, ogni anno pesa sui bilanci per 23,5 milioni di euro e spende per il suo consiglio di amministrazione 150mila euro. Il bilancio 2010 ha registrato una perdita di 1,4 milioni, quello 2011 di 8,9 milioni, quello 2012 un utile di appena 83 mila euro. E Riscossione Sicilia, la Equitalia della Regione siciliana (che ne possiede il 99%)? «È l’unico gabelliere in Italia che fa segnare perdite» lamenta il governatore. Perdite spaventose: 5 milioni di euro nel 2011, debiti per 60 milioni e un’esposizione con le banche di 160 milioni. «Emerge – si legge nella relazione sulle partecipate – un atteggiamento complessivo della società mirante ad ottenere da parte degli organi tutori della Regione Sicilia continue autorizzazioni ad assumere nuovo personale. Ciò ha trovato un deciso cambio di rotta da parte del nuovo Consiglio di gestione». In rosso è finita Sviluppo Italia Sicilia: 640 mila euro nel 2010, 487 mila nel 2011, 2,6 milioni nel 2012 (100 mila euro in consulenze), mentre il direttore generale Vincenzo Paradiso ha guadagnato tra il 2010 e il 2013 cifre tra i 180 e i 190 mila euro annui. In perdita costante anche le Terme di Acireale e Sciacca, in liquidazione. In Sicilia e-Ricerca – racconta il giornale on line LiveSicilia – lavorano due dipendenti a tempo indeterminato oltre al direttore generale Antonino Giuffrè: compenso da 194.450 euro annui lordi. E poi ovviamente non mancano le società fantasma, quelle senza dipendenti. Come la partecipata Sicilia Turismo e Cinema, nessun dipendente, e un conto corrente pignorato da un ex consulente che ha fatto causa dopo che gli hanno chiuso la collaborazione.

Ma nell’Isola dei paradossi si arriva al top dell’assurdo: società in liquidazione che non possono essere liquidate perché vantano crediti dalla Regione, e finché il contenzioso è aperto la stessa Regione paga per tenerle in vita; società che da ben 30 anni, mica un giorno, attendono la liquidazione. Altro che «giungla», una babele. Il record trentennale per la liquidazione, ancora non completata, spetta alla Siace spa, Società per l’industria agricola cartaria editoriale. Era il 1985 quando l’Espi, l’Ente di sviluppo industriale, iniziò la procedura di liquidazione. La pratica è ancora aperta. E la Regione in un solo anno ha sborsato 8mila euro per il liquidatore. Stesso discorso per altri due carrozzoni, Biosphera e Multiservizi, il cui personale è confluito nella nuova Sas, Servizi ausiliari Sicilia: la prima ha un debito per il Tfr pari circa 1,5 milioni, ma attende dalla Regione circa sei milioni; peggio per la Multiservizi, debiti per il Tfr da circa 7 milioni ma crediti da 18 milioni. Una babele. Crocetta recentemente ha annunciato che le partecipate scenderanno a 11, via le quote da banche, terme e aeroporti. E tra le salve, naturalmente, c’è la Sicilia e-Servizi guidata dall’amico ex pm Antonio Ingroia

 

Terme di Acireale in vendita? Si, No, Ni.


dal sito Leggimi

Terme di Acireale, sono in vendita oppure no? Crocetta dice sì, Bosco ni…

Le Terme di Acireale

Nei giorni scorsi si è sopita la polemica tra il segretario regionale del Pd e deputato nazionale acese, Fausto Raciti, e il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta sull’intenzione di vendere ai privati le Terme di Acireale. Il motivo è senza dubbio il ritrovato accordo sulla nuova giunta regionale, avvallato dal segretario nazionale del Pd e premier Matteo Renzi.
Ma la questione delle Terme rimane aperta e mostra una contrapposizione netta fra Crocetta e il commissario Luigi Bosco. Anche perché le regole sono chiare: liquidare l’attuale società di gestione, interamente di proprietà della regione, e quindi preparare il bando per l’affidamento ai privati. Le regole per questo sono da stabilire e se ne parla ormai da anni.

In ogni caso, dopo l’opera di demolizione condotta con perizia sotto i governi Cuffaro e Lombardo, l’ingegnere Luigi Bosco ha tentato di mettere in azione alcune cose. Durante questi ultimi mesi sono stati riaperti i reparti “inalazioni” ed “insufflazioni” e sono di nuovo fruibili i trattamenti a base di fanghi termali. Non è molto ma si tratta pur sempre di un passo avanti. Poi c’è il chiaro segnale da parte del nuovo sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, e del Consiglio comunale che (essendo il Palazzo di Città non fruibile a causa dei lavori di ristrutturazione) hanno scelto di riunirsi nel Salone delle Terme. Ovviamente dopo avere stipulato una regolare convenzione. Un problema rappresenta il debito con Unicredit, con cui pare sia indispensabile cercare un punto d’incontro con la banca già nominata, creditrice di diversi milioni per il mancato pagamento delle rate del mutuo. Pare siano circa 8 milioni di euro. Altri 4 sono da dare a diversi fornitori. Un totale di quasi 13 milioni di euro di debiti. Una somma che chi vorrà la gestione del complesso si dovrà inevitabilmente sobbarcare. Oltre, ovviamente, a tutti i costi di ristrutturazione, rilancio e gestione. Quanto costerà tutto questo si potrà sapere solo nel momento in cui qualcuno si presenterà con un piano industriale credibile.

Ma c’è qualcuno in Italia, in Europa e nel mondo, interessato alla gestione delle Terme? La risposta è sì. Pare sia già stata avanzata una sorta di proposta e non è lo stesso sceicco della Perla Jonica. Solo che fino a ora le risposte sono state poco chiare, confuse e timide o addirittura sfuggenti, come se parlare delle Terme con serenità e serietà fosse impossibile. Forse con l’arrivo della Città Metropolitana, il prossimo anno, le condizioni politiche potrebbero anche cambiare e un’offerta seria, competitiva, correttamente imprenditoriale, trasparente, si potrebbe realmente fare avanti. Nella speranza, nel contempo, che la demolizione delle Terme non sia del tutto compiuta.

