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Ventotto milioni di perdite tra le Terme di Sciacca e di Acireale. E la Regione sta a guardare


Uno speciale di tre pagine sull’ultimo numero del settimanale I Vespri, oggi in edicola. Un refuso nel titolo: non 18 ma 28 i milioni di perdite in dieci anni tra Sciacca ed Acireale

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Ancora un impegno del Lions Club di Acireale per le Terme


Su La Sicilia del 30 settembre 2017

Terme, errori su errori. Dodici anni gettati via


dal Corriere di Sciacca

Si può avere fiducia nella Pubblica Amministrazione quando essa stessa è stata l’artefice unica di un incredibile inanellarsi di errori che hanno condotto le terme nel baratro della chiusura? La risposta non può che essere decisamente negativa. E’ come affidarsi, per un intervento chirurgico, a Pino del famoso comizio di Cetto La Qualunque: “A che serve la laurea, Pino ha due mani di fata. Dovreste vederlo quando sfiletta i delfini che pesca la domenica mattina”.

Quanti errori sono stati commessi da mamma Regione, nel suo insieme di strato politico e dirigenziale? Difficile elencarli tutti. Facile dare un inizio: 2005. Sei anni dopo (1999) la legge sulla privatizzazione emanata quando presidente della Regione era Angelo Capodicasa. Sei anni di silenzio, poi l’accelerazione di un piede da principiante al quale si è data una Ferrari. Troppa accelerazione con la conseguenza che il bolide è andato a schiantarsi. L’allora assessore regionale al Turismo, Fabio Granata, accelerò talmente tanto che decise di far costituire le due società per azioni di Sciacca e Acireale.

La Terme di Sciacca Spa fu costituita talmente in fretta che mamma Regione passò i 4.5 milioni di debiti dell’Azienda Autonoma delle Terme sullo stato economico della nuova società. La Terme di Sciacca Spa partì, dunque, con un Consiglio di Amministrazione targato esclusivamente da nomine politiche, senza liquidità e con un passivo di 4.5 milioni di euro. Primo grande madornale errore che mise la novella società termale sul solco del baratro. Alcuni dirigenti pensarono di poter ripianare i debiti con una legge che non trovò mai applicazione. Per un semplice e banale motivo. La Regione non poteva più intervenire a risanare economicamente le passività lasciate in dote perché la Terme di Sciacca Spa era una società che si perimetrava entro il diritto privatistico. In parole povere, la Regione non poteva operare con il ripianamento dei debiti perché avrebbe infranto le norme comunitarie sulla libera concorrenza.

Poi venne la questione della salvaguardia del personale con l’invenzione del “ruolo unico ad esaurimento”. La prima legge non bastò perché conteneva anomalie. Ne furono fatte altre due. Questo dimostra la superficialità con cui mamma Regione affronta le questioni.

La Terme di Sciacca Spa, senza soldi e con debiti man mano lievitati, si trovò sull’orlo del baratro. Bastò, poi, un soffio, per farla precipitare. Si avvicendarono tantissimi assessori regionali al Turismo che fecero passerella a Sciacca, promettendo “la qualunque”. Da Fabio Granata a Dore Misuraca, da Francesco Cascio a Michela  Stancheris, e tanti altri dei quali ho perso la cronologia. Gli assessori passavano, i problemi no, anzi, si aggravavano.

Nel 2010 si cominciò a parlare di bando di evidenza pubblica per affidare le strutture termali a privati. Fu fatto un corposo studio, costato 200 mila euro, a cura di Sviluppo Italia-Sicilia. Studio che può essere ancora una base solida per utilizzarlo, senza il bisogno di “commissioni consiliari” o “tavoli tecnici”. Fu emesso il bando, tra l’altro la Regione dimenticò di pubblicarlo a livello internazionale. Manco in inglese era scritto. Arrivò solo una offerta locale per la gestione della pizzeria.

