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Bollette non pagate, chiuse le Terme di Acireale

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dal sito Il Mattino di Sicilia

Bollette non pagate, chiuse le Terme di Acireale

Una (apparente)  banale storia di bollette della luce non pagate. E le Terme di Acireale chiudono.  Ma i conti arretrati e non saldati con l’Enel sono solo una parte dei debiti mostruosi: 12 milioni di euro, dei quali 8 solo con Unicredit per un mutuo. E la luce? L’Enel ha staccato la fornitura di energia elettrica perchè è creditrice di una cifra non da poco, 70.000 euro. Staccata la luce, il commissario liquidatore, l’ingegnere Luigi Bosco non ha potuto fare altro che chiudere tutte le strutture. E dunque, vanno verso una misera fine le ultracentenarie Terme di Acireale, come le gemelle di Sciacca. Nè, a risollevare le sorti serviranno i 400mila euro – per entrambi i siti  – che la Regione Sicilia ha stanziato, ma che ancora non sono stati liquidati per i soliti problemi della burocrazia.  Per fortuna che sul sito delle Terme di Acireale campeggia la frase “Aperte tutto l’anno”. Tranne quando staccano la luce, verrebbe da aggiungere. In Sicilia ci sono 11 stabilimenti e  fanno l’anno 441 mila presenze, Montecatini  da sola ne fa 1,7 mln. I turisti portano ricchezza (158 €/giorno) ad altre regioni. Acireale (12 mln di debiti) e Sciacca (7 mln) da 15 anni sono in attesa di privatizzazione.

 

Terme di Sciacca, le promesse mancate di Crocetta

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
TERME, L’ENNESIMO IMPEGNO DI CROCETTA IN UN INCONTRO CON ESPONENTI PD

23/03/2015 18.37

Il segretario cittadino del Partito Democratico, Gianfranco Vecchio, ha diffuso poco fa su Facebook un post con cui annuncia che i parlamentari del suo partito, quelli che ieri erano presenti ad un’assemblea cittadina convocata per affrontare alcune problematiche del territorio, prima fra tutte le Terme, hanno incontrato il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta.

Vecchio riferisce che il governatore ha assunto l’impegno di salvare la stagione in corso e pubblicare al piu presto il bando per le manifestazioni d’interesse. Non è la prima volta che Crocetta parla delle Terme e distribuisce ottimismo, c’è solo da augurarsi che le sue non siano frasi di circostanza e che ci sia un concreto intervento. Ovviamente nel più breve tempo possibile, sperando che il presidente sappia che la stagione deve cominciare e che non si può perdere ulteriore terreno.

 

Le liquidazioni che piacciono a tutti In Sicilia i “pozzi neri” dello spreco

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da Live Sicilia

Le liquidazioni che piacciono a tutti In Sicilia i “pozzi neri” dello spreco

Le storie degli enti che non sono mai stati liquidati. Ai tempi di Maradona e di “Ritorno al futuro” iniziò lo scioglimento di uno di questi enti inutili. E non si è ancora concluso. Da allora, le aziende da chiudere sono ancora tutte lì. E continuano a costare milioni di euro ai siciliani.

PALERMO – Maradona in quei giorni sbarcava in Italia. Sarebbe diventato il re di Napoli e il pibe de oro. Ma il campionato lo vincerà a sorpresa l’Hellas Verona. Era un anno di sogni e speranze, il 1985 scandito dalle note We are the world e dall’arrivo sui grandi schermi di “Ritorno al futuro”. In quell’anno, trent’anni fa, iniziò la liquidazione dell’ente regionale Siace. Non si è ancora conclusa.

