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Archivi del mese: settembre 2013

Entra nel vivo la campagna elettorale ad Acireale. Il PD punta sulle Terme


Il brano iniziale dell’articolo sulle Terme, in edicola sabato sul settimanale I Vespri

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Le Terme nel documento programmatico del PD per le amministrative di Acireale


Uno stralcio del documento programmatico del PD di Acireale in vista delle amministrative di Acireale del 2014

Per leggere l’intero documento, clicca qui (Conferenza stampa 21-09-2013) e per visionare l’intervista di FanCity ad Antonio Raciti, segretario del PD acese

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“Rivendichiamo con orgoglio di essere riusciti, in questi anni, ad impedire che venisse portato a compimento il disegno di distruzione, smembramento e svendita del patrimonio aziendale delle Terme avviato dal centro-destra acese con la successiva collaborazione del governo Lombardo.

Ringraziamo il Presidente Crocetta per aver recepito, attraverso l’operato del Commissario ing. Bosco, le istanze del nostro Circolo per la riapertura delle Terme e per il loro rilancio.

Al centro della nostra visione vi è la consapevolezza della necessità di un processo culturale di identificazione e riappropriazione del territorio da parte della collettività.

Ciò passa attraverso la promozione di un progetto integrato terme-natura-culturache utilizzi fino in fondo le potenzialità delle Terme, della Riserva e dell’istituendo parco archeologico;

Tale progetto integrato, al quale lavoriamo da alcuni anni, dovrà costituire la matrice strategica di una nuova prospettiva di sviluppo economico per la nostra Città;

Le Terme di Acireale costituiscono uno dei punti di forza di tale progetto di sviluppo integrato”

Terme di Sciacca e Acireale: e se si seguisse la via dell’azionariato popolare?


termeazionariato

L’articolo pubblicato dal settimanale I Vespri (pag.9 n.34 del 28 settembre)

Sciacca ed Acireale accomunate dalle medesima sorte, la futura privatizzazione della gestione degli stabilimenti termali. Il bando per l’affidamento delle Terme di Sciacca ai privati è stato approvato e pubblicato da mesi, ma gli esiti non sono quelli sperati (nessuna proposta arrivata) e adesso si prova con i dirigenti della Regione Siciliana ad individuare i necessari correttivi. Ad Acireale quel bando invece lo vedranno più avanti, quando si sarà definito il complesso contenzioso con Unicredit a proposito dell’albergo Excelsior Palace e del centro polifunzionale.  Per il momento, dunque, in attesa di nuovi documenti (ad Acireale) e di reali manifestazioni di interesse (a Sciacca) non rimane che discutere, immaginando chi e quali fattezze potrebbe avere il famigerato privato, una volta che verrà emanato il bando ad evidenza pubblica. Si tratterà di noto operatore del termalismo? Un imprenditore o una holding del settore alberghiero? Una cordata di imprenditori locali interessati al controllo degli stabilimenti e alla gestione delle attività complementari? Un grande gruppo straniero: un altro Rocco Forte (a Sciacca) o un possibile sceicco arabo (come per la Perla Jonica ad Acireale)? In mancanza di informazioni e scenari possibili, il dibattito vede contrapposti i fautori e gli oppositori della privatizzazione e, dunque, in modo opposto ma simmetrico i denigratori e i sostenitori dell’intervento pubblico nel termalismo. Si va avanti così da mesi e tale incertezza finisce per fare il gioco della Regione che, in materia, è ancora più incerta su come sbarazzarsi di due realtà societarie che, carte e documenti alla mano, al soggetto pubblico non interessano più perché considerate “partecipazioni non strategiche”.

Il dibattito locale si è arricchito nelle ultime settimane di un’ulteriore proposta. Viene da Antonio Carlino che, insieme a Carmelo Brunetto già vice sindaco, ha creato su Facebook un gruppo “Aiutiamo le Terme di Sciacca”. Richiamando quanto propose la CGIL a Castellamare di Stabia qualche anno fa, i due rilanciano l’idea di un azionariato popolare, ovvero di un contributo fattivo dei cittadini saccensi agli assetti proprietari delle nuove Terme e, attraverso una rappresentanza in seno al consiglio di amministrazione, anche alla gestione affidata ai manager. In teoria, la “terza via” fra la proprietà pubblica ed una completamente privata non è esclusa. Non è in discussione, infatti, la proprietà dei diritti di sfruttamento degli impianti a fini termali perché quella rimarrebbe sempre una prerogativa regionale, data eventualmente in concessione ai privati. La proposta fa invece riferimento alla natura e alla tipologia del contenitore, ovvero la società di gestione, che ad oggi (e a partire dal 2006) è rappresentata da una società per azioni il cui azionista unico è la Regione Siciliana; per effetto della legge del 2010, le società di gestione Terme di Acireale e Terme di Sciacca SpA sono in liquidazione.

