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Agostino Pennisi: « Durante la mia sindacatura non è stato compreso lo sforzo di assorbire l’aiuto di una realtà importante come le Terme di Fiuggi »

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Il testo dell’intervento dell’ing. Agostino Pennisi, discendente del fondatore delle Terme e già Sindaco di Acireale, al convegno organizzato dal FAI ad Acireale

Ho assunto con gioia l’incarico di essere relatore in questo convegno nella mia veste di discendente del fondatore delle Terme di Santa Venera, Agostino Pennisi di Floristella.
Agostino era il nonno di mio nonno e rappresenta nella nostra memoria familiare un esempio inarrivabile d’imprenditorialità, di visione strategica del territorio e di impegno sociale.
I relatori che mi seguiranno vi descriveranno il quadro socio-economico nel quale si mosse Agostino e cosa lui sia riuscito a creare.
A me tocca inquadrare il termalismo in un’ottica di sistema, cosa che ho provato a fare in più momenti della mia vita, essendo partecipe della realtà territoriale di Acireale e delle Aci anche in più ruoli di governo, ma mai avevo valutato cosa fosse l’emozione di parlare da Pennisi di Floristella, in un luogo così affollato e qualificato dove si parla della storia della mia famiglia.
Il tema che mi è stato assegnato “Il termalismo acese è solo nostalgia o può essere il centro di un sistema territoriale?” è evidentemente provocatorio, soprattutto se stretto nei pochi minuti che mi sono stati riservati. Affermare che nel mio cuore non vi sia la nostalgia di una città – che la mia generazione sessantottina non ha mai visto – che si muoveva in posizione centrale nel sistema termale nazionale e forse europeo sarebbe una menzogna!
La mia generazione ha solo letto e studiato. Ha visto sfumare l’ultima fase del termalismo, luogo di cultura, di sport e di musica ed ha capito ed ha anche invidiato le realtà termali che ci circondano nel panorama nazionale.
Durante la mia sindacatura non è stato compreso lo sforzo di assorbire l’aiuto di una realtà importante come le Terme di Fiuggi, presenti ad Acireale ai massimi livelli quali sponsor dei “Giochi del mare”. Ma mentre io cenavo con loro, il Consiglio incardinava la mozione di sfiducia nei miei confronti.
Ha sognato comunque che un giorno sarebbe stato possibile essere parte attiva nella riapertura di un dialogo pubblico sulle Terme di Acireale. Ecco perché quando il FAI e la sua ammirevole presidente Antonella Mandalà mi ha travolto nell’organizzazione di questo evento, ho colto senza remore un’occasione forse irripetibile per me, principalmente per l’immagine positiva e di assoluta credibilità che le attività del FAI hanno assunto nel nostro Paese.
L’ho pregata di orientarlo, oltre che alla rievocazione del passato, alla fotografia del presente ed alla descrizione delle prospettive del futuro, consapevole io che il termalismo non è un mondo fine a se stesso.
Il termalismo è un bene identitario di una località che può produrre un impatto culturale, un impatto sociale ed un impatto economico per l’intero territorio di appartenenza. Quindi, omologando il pensiero del mio amico e maestro Enzo Coniglio, ma soprattutto ripescando un concetto molto caro ai miei amici del Partito Democratico di Acireale che hanno nel tempo dato prova di sensibilità verso le Terme, il trinomio TERME TERRITORIO CULTURA è secondo me alla base del sistema territoriale che deve vedere il termalismo in posizione nodale.
E’ indubbio che il termalismo di Agostino non è riomologabile perché oggi è innata nella nostra società una nuova concezione di benessere. Ci siamo orientati ad un approccio globale dell’uomo, a nuove richieste funzionali, vi sono nuove modalità di erogazione delle cure, vi è un’esigenza di specializzazione e personalizzazione: le terme sono passate da luogo di cura a luogo di benessere e quindi, conseguentemente, è cambiato radicalmente il bacino d’utenza potenziale delle Terme di Agostino.