Il maltempo provoca danni alle Terme


dal sito di Fancity

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La tromba d’aria provoca gravi danni alle Terme di Acireale. Chiuso il parco per gravi danni alle piante e alberi divelti e per risocntrare eventuali pericoli per i fruitori, nella struttura sono andati in frantumi parecchi vetri e sono state divelte porte. I locali tecnici che servono la struttura sono tuttora allagati. Questo cinque novembre duemilaquattordici, gli acesi lo ricorderanno a lungo.

Approvato il Piano Triennale delle Opere Pubbliche di Acireale


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Il Consiglio comunale di Acireale ha approvato ieri sera il Piano Triennale delle Opere Pubbliche. Ventiquattro i presenti, di questi 23 si sono espressi con voto favorevole, uno si è astenuto dal voto. Sono 114 le opere inserite dall’Amministrazione nel programma per il triennio 2014-2016, cinque sono comprese  nell’elenco annuale dei lavori del 2014. Il Piano Triennale è approdato in aula nella scorsa seduta del 23 ottobre. Alla delibera di Giunta del 9 settembre sono stati aggiunti 11 interventi inseriti in un emendamento tecnico approvato dal Consiglio comunale.

<<E stata un’approvazione-flash, che ha registrato il voto unanime del Consiglio comunale. Si tratta ovviamente di una programmazione molto ampia e ci sono progetti già inseriti nel vecchio Piano triennale che porteremo avanti,- commenta il sindaco, Roberto Barbagallo-. A parte gli interventi previsti per la prima annualità, tra cui la messa in sicurezza del Torrente Lavinaio- Platani  e del viale Cristoforo Colombo, che avranno priorità, l’Amministrazione punterà a far diventare realtà due nuovi progetti: la bretella che collegherà l’autostrada alla statale 114 all’altezza di Capo Mulini e a realizzare tutti gli interventi di adeguamento e sistemazione per le frazione a mare con i Fondi GAC>>.

<<Sono molto soddisfatto del lavoro svolto dalla IV Commissione Consiliare, presieduta da Riccardo Castro, che ha rapidamente operato sia sul Piano triennale sia sull’emendamento tecnico proposto in Consiglio, -commenta l’assessore ai Lavori Pubblici, Nando Ardita-. Ci sono progetti ereditati dal vecchio Piano triennale, ma anche assolute novità, segnali precisi, che questa Amministrazione vuole dare alla città. Tra queste voglio evidenziare l’inserimento nel Piano triennale dell’Isola ecologica, che finalmente ci consentirà di innalzare l’asticella della percentuale di raccolta differenziata, di avviare un nuovo corso che consentire anche un enorme sgravio economico per le casse comunali e le tasche dei cittadini>>.

Naufragano le Terme siciliane


L’articolo pubblicato dal Quotidiano di Sicilia

Il naufragio delle terme siciliane

di Chiara Borzì

11 centri del benessere portano all’Isola 440.000 pernottamenti contro i 3 mln delle Terme Euganee e 1,7 mln di Montecatini. Acireale (debiti per 9 mln €) e Sciacca (8 mln) da 15 anni in attesa di privatizzazione

CATANIA – Sciliar e Vipiteno (Alto Adige), Abano Terme (Veneto), Livigno e Sirmione (Lombardia), Tabiano Terme e Rimini (Emilia-Romagna), Montecatini, Chianciano e San Gimignano (Toscana), Fiuggi (Lazio), Capri, Ischia e Sorrento (Campania), Costa Viola (Calabria), Gollura e Costa Smeralda (Sardegna). In tutta Italia sono 326 i centri Termali censiti dal Rapporto Thermalia 2014 di Federterme, ma tra i migliori – come si legge – mancano strutture siciliane.

Le Terme di Acireale e quelle di Sciacca sono giganti addormentati che aspettano da tempo d’essere risvegliati per ritrovare una funzione a “pieno regime”, che garantirebbe a loro e a tutta la Sicilia (secondo quanto stimato in una nostra precedente inchiesta del marzo scorso) un introito di circa 266 mln di euro.

 

Terme di Acireale si venderanno ai privati, anzi no, forse si


L’articolo sul numero 39 dell’anno IV del settimanale I Vespri

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Terme di Acireale, non si sta capendo più nulla


Un’anticipazione dell’articolo che sarà pubblicato sabato dal settimanale I Vespri

 

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Bosco: Nessuna svendita delle Terme


da La Sicilia del 22/10/2014

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Raciti: No alla svendita delle Terme di Acireale


dal sito News Sicilia

 

Raciti (PD): “No alla svendita delle Terme di Acireale”

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ACIREALE – “La notizia di stampa secondo la quale la Regione starebbe per cedere il pacchetto azionario delle Terme di Acireale attraverso una sorta di “trattativa privata” desta seria preoccupazione”.

A dichiararlo è Fausto Raciti, segretario regionale del Partito Democratico e parlamentare acese.

“Negli ultimi due anni – prosegue Raciti – avevamo più volte sollecitato la Regione a realizzare un credibile piano di rilancio delle Terme. Dopo il timido impegno per la riapertura portato avanti (con scarsi mezzi) dal commissario ing. Bosco, la risposta del Governo regionale è stata il solito immobilismo che ha aggravato la già precaria situazione patrimoniale della struttura”.

“Immobilismo – osserva il parlamentare – che risulta di fatto funzionale a chi ha l’obbiettivo della svendita della preziosa risorsa termale e del patrimonio immobiliare dell’azienda. Tale nefasto progetto ha incontrato ed incontrerà la netta opposizione del Partito Democratico”.

