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Solo “melina” politica quando si affronta il nodo Terme di Acireale

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L’articolo pubblicato sull’ultimo numero del settimanale I Vespri, 25 marzo 2017

Ecco perché non ci sarebbe nulla di male se si chiamassero d’ora in avanti Terme dell’Etna e non di Acireale

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L’articolo pubblicato oggi 23/3 su La Sicilia

Mettere in vendita l’albergo per farlo ricomprare alla Regione. La strategia del neoliquidatore delle Terme acesi Francesco Petralia


Articolo di Marco Militello tratto da Meridiopetralia-terme

Via un liquidatore, ne arrivano tre. Lo scorso 30 gennaio l’assessorato regionale al Bilancio ha definitivamente liquidato l’uscente Gianfranco Todaro, avvocato vicino al consigliere comunale catanese Daniele Bottino, e nominato una nuova terna di commissari delle Terme di Acireale. A guidarla sarà Francesco Petralia, già vice sindaco di Aci Catena, che sul piano politico rappresenterebbe l’area Pd del deputato regionale Luca Sammartino. Assieme a lui opereranno Nino Oliva, che sarebbe uomo del segretario regionale di Sicilia Futura Nicola D’Agostino, e Vincenza Mascali, la cui nomina sarebbe in quota al governatore Rosario Crocetta. Una tripartizione che, secondo il parlamentare Ars di Forza Italia Marco Falcone, avrebbe «un sapore clientelare». E che, specie ad Acireale, ha generato dietrologie sulle prossime amministrative di Aci Catena, dato che Petralia e Oliva provengono proprio dalla cittadina etnea un tempo feudo di Ascenzio Maesano. L’esperienza e un’indole da pacificatore suggeriscono a Petralia di lasciar cadere i veleni. «Parlo solo del destino delle stabilimento», avverte. Poi però si concede un’unica battuta: «Al netto delle tasse, il nostro compenso mensile – spiega – è inferiore a 800 euro. Molto meno di altri incarichi, anche nello stesso settore». In totale, i tre costeranno alla Regione circa 39mila euro lordi l’anno, contro i circa 30mila lordi che guadagna da solo Carlo Turriciano, liquidatore delle Terme di Sciacca.

Nel 1999 una legge regionale trasforma l’azienda autonoma Terme in una società per azioni. Proprietà e patrimonio rimangono pubblici. Ma lo stabilimento continua ad accumulare passività. Oggi la situazione debitoria delle Terme è disarmante. Il passivo ammonta a non meno di 13, 14 milioni di euro. Il primo passo del terzetto liquidatore sarà per l’appunto effettuare una precisa ricognizione della miriade di creditori accumulatasi negli anni. Completata questa fase, i commissari chiederanno all’Agenzia delle entrate una valutazione immobiliare dell’hotel Excelsior e del polivalente, due beni al momento inutilizzati e pertanto improduttivi. «Ottenuta la valutazione – spiega Petralia – potremo emettere un avviso pubblico per la vendita dei due immobili. Un avviso a cui potrà partecipare la stessa Regione, affinché rientrino a pieno nel suo patrimonio».

Con il denaro ricavato da una simile operazione, i commissari potrebbero saldare i creditori ed esaurire la fase della liquidazione. Il solo Excelsior, oggi chiuso come del resto tutta la struttura termale, avrebbe un valore di circa 20 milioni di euro. Una stima che però risale a una decina di anni fa. Oggi le strutture sono quasi fatiscenti, il che non potrà non influire sulla valutazione immobiliare. Ma il grande creditore Unicredit, che potrebbe pignorarle, condividerà questo percorso? «Avvieremo un tavolo con la banca – dichiara il commissario – credo che alienare i beni a un prezzo stabilito da organismi neutri possa essere conveniente anche per Unicredit». L’ipotesi opposta, ovvero la vendita dei due immobili sul mercato privato, possibilmente all’asta, indebolirebbe gravemente le possibilità di un vero rilancio delle Terme.