Perché la Sicilia è terra di “pozzi neri”, che in silenzio sembrano inghiottire persino il tempo. E insieme a quello, quantità enormi di soldi e futuro. La liquidazione della società Siace spa, nata per la fabbricazione di carta e cartone, somiglia proprio alla costante erosione delle termiti nel legno. Secondo dopo secondo, anno dopo anno, le casse pubbliche “sganciano” indennità per accompagnare verso la fine un ente già finito. Ma che rimane pervicacemente “vivo”. Nel caso dell’ente dalla liquidazione più lunga del pianeta, per fortuna, l’indennità corrisposta al liquidatore, stando al sito ufficiale della Regione siciliana dal quale sono ricavabili molti dei dati che proporremo, è poco più che simbolica: ottomila euro per Gaetano Chiaro. Il dirigente che nel frattempo ha sostituito, all’assessorato alla Salute, l’attuale ragioniere generale Salvatore Sammartano. Che di liquidazioni sembra intendersi, visto che ha contribuito a inserire, nell’ultima Finanziaria approvata dalla giunta due giorni fa e tra pochi giorni all’Ars, una norma che prevede l’istituzione di un ufficio che si occuperà delle liquidazioni degli enti pubblici legati alla Regione.

La Siace, però, è una società partecipata. Come lo sono Biosphera e Multiservizi, spa, queste ultime sono state sciolte per creare la nuova mega-società Servizi ausiliari sicilia. Ma anche in questo caso lo “scioglimento” si traduce in un continuo consumo di risorse: quelle necessarie per garantire ad Anna Rosa Corsello due compensi lordi rispettivamente da 25 mila e 40 mila euro. Che si aggiungono, ovviamente, alla indennità “omnicomprensiva” di dirigente generale, già superiore ai 160 mila euro lordi annui. Somme, quelle per la liquidazione, che dovrebbero, norme alla mano, essere per metà restituite all’Economia. Ma sull’effettiva restituzione di queste indennità, erogate a diversi dirigenti della Regione, le notizie sono contraddittorie e poco chiare.

Il Ciem invece aveva il compito di occuparsi della gestione di eventi e fiere. La società, nata nel 1999 è in liquidazione dall’agosto del 2009. Al liquidatore Baldassare Quartararo vanno diecimila euro. Ma fino a pochi mesi fa, lo stipendio del direttore generale Antonino Giuffrè sfiorava i 195 mila euro lordi. Succede poi che la Regione decida di mettere su una società con un leggero ritardo. È il caso dell’Info Rac Map spa nata nel 2007 per l’esecuzione della convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento. Un accordo datato… 1976. Dopo trent’anni d’attesa, però, la società ha sofferto di “liquidazione precoce”, giunta ad appena due anni dalla nascita. Anche il liquidatore di questa società è Baldassare Quartararo: ecco altri 25 mila euro lordi annui.

In una terra senza lavoro come la Sicilia non poteva mancare la società col compito di “promuovere l’occupazione”. Così nasce Lavoro Sicilia. Un ossimoro già nella denominazione di una azienda nata nel 2001 e in liquidazione recentemente, che assicura al liquidatore dimissionario Giovanni Ravi altri 25 mila euro lordi. E anche le Terme di Sciacca e Acireale (per le prime il governo, tra le polemiche, sembra pronto a interrompere qualsiasi attività) hanno assicurato compensi ai liquidatori: 32 mila euro lordi a Carlo Turricciano nominato già da Raffaele Lombardo e la metà per Luigi Bosco.