“La Regione dica – sollecita Raciti – chi porta la responsabilità del mancato pagamento dei ratei di mutuo che ha determinato il contenzioso con Unicredit e si attivi per la tutela del proprio patrimonio immobiliare anche attraverso la rinegoziazione delle condizioni a suo tempo stipulate ed oggi a dir poco fuori mercato. Con il mantenimento della proprietà pubblica degli immobili disinnescherebbe gli appetiti di chi mira solo ad operazioni speculative”.

“Le Terme – precisa – costituiscono un bene che appartiene al territorio e ne connota l’identità, per questo sul tema della gestione delle strutture e delle prospettive di sviluppo deve essere chiamata ad esprimersi la città”.

“Per parte mia – conclude Raciti – ritengo che, per l’importanza che il settore riveste in funzione del rilancio dell’offerta turistica, la Regione Siciliana, debba porre lo sviluppo del termalismo in Sicilia e la riqualificazione dei territori e delle strutture termali pubbliche e private quale obiettivo da perseguire anche con la programmazione dei fondi europei per il periodo 2014-2020”.

 

No alla svendita delle Terme


La Sicilia del 18 ottobre 2014

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La Regione vende tutto, comprese le Terme


dal sito di Tp24

La Regione venderà le quote dell’Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Trapani-Birgi. Il governatore Rosario Crocetta ha annunciato di voler disfarsi delle partecipazioni regionali per fare cassa. Tra queste ci sono anche le quote dell’Airgest, comprate a un prezzo irrisorio nel settembre 2013 dalla Provincia di Trapani in via di abolizione. La Regione Siciliana detiene circa il 49% dell’Airgest, ed è socia di maggioranza. Il piano di Crocetta prevede di vendere “quello che non serve” e le società “non strategiche”. “Metteremo sul mercato le quote nelle Terme di Sciacca e Acireale, in Unicredit, in Italkali, nell’aeroporto di Trapani e in tutte le spa che quando ci sono utili fanno fare affari ai privati e quando ci sono perdite chiedono soldi alla Regione”, ha detto il governatore. Sull’Airgest Crocetta ha spiegato che la Regione aveva “rilevato un pacchetto azionario per aiutare la società ma adesso, viste anche le richieste che arrivano dal mercato privato, le lasceremo”. Con la cessione delle quote della Regione l’Airgest passerebbe quasi totalmente in mano ai privati. Restano le quote della Camera di Commercio.
In mezzo c’è l’accordo di co-marketing che dovrebbe servire a non far andare via dal Vincenzo Florio la compagnia low cost irlandese Ryanair. Accordo siglato tra l’Airgest e la Ryanair.L’Airgest già versa una quota a Ryanair (tre milioni e quattrocentomila euro l’anno), altri due milioni li dovrebbero mettere i Comuni, che però hanno serie difficoltà. L’accordo di co-marketing della coalizione dei Comuni è di 2 milioni di euro per 3 anni e si affianca ad un altro accordo di co-marketing che riguarda l’Airgest e che è di 3 milioni e 400 mila euro, anche in questo caso si tratta di un’intesa triennale. Società di gestione e coalizione dei Comuni hanno a che fare con «AMS», che sta per «Airport Marketing Services» e si occupa del marketing della compagnia aerea irlandese.
E sta alla Camera di Commercio di Trapani raccogliere i soldi dai comuni per girarli all’AMS. Ad oggi però sono arrivati soltanto 508.500 euro, dei 2 milioni previsti. La quota di ogni singola amministrazione è stata divisa in quattro tranche annuali. Finora hanno pagato solo 9 comuni su 24. Erice ha versato 50 mila euro su 120 mila. Favignana 40 mila euro su 160 mila. Castellammare 30 mila su 120 mila. San Vito Lo Capo 40 mila euro su 160 mila. Buseto Palizzolo e Paceco 10 mila euro su 20 mila ciascuno. Paceco 7.500 euro su 30 mila. Valderice 20 mila su 90 mila euro. Il piccolo comune di Poggioreale ha versato mille euro su 5 mila. Anche la Camera di Cmmercio ha versato la sua quota, pari a 300 mila euro. Tutti gli altri niente. Si aspettano soprattutto Marsala e Trapani, che devono versare la cifra maggiore, 300 mila euro a testa. In questi giorni nei comuni dovrebbero essere approvati i bilanci con le somme previste per la Ryanair. La compagnia intanto sta diminuendo i voli, molte tratte sono state cancellate, e gli aerei che fanno base a Birgi scenderanno a 2. La cosa ha suscitato le proteste degli operatori turistici, che vogliono maggiori garanzie da un accordo che doveva avere l’obiettivo di rilanciare l’aeroporto di Trapani-Birgi. Accordo è ai limiti della legalità. Se ne è accorto anche il deputato regionale ed ex sindaco di Trapani Mimmo Fazio definendolo “borderline”. A Trapani intanto vogliono fare un consiglio comunale straordinario per parlare del Vincenzo Florio.

Privatizzazione delle Terme, è la strada giusta?


dal sito di Teleradio Sciacca

PRIVATIZZAZIONE TERME: E’ LA STRADA GIUSTA?

“La linea del governo regionale sulle terme di Sciacca è quella che finora è stata seguita: procedere col bando di privatizzazione. È quanto mi ha confermato l’assessore regionale all’Economia Roberto Agnello”. È quanto dichiara il sindaco Fabrizio Di Paola, facendo seguito alle ultime dichiarazioni del presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta sull’intenzione del governo di vendere le quote azionarie delle Terme di Sciacca e Acireale.