L’hotel Excelsior è il bene più esposto. La struttura — aggiunta a un patrimonio immobiliare composto dallo stabilimento di Santa Caterina e Santa Venera, dal complesso principale che ospita gli uffici e dal parco di via delle Terme — era in passato un pastificio, affidato alla Regione dopo la cessazione della produzione. Affinché divenisse un albergo vennero accesi dei mutui bancari, ma molte rate non sono mai state versate. Entrò in funzione per qualche anno, con gestione privata. La chiusura definitiva è del 2011. Un discorso analogo si può fare per il polivalente, un edificio che sarebbe dovuto divenire un centro dedicato al benessere e alla riabilitazione, mai entrato in funzione.

Tutelata l’integrità del patrimonio, chiusa la gestione liquidatoria ed estinta la società per azioni, lo stabilimento – alleggerito dai debiti – rientrerebbe nella completa disponibilità della Regione, che potrebbe dunque pubblicare un bando per consegnare la gestione dell’impianto a soggetti privati, pur mantenendo la proprietà pubblica dei beni. Ma i tre liquidatori riusciranno a completare questo piano? Saranno capaci di evitare una svendita speculativa dei beni immobiliari? Al di là della facile battuta, quel rischio – che da tempo aleggia su Acireale – non sarà facile da liquidare.

L’informazione senza se e senza ma. Cinque puntate di Sicilia Journal per capire cosa sta succedendo alle Terme di Acireale


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La prima puntata dell’inchiesta

Acque sulfuree per guarire i mal di pancia della politica acese

La seconda puntata dell’inchiesta

Il giardino inglese e il viale del tramonto di Todaro

La terza puntata dell’inchiesta

Liquidazione o liquefazione del patrimonio immobiliare?

La quarta puntata dell’inchiesta

Improduttivo il patrimonio termale. Che spreco!

La quinta puntata dell’inchiesta

La privatizzazione infinita

 

Terme di Acireale, la privatizzazione infinita


da Sicilia Journal

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Quinta puntata

ACIREALE – Terme di Acireale. Siamo all’atto finale di questa breve inchiesta che ovviamente non può coprire tutti gli aspetti di una vicenda assurda, surreale e allo stesso tempo triste e penosa. Una vicenda tuttora in corso che, abilmente orchestrata da non si sa chi e gestita con superficialità e approssimazione, mortifica un’intera comunità cittadina e il suo territorio circostante.Dal canto loro gli Acesi sono colpevoli di essersi affidati ciecamente alle promesse di una politica che, sul tema del termalismo, si è fin qui dimostrata impreparata, dilettantee troppo remissiva ai dettami della burocrazia regionale che si muove esclusivamente nella logica dell’adempimento e non del risultato, sebbene è proprio sulle performance e non sull’ammontare delle carte che dovrebbe giudicarsi l’operato della dirigenza pubblica.

Abbiamo parlato a lungo del problema della liquidazione che si trascina per le lunghe, ma ilvero nodo è la privatizzazione delle Terme. Di Acireale come quelle di Sciacca, accomunate nel medesimo destino di aver affidato per lungo tempo le sorti del loro sviluppo ad un soggetto pubblico, la Regione, incapace e spendaccione. Le Terme andavano male anche quando andavano bene, nel senso che generavano perdite economiche consistenti ai tempi in cui funzionavano, erogavano prestazioni specialistiche e attiravano un po’ di curandi, curisti e turisti da tutta Italia.Uno studio dell’Università di Catania, accolto in una collettanea della Franco Angeli pubblicata nel 2005, ha dimostrato come dal 1984 al 2003 i ricavi da prestazioni delle Terme di Acireale si sono attestati mediamente intorno al milione e mezzo di euro all’anno per un numero medio di 25.000 pazienti. Se si considera che i costi, per la forte incidenza di quelli del personale, non erano mai inferiori a 4-5 milioni di euro, i conti sono presto fatti. In vent’anni, complice un po’ il declino del mercato delle cure termali,fiumi di milioni di euro sono finiti in perdita per incapacità gestionali, per mancanza di visione strategica, per inerzia nel portare avanti comportamenti aziendali ormai fuori da qualsiasi schema di ragionevolezza. Le Terme erano in buona parte un grande stipendificio per amministrativi ed impiegati; le tenevano in vita soltanto medici e personale specializzato.Quando dal 2006 iniziò ad operare la società di gestione pubblica, con la forma di giuridica di una società di per azioni, tutti i nodi sono venuti subito al pettine. Essendosi trasformate da azienda autonoma a società per azioni, le Terme di Acireale SpAvennero presto assoggettate alle norme di diritto privato. Sono bastati tre esercizi in perdita, con il rinvio ogni anno della perdita all’esercizio successivo e la conseguente diminuzione del patrimonio netto, per avviare le Terme sulla strada della liquidazione. Di quella ci siamo ampiamente occupati, così come abbiamo detto delle responsabilità della dirigenza regionale nel balbettare su questa procedura. Con la politica, soprattutto quella locale,che è stata complice sciocca di questo infelice tentennamento.