Ma insieme alle partecipate, per le quali il governo ha da tempo creato un ufficio ad hoc per le liquidazioni dai risultati finora quantomeno modesti (se si esclude la rotazione dei dirigenti apicali), ecco anche alcuni “enti pubblici vigilati”. Sono questi l’oggetto della nuova norma prevista in finanziaria che dovrebbe creare un ufficio dedicato a questi soggetti in liquidazione. A dire il vero, un ente avrà una sua specifica norma nelle legge di stabilità. L’Arsea è un ente che dovrebbe occuparsi dei contributi agli agricoltori. Un ente inutile, visto che dal 2006 è servito solo per stanziare indennità ai direttori generali, pagare affitti in edifici vuoti. Per l’ultimo amministratore, Claudio Raciti, in passato assai vicino a Lombardo, un compenso lordo di quasi cento mila euro annui. L’Ufficio per le liquidazioni, invece, sembra intenzionato finalmente a chiudere l’Ente di sviluppo agricolo. Al momento, però, a guidarlo c’è un commissario. Francesco Calanna al quale il governatore rinnova di mese in mese il contratto. Un amministratore fidato, evidentemente. E del resto era stato in passato anche un militante del Megafono, il movimento fondato da Rosario Crocetta. In quell’ente, poi, ecco un direttore generale dal cognome noto: Maurizio Cimino è cugino del deputato Michele, passato dai fasti berlusconiani alla rivoluzione crocettiana. Per il manager, che ha dichiarato a Livesicilia di guadagnare non più di 6.500 euro netti, ecco uno stipendio base da 110 mila euro annui, ai quali si aggiungerebbero anche ulteriori indennità.

Basta spostare una lettera dell’acronimo, e dai campi coltivati dell’Esa si arriva all’enorme buco nell’acqua dell’Eas. L’ente acquedotti siciliano è in liquidazione dal 2004. Al liquidatore Dario Bonanno è assicurato un compenso annuo lordo da 40 mila euro, mentre gli amministratori costano altri 37 mila euro annui. Di alcune settimane fa, la denuncia del liquidatore: l’assessore Calleri, con un decreto, ha sostanzialmente regalato 100 milioni a Siciliacque. La società privata che deve all’ente pubblico un canone. Sull’Eas, insomma, piove sul bagnato.

Ma gli enti pubblici sono davvero una “miniera d’oro” per amministratori vari. Per restare in tema, l’ente minerario Ems e l’ente per la promozione industriale Espi, insieme all’Azasi (l’azienda asfalti siciliani) hanno rappresentato, nella metà del secolo scorso, il tentativo della Regione di farsi “imprenditrice”. Tentativo miseramente fallito: gran parte degli stanziamenti pubblici venivano infatti utilizzati per colmare i debiti contratti dagli enti. Così, nel 1997 la Regione si arrende e avvia il processo di dismissione. La liquidazione viene avviata nel 1999. E viene nominato un commissario: Rosalba Alessi. Dopo sedici anni, le società sono ancora lì. Insieme al liquidatore. E al suo compenso lordo da oltre trentamila euro l’anno. Solo la liquidazione di questi tre enti è costata finora almeno mezzo milione di euro.

Al di là dei compensi agli eterni liquidatori, ovviamente, queste società-zavorra, drenano parecchi milioni di euro anche e soprattutto per altri motivi. Quelle aziende sono state per lungo tempo (e lo sono ancora in molti casi) il paradiso dei consulenti. Solo per fare un esempio, tra il 2009 e il 2012, stando ai dati raccolti dalla Corte dei conti, società già in liquidazione come Lavoro Sicilia spa hanno pagato oltre 3,3 milioni di euro in incarichi a esperti. Ma ancora più allarmanti sono le perdite denunciate da queste aziende. Sempre nel periodo 2009-2012, ad esempio, alcune società hanno fatto registrare “rosso fisso” in ogni esercizio finanziario. È il caso, ad esempio, ancora di Lavoro Sicilia, del Ciem, di Multiservizi e delle Terme di Sciacca e Acireale. Capaci in molti di casi di perdere più di un milione di euro in un solo anno. Sempre in quel periodo, i costi “di produzione” delle società partecipate in liquidazione hanno sforato il dato complessivo dei due milioni di euro. Circa mezzo milione l’anno solo per tenere in vita, come detto, società che avevano, come unico obiettivo, quello di “sciogliersi”. E che continuano a sfornare consulenti, al ritmo di quasi due milioni di euro l’anno. Perché le liquidazioni, in fondo, fanno comodo a tutti. E con grande comodità in effetti procedono questi scioglimenti. La Siace, infatti, dopo trent’anni, è ancora lì. Diego Maradona, invece, quest’anno festeggerà i suoi primi 55 anni.