“Fino a oggi – aggiunge il sindaco Fabrizio Di Paola – sono stato in contatto con l’assessore regionale all’Economia Roberto Agnello e mai si è parlato della possibilità di mettere in vendita le azioni delle terme. Mai una ipotesi del genere è stata presa in considerazione. Dagli incontri, dalla corrispondenza formale avuta fino a qualche giorno fa con lo stesso assessore Agnello, dal lavoro che si è fin qui svolto, io ho conosciuto solo una posizione del governo regionale: puntare sul bando di privatizzazione delle terme. Dopo le dichiarazioni di questi giorni del presidente Crocetta, mi sono messo ieri in contatto con l’assessore Agnello per capirne di più. E l’assessore mi ha rassicurato sulla bontà del lavoro fino a oggi svolto per la valorizzazione delle nostre terme. La linea non cambia. La cessione delle quote azionarie sarebbe poi in contrasto con il bando di privatizzazione che si vuole rilanciare”.

Ma noi ci chiediamo? E’ la strada giusta? e soprattutto cosa si privatizza e quali sono i beni che possono interessare i soggetti privati?

La Regione vuol vendere le Terme di Sciacca e Acireale?


dal sito di Teleradio Sciacca

LA REGIONE VUOL VENDERE LE TERME DI SCIACCA E ACIREALE?

 

Il Movimento 5 Stelle all’Ars al capezzale delle terme di Acireale e di Sciacca con due atti parlamentari che sono già in cantiere: una mozione e un disegno di legge.

“Apprendiamo dagli organi di informazione – affermano i parlamentari Matteo Mangiacavallo e Angela Foti – della volontà del governo regionale di vendere le azioni delle società termali di Sciacca ed Acireale. Sebbene il presidente Crocetta non sembra aver mai manifestato tale pensiero, da lui, conoscendolo bene, possiamo aspettarci di tutto ed ogni ipotesi sul futuro delle nostre Terme non può essere esclusa.

Se tale possibilità venisse confermata, è chiaro che ci opporremo con tutte le nostre forze. Il patrimonio termale, finito nelle mani di una Regione che ne è totalmente disinteressata e ha dimostrato di non sapere che farsene, appartiene ai cittadini saccensi e ai cittadini acesi e a loro, unici a ritenerlo di strategica importanza, deve essere chiesto cosa ne vogliono fare”.

“In diverse occasioni noi del M5S – proseguono i deputati – abbiamo tentato di inserire il termalismo tra le aree ritenute strategiche dalla Regione Siciliana in modo che fosse possibile finanziare il rilancio delle due società partecipate attingendo a fondi comunitari; abbiamo cercato di escludere la possibilità che queste andassero in dismissione, eliminando lo stato di liquidazione che di fatto costringe i commissari in un limbo in cui non gli è neppure consentito optare per sistemi più economici di gestione delle utenze; abbiamo proposto di finanziare le spese per ridurne il deficit economico, ma, sistematicamente, Crocetta e la sua maggioranza, hanno bloccato le nostre iniziative”.

“Se le terme rappresentano esclusivamente un peso per la Regione e questa non riesce a gestirle – concludono i due deputati – che la proprietà transiti verso i territori in cui insistono, e quindi ai loro Comuni. Se la Regione vuole dismettere le quote azionarie delle società termali di Acireale e Sciacca, che lo faccia attraverso una campagna di azionariato popolare che punti ad assegnarle in maniera esclusiva ai cittadini acesi e saccensi, senza possibilità di speculazione.Presenteremo una mozione per evitare ulteriori scempi a danno dei beni termali e un disegno di legge per rilanciare il termalismo. Il Presidente Crocetta e la sua giunta, se non riescono ad amministrare le terme, come la Sicilia, smettano di far danno e tolgano il disturbo”.

Si allarma Fausto Raciti per la vendita delle Terme di Acireale


dal sito di Fancity

Terme di Acireale in vendita (o svendita)? Allarme di Fausto Raciti

 

 

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COMUNICATO STAMPA ON. FAUSTO RACITI, Camera dei Deputati 17/10/2014 On. Fausto Raciti (Pd): “No alla svendita delle Terme di Acireale”

“La notizia di stampa secondo la quale la Regione starebbe per cedere il pacchetto azionario delle Terme di Acireale attraverso una sorta di “trattativa privata” desta seria preoccupazione”. A dichiararlo è Fausto Raciti, segretario regionale del Partito Democratico e parlamentare acese. “Negli ultimi due anni – prosegue Raciti – avevamo più volte sollecitato la Regione a realizzare un credibile piano di rilancio delle Terme. Dopo il timido impegno per la riapertura portato avanti (con scarsi mezzi) dal commissario ing. Bosco, la risposta del Governo regionale è stata il solito immobilismo che ha aggravato la già precaria situazione patrimoniale della struttura. Immobilismo che risulta di fatto funzionale a chi ha l’obbiettivo della svendita della preziosa risorsa termale e del patrimonio immobiliare dell’Azienda. Tale nefasto progetto ha incontrato ed incontrerà la netta opposizione del Partito Democratico. La Regione dica chi porta la responsabilità del mancato pagamento dei ratei di mutuo che ha determinato il contenzioso con Unicredit e si attivi per la tutela del proprio patrimonio immobiliare anche attraverso la rinegoziazione delle condizioni a suo tempo stipulate ed oggi a dir poco fuori mercato. Con il mantenimento della proprietà pubblica degli immobili disinnescherebbe gli appetiti di chi mira solo ad operazioni speculative. Le Terme costituiscono un bene che appartiene al territorio e ne connota l’identità, per questo sul tema della gestione delle strutture e delle prospettive di sviluppo ma deve essere chiamata ad esprimersi la Città. Per parte mia ritengo che, per l’importanza che il settore riveste in funzione del rilancio dell’offerta turistica, la Regione Siciliana, debba porre lo sviluppo del termalismo in Sicilia e la riqualificazione dei territori e delle strutture termali pubbliche e private quale obiettivo da perseguire anche con la programmazione dei fondi europei per il periodo 2014-2020”.