Andiamo adesso alla privatizzazione. La legge regionale n.11 del 2010, tuttora vigente, prevede che con una gara ad evidenza pubblica debba essere affidata ai privati la gestione degli stabilimenti idrotermominerali di Acireale e di Sciacca. Per i motivi che abbiamo più volte ricordato, le due procedure di liquidazione e di privatizzazione si sono sovrapposte. A Sciacca hanno provato a forzare lo schema e, una volta completata la valutazione dell’azienda, si è redatto qualche anno fa il bando di privatizzazione per l’affidamento della gestione ai privati, pur nella vigenza della liquidazione della vecchia società. Però per ben due volte la garaè andata deserta. Di conseguenza le Terme di Sciacca, rimaste in mano pubblica e affidate alle cure del liquidatore Carlo Turriciano, lo stesso che è in carica da sette anni, oggi sono chiuse. Ad Acireale la faccenda è sempre stata un po’ più complicata. E’ molto tecnica e arzigogolata e dunque è più facile per la burocrazia disorientare l’opinione pubblicacon dettami vari. Allo stesso modo, la politicacapace solo di proclami non è stata capace di presidiare bene tutti gli aspetti tecnici.Proviamo a riassumere la vicenda per punti.

Il primo aspetto riguarda la valutazione dell’azienda o meglio dei cespiti da mettere in bando. La loro determinazione contabile è complicatissima, perché gli immobili delle Terme di Acireale è come se fossero un “bersaglio mobile”. Quanto valgono non è possibile chiarirlo con esattezza, ma soltantoper approssimazioni successive. Sono un ostacolo serio tutte le pregiudiziali giuridiche in ordine alla piena disponibilità dei beni immobili, a cominciare dall’albergo Excelsior Palace sul quale pende la spada di Damocle persino della vendita all’asta. Andrà inserito o no nel bando fin quando non si risolverà il problema del debito con Unicredit? Sviluppo Italia Sicilia, la partecipata regionale incaricata nel 2012 da Raffaele Lombardo Governatore di procedere alle valutazioni e alla redazione del bando, su questo aspettosi è impantanata completamente, pur producendo un corposo dossier ma solo qualche stima. Adesso anche a Sviluppo Italia Sicilia è toccata la sorte di tante altre partecipate regionali in perdita: è stata messa in liquidazione! E così ritorna il problema della valutazione. Chi se ne dovrà occupare? Ci sono in giro decine e decine di perizie e di valutazioni sulle Terme di Acireale, a cominciare dallo studio “Analisi Aziendale” di Saturnia Service del 2001. Poi quelle realizzate quando l’azienda delle Terme venne trasformata in società per azioni pubblica. Ed ancora quelle effettuate all’atto dell’approvazione del piano industriale che il consiglio di amministrazione di Angiolucci presentò alla Regione. Infine, ci stanno le valutazioni di Sviluppo Italia Sicilia. Ad ogni perizia conseguono spese per i professionisti incaricati di effettuarla, ovviamente con quattrini pubblici. Tuttavia, quanto valgono le Terme di Acireale, a parte le informazioni desumibili dai bilanci (fermi all’approvazione del 2014!) non è dato sapere e conoscere.Il bilancio però non è una rappresentazione fedele dell’esistente. Anche gli studenti degli istituti tecnici superiori sanno che i valori in bilancio degli immobili sono diversi da quelli commerciali (sul mercato) e da quelli di realizzo (nell’ipotesi di scioglimento della società).