E dopo che ne sarà? Si passerà alla “fase due”, cioè all’affidamento tout court della gestione ai privati, oppure si dovrà costituire una nuova società, in maggioranza posseduta dai privati, cui affidare successivamente la gestione delle Terme? E, dunque, se questa  fosse la strada, chi e cosa impedirebbe ai cittadini di Acireale e di Sciacca di organizzarsi ed acquistare una quota azionaria della costituenda società?

Saro Faraci

Sciacca ed Acireale: quali fattezze potrebbe avere il famigerato privato?


Un’anticipazione dei contenuti dell’articolo che sarà pubblicato domani dal settimanale I Vespri

 

azionariato popolare

Terme, verso il terzo bando. Cambiano i referenti politici, ma non la musica


dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – ECONOMIA
TERME, VERSO IL “TERZO” BANDO”. CAMBIANO I REFERENTI POLITICI, MA NON LA MUSICA
Secondo la Federterme, un bando di affidamento ai privati col sistema della gara competitiva ad evidenza pubblica non funzionerebbe

20/09/2013 12.19

Di Rosario Faraci *

Le dichiarazioni dell’assessore Stancheris in occasione della recente visita a Sciacca, per quanto foriere di buone notizie per la comunità saccense, sono inquietanti. A partire dall’estate del 2011, questa sarebbe la terza versione del bando per l’affidamento ai privati della gestione degli stabilimenti termali di Sciacca e di Acireale, come previsto dalla legge regionale n.11 del 2010.

La “prima versione” fu quella elaborata, e mai esitata, dallo staff dell’ex assessore all’Economia Gaetano Armao che aveva in mente, attraverso bando pubblico, di affidare ad un primario advisor lo studio preliminare e la redazione del bando di privatizzazione. Non se ne fece nulla, ormai lo sanno tutti, per un veto del Presidente Raffaele Lombardo che decise di affidare studio e redazione del bando a Sviluppo Italia Sicilia, una società partecipata del governo regionale.

La “seconda versione” fu proprio quella elaborata frettolosamente, e senza le specifiche competenze in materia di termalismo, da Sviluppo Italia Sicilia.

Il Corriere di Sciacca, in quei mesi, riportò ampi stralci dell’una e dell’altra versione di bando. L’ex assessore Armao, negli ultimi giorni del suo mandato, favorì la pubblicazione della “seconda versione” del bando per Sciacca e si impegnò per quello di Acireale, pur sapendo che, nel primo caso, avrebbero potuto esserci difficoltà nell’acquisizione di manifestazioni di interesse; nel secondo caso che un bando non si sarebbe potuto pubblicare per via del contenzioso con Unicredit riguardo a due importanti cespiti del patrimonio immobiliare delle Terme di Acireale, oggetto di pignoramento da parte della banca.

Adesso, la Stancheris – che però non è assessore all’Economia – auspica una “terza versione” del bando. Cambiano i referenti politici, e talvolta anche dirigenti e funzionari regionali preposti alla privatizzazione delle Terme, ma non cambia la musica.

Continuano ad esserci pressapochismo e improvvisazione nella gestione dell’intera vicenda. Di ciò siamo seriamente preoccupati. A Roma, in Federterme dove mi sono personalmente recato nel febbraio del 2012, lamentano da sempre l’assenza di coinvolgimento dell’associazione che, in Confindustria, rappresenta le industrie termali e delle acque minerali curative. Secondo loro – giusto o sbagliato che sia lo dirà il tempo – un bando di affidamento ai privati col sistema della gara competitiva ad evidenza pubblica non funzionerebbe.

Sarebbe stato meglio optare fin dall’inizio per un affidamento diretto, sulla base della valutazione comparativa di alcune manifestazioni di interesse sollecitate. De gustibus non est disputandum!