Movimento Cinque Stelle al capezzale delle Terme, ma faranno di tutto per opporsi


dal sito del Movimento Cinque Stelle

La Regione vuole vendere le Terme di Sciacca e Acireale? M5S: “Ci opporremo. Presto un ddl per rilanciare il settore”

PUBBLICATO IL 16 OTTOBRE 2014
In cantiere in casa Cinquestelle pure una mozione. I deputati all’Ars Mangiacavallo e Foti: “Notizie di stampa raccontano della volontà del governo di cedere le azioni delle società termali. La Regione non può farlo senza tenere conto della volontà dei cittadini”.

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Il Movimento 5 Stelle all’Ars al capezzale delle terme di Acireale e di Sciacca con due atti parlamentari che sono già in cantiere: una mozione e un disegno di legge.

Apprendiamo dagli organi di informazione – affermano i parlamentari Matteo Mangiacavallo eAngela Fotidella volontà del governo regionale di vendere le azioni delle società termali di Sciacca ed Acireale. Sebbene il presidente Crocetta non sembra aver mai manifestato tale pensiero, da lui, conoscendolo bene, possiamo aspettarci di tutto ed ogni ipotesi sul futuro delle nostre Terme non può essere esclusa.

Se tale possibilità venisse confermata, è chiaro che ci opporremo con tutte le nostre forze. Il patrimonio termale, finito nelle mani di una Regione che ne è totalmente disinteressata e ha dimostrato di non sapere che farsene, appartiene ai cittadini saccensi e ai cittadini acesi e a loro, unici a ritenerlo di strategica importanza, deve essere chiesto cosa ne vogliono fare”.

In diverse occasioni noi del M5S – proseguono i deputati – abbiamo tentato di inserire il termalismo tra le aree ritenute strategiche dalla Regione Siciliana in modo che fosse possibile finanziare il rilancio delle due società partecipate attingendo a fondi comunitari; abbiamo cercato di escludere la possibilità che queste andassero in dismissione, eliminando lo stato di liquidazione che di fatto costringe i commissari in un limbo in cui non gli è neppure consentito optare per sistemi più economici di gestione delle utenze; abbiamo proposto di finanziare le spese per ridurne il deficit economico, ma, sistematicamente, Crocetta e la sua maggioranza hanno bloccato le nostre iniziative”.

Se le terme rappresentano esclusivamente un peso per la Regione e questa non riesce a gestirle – concludono i due deputati – che la proprietà transiti verso i territori in cui insistono, e quindi ai loro Comuni. Se la Regione vuole dismettere le quote azionarie delle società termali di Acireale e Sciacca, che lo faccia attraverso una campagna di azionariato popolare che punti ad assegnarle in maniera esclusiva ai cittadini acesi e saccensi, senza possibilità di speculazione. Presenteremo una mozione per evitare ulteriori scempi a danno dei beni termali e un disegno di legge per rilanciare il termalismo. Il Presidente Crocetta e la sua giunta, se non riescono ad amministrare le terme, come la Sicilia, smettano di far danno e tolgano il disturbo”.

Terme di Sciacca e Acireale: dove non osa nemmeno la Corte dei conti.


dal sito Linksicilia

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LE DUE SOCIETA’ REGIONALI HANNO PRESO IL POSTO DELLE VECCHIE STRUTTURE REGIONALI. IL RISULTATO E’ CHE ESISTONO ANCORA LE UNE E LE ALTRE, TUTTE IN PERDITA, NEL RIGOROSO SILENZIO GENERALE. E QUANDO SI VOTA SI ORGANIZZANO CAMPAGNA DI ASSUNZIONI (FINO A QUALCHE ANNO FA ANCHE A TEMPO INDETERMINATO)

C’erano una volta in Sicilia due Aziende termali pubbliche regionali costituite nel 1954, Sciacca ed Acireale. In realtà l’imperfetto – che pure dovrebbe essere l’unico tempo da utilizzare – è di fatto sbagliato, perché le due Aziende esistono ancora, hanno dipendenti che percepiscono stipendi, consumano risorse per luce, acqua, pulizie, ecc., hanno commissari che gestiscono l’aria fritta, ma che qualcosa costeranno, addirittura quella di Sciacca continua ad incassare dalla Fintur spa il corrispettivo per l’uso dell’acqua termale (che ormai gestisce la Terme di Sciacca spa) negli alberghi ex Sitas, mentre quella di Acireale continua a cogestire beni con l’altra spa di Acireale.

L’unico problema è che non hanno, né fanno, niente. Non hanno personale che ormai è tutto in un ruolo speciale della Regione, non hanno beni perché li hanno trasferiti nel capitale sociale delle rispettive società per azioni al momento della loro costituzione, non gestiscono alberghi, piscine e stabilimenti perché ormai la gestione è delle due società per azioni che hanno preso il posto delle due Aziende termali.

In realtà, il “traccheggio” è ancora più complesso. Al di là della macroscopica illegalità relativa alla sopravvivenza delle due Aziende pubbliche e ai relativi costi che pagano i cittadini con le loro tasse, le due spa, la cui costituzione fu salutata nel 2006 dal coro unanime di una pletora di ingenui, alcuni ancora in attività di servizio, sono in liquidazione da più di quattro anni. La svolta, il rilancio, la competenza, l’internazionalizzazione, il marketing, insomma la “musica nuova” che i nuovi, bravi e competenti direttori d’orchestra avrebbero dovuto suonare da quel momento somiglia in modo impressionante alla favola dei suonatori di Brema che vennero per suonare e furono suonati.

