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Sull’orlo del baratro anche le Terme di Sciacca

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L’articolo di Live Sicilia

Lo stabilimento è chiuso da due anni. E un hotel, due volte inaugurato, non è mai stato aperto. La Regione: “Presto un bando”.

La Sicilia grazie alla sua natura vulcanica rappresenta con più di sessanta sorgenti di acqua geotermicamente riscaldata, una delle regioni più importanti d’Europa nel settore del termalismo. Ma nonostante l’enorme ricchezza idrologica, il ricco patrimonio di acque calde curative conosciuto sin dall’antichità, non riesce a imporsi sul mercato del turismo legato al benessere. Nell’isola infatti sono poche le acque minerali riconosciute e altrettanto pochi gli impianti termali, molti dei quali chiusi da anni. Come quelli di Sciacca noti come “stufe di San Calogero”, grotte vaporose dove si raggiungono temperature superiori ai cinquanta gradi. Di queste grotte e delle proprietà terapeutiche, sulfuree e ipertermali dei vapori che qui fuoriescono, scrive Diodoro Siculogià nel I secolo avanti Cristo, attestando, nella sua Storia Universale, la grande fama di cui godettero le terme di Sciacca in epoche lontane, quando erano certamente più conosciute che ai nostri giorni.
Ebbene, queste meraviglie della natura sono chiuse dal marzo del 2015 (stesso destino è stato riservato alle Terme di Acireale), un carico troppo oneroso per le casse della Regione unico azionista dell’azienda.

Un vero peccato per il mancato sviluppo turistico-economico del territorio, ancor più adesso che è stato approvato a Sala d’Ercole il disegno di legge presentato dal deputato regionale Matteo Mangiacavallo del M5S, che consentirà a tutti i Comuni in cui insistono insediamenti o bacini termali (Sciacca, Acireale, Montevago, Termini Imerese, Castellammare del Golfo, Geraci Siculo, Vulcano, Sclafani Bagni, Caltagirone, Vulcano), di poter inserire la dizione “Terme” , come già avviene per Terme Vigliatore e Alì Terme alla propria denominazione attraverso una procedura facilitata, cioè con delibera del Consiglio Comunale, superando l’iter classico con ricorso al referendum.

Il Comune di Montevago è stato il primo ad applicare la nuova legge regionale. E per quanto riguarda Sciacca, così come Acireale, suonerebbe come una beffa ribattezzarle prima di riaprire gli impianti. “Il cambio di denominazione – spiega Mangiacavallo – non risolve certo la questione decennale della mancata riattivazione degli stabilimenti termali, ma pone l’accento su una vertenza che il presidente Musumeci non può continuare a derogare come hanno fatto i precedenti inquilini di Palazzo d’Orleans”.

Quale sarà la linea che l’attuale governo regionale intraprenderà per salvare e rilanciare le attività termali ormai agonizzanti? Cosa si può fare per rivitalizzare il settore del termalismo culturale? Quali azioni potranno tutelare i bacini idrotermali dell’Isola? Poche sono le risposte al momento, l’unica cosa certa è che si è già insediata la Commissione speciale convocata dal Comune di Sciacca il 5 e il 12 marzo scorso, per discutere “sulla problematica Terme”.

La chiusura delle strutture termali, avvenuta sotto il governo Crocetta, non può che essere letta come una sconfitta economica e politica, ma anche culturale. La storia di Sciacca è, infatti, intimamente legata a quella delle sue Terme. Queste rappresentano un pezzo importante della storia della Sicilia come già nel Cinquecento Tommaso Fazello, il celebre geografo-topografo saccense, evidenziava nella sua opera De rebus siculis. La chiusura è però solo l’ultimo atto di un tortuoso percorso intrapreso già nel 2000, dal presidente della regione Angelo Capodicasa, che aveva privatizzato le aziende termali di Sciacca e Acireale. Aziende costituite nel 1954 trasformate in società per azioni dall’assessore al Turismo Fabio Granata nel 2005 e messe in liquidazione dalla Regione nel 2012, nella speranza di trovare un partner privato per alleggerirsi dai costi di gestione.

Ma come si ricerca un partner? Attraverso un bando. “Il primo e unico è del governo Lombardo nel 2012, un’offerta parziale che non riguardava l’intero pacchetto in liquidazione ma solo le piscine Molinelli, ed esclusa per questa ragione. Il secondo bando non è mai stato pubblicato, siamo in attesa di sviluppi”, afferma Carlo Turriciano, commissario liquidatore delle Terme di Sciacca spa. “Sono ottimista perché molti privati russi, maltesi, spagnoli e arabi, hanno manifestato interesse. Staremo a vedere”.

In cosa consiste il patrimonio in liquidazione? “Comprende il sito del parco delle Terme con il Grand Hotel, una struttura alberghiera storica a quattro stelle accanto al castello; le piscine; il Convento di San Francesco (oggi adibito a sala convegni) e l’ex Motel Agip (attualmente sede dei vigili urbani di Sciacca) – continua Turriciano – a cui si aggiungono i due alberghi (piccolo e grande) di San Calogero. Il primo, aperto solo per pochi mesi all’inizio degli anni ’90, il secondo, il Grand Hotel San Calogero, mai aperto al pubblico, nonostante due ristrutturazioni e altrettante inaugurazioni, all’interno del quale ci sono le famose stufe e le vasche per la formazione del fango termale. Inoltre altri due siti vicini, le piscine Molinelli e le antiche Thermae Selenuntinae alle pendici occidentali del monte Kronion, con vasche romane”.

I beni del patrimonio termale saranno trasferiti al Comune o alla Regione? Con l’ex assessore all’Economia Alessandro Baccei era stato stipulato un contratto che doveva essere perfezionato dal punto di vista legale in quanto approvato solo dalla giunta comunale ma non da un atto amministrativo regionale. La situazione richiede un serio approfondimento e in una riunione all’assessorato all’Economia si farà il punto della situazione per capire come procedere. L’assessore regionale Gaetano Armao usa parole rassicuranti: “incontrerò il sindaco di Sciacca Francesca Valenti con cui c’è piena sinergia e collaborazione. Insieme concorderemo una data per la pubblicazione di un bando di affidamento sulla gestione e futura riapertura delle Terme saccensi e decideremo le azioni da intraprendere a tutela degli interessi della città”.

Dall’antica Roma ai nostri giorni resta inalterato il fascino delle Terme ma la sfida per il futuro rimane quella di affermare una visione che promuova una cultura di progettazione integrata, uno sviluppo gestionale sostenibile che attivi un processo di riqualificazione delle “città” termali anche attraverso la scelta di un brand di riferimento.

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