Qualche anno fa iniziò il processo di liquidazione. A proposito di liquidazione, mamma Regione tiene ancora la vecchia Azienda Autonoma delle Terme, oggi ancora in liquidazione. Poi c’è stata la vicenda dell’acquisto da parte della Regione di un suo bene conferito al momento della costituzione della Terme di Sciacca Spa, le piscine Molinelli. Riuscì a comprare un suo bene per 3 milioni di euro.

Poi lo scorso 13 settembre stipulò il rogito notarile per riunificare i suoi beni. Ma non tutti, tranne l’ex Motel Agip, il Piccolo albergo, rimasti nella disponibilità della Terme di Sciacca Spa a garanzia di debiti con il Comune (1 mln di euro), con l’Azienda Autonoma delle Terme (1.2 mln di euro) e qualche altro fornitore come l’Enel. Poi, nacque la vicenda dell’Albergo San Calogero con stufe annesse. Non figurano ancora nel catasto.

Fin qui una sintesi delle vicende, ma c’è tanta roba da scrivere un libro. Senza dimenticare la lunga discesa della Terme di Sciacca Spa. Prima con cinque membri “politici” del Consiglio di Amministrazione, con costi che superavano i 200 mila euro l’anno. Poi si scelse, visto i risultati, di optare con un amministratore unico. Poi la messa in liquidazione. Una lunga agonia frutto di scelte politiche. Quella politica che ancora oggi vuole metterci le mani.

Ora si discute sulla concessione dei beni dalla Regione al Comune. La concessione della patata bollente.

E ancor prima di leggere una bozza per comprendere a cosa va incontro il Comune, e di conseguenza i contribuenti saccensi, il dibattito è acceso sulla costituzione di una Commissione consiliare. Il tavolo tecnico proposto dai grillini è stato bocciato in Consiglio comunale.

Siamo preoccupati, davvero. Lo siamo perché dalla Pubblica Amministrazione, specie quella siciliana, non abbiamo mai avuto un esempio meritevole di plauso. Quando la Pubblica Amministrazione ha messo le mani nel campo del business, i risultati sono stati sempre disastrosi.

Vorremmo sbagliarci, ma come facciamo a sperare di sbagliare quando gli esempi abbondano fino a formare un manuale di cosa non bisogna fare?

Filippo Cardinale

Il Forum: siamo spiazzati dalla mancanza di informazioni


dall’articolo Terme di Acireale, si tratta con i creditori di Desiree Miranda pubblicato dal Quotidiano di Sicilia

Il sindaco Barbagallo e il commissario Oliva fanno il punto della situazione. “Obiettivo bando internazionale”.
ACIREALE – “Stiamo approntando i bilanci relativi agli anni 2014/2015 e 2016 e andando avanti con l’accordo transattivo con i creditori per quanto riguarda l’hotel e il centro polifunzionale”. Parla così Nino Oliva, uno dei tre commissari straordinari che hanno il compito di liquidare le terme di Acireale.
Dopo Sciacca, è il turno di applicare ad Acireale la legge regionale speciale del settembre 2016, che permette alla Regione di acquistare il bene da una sua società, in modo che l’intero complesso termale non venga smembrato. La vicenda è lunga e complicata e dopo una serie di commissari che si sono succeduti sono al comando Nino Oliva, Vincenza Mascali e Francesco Petralia.
Nominati a febbraio, ma in carica da marzo, dovrebbero gestire la cosa almeno fino al dicembre 2018, ma considerando le prossime elezioni regionali è un’incognita sia la loro permanenza che, soprattutto, il progetto per le terme di Acireale.
“L’obiettivo è di fare un bando internazionale per l’intero complesso che comprende la struttura termale, l’hotel e il centro polifunzionale. Non vogliamo sminuire il patrimonio al fine di allettare maggiormente il privato chevolesse proporsi per la gestione”, spiega Oliva.