A noi, che tanto a Sciacca quanto ad Acireale, siamo invece più preoccupati di sapere quali saranno le sorti del termalismo, non interessano più le questioni tecniche. Non è più tempo! Abbiamo le nostre idee su come si potrebbe redigere un bando, mentre nel frattempo si completano le procedure di liquidazione, ma non ci permettiamo né ci interessa di entrare in fatti sui quali la politica vuole avere l’esclusiva.

Vorremmo però avere la garanzia che, chiunque sarà chiamato a redigere un bando, a sollecitare manifestazioni di interesse, a provvedere all’affidamento della gestione ai privati, lo farà coinvolgendo “formalmente” le comunità locali, gli imprenditori, le associazioni e i movimenti civici, le cittadinanze di Sciacca e di Acireale.

Anche la legge prevede queste forme di ascolto attivo delle comunità locali. Lo abbiamo detto ogni volta che si lavorava ad una versione diversa del bando.

Lo ribadiamo anche adesso, alla vigilia di una possibile “terza edizione” di questo documento. Non è pensabile che si decida esclusivamente a Palermo ciò che riguarda da vicino le sorti, turistiche ed economiche, di due città termali. Non è possibile che deliberatamente, per via delle pastoie burocratiche, si rinunci a processi decisionali inclusivi, concertati, che in altre parti d’Italia sono invece largamente sperimentati

* Coordinatore Forum permanente delle Terme di Acireale

 

Declassare Acireale e le sue Terme? Modello da salvaguardare


L’intervista di Enzo Coniglio al professore Salvatore Licciardello, pubblicata da Sicilia Informazioni

INTERVISTA A SALVATORE LICCIARDELLO SULLA STORIA DI JACI

DECLASSARE ACIREALE E LE SUE TERME? MODELLO DA SALVAGUARDARE

19 settembre 2013 – 09:10
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di Enzo Coniglio –

Era inevitabile che il recente articolo sulladecadenza di Acireale e delle sue terme, apparso su questo giornale il 15 settembre, contribuisse ad alimentare un aspro dibattito in corso sul futuro di questa importante cittadina siciliana, per molti versi simbolo di una storia gloriosa di riscatto morale, culturale ed economico che affonda le sue radici nella grande svolta del 1531 e che è ancora oggi attuale, se si considera il dibattito aperto sul ruolo che dovrà assumere il prossimo anno, in seguito alla abolizione delle province. Rimarrà un’area metropolitana di prestigio o sarà declassata a una municipalità tecnico-amministrativa periferica di secondo livello?

E questo ruolo non potrà certo definirlo Rosario Crocetta, estraneo a questa gloriosa storia cucita dai cittadini sulla loro pelle e irrorata dal loro sangue: deve essere definito dagli Acesi appunto che sapranno certamente ritrovare l’orgoglio, la competenza e la volontà di riscatto di un tempo.

A tal proposito, abbiamo chiesto al professor Salvatore Licciardello, che da molti anni compie apprezzate ricerche sulla evoluzione storica di Acireale, di ricordarci alcuni aspetti salienti della storia di Jaci e di confortarci con il suo illuminato pensiero.

Professor Licciardello, ma cosa è successo di tanto importante nel 1531 ad Acireale?

“La Terra di Jaci – formata da Castello, borgo del Castello e da vari casali – diventa città demaniale, appartenente alla Corona spagnola, e di fatto autonoma nelle scelte politiche, amministrative ed economiche. In una parola, si affranca dal vecchio potere feudale dei baroni di Mastrantonio”.

Attraverso quali forze è stato possibile raggiungere un tale importante riscatto?

“Il riscatto della Terra di Jaci è stato possibile tramite la lungimiranza del ceto denominato dei “gentilhomini”, formato da un gruppo coeso di possessori di cariche pubbliche, di proprietari terrieri e di commercianti, a cui si è associato il ceto degli honorati e dei ministrali, possessori di cariche pubbliche minori. I due ceti potevano contare sulla alleanza con alcuni cittadini di Catania che avevano molti interessi in Jaci, specie nel settore agricolo”.

Come hanno fatto gli Acesi ad acquisire, negli anni successivi, la superiorità economica e commerciale e assicurarsi una buona qualità di vita?