Il secondo punto riguarda il contenuto del bando di privatizzazione. Cosa dovrà essere messo dentro il bando è il problema dei problemi. E non si tratta solo di una questione giuridica. Ci sono diversi interrogativi da risolvere. Bisognerà includere tutti i cespiti immobiliari o solo alcuni? Con i relativi diritti di usufrutto (la concessione delle acque per gli stabilimenti termali) e per quanto tempo? Con quali margini di manovra imprenditoriale per il potenziale investitore?Ad esempio quest’ultimo potrà riconvertire l’offerta termalisticaverso il benessere in alcune strutture? Cosa potrà fare del Parco? Quali obblighi saranno a carico dell’investitore privato?Dovrà presentare un business plan oppure no? E chi valuterà questo business plan? Ad esempio dovrà procedere ad effettuare investimenti nella miglioria degli impianti termalistici e delle relative attrezzature? Dovrà occuparsi di ripristinare tutti gli impianti elettrici dopo gli atti di vandalismo sui cavi di rame? Idem per lecamere e i servizi igienici dell’albergo Excelsior Palace che sono stati vandalizzati? A quanto dovrebbe ammontare il canone di gestione annuo, al netto degli eventuali interventi di ristrutturazione a carico del privato? E così via, l’elenco di domande potrebbe proseguire. Di questo problema dei problemi non si è mai parlato. La burocrazia regionale lo conosce benema non se ne vuole occupare perché sa che è un tema scottante; la politica minimizza con grande disinvoltura, forse non ha capito la gravità della questione. In Italia, le privatizzazioni sono da sempre un tema caldo. Su di esse aleggia il rischio di speculazioni dei privati; ma se la politica e la burocrazia non hanno le idee chiare, tale probabilità aumenta. E i privati aspettano alla finestra per compiere eventuali incursioni.

Il terzo punto riguarda la responsabilità formale nella redazione del bando. Ai tempi di Lombardo, l’assessore all’Economia in carica Gaetano Armao aveva previsto un’ ambiziosa e costosaprocedura che stabiliva l’individuazione, con bando pubblico, di un primario advisor internazionale con il compito di redigere il bando di privatizzazione delle Terme di Sciacca e di Acireale, a sua volta bando pubblico, per selezionare infine le eventuali offerte provenienti da investitori privati, anche internazionali. Raffaele Lombardo Governatore esautorò subito Armaoe, nonostante il disappunto di Nicola D’Agostino che allora faceva parte del suo entourage, stabilì di avocare alla Presidenza della Regione l’intera questione. Decise che alla stesura del bando di gara e alle preliminari valutazioni aziendali avrebbe dovuto lavorare Sviluppo Italia Sicilia che, investita del difficile compito e alla fine di un difficile lavoro di perizie, produsse unitamente ad una consistente analisi sullo stato dell’arte soltanto alcune schede di valutazione dei cespiti e una bozza di massima del bando. Oggi però Sviluppo Italia Sicilia è in via di liquidazione e si torna a parlare con insistenza del bando, dopo che ai tempi di Bosco prima e di Todaro poi i liquidatori delle Terme di Acireale avevano chiesto ma non ottenuto dalla Regione che potessero essere loro ad occuparsi della redazione del bando. L’ultima novità in ordine di tempo è che- in base alla legge regionale n. 20 del 2016, quella che ha stanziato 19 milioni di euro per “salvare” le Terme di Acireale e di Sciacca – è previsto che della redazione del bando si possano occupare i Comuni nel cui territorio insistono le Terme, e dunque le municipalità locali. I Sindaci hanno espresso soddisfazione per tale norma, ma con quali competenze e con quale aggravio di costi non è dato sapere né immaginare chi si occuperà di questo compito. Il bando dunque rimane una questione fantasma.