Il problema però è annoso, ingarbugliato e gravoso economicamente.
 Se da una parte ci sono problemi di bilancio per la struttura termale, direttamente in capo alla Regione siciliana, per cui finalmente sembra esserci una via d’uscita, diversa è la questione dell’hotel e del centro polifunzionale su cui pesa una procedura esecutiva.
Se quindi ci sono buone notizie per il centro termale – “i bilanci dovrebbero essere chiusi entro la fine dell’anno”, annuncia Oliva – servirà più tempo per tutto il resto. “Abbiamo già incontrato i creditori e siamo in uno stato avanzato della procedura. Se tutto va bene – spiega ancora Oliva – dovremmo riuscire a chiudere la partita in 6 o 7 mesi”, conclude.
Notizie che fanno piacere ai cittadini riunti nel Forum permanente Terme di Acireale, che però lamentano problemi di comunicazione, al contrario del passato. “Sappiamo che è una partita regionale e che dei professionisti stanno lavorando, ma comunque coinvolge tutta la città e siamo spiazzati dalla mancanza di informazioni”, afferma Rosario Faraci ideatore e promotore del Forum.
“Con la legge 30 del 29/09/2016, fortemente voluta dal deputato acese Nicola D’Agostino, finalmente qualcosa è cambiato e la Regione può accendere un mutuo per acquistare gli immobili delle Terme di Acireale e di Sciacca – afferma il primo cittadino di Acireale Roberto Barbagallo -. Di fatto le Terme non sono state ancora acquistate perché è in corso una procedura esecutiva da parte dei creditori. Ma quest’ultima si sta sbloccando e l’ufficio tecnico regionale sta effettuando la valutazione del patrimonio.
Successivamente si passerà all’acquisizione delle Terme Santa Venera Spa. Una volta acquisiti, gli immobili passeranno al Comune di Acireale che, grazie alle nuove norme, potrà affidarne la gestione, con apposito bando, al privato miglior offerente. Finalmente dopo anni i commissari liquidatori hanno già contattato i creditori per trovare una soluzione”, conclude.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2017 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

Terme di Acireale, per il mutuo non pagato una società ha rilevato il credito dalla banca


L’articolo di Riccardo Vescovo pubblicato dal Giornale di Sicilia

Partecipate inutili, stop della Regione. Licenziati in bilico non tutti ripescati

PALERMO. Da quando mamma Regione ha chiuso i «rubinetti», per le società partecipate è stata un’ecatombe. Ben tre le aziende fallite, tutte al 100 per cento di proprietà della Regione. L’ultima in ordine di tempo, a luglio, è stata la Multiservizi dopo Sviluppo Italia Sicilia a maggio e ancora prima Lavoro Sicilia.

Lo stop ai finanziamenti continui per ricoprire le perdite di bilancio – 300 milioni l’anno il costo delle società – ha fatto emergere tutte le debolezze di un sistema che vedeva spesso soggetti privati operare senza sottostare alle leggi di mercato. Del resto lo aveva detto il ministro Marianna Madia varando lo scorso anno la riforma: «Le società pubbliche potranno fallire», annunciando con uno slogan che avrebbe tagliato «da 8 mila a mille», il numero delle società.

 

La scure sui finanziamenti

Quello che sta accadendo con le partecipate ricalca un po’ il percorso della formazione professionale dove i crac si stanno moltiplicando: dopo Cefop e Ial è stata l’Anfe regionale a fallire. Questo è avvenuto dopo che le risorse stanziate dalla Regione – un tempo oltre 300 milioni l’anno – sono state dimezzate e prelevate dai fondi europei tramite regole più rigide. Molte strutture non hanno retto. Difficile oggi quantificare i risparmi. Solo per il ripianamento dei debiti delle partecipate erano stati spesi circa 30 milioni tra il 2009 e il 2012, mentre una quindicina di società in liquidazione sono costate mezzo milione l’anno ciascuna per gli organi sociali. Considerando anche i costi del personale che sono venuti meno, la stima degli uffici dell’economia è di almeno 50 milioni l’anno. Nella formazione invece il budget è calato a 130 milioni nel triennio ed è stato praticamente dimezzato. «Semplicemente è successo che la Regione ha smesso di dare i soldi per ripianare continuamente i debiti» spiega Grazia Terranova che guida l’Ufficio speciale per la chiusura delle liquidazioni.

