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Terme di Acireale: rigettata l’istanza di fallimento, ma lo scenario resta confuso (e gli ascari in agguato)


dal sito I Nuovi Vespri, di Giulio Ambrosetti

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La Spa costituita nel 2005 resta in pista. Ma ieri, oltre al rigetto del’istanza di fallimento, le cronache registrano anche la ‘bocciatura’ del bilancio della società da parte della solita Regione di Baccei. Di fatto, l’unica forza politica siciliana che si batte per la riapertura delle Terme di Acireale è il Movimento 5 Stelle. Mentre la vecchia politica, su questo come su altri fatti economici e amministrativi, produce solo ascarismo a 24 carati

La notizia di ieri è che la Sezione fallimentare del Tribunale di Catania ha rigettato l’istanza di fallimento per le Terme di Acireale Spa, la società che, nel 2005, ha assorbito il patrimonio della vecchia Azienda delle Terme che faceva capo alla Regione. Detto questo, la situazione resta confusa, perché sempre ieri l’assemblea dei soci della stessa società termale ha ‘bocciato’ il bilancio. In pratica, a dire “No” al bilancio è stata la Regione siciliana, per la precisione, l’assessorato al Bilancio retto da Alessandro Baccei, l’uomo inviato da Renzi in Sicilia non soltanto per ‘liquidare’ l’Autonomia, ma – supponiamo – anche per fare ‘altre’ cose. Ma andiamo con ordine.

Cominciando col dire che se il PD di Renzi avesse potuto ‘spiccicare’ le Terme di Acireale (e – supponiamo – anche le Terme di Sciacca) per trasferirle altrove, magari in Toscana, l’avrebbe già fatto. Del resto, in una Sicilia governata da ‘ascari’, dove si svende tutto con ‘saldi di fine stagione’ c’è da aspettarsi di tutto. 

Ci sono asset della Sicilia che fanno gola a molti. E se la politica non c’è – e in Sicilia, oggi, non c’è politica – tutto è possibile. Basti pensare al caso incredibile dell’acqua dei monti Sicani, in provincia di Agrigento: un tempo l’acqua di questa sorgente veniva distribuita ai cittadini di questa provincia. Oggi buona parte va alla Nestlè, che imbottiglia la nostra acqua e ce la rivende come Acqua Vera. Se volete farvi quattro risate andatevi a informare – magari con i protagonisti dei governi Lombardo e Crocetta – quanto paga la Nestlè alla Regione. Un capolavoro dell’ascarismo siciliano.

Ma torniamo alle Terme di Acireale. Prima di illustrare quello che hanno in testa gli ‘ascari’ facciamo un po’ di storia. Le Terme di Acireale e di Sciacca sono sempre state gestite dalla Regione, tra alti e bassi. Ma sempre nel rispetto del lavoro e con una buona manutenzione delle infrastrutture. Quando, nel 2001, arrivano i signori di Forza Italia – che non erano e non sono meno ‘ascari’ dei politici degli ultimi due governi regionali – si decide di ‘privatizzare’.

I berlusconiani, per le Terme di Acireale e di Sciacca, hanno ‘grandi idee’, tutte confuse e, soprattutto, tutte sbagliate. Nascono così le Spa che prendono il posto delle vecchie Aziende termali. Le due Spa ereditano i patrimoni delle rispettive Aziende termali.

Nel 2005, ad Acireale, ci sono già problemi. La società ha sì assorbito il patrimonio – beni per circa 70 milioni di Euro: due alberghi, gli stabilimenti termali di Santa Caterina e Santa Venera, due piscine olimpioniche, un centro polifunzionale, le acque solfuree, la sorgente dell’acqua Pozzillo – ma ha ereditato anche i debiti.

Una legge regionale regionale del 2007 prevede la ricapitalizzazione della Spa Terme di Acireale con un intervento della Regione pari a 15 milioni di Euro. Solo che per motivi ‘misteriosi’ vengono erogati solo 5 milioni di Euro (questo ‘mistero’ proveremo a illustrarlo alla fine). Con questa disponibilità finanziaria non si può fare fronte ai debiti, che ammontano a a circa 9 milioni di Euro (un mutuo contratto con le banche).

Le due Spa – quella per le Terme di Acireale e quella per le Terme di Sciacca – non sono state create per rilanciare le attività termali, ma per essere poste in liquidazione e favorire gli ‘amici’. Questo è il progetto di Forza Italia made in Sicily. Operazioni che subiranno intoppi, forse perché, all’interno del centrodestra siciliano che in quegli anni governa la Sicilia, ci sono, su tali temi, ‘frizioni’; o forse perché non si trova la ‘quadra’ sulla spartizione.

Arriva la liquidazione, che era stata programmata sin dalla nascita delle due Spa (da qui l’erogazione di una sola parte dei fondi regionali). La legge regionale n. 11 del 2010, articolo 21, stabilisce che la Regione “entro sei mesi dall’approvazione della seguente legge” dovrà emanare un bando ad evidenza pubblica per affidare le Terme di Acireale a un soggetto privato. Ma a questo punto sorge l’inghippo (che, forse, è stato preparato ad arte: chissà).

Ecco l’inghippo. Il bando avrebbe dovuto essere preparato da Sviluppo Italia(oggi questa società è passata alla Regione e si chiama Sviluppo Italia Sicilia: società che l’assessore-commissario della Regione Baccei vorrebbe sbaraccare per affidare tutto, così si dice, a una società non siciliana). Sviluppo Italia mette a punto il bando. Ma tutto si blocca. Perché?