Il quarto ed ultimo punto è inerente la partecipazione di eventuali investitori privati al bando, una volta che verrà pubblicato. Su questo tema nel corso degli anni si sono scatenate le più fervide fantasie di giornalisti tifosi, di politici chiacchieroni e di cittadini inconsapevoli. E pure di qualche furbastro. Si è perfino detto ripetutamente che i nuovi proprietari del complesso alberghiero della Perla Jonica potrebbero trovare conveniente investire nelle Terme di Acireale e sono interessati. Può anche darsi, ma la legge stabilisce che c’è un bando ed è a quest’ultimo che chiunque abbia un interesse sulle Terme acesi deve riferirsi. In Sicilia, le modalità con cui si privatizzano le società pubbliche sono state disciplinate da uno studio del giurista Stagno D’Alcontres che la Regione a suo tempo recepì. La gara ad evidenza pubblica è una di queste modalità, la più trasparente. Ci sta poi la questione della pubblicità del bando che, affinchè sia efficace, deve essere veicolato nei circuiti giusti, ad esempio in Federterme (aderente a Confindustria) o nella neonata Federalberghi Terme (aderente a Confcommercio), ma alla Regione è da tempo che non dialogano più con queste associazioni di categoria. Oppure, e torniamo all’originaria idea di Armao quando era assessore all’Economia ai tempi di Lombardo, ci vorrebbe un advisor inserito negli ambienti che contano del termalismo internazionale,abile ad attivare l’interesse di alcuni potenti investitori stranieri che siano capaci di vedere oltre lo stato delle cose. Acireale ha grandi potenzialità inespresse, ma non è più tempo dei Pennisi di Floristella che, investendo nel termalismo, intuirono la grande forza attrattiva del territorio.

Il termalismo, tra l’altro, si interseca col turismo poichè, al di là delle cure e delle prestazioni specialistiche, è una componente dell’offerta turistica globale.Alla Regione giace da qualche parte, negli uffici dell’Assessorato alle Attività Produttive, il faldone relativo al Distretto produttivo del termalismo di cui si occupò la professoressa Margherita Ferro, liquidatore delle Terme di Acireale ai tempi del Governatore Lombardo che la sponsorizzava. A distanza di anni e con ben altro scenario politico,l’on. Anthony Barbagallo, attuale assessore regionale al turismo, è stato chiaro. Anche la Sicilia dovrà essere apprezzata per le Terme, sia pubbliche che private. Il convincimento del giovane assessore è avallato da alcuni provvedimenti legislativi da lui fortemente sollecitati. La legge n. 20 del 29 settembre 2016, quella di salvataggio di Acireale e Sciacca, rinvia al turismo termale. Anche l’art.12 della bozza di legge finanziaria, attualmente in discussione all’ARS, è interamente dedicato al turismo termale e suggerisce il recepimento della legge quadro nazionale la n.323 del 2000, come da sempre ha auspicato l’on.Concetta Raia.

Staremo a vedere cosa succederà. Allo stato dei fatti le Terme di Acireale sono come una vecchia nobile decaduta. Un tempo era bella, attraente e corteggiata, per quanto costosa da mantenere; oggi invece è dimenticata, invecchiata e malandata. Ha bisogno di una portentosa cura di bellezza per tornare ai fasti del passato, ma forse non ci tornerà mai più e sarà costretta ad accettare l’aiuto di qualche investitore spregiudicato che magari si approprierà del nome e del blasone per fare delle ex Terme di Acireale ciò che gli pare e piace. E dovranno dirgli pure grazie, dato che, per colpa della politica, quanto meno le avrà salvate da ulteriore decadimento. E dall’oblio.

Saro Faraci

Fine delle trasmissioni? A rischio l’Excelsior Palace


L’articolo pubblicato da Sicilia Journal

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Dal 2006 al 2013 le Terme di Acireale Spa hanno accumulato perdite per oltre 12 milioni di euro