Dall’ultima verifica fatta dalla Regione è emerso che delle 33 società partecipate inizialmente attive ne sono rimaste in vita 14, sei sono state definitivamente cancellate e tre sono fallite.

Il piano di dismissioni

L’operazione di riordino del governo regionale parte dal governo Lombardo e accelera nel 2013, quando una relazione della Corte dei conti lancia l’allarme: in quattro anni, tra il 2009 e il 2012, la Regione ha erogato oltre un miliardo di euro a una trentina di società partecipate ma la metà di queste è in perdita continua da tre esercizi. Una parte consistente è destinata al personale, mentre un’altra parte è destinata al salvataggio dei conti. Sviluppo Italia Sicilia, per fare un esempio, in quattro anni ha perso sei milioni e mezzo ma è stata ugualmente tenuta in vita. La Corte dei conti annota che in certi casi emerge una «bassa redditività», delle inefficienze definite «patologiche» a fronte delle quali la Regione si ostina «in una perversa logica di salvataggio a tutti i costi». Il caso limite, rileva la Corte dei Conti, arriva dalle società in liquidazione, una quindicina, capaci di incidere per il 45 per cento delle perdite complessive di costare in tutto oltre 5 milioni circa di euro in quattro anni solo per quanto riguarda i costi degli organi sociali, nonostante lo stato di liquidazione.

L’assessore all’Economia, Alessadro Baccei, piazza all’ufficio per le liquidazioni la dirigente Grazia Terranova. Si chiude il rubinetto di finanziamenti e alcune società falliscono non ce la fanno. L’ultima è la Multiservizi, il cui personale è transitato nella Sas lasciando in piedi un fiume di contenziosi: alla fine la Regione riconoscerà un debito di 9 milioni per chiudere la partita. Restava in ballo un debito da circa un milione e mezzo per i lavoratori, ad esempio per il pagamento del Tfr e di mensilità arretrate, ma in questo caso dovrebbe in parte intervenire l’Inps.

Le liquidazioni infinite

La Terranova trova una quindicina di società costate circa mezzo milione l’anno in media solo per pagare gli organi sociali nonostante la liquidazione in corso. Oggi queste società sono state completa mente cancellate: addio a Sicilia Turismo e cinema, Sicilia e-Innovazione, Quarit, Ciem, Siace e Sicilia e ricerca. Delle partecipate in liquidazione oggi solo cinque restano sotto la vigilanza della Regione. Sono la Inforac, una sorta di buco nero nel quale finiscono tutti i contenziosi pendenti delle società chiuse, Biosphera, le Terme di Sciacca e le Terme di Acireale.

Biosphera attende un credito dal dipartimento del Territorio di circa un milione e mezzo prima di scomparire dai registri. Le Terme di Sciacca invece potrebbero addirittura rinascere: hanno messo in vendita le piscine Molinelli che sono state acquistate dalla Regione e con gli introiti sono stati pagati i creditori. La Regione ora affiderà l’enorme patrimonio al Comune che il prossimo anno dovrà cercare un privato a cui dare la gestione della struttura. Percorso simile dovrebbero seguire le Terme di Acireale che però versano in una situazione difficile: c’era un mutuo che non è stato non pagato e una società ha rilevato il credito dalla banca.