E quindi, rispondendo subito al tema assegnatomi, è indubbio che il termalismo del XXI secolo non è più il termalismo di Agostino, che era fortemente legato alle cure terapeutiche ed ai trattamenti: di quel termalismo non vi può essere nostalgia.
Il termalismo che auspichiamo oggi è orientato verso la prevenzione e quindi verso un turismo della salute; verso la promozione della salute e quindi al turismo del benessere; e soprattutto ad un concetto innovativo che coinvolge l’intero territorio: quello della promozione della salute attraverso una forte connessione fra la medicina, le prerogative termali e l’ambiente che le circonda.
Di conseguenza non c’è termalismo del XXI secolo senza un contesto territoriale attrattivo, senza un collegamento sinergico fra le località termali del sistema territoriale, senza la presenza di adeguate strutture ricettive nelle località termali e nei dintorni, fermo restando che devono essere provate le qualità intrinseche del sistema termale come la qualità dell’acqua scientificamente accertata e la istituzione di certificazioni di qualità.
Il sistema territoriale dev’essere però tale da stare nel “mercato” termale ed avere le qualità per essere prescelto nel quadro dell’offerta concorrenziale. L’offerta termale quindi non può essere avulsa da una logica di sviluppo integrato che promuova i valori naturali dell’Acese (il mare e le cure che col mare sono attuabili; la Timpa, questa sconosciuta che va raccordata alla Città; le architetture che vanno selezionate, finanziate ed aperte alla comunità; la storia della città e del territorio, che da patrimonio di pochi deve diventare patrimonio collettivo).
Tutti questi elementi valoriali devono costituire un sistema complesso e soprattutto identitario, al fine di promuovere Acireale ed il suo termalismo come un’attività culturale fortemente marcata da connotazioni locali e decisamente diversa da altre offerte analoghe.
Il valore identitario del territorio acese, caratterizzato da elementi storico-naturalistici di grande bellezza, deve quindi crescere in modo sistematico e deve attrarre imprenditorialità attraverso un progetto che veda il sistema termale come il cuore di un prodotto culturale.
Acireale, per la sua indubbia rilevante serie di peculiarità attrattive, ha la possibilità di diventare il cuore di un Distretto Culturale Termale, uno strumento attrattore di risorse che stimolino la competitività territoriale.
Il nostro territorio è caratterizzato da luoghi meravigliosi la cui identità andrebbe valorizzata anche attraverso la consapevolezza dei suoi abitanti che sovente neppure lo apprezzano.
All’acese manca a volte l’amor proprio, quella consapevolezza della specificità e dell’unicità dei luoghi nei quali vive. Occorre far capire che la consapevolezza della bellezza e dell’attrattiva del territorio è un valore unico ed assolutamente necessario per competere con gli altri territori.
E’ evidente che occorre strutturare strategie promozionali innovative che creino un vero e proprio “Brand Acireale“ al Centro del Distretto Culturale Termale che a sua volta dev’essere inquadrato in un’ottica metropolitana, affidando al territorio delle Aci specificità dinamiche e strategiche, coordinate alle esigenze del sistema territoriale.
Il tema affidatomi andrebbe sviluppato con un tempo del quale io non dispongo, ma mi riservo di scriverne una memoria in tempi successivi: sono un estimatore delle opportunità che la Città Metropolitana può offrire ai Comuni limitrofi al capoluogo ed ho sempre creduto nella immensa attrattiva che Acireale ha avuto sull’area catanese.
A volte Acireale è mortificata ed è catalogata fra i “paesi etnei” mentre in realtà può rappresentare una grande ed unica risorsa all’interno di un territorio che compete, anche attraverso la risorsa termale della quale Acireale può tornare ad essere protagonista, con gli altri sistemi territoriali del Paese.
Alla nuova Amministrazione ed ai cittadini tutti tocca il compito di decidere se restare spettatori o diventare finalmente attori protagonisti di un sogno che può ritornare a vivere.

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