“Jaci Aquilia (Acireale) – che era il casale più piccolo nel 1531 – ha acquisito, nel corso del ’600, la superiorità economica e commerciale sugli altri casali e in particolare su Aci S. Antonio e Filippo che si staccheranno da Jaci Aquilia nel 1639/40. Tale superiorità è stata raggiunta attraverso accorti e talvolta spregiudicati investimenti; la concessione in enfiteusi di terreni del Bosco di Jaci appartenenti alla collettività e alla Secrezia Regia; la produzione di lini, di canape e di seta. Rilevante l’investimento nel settore agricolo e in particolare nel commercio del vino nella Contea di Mascali che comprendeva anche la zona di Giarre e di Riposto. Il ceto dei gentilhomini si faceva un vanto quando poteva vivere di rendita e acquisire il blasone gentilizio, mentre un nuovo ceto emergente, composto da artigiani, fittavoli, piccoli commercianti, sviluppava attività artigianali di pregio che hanno permesso nel ’700 ai loro “Consolati delle Arti e dei Mestieri” di sviluppare diverse attività commerciali e di accumulare una ricchezza significativa che investiva nel settore agricolo”.

Qual’è stata l’interazione tra Acireale, il territorio del bosco d’Aci e Catania?

“All’indomani del riscatto dal potere feudale del 1531, la politica di Jaci Aquilia ha teso a raggiungere piena autonomia dai Catanesi. Negli anni successivi, ha realizzato inoltre una stretta interazione città-territorio con una progressiva privatizzazione delle terre del “bosco di Jaci”, dove anticamente gli abitanti avevano la possibilità di usufruire degli usi civici: semina, raccolta di frutta, utilizzo del legname, ecc. Se da un lato tale privatizzazione ha comportato un impoverimento dei servizi per la collettività, dall’altra la stessa collettività ha conosciuto un dinamismo economico eccezionale”.

L’alto livello culturale di Acireale, sede di due Accademie e di importanti collegi di istruzione, quanto ha influito nel rendere sostenibile una tale crescita?

“Il Settecento e l’Ottocento costituiscono due veri e propri secoli d’oro per la città. Non c’è alcun dubbio che la crescita economica, urbanistica, sociale e culturale di Acireale, è stata resa possibile anche grazie alla presenza dinamica di due Accademie (dei Dafnici e degli Zelanti), di vari collegi ecclesiastici (Filippini, Gesuiti, Fratelli delle Scuole Cristiane…), di istituti femminili (Spirito Santo, Buon Pastore, Arcangelo Raffaele, etc). Particolare il contributo del collegio Santonoceto e del Regio Liceo Gulli e Pennisi. Da non sottovalutare la presenza di conventi (Cappuccini, Domenicani, Frati Minori, Carmelitani…) Una così ricca presenza ha contribuito non poco a far raggiungere ad Acireale un alto livello,etico, morale e culturale”.

La presenza ecclesiastica ha favorito un tale sviluppo?

“Non c’è alcun dubbio sin verso la fine del Novecento”.

E la Politica? Il “Consiglio Comunale”, che ruolo hanno avuto in termini di progettazione, di efficacia e di efficienza?

“Il “Consiglio Comunale” composto dai “Giurati” prima e dai “decurioni” dopo sino al 1860, ha avuto un ruolo di primo piano in termini di progettazione, di efficacia e di efficienza. Faccio un paio di esempi: nello spazio di pochi mesi, 1792, è stata costruita l’attuale piazza Pasini, malgrado alcune controversie; nel 1811 è stato realizzato l’attuale corso Savoia dal Duomo a porta Cusmana; è stato costruito l’ospedale S. Marta; nel 1848, nel pieno della rivoluzione liberale, è stato acquisito il terreno dove, a tappe, sarà costruita la Villa Belvedere che costituiva un antico sogno degli Acesi. In appena un decennio – gli anni ’70 del 1800 – saranno costruite le terme, il teatro Bellini, numerosi palazzi signorili, si apriranno strade ed altre si sistemeranno secondo un piano di “ornato”. E’ durante quel decennio che viene costituita la Diocesi di Acireale”.

 Qual’è stato il contributo delle grandi famiglie “forestiere” e da dove provenivano?

“Il contributo delle famiglie “forestiere” non sempre è stato positivo, nel senso che esse hanno guardato più al proprio “particulare” che alla collettività. Mi riferisco in particolare ai genovesi, bancheri per lo più, Airoli, Scribani, Costa, Pasini, Vigo, che, comunque, attraverso l’investimento di parte delle ricchezze accumulate, hanno dato un contributo allo sviluppo di Acireale”.