da Sicilia Journal

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Terza puntata

ACIREALE – Le grandi famiglie aristocratiche di Acireale, nobili o borghesi non importa, hanno avuto il merito di aver dato alla città opere ed iniziative grandiose e mirabili, ma forse sconteranno per sempre la colpa di essersi affidate alla Regione Siciliana per la prosecuzione delle attività imprenditoriali da loro incominciate. Così è successo con il pastificio della famiglia Leonardi accorpato al patrimonio immobiliare regionale alla metà degli anni ottanta e trasformato poi nell’albergo Excelsior Palace ed assegnato alle Terme. Stessa cosa è avvenuta con lo stabilimento delle acque minerali di Pozzillo, appartenente alla famiglia Puglisi Cosentino che nel medesimo periodo lo cedette alla Regione Siciliana per annetterlo immediatamente alle Terme. Negli anni cinquanta, quindi trent’anni prima, l’intero stabilimento termale e il giardino inglese di Santa Venera furono ceduti alla Regione dai Pennisi di Floristella; fu quello l’incipit di una stagione di termalismo pubblico che accomunò Acireale e Sciacca nella medesima sorte di conoscere ascesa prima e declino poi di un’attività economica assai importante per il territorio, per il turismo e per le cure specialistiche. Oggi quell’immenso patrimonio, cui si è aggiunta la costruzione degli stabilimenti di Santa Caterina inaugurati da Rino Nicolosi negli anni novanta, è ancora di proprietà della Regione Siciliana; fa parte insieme ad altri immobili e terreni degli asset della società Terme di Acireale SpA, una partecipata regionale, dal 2010 in stato di liquidazione;in tutto o in parte sarà affidato alla gestione dei privati, perché così prevede la legge regionale n.11 del 2010, la stessa che ha sancito la liquidazione della società, unitamente alla precedente legge n.11 del 2007 che aveva stabilito la messa in liquidazione dell’azienda autonoma delle Terme.

Sul tema della liquidazione si entra in tecnicismi, poco analizzati dai mass media, sui quali la politica regionale da parte sua non è affatto preparata. Ci vorrebbe molto tempo per studiarli e riportarli a sintesi unitaria e sicuramente l’argomento non è appealing per i deputati regionali, tenuto conto del fatto che, a parte poche consulenze e perizie, non ci sono sul piatto posti di lavoro, consensi elettorali o clientele da gestire. Gli stessi sindacati oramai da tempo non si occupano più delle Terme, tenuto conto che di fatto non esistono problemi occupazionali. La politica locale è poi completamente all’oscuro di tali questioni. Da anni, il Lions Club Acireale attraverso il Forum insiste sull’importanza che la municipalità locale, cioè giunta e consiglio, debba far fronte compatto contro la Regione per evitare che le decisioni siano prese a Palermo senza sentire la voce della città di Acireale. E per tamponare, comunque, gli effetti pericolosi che si riverberano nel territorio a seguito delle scelte adottate negli uffici regionali dell’assessorato al Bilancio. Sarebbe un gesto di grande valenza dimostrare che la città è compatta ed attenta rispetto al problema Terme, ma la politica locale è distratta da altro e il tema serve di tanto in tanto per vivacizzare il dibattito in consiglio comunale. Una delle ultime volte in cui la questione venne seriamente affrontata nel civico consesso, alla fine del 2015 e alla presenza del Sindaco Roberto Barbagallo in aula, successe un putiferio dopo la relazione dei rappresentanti del Forum permanente e la prosecuzione della seduta divenne imbarazzante, con i consiglieri sia di maggioranza che di opposizione i quali, risentiti non si sa per cosa, affrontavano nel dibattito questioni veramente marginali rispetto alla vera natura del problema. Problema che non è se rilanciare o meno le Terme di Acireale, perché su questo sono tutti d’accordo e non potrebbe essere diversamente. E che non è nemmeno come rilanciare le Terme perché, a parte i pochi che continuano a pensare che ciò debba avvenire ancora in mano pubblica, la strada è ormai tracciata dalla legge regionale: spetterà ai privati la definizione delle strategie per tirare fuori gli stabilimenti dalla crisi profonda in cui sono caduti. Il vero problema è invece come venire fuori in tempi brevi dall’impasse della liquidazione che, giorno dopo giorno, sta depauperando il grande patrimonio delle Terme di Acireale. E non si capirà mai se il grave ritardo nella liquidazione ha oscuri registi dietro, se è causato dall’inerzia degli uffici regionali oppure da un’eccessiva burocratizzazione degli atti amministrativi, se alimenta interessi speculativi di qualche privato oppure se è proprio nell’andazzo delle cose che debba procedere in questo modo. Sta di fatto che, da quando nel 2010 le Terme di Acireale SpA sono state messe in liquidazione, è iniziato un lunghissimo calvario che non si conosce se, come e quando andrà a finire e che invece negli uffici regionali di via Notarbartolo, al Dipartimento Bilancio, sperano sia risolto dall’esterno.A Palermosanno perfettamente che è una questione spinosa, sulla quale provano a mettere di tanto in tanto alcuni pannicelli caldi soltanto per non irritare i politici di turno. L’anno scorso c’era il rischio di un fallimento vero e proprio delle Terme, ma il Tribunale di Catania rigettò l’istanza consentendo al liquidatore di proseguire la sua opera. Qualcuno vocifera che alla Regione speravano in un accoglimento dell’istanza fallimentare, in modo che potessero sbarazzarsi per sempre della questione.

