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Terme di Acireale, uno spiraglio di luce ma resta un enigma difficile


Su La Sicilia del 12 settembre 2019

Si salveranno sul serio le Terme di Acireale, dopo l’ultimo provvedimento del governo regionale, la delibera n.320 del 4 settembre 2019? Sono in molti a porsi questo interrogativo, tra slanci di entusiasmo, dubbi di fattibilità e spinte al disfattismo, ormai diventato uno sport popolare in Sicilia. In questi giorni i media hanno riportato le dichiarazioni del Presidente Nello Musumeci sull’importanza dell’operazione di riacquisto di due beni immobiliari perché le Terme di Acireale sono un asset strategico per il comparto turistico isolano. Musumeci è da sempre convinto della necessità di assicurare un sostegno pubblico nella transizione delle Terme regionali verso i privati. Nella passata legislatura fu tra i più attivi in aula nel dibattito preliminare all’approvazione della legge n.20 del 2016, che all’articolo 2 contiene una norma “salva-Terme” finora parzialmente disattesa. Gli va dato atto di coerenza e di buona volontà. Peccato però che, da quando Musumeci si è insediato come Presidente della Regione, la burocrazia palermitana si sia messa di traverso e non perché abbia chissà quale interesse, ma perché ha delegittimato di fatto la previsione finanziaria contenuta in quella legge, cioè autorizzare la Regione a contrarre un mutuo per riunificare il patrimonio immobiliare delle Terme di Acireale e Sciacca. Dirigenti e funzionari hanno sempre tirato fuori un cavillo, ora tecnico ora giuridico, rinviando sine die qualsiasi decisione di spesa. Musumeci e il suo assessore all’Economia Gaetano Armao hanno tirato dritto per la loro strada e, con la delibera di qualche giorno di fa che nei fatti reitera una analoga del 13 giugno scorso, adesso il governo regionale potrà avviare una trattativa privata con la società di gestione delle Terme per formalizzare un’offerta e acquistare due beni finiti da tempo nella morsa dei creditori: l’ex albergo Excelsior Palace, chiuso con i sigilli giudiziari dal 2011 e da allora mai più riaperto; e il dirimpettaio centro polifunzionale, mai inaugurato al punto che nel 2005 se ne occupò Striscia la Notizia. La delibera di giunta precisa che la Regione potrebbe formalizzare un’offerta del 30% in meno rispetto a quella che avrebbe potuto avanzare tra giugno e luglio se allora i burocrati avessero approvato la partecipazione alle due aste pubbliche. Il “via libera” dalla dirigenza è arrivato solo dopo che la giunta regionale ha presentato un programma di sviluppo del turismo termale in Sicilia e un connesso piano economico-finanziario, asseverati dall’Irfis, con indicazione dei presunti ricavi da privatizzazione e del rimborso mensile delle rate del nuovo mutuo. Si tratta di questioni apparentemente tecniche, che sfuggono ai più, che innervosiscono soprattutto gli Acesi; ma dietro tali questioni si cela una lotta intestina che dura da decenni a Palermo, ovvero il braccio di ferro fra burocrazia e politica, tra dirigenti e funzionari da un lato e assessori e deputati dall’altro. Ogni tanto ci sono convergenze parallele, come avrebbe detto qualcuno. Di norma però ci sono tensioni. E sulla vicenda delle Terme di Acireale e di Sciacca, si sono accumulate negli ultimi tempi solo tensioni. La burocrazia è preoccupata di incorrere in responsabilità se la Corte dei Conti dovesse eccepire che i soldi pubblici destinati (ancora una volta) al salvataggio delle Terme non servirebbero a nulla; di conseguenza, chiede carte e reclama continui chiarimenti. Nessuno dice però che la stessa burocrazia qualche responsabilità l’ha avuta in questi anni, e cioè “culpa in vigilando” per non aver fatto nulla per evitare che le Terme di Acireale si depauperassero in valore e soprattutto negli asset immobiliari. A conti fatti, in dodici anni da quando le Terme sono una partecipata regionale, si sono dilapidati ben trenta milioni di euro, tra perdite accumulate, debiti consolidati e quasi 1,7 milioni di euro in compensi ad amministratori, commissari e liquidatori succedutisi. Chapeau! Adesso, si vede uno spiraglio di luce all’orizzonte. Se la Regione dovesse riunificare in tempi brevi tutto il patrimonio nelle proprie mani, scongiurando lo spossessamento dell’ex albergo e del centro polifunzionale, potrebbe partire subito la seconda fase, quella della privatizzazione prevista dalla legge n.11 del 2010. Un enigma difficile da risolvere, non privo di insidie, pieno di se e di ma, incerto negli esiti. Però necessario a questo punto per provare a reinserire Acireale e Sciacca nei circuiti importanti del termalismo italiano

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