 

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

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dal sito Agrigento Notizie

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

Il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono esamineranno con il liquidatore la situazione gestionale e di bilancio delle Terme, e chiederanno l’urgente predisposizione di un piano industriale per rimettere in attività gli stabilimenti.

Terme Sciacca, Di Paola e Bono pronti a incontrare il liquidatore

Dopo l’incontro di ieri pomeriggio all’Assessorato Economia della Regione siciliana, il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono avranno un incontro oggi con il commissario liquidatore delle Terme Spa di Sciacca Carlo Turriciano. Discuteranno su quanto emerso ieri nella riunione con il dirigente della Ragioneria Generale Salvatore Sammartano e con la responsabile del Settore “Società Partecipate” della Regione Siciliana Grazia Terranova.

Il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono esamineranno con il liquidatore la situazione gestionale e di bilancio delle Terme, e chiederanno l’urgente predisposizione di un piano industriale per rimettere in attività gli stabilimenti.

L’incontro di ieri in assessorato regionale all’Economia è stato fissato dopo la riunione con i parlamentari agrigentini dello scorso 16 marzo nella Sala Giunta del Comune di Sciacca. Hanno fatto parte della delegazione il sindaco Fabrizio Di Paola, il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono, il consigliere comunale Filippo Bellanca, i deputati regionali Margherita La Rocca Ruvolo, Michele Cimino e Vincenzo Fontana.

“Due i temi principali di cui si è discusso – dice oggi il sindaco Fabrizio Di Paola –. Il primo è la situazione gestionale delle terme e oggi avremo un incontro, proprio su questo punto, con il liquidatore Carlo Turriciano. Il secondo, riguarda, lo sblocco degli 800mila euro votati qualche mese fa dall’Assemblea Regionale Siciliana. Gli 800mila euro erano inizialmente previsti solo per Sciacca, poi per un formalismo tecnico la norma è stata estesa al termalismo siciliano in generale. E abbiamo appreso che c’è una richiesta di Acireale che si è fatta avanti per ottenere parte del finanziamento. Vedremo. Per sbloccare intanto questi fondi, trasferirli alla società termale e avviare la nuova stagione, si è tracciato un percorso. Occorre che la società presenti un piano industriale e il Comune di Sciacca continui a evidenziare, come sta facendo da tempo, quanto sia vitale l’operatività delle terme e dannosa, al contrario, la chiusura di ogni attività. Gli uffici regionali valuteranno quindi il piano industriale e decideranno sull’accredito della somma. In tutto ciò – conclude il sindaco Fabrizio Di Paola – è fondamentale la volontà politica del governo regionale che deve decidersi a revocare, così come richiesto, la delibera di chiusura delle Terme dell’Assemblea dei Soci. Purtroppo, debbo con amarezza constatare, la mancanza di una manifestazione del governo che sembra assente e silente oltre che in grande difficoltà. Mi auguro che ci sia una svolta di prospettiva, che le terme di Sciacca siano considerate una risorsa per l’economia dell’isola. Ringrazio, intanto, i parlamentari che ieri pomeriggio sono stati assieme alle istituzioni locali, Margherita La Rocca Ruvolo, Vincenzo Fontana e Michele Cimino, per sostenere la causa delle Terme di Sciacca che riguarda non la città, ma l’intera Sicilia”. 