Per la costituzione delle due società per azioni andò in scena una “pensata” degna dei migliori economisti: anziché dotarle di un congruo capitale sociale che consentisse alle due spa di affrontare i problemi di uno start-up connesso anche ad investimenti verso i nuovi segmenti del termalismo (benessere, fitness, ecc.), il capitale sociale delle stesse fu costituito soltanto dai beni immobili che le precedenti aziende regionali pubbliche possedevano, sia a titolo di proprietà, sia come diritti di utilizzo dei beni regionali. Quindi due società senza un solo euro di liquidità.

Le due società per azioni anziché “rilanciarsi”, negli anni, hanno invece violato la legge in modo macroscopico, senza che nessuno, specialmente gli assessorati obbligati al controllo ed alla vigilanza sulle stesse società (per tacere del paladino della legalità, il governatore ‘rivoluzionario’ Rosario Crocetta), abbiano mai chiamato gli amministratori alle proprie responsabilità. Anzitutto stipulando contratti di lavoro in violazione sia dei diritti di precedenza di vecchi lavoratori stagionali (cioè assumendone di nuovi), sia dei divieti alle assunzioni posti dalle disposizioni regionali; addirittura risultano effettuate anche assunzioni a tempo indeterminato!

Queste assunzioni sono cresciute in modo esponenziale in prossimità di elezioni comunali, regionali e nazionali. Addirittura per le elezioni comunali alcune liste di partiti dei quali erano espressione gli amministratori delle spa erano piene di candidati assunti da queste con contratti a termine.

Nonostante le liquidazioni in atto da anni le gestioni (fallimentari) delle due società sono continuate, senza alcun risultato sul piano economico, dato che i bilanci presentano milioni di euro di perdite. Non è andata meglio per i patrimoni netti delle due società, che sono spaventosamente calati. Addirittura sono stati nominati (e pagati) consulenti: come facciano società in liquidazione ad avere consulenti è un mistero! Ma gli amministratori-imbonitori hanno raccontato che le “presenze” erano aumentate, dimenticando di dire che erano aumentate anche le perdite: un modo fantasioso di amministrare!

A un certo punto, gli amministratori delle spa (prima unici poi liquidatori) si sono resi conto che le loro allegre gestioni avevano sì favorito i loro riferimenti politici (regionali e nazionali), ma avrebbero anche potuto creare problemi a loro stessi. Soluzione? Facile: il passato è passato, ma per il futuro si sono fatti calare nelle finanziarie regionali l’autorizzazione alle assunzioni stagionali, ottenendo come sempre accade in tempi di ascarismo appoggi trasversali. Ma questo solo dal 2012, restano le violazioni per gli anni precedenti.

Chi sono questi ‘manager’ così preparati? Basta andare a vedere i nomi e si risale subito ai loro referenti!

Infine la scelta di dare in affitto, dopo la liquidazione, la gestione delle due strutture termali. Ma anche lì i super dirigenti dell’assessorato all’Economia (quelli nominati da Crocetta) hanno partorito, dopo un lungo travaglio fatto di studio e di applicazione, un bando inutile, che si è attirato le critiche anche degli imprenditori.

Domanda: se la liquidazione durerà a lungo, mettiamo anche la metà della liquidazione dell’Ems (Ente minerario siciliano), questa manfrina continuerà. Quanto costerà ai siciliani?

Meno male che la Corte dei Conti per la Sicilia, di questa storia la pensa come il Governo Crocetta: meglio lasciare tutto come si trova, risparmiando su altri settori. Sì, ha ragione il Governo Crocetta, meglio risparmiare sulla Formazione professionale, sui forestali, sull’Esa, sui Consorzi di Bonifica, sui fondi della Crias destinati ad artigiani e agricoltori, sui Comuni, sulle Province…

Litigano come sempre Raciti e Crocetta. Questa volta per le Terme di Acireale.


dal sito Catania Blog Sicilia

IL SEGRETARIO PD ATTACCA PALAZZO D’ORLEANS

‘Cessione’ delle Terme di Acireale: nuovo scontro Raciti-Crocetta

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“La notizia di stampa secondo la quale la Regione starebbe per cedere il pacchetto azionario delle Terme di Acireale attraverso una sorta di “trattativa privata” desta seria preoccupazione”. A dichiararlo è Fausto Raciti, segretario regionale del Partito Democratico e parlamentare acese che trova un nuovo terreno di scontro nella ormai eterna disputa con il governo di Palazzo d’Orleans.

Negli ultimi due anni – prosegue Raciti – avevamo più volte sollecitato la Regione a realizzare un credibile piano di rilancio delle Terme. Dopo il timido impegno per la riapertura portato avanti (con scarsi mezzi) dal commissario Bosco, la risposta del Governo regionale è stata il solito immobilismo che ha aggravato la già precaria situazione patrimoniale della struttura”.

Raciti è durissimo quando ipotizza che l’ “immobilismo”  risulterebbe “di fatto funzionale a chi ha l’obbiettivo della svendita della preziosa risorsa termale e del patrimonio immobiliare dell’Azienda” e preannuncia la netta opposizione del Partito Democratico.

Il segretario regionale democratico invita la Regione ad indicare i responsabili del mancato pagamento dei ratei di mutuo “che ha determinato il contenzioso con Unicredit e si attivi per la tutela del proprio patrimonio immobiliare anche attraverso la rinegoziazione delle condizioni a suo tempo stipulate ed oggi a dir poco fuori mercato. Con il mantenimento della proprietà pubblica degli immobili disinnescherebbe gli appetiti di chi mira solo ad operazioni speculative”.

Secondo il parlamentare acese la Regione dovrebbe, anche attraverso la programmazione dei fondi europei 2014-2020, immaginare un piano di sviluppo del termalismo in Sicilia e la riqualificazione dei territori e delle strutture termali pubbliche e private.

Ieri anche il Movimento 5 Stelle aveva sollevato la questione preannunciando una mozione ed un disegno di legge sia per le terme acesi che per quelle di Sciacca.