Dobbiamo tornare indietro al 2006, cioè a dieci anni fa per capire esattamente cosa è successo e perché da lì è iniziato il calvario delle Terme di Acireale. Prima di allora, infatti, le Terme erano un’azienda autonoma della Regione, cioè una fattispecie giuridica che, qualunque fosse il risultato economico annuale, occupava centinaia di persone e assicurava continuità di attività e di prestazioni sanitarie. Il risultato economico, in verità, era ogni anno sempre una perdita, perché con poco meno di un milione e mezzo di euro di ricavi in ogni esercizio e più di cinque milioni di costi totali, le Terme rimediavano un negativo di oltre tre milioni di euro che alla Regione spettava poi di ripianare a piè di lista. Fu nel 1999 che con la legge regionale 20 si decise di trasformare le Terme in una società per azioni vera e propria, continuando però a mantenerela proprietà in mano pubblica. E fu soltanto nel 2006 che le Terme di Acireale iniziarono ad operare come società di diritto privato, con un proprio consiglio di amministrazione (presieduto dall’imprenditore Claudio Angiolucci) e quei dipendenti rimasti in carico dopo la migrazione di moltissimi di loro ad altri incarichi ed altri uffici pubblici, per via di una norma-salvataggio approvata il 28 dicembre del 2004. Era chiaro fin dall’inizio a tutti che, per quanto in mano pubblica, le Terme Spa non avrebbero potuto registrare alcun utile d’esercizio; troppo pochi i ricavi derivanti dalle prestazioni erogate in regime di convenzione con il servizio sanitario regionale e molto alti i costi di gestione, compresi quelli del personale. E così sono bastati tre esercizi consecutivi in perdita, il 2006, il 2007 e il 2008(con un complessivo risultato economico negativo di quasi 1,5 milioni di euro) per determinare con una nuova legge la liquidazione della società e la contestuale privatizzazione della gestione, per quanto le due procedure rimangono distinte giuridicamente e finalizzate ad obiettivi diversi.