Terme di Acireale a rischio di chiusura definitiva. Il liquidatore Bosco sollecita la Regione Siciliana

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L’articolo pubblicato sul n.12 anno X del settimanale I Vespri

Terme di Acireale a rischio di chiusura definitiva. Il liquidatore Bosco sollecita la Regione Siciliana

A Sciacca le Terme hanno chiuso, per decisione del socio unico (la Regione) che ha imposto al liquidatore la sospensione dell’attività. Ad Acireale ciò non è ancora avvenuto formalmente, ma nella sostanza è la stessa cosa. Non c’è liquidità necessaria per far fronte ai pagamenti correnti, a cominciare dalle bollette. I soldi non arrivano né dal socio unico (la Regione) né dalla monetizzazione delle prestazioni erogate. Se è vero, infatti, che l’ASP deve alle Terme di Acireale qualcosa come 200.000 euro a fronte dei servizi prestati in regime di convenzione, è anche vero che alla liquidazione delle somme non si può provvedere perché ci sono debiti pregressi nei confronti dell’Erario non onorati per circa 1.600.000 euro, somma sulla quale l’ASP fino a concorso dell’ammontare può rivalersi, come prevede la legge. Siamo arrivati, insomma, al capolinea. A fine gennaio, il liquidatore ha scritto sia al Presidente Crocetta che all’Assessore regionale all’Economia, sollecitando l’immediata attivazione delle procedure per la privatizzazione, cioè per la pubblicazione del bando per l’affidamento ai privati della gestione del complesso idrominerale delle Terme di Acireale. Una lettera dai toni anche duri, poiché l’ing. Luigi Bosco ha segnalato la presenza di azioni ostative ad un rilancio delle Terme. Ha parlato di inerzia degli apparati regionali, di lettere anonime inviate ad Enti con i quali le Terme hanno rapporti, ha fatto cenno ad una particolare aggressività nelle routinarie attività dell’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, n.d.r.) competente per le attività di monitoraggio e controllo degli stabilimenti termali. Il liquidatore ha rappresentato più volte all’Assessorato all’Economia l’entità del fabbisogno finanziario necessario per portare a compimento la liquidazione, ma finora non ha avuto risposte anche perché, nel balletto delle dichiarazioni ora rassicuranti ora sconfortanti sul futuro del termalismo pubblico in Sicilia, è sicuro che la Regione non scucirà più un euro. Non resta dunque che portare a termine la liquidazione, finora svoltasi in regime di continuità e non di scioglimento; ma l’ing.Bosco ha pure puntualizzato che potrebbe chiedere alla Regione l’autorizzazione a dismettere i cespiti sociali, anche al fine di evitare ulteriori aggressioni da parte dei creditori della società.  Del resto, è utile ricordarlo, per ogni giorno che passa infruttuosamente il liquidatore si assume forti responsabilità, anche sul piano giuridico. Non sta scritto da nessuna parte infatti che la società Terme di Acireale, per quanto pubblica, non possa essere fallibile. In altri termini, nessuno impedisce al liquidatore di portare i libri al Tribunale e chiedere l’avvio di una procedura concorsuale, anche perché ormai i debiti sovrastano la gestione e, anche per effetto di scelte non oculate compiute in passato, c’è seriamente il rischio che vengano intaccati i beni aziendali, a cominciare dagli immobili. Tra l’altro, ad aprile è fissata l’udienza giudiziaria per il contenzioso con Unicredit per il mancato pagamento delle rate di mutui accesi per la costruzione dell’edificio polifunzionale e dell’Excelsior Palace Hotel. Non si sa come andrà a fine, nonostante la fitta interlocuzione che lo stesso liquidatore ha intrattenuto fin dall’inizio del suo mandato con la banca che, da parte sua, si è resa disponibile ad una transazione e alla possibilità di inserimento nel bando di un piano di ammortamento agevolato per la chiusura del debito. Detto in termini meno tecnici, Unicredit è pure disponibile che del pagamento del debito residuo si faccia carico il gestore privato individuato con il bando, anche con un piano di ammortamento che addolcisca la pillola avvelenata. Insomma, la vicenda è veramente complessa e il serafico atteggiamento dell’ing.Bosco, pronto a discutere con tutti e attento a non gettare benzina sul fuoco, potrebbe non bastare più anche perché il liquidatore ha perso la pazienza diverse volte nell’interlocuzione con i burocrati della Regione Siciliana. I quali, è doveroso dirlo, fanno il loro lavoro, ovvero far camminare le carte, come si dice in gergo politichese, ed evitare che loro stessi si assumano pesanti responsabilità nell’omissione del compimento di determinati atti. Così, ad esempio, mentre la politica dichiara gongolante che presto si approverà il bando, la burocrazia regionale ha bisogno di attendere gli esiti del contenzioso con Unicredit prima di stabile cosa scrivere nel bando. Dunque, ragionevolmente, non se ne parlerà prima della fine del mese prossimo.