Come si inserisce in questa storia la famiglia Pennisi di Floristella, la nascita delle nuove Terme e l’integrazione con il tessuto turistico attraverso la creazione del Grande Albergo delle Terme?

“La famiglia Pennisi di Floristella si inserisce appieno nello sviluppo economico e culturale di Acireale dalla metà dell’800 in poi. Agostino Pennisi di Floristella nel 1873 fece costruire le Terme (arch. Falcini di Firenze), creò il Grand Hotel des Bains: terme ed hotel accolsero migliaia di turisti, tra cui Richard Wagner, il re Umberto I e la Regina Margherita di Savoia”.

In che percentuale hanno contribuito l’economia reale e i mercati internazionali (seta, vino, agrumi…) sul benessere di Acireale?

“Il benessere di Acireale è stato creato dalla tenacia, dall’intuito e dall’intelligenza degli Acesi, che hanno guardato ai mercati internazionali esportando soprattutto seta e vino e poi, nel corso del ’900, agrumi: la stazione ferroviaria di Acireale è stata per molto tempo, il centro più importante per l’esportazione di agrumi della Sicilia nei paesi del centro Europa e dei paesi dell’Est”.

Un salto dalla storia antica ai “tempi moderni”. Si è fatto una idea dei motivi della crisi attuale e del modo per venirne fuori?

“I motivi della crisi attuale sono vari e non tutti addebitabili agli Acesi e alla sua classe dirigente. Venirne fuori è molto difficile; bisognerebbe per alcuni aspetti, guardare al passato di Aci (si conosce poco la sua storia) in una prospettiva di futuro, vale a dire cogliere alcune caratteristiche della vecchia classe dirigente, non aliena da pecche naturalmente, e riproporle in una versione più aderente alla realtà di oggi: a me sembra che la politica di un tempo era meno legata alle alchimie politiche odierne; i governanti di un tempo avevano alto il senso dell’amministrazione collettiva e talora ci mettevano del proprio per risolvere alcuni problemi, come il sindaco Giuseppe Grassi Russo nel 1876/78″.

Professor Licciardello, in conclusione, che misure di cambiamento suggerirebbe alla nuova Amministrazione 2014 nell’interesse esclusivo dei nostri figli e nipoti?

“Suggerirei un cambiamento di mentalità e di prospettiva: la cultura in questi ultimi 50 anni è stata la grande negletta e quando parlo di cultura mi riferisco ad un progetto di città condiviso. La cultura è sinergia di forze sociali, economiche e culturali. I problemi si dovrebbero affrontare non singolarmente ma all’interno di un progetto più vasto. La cultura è turismo, sono le terme, sono le grandi opere eseguite non per creare particolari ricchezze ma per una loro redistribuzione che incentivi ulteriore sviluppo e senso di appartenenza ad una collettività che non può essere grande solo per il suo passato”.

Come procedere con la gestione del patrimonio delle Terme di Sciacca?


dal sito del Corriere di Sciacca

SCIACCA – CRONACA
FRANCO ZAMMUTO:” BENE L’IMPEGNO DELLA STANCHERIS SULLE TERME, MA COME SI INTENDE PROCEDERE CON LA GESTIONE DEL PATRIMONIO NELLA FASE DI TRANSIZIONE?”

19/09/2013 13.27

Per Franco Zammuto, responsabile della locale Camera del Lavoro, la visita a Sciacca del l’assessore al Turismo. Michela Stancheris, e’ stata positiva, specie per la questione delle Teme.

Tuttavia, per Zamuto “, manca una parte che riteniamo di notevole importanza: esiste un piano B, o meglio, come si intende procedere con la gestione del patrimonio nel periodo di transizione tra la pubblicazione del bando e la manifestazione di interessi da parte degli eventuali imprenditori che volessero gestire le Nostre Terme?”

Zammuto si chiede: ” Se per trovare un partner privato dovessero trascorrere anni è possibile sapere se esiste un programma e un progetto di sviluppo adeguato per fare crescere le Terme l’occupazione e questa città? Considerato che nel programma della Regione è stabilita la cessione di tutte le “partecipate”, prescindendo dal fatto che le acque termali non sono alienabili, bisogna mettere in conto che il bando che si va a predisporre possa non sortire comunque gli effetti sperati, e quindi, valutare anche questa ipotesi non sarebbe una questione di lana caprina”