Perché Sviluppo Italia non può gestire un bando se il patrimonio fa capo alla Spa Terme di Acireale. Più che altro è una mezza sceneggiata per perdere tempo. Perché per verificare una cosa del genere non servono certo sei anni! Ma tant’è.

Tra un rinvio e l’altro siamo arrivati ai nostri giorni. E’ il tempo di Baccei, il padrone degli ‘ascari’ del governo siciliano. Quello che gli dà gli ordini.

A quanto pare, Baccei fa ‘trottare’ anche i dirigenti dell’assessorato al Bilancio. E noi ne abbiamo avuto la prova in occasione dei 5 miliardi di Euro di crediti della Regione fatti scomparire dall’assessore Baccei. Con certi dirigenti regionali che giuravano e spergiuravano sull’improbabile.

Insomma, come fu e come non fu, come si direbbe dalle nostre parti, alcuni dirigenti regionali dell’assessorato al Bilancio reggono il gioco a Baccei. L’ascarismo, del resto, è una ‘categoria dello spirito’ che non invade solo la politica, ma anche la burocrazia, meglio se ‘alta’.

Chi sta provando a fare qualcosa è la parlamentare grillina Angela Foti. Suo un emendamento alla legge regionale n. 11 del 2010 che dovrebbe sbloccare la situazione, consentendo, se approvato, di pubblicare questo benedetto bando per rilanciare le Terme di Acireale.

A questo punto facciamo parlare il liquidatore della società terme di Acireale, l’avvocato Gianfranco Todaro. “In questa storia – ci dice – scontiamo l’ostruzionismo dell’ufficio speciale per le liquidazioni dell’assessorato al Bilancio della Regione siciliana. Si tratta della dottoressa Grazia Terranova. Insomma, i rappresentanti della Regione non partecipano alle riunioni. Ripeto: fanno ostruzionismo”.

La prossima settimana proveremo a intervistare la dottoressa Terranova. Intanto proseguiamo con il nostro racconto.

Siamo arrivati all’Ottobre dello scorso anno. Anzi, al 2 Novembre scorso, quando si insedia il già citato avvocato Todaro. Che deve subito affrontare un’stanza di fallimento presentata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania. Perché tale istanza di fallimento?

Perché ci sono problemi. E c’è un’azienda che non paga e crea, per l’appunto, problemi. E ci sono anche indagini della Guardia di Finanza. A quanto pare ‘pesanti’. C’è un passivo di oltre 10 milioni di Euro (9 milioni sono costituiti dal già citato mutuo).

Ieri, come abbiamo scritto all’inizio, l’istanza di fallimento è stata respinta. Ma il ‘gioco’ è tutt’altro che concluso. Perché, sempre come abbiamo ricordato all’inizio, e sempre ieri, il bilancio della società è stato ‘bocciato’ dalla Regione: cioè dall’assessorato retto da Baccei.

Non è che, in questa storia, ci sono conflitti di interessi? Non sappiamo rispondere a questa domanda. L’unica cosa certa è che, ad Acireale, l’unica forza politica che si sta battendo in favore delle Terme di Acireale, per rilanciarle nell’interesse della Sicilia, è il Movimento 5 Stelle.

Chi scrive non può certo essere accusato di ‘grillismo’, perché ci capita spesso di criticare i grillini. Ma la verità va detta: e la verità è che i grillini ci sono e si battono per rilanciare le Terme di Acireale. Mentre le altre forze politiche non ci sono.

Un tempo, nel centrosinistra siciliano, c’era il parlamentare regionale eletto nel PD, nel collegio di Catania, Giovanni Barbagallo. Era tutt’altro che ascaro. Ed era legato al territorio. La sua assenza, oggi, all’Ars, su certe tematiche legate al territorio catanese, si nota.

Acireale è la città che ha dato i natali all’ex presidente della Regione, Rino Nicolosi. E’ è stato anche merito suo se, nella cosiddetta Prima Repubblica, le Terme di Acireale sono riuscite a brillare. Oggi quello che resta della politica tradizionale catanese e siciliana – molto poco, in verità – sta lasciando marcire infrastrutture costate un sacco di soldi e un sacco di fatica.

Tutto questo perché prima le ‘operazioni’ avrebbero dovuto farle quelli di Forza Italia, mentre oggi si attendono le ‘operazioni’ renziane. Ascari e ‘banditi’ i primi, ascari e ‘banditi’ i secondi.

Nel frattempo – e scusate il bisticcio di parole – non si trova il tempo per verificare le manifestazioni d’interesse. C’è una società svizzera, ad esempio, che, a quanto pare, sarebbe disposta a pagare i debiti, a ristrutturare tutto e a rilanciare le gloriose Terme di Acireale. Ma al ‘Nuovo che avanza’ del PD renziano conviene? Che ci guadagneranno, visto che in Sicilia li detestano tutti?

L’abbiamo detto all’inizio: se il PD di Renzi avesse avuto la possibilità ‘spiccicare’ lo stabilimento termale di Acireale – e magari anche quello di Sciacca – per portare tutto in Toscana, beh, sarebbe già tutto risolto. Gli ascari del centrosinistra siciliano non avrebbero opposto resistenza. Magari Crocetta avrebbe firmato un altro ‘Patto scellerato’ senza problemi.

Ma un conto sono gli oltre 5 miliardi di Euro che il presidente della Regione ha regalato al governo nazionale con la celebre sentenza della Corte Costituzionale ‘inghiottita’, altra e ben diversa cosa sono le Terme di Acireale che, mannaggia!, non si possono ‘spiccicare’…

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