Di questi e di altri problemi si è discusso ad Acireale domenica scorsa alla conferenza programmatica di Cambiamo Acireale, una sorta di mini Leopolda con tanti tavoli tematici voluta dall’on.Nicola D’Agostino che, oramai traghettato al PD, ne ha adottato i modelli partecipativi nella analisi e discussione dei vari temi politici che interessano la gestione del territorio e della comunità. Uno dei tavoli tematici domenica scorsa era proprio su Terme e Smart City, coordinato dal consigliere comunale e capogruppo di Cambiamo Acireale Giuseppe Ferlito, che ha ascoltato attentamente le proposte, i suggerimenti e le riflessioni di una ventina di professionisti e cittadini, impegnandosi poi a fare un documento di sintesi che proporrà al Consiglio Comunale. Era presente pure il Forum permanente sulle Terme di Acireale che, promosso dal Lions Club, si occupa da giugno del 2011 di seguire le sorti degli stabilimenti termali cittadini. Si è discusso di tutto, anche perché le Terme solleticano sempre quel desiderio degli acesi di riscattarsi dalle angherie subite per tanti anni dalla burocrazia regionale e da una politica, compresa quella locale, che si è distratta, si è lasciata condizionare dalle carte, e non ha capito realmente fino in fondo la natura del problema. Qualcuno ha ricordato che, nella vicenda del pozzo concesso in comodato d’uso gratuito alla SOGIP, le Terme hanno fatto un regalo alla municipalizzata che si occupa di acqua e gas nel territorio. Qualche altro ancora ha ricordato che molte aree interne agli immobili di proprietà delle Terme sono state concesse gratuitamente, o a prezzi irrisori, a privati e associazioni. Per il Forum, il problema è triplice. Di contenitore, di contenuto e di contesto. Mentre il contenitore va in liquidazione, sul contenuto è rilevante capire cosa la Regione scriverà nel bando e cosa vorrà fare il privato. Il contesto invece è il territorio e sulla sua programmazione e gestione, anche in ottica di smart city, è fondamentale capire cosa vorrà fare l’amministrazione Barbagallo e con essa l’intero consiglio comunale

Saro Faraci

Terme a perdere, 266 mln di euro in fumo

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Terme a perdere, 266 mln di euro in fumo (dal Quotidiano di Sicilia)

di Chiara Borzì

In Sicilia 11 stabilimenti e 441 mila presenze, Montecatini 1,7 mln. I turisti portano ricchezza (158 €/giorno) ad altre regioni. Acireale (16 mln di debiti) e Sciacca (7 mln) da 15 anni in attesa di privatizzazione

 

PALERMO – “Le stazioni termali svolgono un ruolo ben definito nel contesto del turismo, e l’attenzione che l’organizzazione turistica siciliana sta oggi prestando a questo importante segmento turistico è testimoniata dall’inserimento del turismo termale fra le linee di prodotto privilegiate dalla regione Siciliana nell’ottica della destagionalizzazione dei flussi turistici”. Scriveva così nel 2011 l’Assessorato regionale del Turismo della Regione Siciliana riferendosi al proprio patrimonio termale.