La Regione sta provando adesso a risolvere il contenzioso. L’ultima arrivata è la Sicilia Patrimonio Immobiliare per la quale il liquidatore, che si è insediato solo tre mesi fa, sta predisponendo il progetto di liquidazione che dovrebbe essere pronto a settembre. Poi ci sono le 14 società attive: di queste due, La Parco tecnologico e la Mercati agroalimentari sono finite sotto la lente di ingrandimento mentre per Mediterranea Holding, partecipata al 30,33 per cento, la Regione ha esercitato il diritto di recesso il 22 dicembre 2015. In due aziende, i Distretti tecnologici, la Regione ha partecipazioni minoritarie del 9 e del 7 per cento. In Sicilia Acque la partecipazione è del 25 per cento mentre la società Interporti del 34 per cento.

 Licenziati appesi a un filo

Sono 132 i dipendenti licenziati dalle partecipate e finiti in un albo unico da cui le altre società dovrebbero attingere al bisogno. Altri 15 lavoratori dovrebbero arrivare dalla Patrimonio immobiliare, ma la Regione ha chiesto un parere all’Avvocatura per capire se questi hanno tutti i requisiti richiesti dalla legge. In sostanza può essere ripescato solo chi era stato assunto tramite un concorso pubblico o comunque prima del 2008. Nel frattempo l’Ars ha approvato una norma che prevede il transito di questo personale alla Sas ma l’assunzione avverrà tramite l’avvio di progetti da parte dei dipartimenti. Le modalità restano comunque un rebus. Prima di Ferragosto al dipartimento dell’Economia si è tenuta una riunione per provare a chiarire ad esempio in quali casi serviranno delle procedure concorsuali. Se ne riparlerà a settembre, ancora una volta a ridosso della campagna elettorale.