“Se le terme rappresentano esclusivamente un peso per la Regione e questa non riesce a gestirle – scrivono i deputati Matteo Magiacavallo e Angela Foti – che la proprietà transiti verso i territori in cui insistono, e quindi ai loro Comuni. Se la Regione vuole dismettere le quote azionarie delle società termali di Acireale e Sciacca, che lo faccia attraverso una campagna di azionariato popolare che punti ad assegnarle in maniera esclusiva ai cittadini acesi e saccensi, senza possibilità di speculazione.Presenteremo una mozione per evitare ulteriori scempi a danno dei beni termali e un disegno di legge per rilanciare il termalismo”.

“Il presidente Crocetta e la sua giunta – concludono – se non riescono ad amministrare le terme, come la Sicilia, smettano di far danno e tolgano il disturbo”.

Terme, fine delle trasmissioni?


L’articolo su La Sicilia del 16 ottobre 2014

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Acireale il suo sindaco tuttofare


L’articolo su I Vespri n.34 anno IX

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Situazione politica ad Acireale e le Terme dimenticate. Domani un articolo su I Vespri


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Le Terme cartolina della decadenza di Acireale


Un estratto dell’articolo di Mario Barresi su La Sicilia del 15 settembre 2013

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L’altra cartolina della decadenza è l’agonia delle Terme. Il docente Rosario Faraci, coordinatore del “Forum permanente sulle Terme di Acireale” è chiaro: «Non è possibile piangersi addosso, scervellarsi su chi sia stato il responsabile politico del fallimento trenta, venti o dieci anni fa.
Qui tutti sono responsabili. Politici e burocrati regionali, imprenditori e politici locali, cittadini». Il futuro? «Talmente incerto e ingarbugliato che si fa fatica a capire come venirne fuori». Eppure, una strada c’è ed è stata tracciata dalla legge regionale 11/ 2010: «Liquidare la società di gestione pubblica – scandisce Faraci – e, attraverso il bando, affidare la gestione ai privati, ma senza fare regali ad alcuno, con severa valutazione dei piani industriali di rilancio».

E’ diventata grottesca la vicenda delle Terme di Acireale


L’articolo sul n.33 anno IV del settimanale I Vespri

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Terme Acireale, indagine su gestione 2006-09


dal sito CtZen

Terme Acireale, indagine su gestione 2006-09.Proposta M5S. «I tempi stanno per scadere»

Un parere dello studio legale Stagno D’Alcontres di Palermo ha evidenziato i margini per promuovere un’azione di responsabilità nei confronti dei sindaci e degli amministratori che hanno guidato le Terme tra il 2006 e il 2009. I tempi, però, sono ridotti al lumicino: «Bisogna fare in fretta» dichiara il Movimento 5 Stelle

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Chiedere conto della gestione economica delle Terme di Acireale negli anni tra il 2006 e il 2009 a sindaci e membri del Cda. Potrebbe essere questo il primo passo per iniziare a sbrogliare una matassa che, anno dopo anno, è diventata sempre più inestricabile. Ma bisogna fare in fretta perché la strada che passa dall’azione di responsabilità ha un termine che scadrà tra pochi mesi. Il sito, la cui storia recente è ben lontana dai fasti del passato, dal 2010 è in liquidazione, in ottemperanza a quanto predisposto dalla legge regionale 11/2010 che prevede la concessione ai privati della gestione delle strutture mantenendone pubblica la proprietà.

A oggi, però, nessun passo avanti è stato fatto e l’attualità parla di una situazione in cui i debiti 14 milioni quelli accertati nel 2013 dall’attuale liquidatore Luigi Bosco, frutto anche di mutui inspiegabilmente non pagati a partire dal 2005 – vanno di pari passo con un attendismo che potrebbe portare presto al pignoramento di parte delle strutture, su tutti l’Hotel Excelsior e l’antistante centro polifunzionale. Il tutto, a vantaggio di futuri acquirenti che potrebbero beneficiare di un’importante svalutazione degli immobili.

Ma un primo squarcio potrebbe essere aperto. Si tratta, appunto, della possibilità di promuovere un’azione di responsabilità nei confronti dei sindaci in carica e dei componenti del consiglio di amministrazione che ha guidato le Terme di Acireale S.p.A nel periodo compreso tra il 2006 e il 2009. si analizza la gestione delle risorse economiche e si potrebbe paventare il danno erariale.

Stando, infatti, al parere dello studio legale Stagno D’Alcontres di Palermo, che è intervenuto nel febbraio del 2012 su richiesta del socio unico (la Regione, ndr), ci sono i margini per avviare l’azione di responsabilità nei confronti di quella gestione.

I tempi, tuttavia, sono ridotti e a sottolinearlo è il gruppo parlamentare all’Ars del Movimento 5 Stelle che con un’interrogazione all’Ars lo scorso 3 aprile ha chiesto di accelerare le pratiche: «Bisogna dare mandato – si legge nel documento – nel più breve tempo possibile ai competenti organi dell’amministrazione di promuovere l’azione di responsabilità […], tenuto conto l’azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica». Termine, dunque, che scadrebbe tra qualche mese.

Nell’attesa di capire se la macchina amministrativa si metterà a moto, sullo stato delle partecipate si è espresso nei giorni scorsi anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che ha ribadito come dietro di esse in passato si siano celate sacche di cattiva amministrazione che hanno trasformato tali società in veri e propri carrozzoni . Tuttavia, lo stallo attuale pare anch’esso frutto di un mancato coordinamento tra politica e burocrazia: «Oggi – dichiara il coordinatore del Forum permanente sulle Terme di Acireale, Rosario Faracibisognerebbe che la Regione stabilisca ruoli e obiettivi. Al momento, infatti, abbiamo il presidente che dà indicazioni politiche, i dirigenti che fanno altro perché vincolati dalle carte e il liquidatore che gestisce nei limiti del possibile il patrimonio che si ha, perché non ha ricevuto chiare indicazioni sul da farsi. In sintesi, si può dire che tali diversi livelli di responsabilità creano spesso confusione».