Quattro anni dopo ogni parola può essere smentita perché il sistema è al collasso e uno degli stabilimenti regionali più importanti, quello di Sciacca, dalla seconda settimana di marzo è privo della fornitura idrica. Scelta degli amministratori della Terme di Sciacca S.p.a è stata quella di chiudere l’impianto. La notizia circolava da tempo e potrebbe interessare a breve anche le Terme di Acireale.
(Per leggere l’inchiesta completa abbonati qui)

Articolo pubblicato il 19 marzo 2015 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

A Sciacca si muove il Sindaco per provare a salvare le Terme

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dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – POLITICA
QUESTIONE TERME, IL SINDACO CONVOCA GIUNTA PER INTRAPRENDERE INIZIATIVE
Fabrizio Di Paola coinvolge Prefetto, deputati regionali e nazionali. “Non mi arrendo alla decisione della Regione di sospendere le attività”

12/03/2015 13.18Terme, sindaco Di Paola convoca Giunta e delibera impegni e iniziative mirate a salvare le Terme. La delibera di Giunta è una delle tre iniziative varate oggi dal sindaco che ha anche avviato delle interlocuzioni con la Prefettura di Agrigento e convocato per lunedì prossimo, al Comune di Sciacca, tutti i parlamentari agrigentini, nazionali e regionali. Queste iniziative seguono la richiesta di venerdì scorso di incontro urgentissimo avanzato dal sindaco Di Paola al Governo regionale “al fine di scongiurare la chiusura e di evitare il fallimento totale delle Terme di Sciacca”.

“Appresa la decisione choc dell’Assemblea dei Soci delle Terme Spa – dice il sindaco Fabrizio Di Paola – ho attivato subito ogni canale possibile per evitare che sia una sentenza senza appello. Sono in attesa ancora di essere convocato dal governo regionale, ma ho avviato intanto una stretta interlocuzione con il Prefetto di Agrigento Nicola Diomede che sta tenendo i rapporti tra l’Amministrazione comunale di Sciacca e il Governo regionale. Ed è tramite il Prefetto che ho saputo di una riunione della Giunta regionale con all’ordine del giorno anche la questione Terme. Spero di avere notizie a breve e di essere convocato per come richiesto la scorsa settimana. Intanto oggi la Giunta comunale ha espresso una posizione politica importante, per percorrere ogni strada che rimetta in piedi la situazione e si riprenda il cammino non solo di salvataggio ma di rilancio delle terme, così come auspicato da tempo. Le Terme di Sciacca sono l’identità e la storia di Sciacca, oltre a rappresentare occasione di sviluppo di un intero territorio. Il Comune di Sciacca non si tira indietro, vuole fare la sua parte. Le terme non possono chiudere. Sarebbe una sciagura”.

Nel considerare “grave” la decisione dell’Assemblea dei Soci ed evidenziando “il gravissimo disagio sociale” e il danno al patrimonio, la Giunta comunale ha deliberato questa mattina di assumere l’impegno di svolgere ogni opportuna attività finalizzata a scongiurare la chiusura delle Terme. L’esecutivo cittadino chiede anche al governo regionale di ricevere la Giunta comunale per manifestare le ragioni del territorio, di convocare l’assemblea dei soci delle Terme Spa, di riavviare le attività delle Terme per salvaguardare anche la stagione estiva e il patrimonio termale; di approvare con urgenza il bando per l’affidamento ai privati; di assumere ogni opportuna decisione per valorizzare le risorse e il patrimonio termale di Sciacca.

La Giunta comunale, inoltre, impegna tutti i gruppi parlamentari dell’Ars e i parlamentari del territorio a svolgere ogni utile azione. La Giunta, infine, chiede al Prefetto di svolgere ogni opportuna attività istituzionale per salvaguardare una risorsa del territorio che costituisce un valore fondamentale sia sotto il profilo naturale-storico-culturale che sotto il profilo economico e occupazionale.

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