© Riproduzione riservata

Trentanove mila euro i compensi per i liquidatori delle Terme di Acireale


L’articolo di Raffaella Pessina sul Quotidiano di Sicilia del 18 agosto 2017

Partecipate, la Sicilia dei commissari

di Raffaella Pessina

La razionalizzazione promessa ha prodotto soltanto il limbo della liquidazione perpetua: spreco da 2 mln l’anno. Regione: annunciata chiusura di 17 società, ma sono ancora lì e costano
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PALERMO – Le partecipate regionali sono da sempre una spina nel fianco dell’attuale Presidente della Regione, Rosario Crocetta il quale, ad inizio legislatura aveva detto che la sua intenzione era quella di chiuderle quasi tutte. Da sempre etichettate, spesso non a torto, autentici carrozzoni, la gran parte delle società in cui la Regione siciliana mette il proprio capitale hanno per lo più prodotto solo disavanzi.
Ora si è giunti alla fine della sedicesima legislatura e chi occuperà il vertice dell’Ente regionale, si ritroverà questa patata bollente da gestire. Se da un lato la chiusura di società in perdita o ritenuta inutile è sacrosanta, dall’altro una necessità inevitabile è la tutela occupazionale dei suoi lavoratori. E non è possibile farli diventare dei dipendenti regionali perché alla Regione si entra per concorso e questi lavoratori sono stati collocati in queste società per chiamata diretta.
Le partecipate nel tempo hanno prodotto circa settemila dipendenti che, con l’indotto delle proprie famiglie rappresentano comunque un cospicuo bacino elettorale.
La delibera 413 Gest della Corte dei Conti siciliana risale all’ormai lontano 2013 ma è un importante “documento” di riferimento perché contiene dati significativi sui costi delle partecipate in liquidazione.
“Le società in liquidazione – scrivono i magistrati contabili – rappresentano una fetta assai importante del complesso delle partecipazioni (…). Ciascuna di esse è costata mediamente nell’ultimo quadriennio oltre 500.000 euro solo in termini di emolumenti agli organi sociali”.
Facendo alcuni semplici calcoli è possibile stimare in circa due milioni di euro i costi a carico della collettività. Non si tratta di una cifra irrilevante, soprattutto in tempi di magra come quelli che la Sicilia sta vivendo.
Delle partecipate si è occupato anche il governo nazionale e dal 27 giugno è partito ufficialmente il piano di riorganizzazione delle stesse il cui decreto corretto – il Dlgs 100/2017 che corregge il Testo unico sulle partecipate, decreto 165/2016 – è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Da quella data, quindi, le amministrazioni pubbliche possono comunicare al ministero del Tesoro l’esito della revisione straordinaria delle proprie partecipazioni, ovvero il piano di razionalizzazione o valorizzazione che intendono mettere in campo.
Nel piano ogni pubblica amministrazione dovrà individuare le società “fuori-regola” da dismettere o liquidare entro i 12 mesi successivi; le amministrazioni sono obbligate ad adottare i provvedimenti motivati di ricognizione entro il del 30 settembre 2017.
Il ministero dell’Economia e finanze (Mef) ha stabilito che l’operazione si inserisce in un quadro di razionalizzazione della spesa e che le modifiche al Testo unico del 2016 sono state necessarie dopo la sentenza della Consulta sulla riforma Madia che ha imposto la ricerca di un accordo “ufficiale” (e non semplicemente il parere) con Regioni ed enti locali.
Anche la Sicilia è stata obbligata a recepire questa norma, a dispetto dello Statuto speciale, perché, lo ricordiamo, Crocetta ha firmato un accordo il 20 giugno 2016, la cosiddetta Intesa Stato-Regione, in cui è scritto nero su bianco che la Sicilia si impegna al totale recepimento della legge Madia (L. 124/2015): e così è stato grazie ad una norma inserita nel collegato alla Finanziaria, di recente approvato dall’Ars
Ma le criticità sono ancora tante, troppe. E anche la Corte dei Conti, in occasione del giudizio di parifica al bilancio 2016 (tra l’altro clamorosamente sospeso e poi rinviato per irregolarità presenti nell’importante documento), ha detto la sua sulle partecipate regionali: “Occorre- ha detto il Pg d’Appello della Corte dei conti per la Sicilia, Pino Zingale, uno strumento di controllo in posizione di terzietà”, sottolineando anche “l’urgenza della sua attivazione”.
SICILIA TURISMO E CINEMA
È stata una delle prime a scomparire dal registro delle imprese. Prima si chiamava Cinesicilia, posta in liquidazione nel 2013, ha cessato di esistere ad agosto 2015. Nata nel 2007 per operare “nel settore della promozione, valorizzazione e realizzazione dell’attività cinematografica, audiovisiva e dello spettacolo dal vivo in Sicilia”, non ha prodotto i risultati sperati.
CAPE REGIONE SICILIANA
Società partecipata posta in liquidazione nel 2012. Si occupava di gestione del risparmio costituita, nel 2006 da Cimino & Associati Private Equity (Cape) con una quota del 51 per cento e dalla Regione siciliana con il 49 per cento con l’obiettivo di investire nel capitale di rischio di aziende operanti nell’Isola. Liquidatore: Eduardo Bonanno 50 mila euro annui di compenso.
STRETTO DI MESSINA
Partecipazione minima della Regione: 2,58 per cento, in liquidazione dal 2013, il trattamento economico per il commissario liquidatore Fortunato Vincenzo è stato fissato in 120 mila € annui come pubblicato sul sito della Regione ed aggiornato al 18/05/2017.
La società aveva per scopo lo studio, la progettazione e costruzione di un’opera per collegamento viario e ferroviario tra Sicilia e continente.
BIOSPHERA
Società Gestione dei servizi pubblici, manutenzione e conservazione delle aree naturali protette, mantenimento dei servizi ambientali, partecipazione della Regione: 53,20%.
Nominato liquidatore Antonio Mariolo con 12 mila euro annui di compenso. In liquidazione dal 2013 e confluita nella Servizi ausiliari Sicilia, altra partecipata regionale.
CIERN
Partecipata al 100%, cancellata ormai dal registro delle imprese, era in liquidazione dal 2008. Centro per l’Internazionalizzazione e la Promozione dell’Economia Euro-mediterranea, era accreditata presso l’Assessorato Lavoro per la formazione professionale, per promuovere il ruolo e la centralità dell’impresa nello scenario della globalizzazione dell’economia.
 