Da allora, è iniziato il più grande pasticcio che alla Regione Siciliana si ricordi in materia di termalismo. Senza alcun indirizzo di fondo se gestire la liquidazione nell’ottica della continuità aziendale o nella prospettiva dello scioglimento, così come prevede la legge, dal 2010 ad oggi si sono alternati ben sette liquidatori: Margherita Ferro e Michele Battaglia e poi solo la Ferro ai tempi di Raffaele Lombardo Governatore; Luigi Bosco e Gianfranco Todaro e adesso, nell’ultimo scorcio di legislatura del governo Crocetta, Francesco Petralia, Antonino Oliva e Vincenza Mascali freschi di nomina.Nell’arco di tempo considerato, alla poltrona di assessore all’Economia si sono alternati diversi tecnici di fiducia dei Governatori, ma le figure di riferimento sono state Gaetano Armao quando Lombardo era Governatore e Alessandro Baccei, l’attuale responsabile del dicastero con il Presidente Crocetta. Negli uffici regionali di via Notarbartolo, all’Ufficio preposto a vigilare sulla liquidazione si sono succedute due dirigenti molto potenti nell’entourage regionale della Ragioneria Generale, prima Filippa “Pina” Palagonia ai tempi di Lombardo e da qualche anno Grazia Terranova, molto vicina a Baccei.Nel medesimo periodo, fin quando non è stato completato il passaggio di azioni dalla vecchia azienda autonoma al Dipartimento Bilancio (un’altra vicenda assurda ed estenuante), si sono alternati diversi professionisti e funzionari regionali alla guida di quell’enteche prima gestiva le Terme di Acireale. Per non parlare delle altalenanti vicende gestionali, con gli stabilimenti di Santa Caterina aperti, chiusi, riaperti parzialmente e di nuovo chiusi, a seconda dei dettami dei dirigenti di Palermo o delle difficoltàregistrate in loco dai liquidatori (prima la Ferro poi Bosco); o ancora dell’ex albergo Excelsior Palace, chiuso coi sigilli definitivamente nel 2011 a seguito della perdurante morosità dei due ex gestori privati, da alloramai più riaperto, abbandonato e in preda ad atti di vandalismo, pignorato da Unicredit per il mancato pagamento di rate di mutuo e a rischio di finire quanto prima all’asta se non si troveranno i soldi per pagare una consistente quota del debito pregresso. E poi il Parco di Santa Venera adiacente l’omonimo stabilimento, chiuso, riaperto, ancora chiuso, riattivato con il concorso delle associazioni di volontariato e nuovamente sigillato per volere della Regione.Ed ancora il centro polifunzionale, mai operativo ma dato in affitto a privati. E poi l’albergo delle Terme, sulla SS 114, chiuso per morosità dei gestori, abbandonato e financo occupato abusivamente.Uno stillicidio di atti amministrativi che ha reso impossibile la vita dei liquidatori e che potrebbe rendere difficile l’operato anche dei tre professionisti appena nominati, sebbene alla guida del triumvirato ci sia proprio una persona organica agli uffici regionali cioè l’ex vice sindaco di Acicatena Francesco Petralia.

Il conto di questo disimpegno regionale è salatissimo. Dal 2006 al 2013 le Terme di Acireale Spa hanno accumulato perdite per oltre 12 milioni di euro, il patrimonio netto è diminuito in valore da 35 milioni a 22 milioni di euro, il valore di realizzo degli immobili si è contratto di cinque milioni di euro. A differenza di quelle acesi, le Terme di Sciacca non vantano una siffatta consistenza immobiliare (che al 2013 veniva valutata in poco più di 32 milioni di euro).Un provvedimento regionale di qualche anno fa prevedeva l’assegnazione di 400 mila euro a testa ai liquidatori di Sciacca e di Acireale per alleggerire le spese di funzionamento ordinario degli stabilimenti ma non è stato mai attuato, perché la dirigente Grazia Terranova, a torto o a ragione, non si assunse la responsabilità di erogare somme di denaro a società partecipate, come le Terme, che fossero in perdita. Non voleva rischiare di persona per non incorrere nelle sanzioni della Corte dei Conti e di fatto costrinse il liquidatore a chiudere perché non c’erano nemmeno i soldi per pagare la luce. E così con i rubinetti doppiamente a secco, sia per mancanza di risorse regionali sia per protratta inattività degli stabilimenti idrotermominerali, le Terme di Acireale hanno imboccato inesorabilmente la strada del declino. Quando Luigi Bosco era liquidatore, chiese alla Regione di installare un impianto di videosorveglianza per monitorare la condizione degli immobili. Da via Notarbartolo non autorizzarono la spesa e dunque, in assenza di qualsivoglia sorveglianza, il complesso immobiliare delle Terme è rimasto incustodito ed è tuttora oggetto di frequenti atti di vandalismo e di furti.

Senza che vi sia formalmente alcun responsabile, non passa giorno che non si deprezzi in valore il patrimonio delle Terme, col rischio di aggressione da parte dei creditori (vedi Unicredit).Se a ciò si aggiunge il fatto che, da ben due esercizi, per via di alcuni cavilli giuridici la Regione non approva il bilancio, il capolavoro è compiuto. Nemmeno il socio pubblico ha fatto la sua parte per salvare il patrimonio e adesso Acireale ha le Terme in liquefazione, altro che liquidazione!

Saro Faraci