Terme di Acireale e Sciacca società carrozzone


L’articolo del Giornale di Sicilia

In liquidazione ma finanziate 13 società carrozzone

Gli enti avviati alla «cessazione» hanno comunque ricevuto soldi: 5 milioni alle Terme di Acireale, circa 4 a quelle di Sciacca. E la chiusura slitta per i contenziosi

di STEFANIA GIUFFRE’

PALERMO. Nel regno delle partecipate, tredici società sono – da anni – in liquidazione. Eppure, in diversi casi, la Regione ha continuato a riversare denaro nelle loro casse per ricapitalizzazione o coperture di disavanzi. Di fatto fiumi di denaro sono affluiti a queste società nelle quali spesso il processo di liquidazione stenta a concludersi a causa di contenziosi e pignoramenti. C’è anche questo nel dossier della task force sulle partecipate. Ricapitalizzazioni ci sono state, ad esempio, nelle due società che gestiscono le terme ad Acireale e Sciacca. In entrambe la Regione è socio unico con quote del 100 per cento. E in entrambe la Regione ha versato fondi a liquidazione avviata o a ridosso dello stesso procedimento. Le terme di Acireale sono in liquidazione dal 5 ottobre 2010, da allora continuano ad accumulare perdite: il bilancio del 2010 si è chiuso con un rosso di 2 milioni e 331 mila euro, altri 2 milioni e 770 mila euro li ha persi l’anno successivo. Dal dossier emerge che nel 2011 la Regione ha versato 5 milioni e 125 mila euro «quale aumento di capitale non per perdite, nonostante risulti in liquidazione», circostanza già evidenziata anche dalla Corte dei Conti.
La liquidazione delle Terme di Sciacca è datata invece 20 giugno 2011. Fra il 2010 e il 2012 la società ha continuato a perdere una media di due milioni l’anno. La società, si legge nel dossier, «risulta beneficiaria di interventi di ricapitalizzazione (rispettivamente 110 mila euro nel 2009 e 1 milione e 729 mila euro nel 2010), di copertura disavanzi (300 mila euro nel 2011 e un milione e 285 mila euro nel 2012), ed ancora aumenti di capitale non per perdite 645 mila euro nel 2011 e 190 mila euro ne 2012).

 

Terme di Acireale: azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori


L’articolo pubblicato dal settimanale I Vespri, anno IX, n.32

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Acireale: al Carnevale una dimensione europea?


L’intervista al presidente della fondazione per il Carnevale di Acireale Antonio Coniglio pubblicata sul numero 32, anno IX, del settimanale I Vespri

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Le Terme di Sciacca e di Acireale, un pozzo senza fondo


L’articolo del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME DI SCIACCA NEL DOSSIER SULLE PARTECIPATE CHE CROCETTA PORTERA’ IN PROCURA
“Pozzi senza fondo”, è l’espressione usata da Crocetta. “Chi ha sbagliato, paghi”.

05/09/2014 12.46

La task force creata dal presidente della Regione Rosario Crocetta ha concluso la sua ispezione sulle aziende partecipate della Regione. Tra queste anche le Terme di Sciacca e Acireale, anch’esse definite “pozzo senza fondo”. «I dati – dice il presidente – presentano comportamenti di amministratori del passato che, in presenza del divieto di assunzione vigente sin dal 2009, hanno assunto globalmente diverse centinaia tra dipendenti e progressioni verticali.

Diverse partecipate in parte, inoltre, non hanno provveduto a equiparare i contratti dei loro dipendenti a quelli dei regionali, mantenendo sacche di privilegio. Crocetta ha annunciato che il dossier verrà presentato in conferenza stampa nei prossimi giorni ma intanto è stato inviato alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Palermo, per «consentire agli organi di giustizia una valutazione corretta per le valutazioni di competenza». «Chi ha sbagliato – ha detto Crocetta – paghi, non ci si può illudere che la Regione possa permettere che tali comportamenti si possano ulteriormente protrarre. La relazione deve determinare un immediato cambio di passo nella conduzione delle partecipate, ma anche del modo di attuazione dei programmi loro assegnati.

Allo stesso tempo dovrà anche essere uno strumento di valutazione dei dirigenti di tali enti». «Occorre verificare anche su tali partecipate – ha aggiunto – aggiunge Crocetta -, l’acquisizione della documentazioni sulla regolarità delle assunzioni o della permanenza di dipendenti che si siano macchiati di reati per i quali è prevista la possibilità di assunzione in aziende controllate o partecipate della Regione. È necessario verificare gli affitti e le consulenze. Queste ultime sono un numero esorbitante e a volte con compensi sicuramente eccessivi. Tali fenomeni sono stati bloccati dall’attuale governo, però va verificata la congruità, la necessità di tali incarichi e gli eventuali danni prodotti». Verifiche saranno estese, oltre che sul personale assunto, anche in presenza di eventuali incompatibilità a ricoprire incarichi nella Pubblica amministrazione, anche alle modalità di affidamento di beni e servizi per vedere quante volte si sia ricorsi ad aste pubbliche, affidamenti negoziati, affidamenti diretti e se tali appalti erano conformi alle normative vigenti in materia.

Crociata di Crocetta contro la croce delle partecipate


L’articolo su La Sicilia del 5 settembre 2014

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Gli angeli della morte, le partecipate regionali e le Terme di Acireale e Sciacca


L’articolo di Mario Barresi su La Sicilia del 5/9/2014

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Consiglio comunale alle Terme di Acireale


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Acireale: un altro consiglio alle Terme, ma di Terme ancora non si parla.


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