LAVORO SICILIA
La società che era partecipata al 100% della Regione, è stata dichiarata fallita con provvedimento del 13 maggio del 2015 dal tribunale di Palermo.
Lavoro Sicilia si occupava di azioni, progetti e attività volti ad accelerare gli interventi finalizzati a una più efficace utilizzazione delle risorse comunitarie, statali e regionali.
CENTRO REGIONALE MAP
Centro Regionale di attività per la comunicazione e l’informazione S.p.a. Partecipata al 100%. Nata nel 2007 per l’esecuzione della convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento. In liquidazione dal 2009 ad appena due anni dalla nascita. Baldassarre Quartararo il liquidatore con un compenso annuo di 20.00 euro. Ancora in stato di liquidazione.
MULTISERVIZI
Anche questa partecipata al 100%, e questo significa che tutti i debiti accumulati sono stati a carico totale della Regione Sicilia. Si occupava di pulizia e disinfestazione, di gestione  di servizi socio-sanitari, strutture sanitarie, servizi di sanificazione, manutenzione di pulizia, portierato e/o uscierato, manutenzione beni immobili, gestione parcheggi ecc. In liquidazione dal 2011, è ancora in vita.
SIACE
Società per l’industria agricola cartaria editoriale S.p.a. È stata incorporata nella Inforac. Era in liquidazione da 30 anni.
Nel 1985 l’Espi, l’ente di sviluppo industriale della Regione, avviò la procedura di liquidazione della Siace, ma fino ad un paio d’anni fa la società al 100% regionale, era ancora in vita. E veniva pagato il commissario liquidatore.
SICILIA E-INNOVAZIONE
Società al 100% di partecipazione regionale. Nata per la progettazione e la gestione di tutta l’informatizzazione della Regione era in liquidazione dal 2008 è stata chiusa nell’ottobre del 2014. è stata la prima delle società partecipate ad essere chiusa. In realtà è stata fusa con Inforac. La sua funzione è ora assunta da Sicilia e-Servizi.
QUARIT
Consorzio Italiano per l’Artigianato di qualità, in liquidazione e fusa con Inforac, partecipata al 96% e cancellata dal registro delle imprese.
Costituita nel 1990 aveva come scopo la promozione e la valorizzazione dei prodotti dell’artigianato artistico e di qualità, con la partecipazione dei produttori e degli Enti soci ad appuntamenti fieristici e mostre in Italia e all’estero.
TERME DI SCIACCA E ACIREALE
Entrambe a totale partecipazione regionale e sono state poste in liquidazione con la legge n. 11/2007. La prima la procedura di liquidazione si è conclusa nei giorni scorsi e fino ad allora il commissario liquidatore Carlo Turricciano ha percepito 32.000 € annui. Ben tre commissari invece per le ancora vive terme di Acireale: Francesco Petralia, Nino Oliva e Vincenza Mascali. In totale compensi per 39 mila € annui.
SICILIA E-RICERCA
Fusione per incorporazione con Inforac, in liquidazione da tempo immemore.
Su Sicilia e-Ricerca si è praticamente persa qualsiasi informazione perché anche sul sito ufficiale della Regione siciliana viene genericamente indicato soltanto che è stata cancellata dal registro delle imprese.
SVILUPPO ITALIA
Si occupava di consulenza imprenditoriale  amministrativo – gestionale e svolgeva attività prevalentemente finanziarie al fine della promozione dello sviluppo e della competitività del sistema Regione. Decisa la sua liquidazione nel 2016. Nel 2015 ha prodotto una perdita di più di due milioni di euro. Andrea Vincenti è il liquidatore che prende 20.000 euro all’anno.
MEDITERRANEA H.
In liquidazione dal 5 ottobre 2016.
La società aveva l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario della società Tirrenia di Navigazione e di tutta o porzione o quota delle aziende dalla stessa gestite. Partecipata regionale con il 30,33%, Giovanni Cantoni è il liquidatore, ma sul sito non viene specificato quale importo gli viene corrisposto annualmente.
RISCOSSIONE SICILIA
Una norma approvata qualche giorno fa dall’Ars prevede che le procedure di messa in liquidazione andranno avviate entro il 31 dicembre 2018. entro quella data, infatti, dovrà essere stipulata convenzione con il Mef che assicuri i livelli occupazionali del personale con contratto a tempo indeterminato in servizio a far data dal 31 dicembre 2016.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2017 – © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il danno e la beffa. Cicloviaggiando passa per Acireale e Sciacca, ma senza le Terme!


Articolo pubblicato su AdnKronos

Riparte ‘Cicloviaggiando’, nelle terme del Sud tra storia e sapori

Partirà il 3 settembre, dalla Reggia di Caserta, la seconda parte di Cicloviaggiando tra storia e sapori-Cicloturisti alle terme, che attraverserà tutte le regioni del Mezzogiorno e le Isole, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna per tornare nel Sannio, a Telese Terme, dopo 55 tappe e dopo aver visitato 15 stabilimenti termali lungo l’itinerario. Cicloviaggiando si avvale della collaborazione e del sostegno delle aziende termali di Federterme, in coerenza con le finalità di ‘Terme aperte 2017’.

Una nuova sfida, dunque, attende i cicloturisti Giuseppe Campochiaro e Giovanna Napolitano nel Mezzogiorno d’Italia, alla scoperta di nuove storie e sapori, nuovi cieli, paesaggi, mari, monti, laghi, acque termali e terme, città e borghi gioielli del patrimonio Unesco. Forti dell’esperienza della prima parte di Cicloviaggiando/Primavera che si è svolta tra il 1° aprile, con partenza da Sant’Agata dei Goti, e il 25 giugno, con l’arrivo a Telese Terme. Un viaggio di oltre 3.500 km in 86 tappe nelle regioni Campania, Lazio, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino Alto Adige, Marche, Abruzzo.

Giuseppe e Giovanna hanno potuto visitare città e borghi del patrimonio naturale e culturale italiano con una forma di viaggio soft e sostenibile e fare esperienza diretta del benessere termale, imparando a riconoscere le diverse acque termali, i servizi e lo stile specifici di ogni struttura termale visitata, la professionalità del personale sanitario e la ricerca costante della qualità dei servizi, in tutti i reparti.

Cicloviaggiando al Mezzogiorno rappresenta il completamento del tour di primavera al Centro e al Nord Italia che ha toccato anche numerose terme in ben 12 tappe su 86: Montepulciano Terme, Montecatini Terme, Porretta Terme, Terme di Bologna, Rivanazzano Terme, Acqui Terme, Trescore Balneario, Montegrotto Terme, Cervia, Riccione, Tolentino e infine Telese Terme.

Nel viaggio al Sud e alle Isole, i cicloturisti Giuseppe e Giovanna saranno ospitati alle terme (15 su 55 tappe), con il seguente calendario: Ischia il 4/9, Contursi Terme il 5/9, Terme Rapolla il 7/9, Terme Margherita di Savoia il 9/9, Cisternino/Torre Canne il 13/9, Santa Cesarea Terme il 15/9, Cassano allo Jonio Terme il 23/9, Spezzano Albanese Terme il 24/9, Acquappesa Terme il 25/9, Lamezia Terme il 27/9, Ali Terme il 4/10, Acireale Terme il 5/10, Sciacca Terme il 14/10, Castellamare del Golfo il 18/10, Sardara Terme il 23/10.

Altre strutture termali prossime all’itinerario potranno ospitare i cicloturisti, su richiesta.